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  • analisi testuale Catullo carme n 5

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pepganzo
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salve a tutti...
m servirebbe l'analisi testuale del carme numero 5 di Catullo (Viviamo mia Lesbia e amiamo) !!! Lyber..
urgente!!!!!
glazie in anticipo
italocca
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scrivi le prime e ultime parole del testo
pepganzo
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italocca : scrivi le prime e ultime parole del testo

"sapendo che esiste un dono così grande di baci"
glazie:satisfied

inizio: viviamo noi lesbia ed amiamo, e i mugugni dei vecchi moralistici
italocca
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scrivi!
pepganzo
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italocca : scrivi!

fatto
italocca
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è di latino?
pepganzo
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m spiego mejo.. ho tradotto gia la poesia... m serve solo l'analisi testuale...
sapendo che esiste un dono così grande di baci" FINE
inizio: viviamo noi lesbia ed amiamo, e i mugugni dei vecchi moralistici
italocca
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dammi meglio il titolo
pepganzo
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CATULLO: "Viviamo, mia Lesbia, e amiamo"
Carma n5

sn disperatoooo
italocca
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ecco
Analisi: Il carme si articola in quattro momenti fondamentali:1. Il grido gioioso della felicità, che sembra colmare la vita (vv.1-3).2. Il turbamento sottile, che viene dalla consapevolezza della sua caducità (vv. 4-6).3. L’ebbrezza furiosa dei baci (vv. 7-9).4. La trovata scherzosa di mescolarli e perderne il conto per allontanare gli influssi maligni degli invidiosi (vv. 10-13).

A livello sintattico, osserviamo come nel primo verso il parallelismo dei due congiuntivi esortativi vivamus e amemus, che il vocativo interposto mea Lesbia sembra esaltare, esprima lo slancio vitale dell’amore del poeta, identificando quasi vivere e amare; da questo anelito che pervade tutto il carme si sviluppano in rapida e naturale successione gli altri motivi.

vv.1-9 L’espressione dei concetti e delle immagini ha fino al v.9 un andamento paratattico, appena incrinato nel v.5 da una subordinata temporale (cum semel…lux), che pone l’accento sulla caducità della vita umana.

vv.10-13 Negli ultimi quattro versi, intorno alla proposizione principale conturbabimus illa, si dispongono a chiasmo le congiunzioni subordinanti cum e ne con le rispettive proposizioni.

La struttura ipotattica del periodo concorre a esprimere l’affannosa cura con cui gli amanti cercheranno di stornare il pericolo incombente.



I vari motivi sono puntualizzati anche ai livelli lessicale e stilistico.

vv. 1-3 Nei primi versi l’affermazione spavalda e felice dell’amore, essenza della vita (nota le vocali chiare predominanti nel v.1), si contrappone alle meschine mormorazioni dei vecchi moralisti (rumores senum severiorum); e questa contrapposizione è sottolineata dall’accostamento omnes unius, che traduce il noncurante disprezzo di Catullo per quei gretti brontoloni, e dai diversi suoni allitteranti (m, r, s).

vv. 4-6 Nei vv. 4-5, dove predomina l’immagine evocata da soles e lux, situati in posizione di rilievo, alla luminosità dei giorni che si ripetono all’infinito fa contrasto l’effimera lux dell’esistenza umana e quindi dell’amore. Il senso della caducità, transitoria nei soles e l’irrevocabile nell’uomo, è accentuato dalla ripetizione dei verbi occidere, occidit (in figura di poliptoto) e prepara la cupa e antitetica immagine successiva, nox…dormienda. Il termine nox, in posizione di forte rilievo all’inizio del verso, appare antitetico sia a soles sia a lux, che in chiusura del verso precedente si colloca come un breve attimo tra il continuo risorgere dei soles e il buio eterno della nox. L’immagine è rafforzata anche dalla contrapposizione degli aggettivi brevis e perpetua, nella figura del chiasmo, mentre la perennità del sonno della morte è sottolineata dalla cadenza delle consonanti e delle vocali del v.6.

vv.7-9 Ma la desolata immagine della notte eterna è superata immediatamente, senza indugi, dalla richiesta frenetica dei basia, come se il poeta volesse allontanare da sé ogni cupa meditazione. Il crescendo festoso e cantilenante dell’enumerazione dei baci è scandito dall’anafora dell’avverbio deinde/dein, allitterante con l’iniziale perentorio imperativo Da.

vv.10-13 Poi, senza apparenti nessi, tranne il concetto numerico di milia multa (accentuato dall’allitterazione), si delinea il topos finale del malocchio degli invidiosi, incentrato sui termini malus e invidere; ma il poeta, con simulata e scherzosa superstizione, escogita, ricorrendo ai verbi del linguaggio finanziario facere e conturbare, il rimedio: se Lesbia e lui mescoleranno e confonderanno I baci, perdendone il conto, scongiureranno il pericolo dell’influsso maligno. La chiave di tutto è nescire: né gli amanti né gli estranei debbono conoscere la quantità dei baci. La parola conclusiva del carme, basiorum, nella sua sonorità sembra ribadire la protesta del poeta contro tutto quanto attenta alla felicità dell’amore.

Da notare il termine “basium”, che era stato in un certo senso “coniato” da Catullo poiché fino a quel momento per indicare un bacio veniva usata la parola “osculum”.





Questo carme è un esempio di come Catullo si appropria di motivi tipici della poesia d’amore greca (identità amore-vita; indifferenza ai rumores senum severiorum; brevità della vita e della gioia di fronte al sonno eterno), conferendo loro un’espressione poetica che a noi sembra immediata e scarsamente dipendente da modelli letterari. Infatti, sul tema del desiderio di vita e d’amore velato della consapevolezza pensosa della precarietà dell’esistenza umana, il poeta innesta la divagazione dei baci infiniti e del timore superstizioso, ostentando l’illusione di prolungare l’amore oltre ogni limite.
pepganzo
pepganzo - Eliminato - 61 Punti Segnala un abuso
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glazie mille... nn so come avrei fatto!!!!
Mario
Mario - Genius - 37169 Punti Segnala un abuso
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chiudo
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