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M-Stile
M-Stile - Genius - 2235 Punti
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La prima si intitola Un sogno inganna Amilcare.

Testo:

Hamilcar, Carthaginiensium dux, cum Syracusas urbem obsideret, per somnum audivit vocem dicentem: "Cras Syracusis cenabis". Ille putavit deos illis verbis sibi promisisse victoriam et postero die se Syracusas intraturum esse ibique victorem cenaturum esse. Leatus igitur exercitum pugnae comparavit. Sed Syracusani eius castra expugnaverunt eumque cum suis militibus ceperunt et intra moenia sua in vinculis pertraxerunt. Itaque, ut ei promiserat somnium, Syracusis cenavit, sed captivus cenavit, non, ut speraverat, victor.

La seconda si intitola "La disfatta di Canne".

Testo:

Cum Hannibal in Apuliam pervenisset, Roma contra eum duos consules misit, Aemilium Paulum et Terentium Varronem, qui apud Cannas castra posuerunt. Ibi alter consul, qui eo die exercitui praeerat in planitie aciem instruxit et cum Hannibalis conpiis confilixit. Tum magna fuit caedes exercitus Romanorum; narrant enim Hannibalem Carthaginem mississe tres modios anulorum quos ex digitis equitum Romanorum Poeni detraxerant. Aemilius Paulus in proelio cecidit fortiter pugnans, Terentius Varro cum paucis equitibus fuga salutem petivit. Cum Romam tantae cladis nuntius advenit, omnes in forum concurrerunt. Matronae vagae per vias deos implorabant ut maximam pernicem urbi imminentem averterent. Credebant enim nec ulla iam castra, nec ducem, nec milites esse et Hannibalem ipsam urbem oppugnaturum esse. Sed Hannibal Romam statim non oppugnavit et mora unius dei, ut nonnulli putant, fuit saluti urbi.
silmagister
silmagister - Genius - 25278 Punti
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Hamilcar, Carthaginiensium dux, cum Syracusas urbem obsideret, per somnum audivit vocem dicentem: "Cras Syracusis cenabis". Ille putavit deos illis verbis sibi promisisse victoriam et postero die se Syracusas intraturum esse ibique victorem cenaturum esse. Leatus igitur exercitum pugnae comparavit. Sed Syracusani eius castra expugnaverunt eumque cum suis militibus ceperunt et intra moenia sua in vinculis pertraxerunt. Itaque, ut ei promiserat somnium, Syracusis cenavit, sed captivus cenavit, non, ut speraverat, victor.

Amilcare, generale dei Cartaginesi, mentre assediava la città di Siracusa, durante il sonno sentì una voce che diceva : « domani cenerai a Siracusa ». Egli pensò che gli dei con quelle parole gli avessero promesso la vittoria e che il giorno seguente sarebbe entrato a Siracusa e che lì avrebbe cenato da vincitore. Soddisfatto dunque preparò l'esercito per la battaglia. Ma i Siracusani attaccarono il suo accampamento e catturarono lui insieme ai suoi soldati e lo trascinarono in catene all'interno delle loro mura. E così, come gli aveva promesso il sogno, cenò a Siracusa, ma cenò da prigioniero, non da vincitore, come aveva sperato.

ciao M-Stile :hi
Scoppio
Scoppio - Mito - 26022 Punti
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Amilcare, comandante dei Cartaginesi, mentre assediava la città di Siracusa, durante il sonno sentì una voce che diceva: "Domani cenerai a Siracusa". E gli ritenne che gli dei con quelle parole gli avessero promesso la vittoria è che il giorno dopo lui sarebbe entrato Siracusa e li avrebbe cenato da vincitore. Allora l'ambasciatore preparò l'esercito per la battaglia. Ma i siracusani espugnarono il suo accampamento e presero lui assieme ai suoi soldati e penetrarono nei confini all'interno delle sue mura. E allora, come gli aveva promesso il sogno, cenò a Siracusa, ma cenò come prigioniero, non da vincitore, come aveva sperato.

Dopo che Annibale arrivò in Puglia, Roma mandò contro di lui due consoli, Emilio Paolo e Terenzio Varrone, i quali misero un accampamento presso Canne. Lì un altro console, che nello stesso giorno era vicino all'esercito e aveva preparato la schiera in pianura e combatté contro le truppe di Annibale. Allora la sconfitta dell'esercito dei Romani fu grande; infatti narrano che Annibale aveva mandato a Cartagine tre moggi di anelli che i cartaginesi avevano tolto dalle dita della cavalleria dei romani. Emilio Paolo morì in battaglia mentre combatteva molto valorosamente, Terenzio Varrone cercò la salvezza con la fuga assieme a pochi cavalieri. Le matrone vagavano e imploravano gli dei per le vie affinché togliessero la grande sconfitta imminente della città. Infatti credevano che non si fosse più nessun accampamento, nessun comandante, nessun militare e che Annibale stesse per espugnare la città. Ma Annibale non espugnò subito alla città e per l'indugio di un dio, che pochi calcolano, ci fu la salvezza della città.

Scusi Silmagister, quando ho scritto il mio post il suo ancora non c'era :hi
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