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  • gli antichi romani...initio romani simplicius....

ibracadabra.93
ibracadabra.93 - Erectus - 121 Punti
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ciao ragazzi...vi volevo chiedere un enorme favore...se riuscivate a trovarmi e tradurre la versione dal titolo sopra...k inizia come sopra e finisce cosi:semper diligentissime observabant...
sarebbe perfetto se riuscite anche in questa:CORIOLANO
coriolano,vir maximi et altissimi(inizio )
hostibus armis liberavit(fine)

ringraziandovi anticipatamente anche se non doveste riuscirvi

grazie 1000


ps mi servirebbe per stasera
paraskeuazo
paraskeuazo - Genius - 74901 Punti
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Vai trovata:

Inito Romani simplicius et modestius vivebant quam multi alii populi. Haud facile victum sibi comparabant. Nam magna pars agrorum parum frugifera erat. Praetera agros saepissime bella, non raro vis tempestatum vastabant. Sed quo pauperior populus est,eo diligentius et ardentius deo plerumque colit. Etiam Romani pii et industrii erant; agrestia numina initio potissimum adorabant. Sed plus et diutius quam ceteros deos penates suos colebant. << Penates nostros non minus diligimus quam parentes et liberos>>. Id rectissime Seneca dixit, aequalis imperatoris Neronis. Ante simulacra eorum tota familia crebro immolabat, cottidie orabat. Praecepta religionis Romani semper diligentissime observabant.

Al'inzio i Romani vivevano più modestamente e semplicemente di molti altri popoli. Non si procuravano facilmente il nutrimento. Infatti gran parte dei campi era poco fertile. Inoltre molto spesso le guerre e non spesso la violenza delle tempeste devastavano i campi. Ma quanto più un popolo è povero, tanto più la maggior parte onora scrupolosamente e ardentemente gli dei. Anche i Romani erano religiosi e operosi; all'inizio adoravano particolarmente gli dei agresti. Ma adoravano i propri Penati di più e da più lungo tempo degli altri dei. "Non amiamo i nostri Penati meno dei genitori e dei figli". Ciò lo disse molto bene Seneca, contemporaneo dell'imperatore Nerone. Tutta la famiglia faceva spesso sacrifici davanti ai propri simulacri e pregava ogni giorno. I Romani osservavano sempre molto attentamente i precetti della religione
Trovata anche la seconda (la fine nn coincide) :

Coriolanus, vir maximi animi et altissimi consilii optimeque de re publica meritus,iniquissimae damnationis ruina prostratus, ad Volscos, gentem tunc infestam Romanis, confugit. Sed ubique virtus diligitur: itaque, quo latebras quaesitum venerat, ibi brevi tempore summum imperium obtinuit et cives Romani qui salutarem imperatorem recusaverant Coriolanum ut pestiferunt ducem adversus urbem habuerunt. Frequenter fusis exercitibus nostris, cum Volscorum exercitu Coriolanus iuxta Romae moenia pervenit et Romanorum legati ad eum missi ut exulem deprecarent, nihil profecerunt. Missi deinde sacerdotes, aeque sine effectu redierunt. Stupebat senatus, trepidabat populus, viri pariter ac mulieres exitium imminens timebant. Tunc Veturia, Coriolani mater, Volumniam uxorem eius et liberos trahens, castra Volscrum petiit. Ubi filius matrem adspexit: "Expugnavisti" inquit"et vicisti iram meam, patria, precibus genetricis", continuoque agrum Romanum hostilibus armis liberavit. Pariter dolore acceptae iniuriae, spe victoriae,metu mortis pietas Coriolani pectus liberavit

Coriolano, eroe davvero magnanimo e di straordinario giudizio, nonché grande benefattore dello Stato, umiliato dall'onta di un'ingiustissima condanna, trovò rifugio presso i Volsci, popolo che a quel tempo era molto ostile ai Romani. Lì, il suo gran valore fu stimato per quel che era .E così, (Coriolano) - che qui era giunto per cercare riparo - acquistò in breve tempo le alte leve del comando, e i cittadini che lo avevano rifiutato come loro giusto imperatore, ora se lo trovavano contro quale terribile condottiero nemico: infatti, sbaragliati spesso i nostri eserciti, col susseguirsi delle sue vittorie spianò la strada all'esercito volsco fin sotto le mura di Roma. Per la qual cosa, quel popolo - inetto a valutare correttamente i suoi figli migliori - e che non aveva rispettato (le ragioni di) un colpevole (accusato ingiustamente), si trovò costretto a supplicare un esule. Gli ambasciatori, inviati a implorargli le loro scuse, non ottennero risultato: sacerdoti, inviati in seguito, con le infule, tornarono egualmente senza risultato. Allora, Veturia, madre di Coriolano, portandosi dietro la moglie Volumnia e i suoi figlioletti, raggiunse l'accampamento volsco. Non appena il figliola scorse, esclamò: "O patria, hai sconfitto la mia ira" e immediatamente liberò il territorio romano dalle armi nemiche.
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