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  • Xfavore mi serve la parafrasi di questo atto (Aminta di Torquato Tasso)

jeppika
jeppika - Sapiens Sapiens - 817 Punti
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:hi mi serve ,xfavore la parafrasi dell'Atto quarto dell'Aminta di Torquato Tasso!!! Vi prego é urgente Grazie mille in anticipo!

ATTO QUARTO





SCENA PRIMA



Dafne, Silvia, Coro



[DAFNE] Ne porti il vento, con la ria novella,

che s'era di te sparta, ogni tuo male

e presente e futuro. Tu sei viva

e sana, Dio lodato, ed io per morta

5 pur ora ti tenea: in tal maniera

m'avea Nerina il tuo caso dipinto.

Ahi, fosse stata muta, ed altri sordo!

[SILVIA] Certo 'l rischio fu grande, ed ella avea

giusta cagion di sospettarmi morta.

10 [DAFNE] Ma non giusta cagion avea di dirlo.

Or narra tu qual fosse 'l rischio, e come

tu lo fuggisti. [SILVIA] Io, seguitando un lupo,

mi rinselvai nel più profondo bosco,

tanto ch'io ne perdei la traccia. Or, mentre

15 cerco di ritornare onde mi tolsi,

il vidi, e riconobbi a un stral che fitto

gli aveva di mia man press'un orecchio.

Il vidi con molt'altri intorno a un corpo

d'un animal ch'avea di fresco ucciso,

20 ma non distinsi ben la forma. Il lupo

ferito, credo, mi conobbe, e 'ncontro

mi venne con la bocca sanguinosa.

Io l'aspettava ardita, e con la destra

vibrava un dardo. Tu sai ben s'io sono

25 maestra di ferire, e se mai soglio

far colpo in fallo. Or, quando il vidi tanto

vicin, che giusto spazio mi parea

a la percossa, lanciai un dardo, e 'n vano:

ché, colpa di fortuna o pur mia colpa,

30 in vece sua colsi una pianta. Allora

più ingordo incontro ei mi venia; ed io

che 'l vidi sì vicin, che stimai vano

l'uso de l'arco, non avendo altr'armi,

a la fuga ricorsi. Io fuggo, ed egli

35 non resta di seguirmi. Or odi caso:

un vel, ch'aveva involto intorno al crine,

si spiegò in parte, e giva ventilando,

sì ch'ad un ramo avviluppossi. Io sento

che non so chi mi tien e mi ritarda.

40 Io, per la tema del morir, raddoppio

la forza al corso, e d'altra parte il ramo

non cede, e non mi lascia; al fin mi svolgo

del velo, e alquanto de' miei crini ancora

lascio svelti co 'l velo; e cotant'ali

45 m'impennò la paura ai piè fugaci,

ch'ei non mi giunse e salva uscii del bosco.

Poi, tornando al mio albergo, io t'incontrai

tutta turbata, e mi stupii vedendo

stupirti al mio apparir. [DAFNE] Ohimè, tu vivi,

50 altri non già. [SILVIA] Che dici? ti rincresce

forse ch'io viva sia? M'odii tu tanto?

[DAFNE] Mi piace di tua vita, ma mi duole

de l'altrui morte. [SILVIA] E di qual morte intendi?

[DAFNE] De la morte d'Aminta. [SILVIA] Ahi, come è morto?

55 [DAFNE] Il come non so dir, né so dir anco

s'è ver l'effetto; ma per certo il credo.

[SILVIA] Ch'è ciò che tu mi dici? ed a chi rechi

la cagion di sua morte? [DAFNE] A la tua morte.

[SILVIA] Io non t'intendo. [DAFNE] La dura novella

60 de la tua morte, ch'egli udì e credette,

avrà porto al meschino il laccio o 'l ferro

od altra cosa tal che l'avrà ucciso.

[SILVIA] Vano il sospetto in te de la sua morte

sarà, come fu van de la mia morte;

65 ch'ognuno a suo poter salva la vita.

[DAFNE] O Silvia, Silvia, tu non sai né credi

quanto 'l foco d'amor possa in un petto,

che petto sia di carne e non di pietra,

com' è cotesto tuo: ché, se creduto

70 l'avessi, avresti amato chi t'amava

più che le care pupille degli occhi,

più che lo spirto de la vita sua.

Il credo io ben, anzi l'ho visto e sollo:

il vidi, quando tu fuggisti, o fera

75 più che tigre crudel, ed in quel punto,

ch'abbracciar lo dovevi, il vidi un dardo

rivolgere in se stesso, e quello al petto

premersi disperato, né pentirsi

poscia nel fatto, che le vesti ed anco

80 la pelle trapassossi, e nel suo sangue

lo tinse; e 'l ferro saria giunto a dentro,

e passato quel cor che tu passasti

più duramente, se non ch'io gli tenni

il braccio, e l'impedii ch'altro non fesse.

85 Ahi lassa, e forse quella breve piaga

solo una prova fu del suo furore

e de la disperata sua costanza,

e mostrò quella strada al ferro audace,

che correr poi dovea liberamente.

90 [SILVIA] Oh, che mi narri? [DAFNE] Il vidi poscia, allora

ch'intese l'amarissima novella

de la tua morte, tramortir d'affanno,

e poi partirsi furioso in fretta,

per uccider se stesso; e s'avrà ucciso

95 veracemente. [SILVIA] E ciò per fermo tieni?

[DAFNE] Io non v'ho dubbio. [SILVIA] Ohimè, tu no 'l seguisti

per impedirlo? Ohimè, cerchiamo, andiamo,

che, poi ch'egli moria per la mia morte,

de' per la vita mia restare in vita.

100 [DAFNE] Io lo seguii, ma correa sì veloce

che mi sparì tosto dinanzi, e 'ndarno

poi mi girai per le sue orme. Or dove

vuoi tu cercar, se non n'hai traccia alcuna?

[SILVIA] Egli morrà, se no 'l troviamo, ahi lassa;

105 e sarà l'omicida ei di se stesso.

[DAFNE] Crudel, forse t'incresce ch'a te tolga

la gloria di quest'atto? esser tu dunque

l'omicida vorresti? e non ti pare

che la sua cruda morte esser debb'opra

110 d'altri che di tua mano? Or ti consola,

ché, comunque egli muoia, per te muore,

e tu sei che l'uccidi.

[SILVIA] Ohimè, che tu m'accori, e quel cordoglio

ch'io sento del suo caso inacerbisce

115 con l'acerba memoria

de la mia crudeltate,

ch'io chiamava onestate; e ben fu tale,

ma fu troppo severa e rigorosa;

or me n'accorgo e pento. [DAFNE] Oh, quel ch'io odo!

120 Tu sei pietosa, tu, tu senti al core

spirto alcun di pietate? oh che vegg'io?

tu piangi, tu, superba? Oh maraviglia!

Che pianto è questo tuo? pianto d'amore?

[SILVIA] Pianto d'amor non già, ma di pietate.

125 [DAFNE] La pietà messaggiera è de l'amore,

come 'l lampo del tuono. [CORO] Anzi sovente

quando egli vuol ne' petti virginelli

occulto entrare, onde fu prima escluso

da severa onestà, l'abito prende,

130 prende l'aspetto de la sua ministra

e sua nuncia, pietate; e con tai larve

le semplici ingannando, è dentro accolto.

[DAFNE] Questo è pianto d'amor, ché troppo abonda.

Tu taci? ami tu, Silvia? ami, ma in vano.

135 Oh potenza d'Amor, giusto castigo

manda sovra costei. Misero Aminta!

Tu, in guisa d'ape che ferendo muore

e ne le piaghe altrui lascia la vita,

con la tua morte hai pur trafitto al fine

140 quel duro cor, che non potesti mai

punger vivendo. Or, se tu, spirto errante,

sì come io credo, e de le membra ignudo,

qui intorno sei, mira il suo pianto, e godi:

amante in vita, amato in morte; e s'era

145 tuo destin che tu fossi in morte amato,

e se questa crudel volea l'amore

venderti sol con prezzo così caro,

desti quel prezzo tu ch'ella richiese,

e l'amor suo col tuo morir comprasti.

150 [CORO] Caro prezzo a chi 'l diede; a chi 'l riceve

prezzo inutile, e infame. [SILVIA] Oh potess'io

con l'amor mio comprar la vita sua;

anzi pur con la mia la vita sua,

s'egli è pur morto! [DAFNE] O tardi saggia, e tardi

155 pietosa, quando ciò nulla rileva!





SCENA SECONDA



Nuncio, Coro, Silvia, Dafne



[NUNCIO] Io ho sì pieno il petto di pietate

e sì pieno d'orror, che non rimiro

né odo alcuna cosa, ond'io mi volga,

la qual non mi spaventi e non m'affanni.

5 [CORO] Or ch'apporta costui,

ch'è sì turbato in vista ed in favella?

[NUNCIO] Porto l'aspra novella

de la morte d'Aminta. [SILVIA] Ohimè, che dice?

[NUNCIO] Il più nobil pastor di queste selve,

10 che fu così gentil, così leggiadro,

così caro a le ninfe ed a le Muse,

ed è morto fanciullo, ahi, di che morte!

[CORO] Contane, prego, il tutto, acciò che teco

pianger possiam la sua sciagura e nostra.

15 [SILVIA] Ohimè, ch'io non ardisco

appressarmi ad udire

quel ch'è pur forza udire. Empio mio core,

mio duro alpestre core,

di che, di che paventi?

20 Vattene incontra pure

a quei coltei pungenti

che costui porta ne la lingua, e quivi

mostra la tua fierezza.

Pastore, io vengo a parte

25 di quel dolor che tu prometti altrui,

ché a me ben si conviene

più che forse non pensi; ed io 'l ricevo

come dovuta cosa. Or tu di lui

non mi sii dunque scarso.

30 [NUNCIO] Ninfa, io ti credo bene,

ch'io sentii quel meschino in su la morte

finir la vita sua

co 'l chiamar il tuo nome.

[DAFNE] Ora comincia omai

35 questa dolente istoria.

[NUNCIO] Io era a mezzo 'l colle, ove avea tese

certe mie reti, quanto assai vicino

vidi passar Aminta, in volto e in atti

troppo mutato da quel ch'ei soleva,

40 troppo turbato e scuro. Io corsi, e corsi

tanto che 'l giunsi e lo fermai; ed egli

mi disse: «Ergasto, io vo' che tu mi faccia

un gran piacere: quest'è, che tu ne venga

meco per testimonio d'un mio fatto;

45 ma pria voglio da te che tu mi leghi

di stretto giuramento la tua fede

di startene in disparte e non por mano,

per impedirmi in quel che son per fare».

Io (chi pensato avria caso sì strano,

50 né sì pazzo furor?), com' egli volse,

feci scongiuri orribili, chiamando

e Pane e Pale e Priapo e Pomona,

ed Ecate notturna. Indi si mosse,

e mi condusse ov'è scosceso il colle,

55 e giù per balzi e per dirupi incolti

strada non già, ché non v'è strada alcuna,

ma cala un precipizio in una valle.

Qui ci fermammo. Io, rimirando a basso,

tutto sentii raccapricciarmi, e 'ndietro

60 tosto mi trassi; ed egli un cotal poco

parve ridesse, e serenossi in viso;

onde quell'atto più rassicurommi.

Indi parlommi sì: «Fa che tu conti

a le ninfe e ai pastor ciò che vedrai».

65 Poi disse, in giù guardando:

«Se presti a mio volere

così aver io potessi

la gola e i denti de gli avidi lupi,

com'ho questi dirupi,

70 sol vorrei far la morte

che fece la mia vita:

vorrei che queste mie membra meschine

sì fosser lacerate,

ohimè, come già foro

75 quelle sue delicate.

Poi che non posso, e 'l cielo

dinega al mio desire

gli animali voraci,

che ben verriano a tempo, io prender voglio

80 altra strada al morire:

prenderò quella via

che, se non la devuta,

almen fia la più breve.

Silvia, io ti seguo, io vengo

85 a farti compagnia,

se non la sdegnerai;

e morirei contento,

s'io fossi certo almeno

che 'l mio venirti dietro

90 turbar non ti dovesse,

e che fosse finita

l'ira tua con la vita.

Silvia, io ti seguo, io vengo». Così detto,

precipitossi d'alto

95 co 'l capo in giuso; ed io restai di ghiaccio.

[DAFNE] Misero Aminta! [SILVIA] Ohimè!

[CORO] Perché non l'impedisti?

Forse ti fu ritegno a ritenerlo

il fatto giuramento?

100 [NUNCIO] Questo no, ché, sprezzando i giuramenti,

vani forse in tal caso,

quand'io m'accorsi del suo pazzo ed empio

proponimento, con la man vi corsi,

e, come volse la sua dura sorte,

105 lo presi in questa fascia di zendado

che lo cingeva; la qual, non potendo

l'impeto e 'l peso sostener del corpo,

che s'era tutto abandonato, in mano

spezzata mi rimase. [CORO] E che divenne

110 de l'infelice corpo? [NUNCIO] Io no 'l so dire:

ch'era sì pien d'orrore e di pietate,

che non mi diede il cor di rimirarvi,

per non vederlo in pezzi. [CORO] O strano caso!

[SILVIA] Ohimè, ben son di sasso,

115 poi che questa novella non m'uccide.

Ahi, se la falsa morte

di chi tanto l'odiava

a lui tolse la vita,

ben sarebbe ragione

120 che la verace morte

di chi tanto m'amava

togliesse a me la vita;

e vo' che la mi tolga,

se non potrò co 'l duol, almen co 'l ferro,

125 o pur con questa fascia,

che non senza cagione

non seguì le ruine

del suo dolce signore,

ma restò sol per fare in me vendetta

130 de l'empio mio rigore

e del suo amaro fine.

Cinto infelice, cinto

di signor più infelice,

non ti spiaccia restare

135 in sì odioso albergo,

ché tu vi resti sol per instrumento

di vendetta e di pena.

Dovea certo, io dovea

esser compagna al mondo

140 de l'infelice Aminta.

Poscia ch'allor non volsi,

sarò per opra tua

sua compagna a l'inferno.

[CORO] Consòlati, meschina,

145 che questo è di fortuna e non tua colpa.

[SILVIA] Pastor, di chi piangete?

Se piangete il mio affanno,

io non merto pietate,

ché non la seppi usare;

150 se piangete il morire

del misero innocente,

questo è picciolo segno

a sì alta cagione. E tu rasciuga,

Dafne, queste tue lagrime, per Dio.

155 Se cagion ne son io,

ben ti voglio pregare,

non per pietà di me, ma per pietate

di chi degno ne fue,

che m'aiuti a cercare

160 l'infelici sue membra e a sepelirle.

Questo sol mi ritiene,

ch'or ora non m'uccida:

pagar vo' questo ufficio,

poi ch'altro non m'avanza,

165 a l'amor ch'ei portommi;

e se ben quest'empia

mano contaminare

potesse la pietà de l'opra, pure

so che gli sarà cara

170 l'opra di questa mano;

ché so certo ch'ei m'ama,

come mostrò morendo.

[DAFNE] Son contenta aiutarti in questo ufficio;

ma tu già non pensare

175 d'aver poscia a morire.

[SILVIA] Sin qui vissi a me stessa,

a la mia feritate: or, quel ch'avanza,

viver voglio ad Aminta;

e, se non posso a lui,

180 viverò al freddo suo

cadavero infelice.

Tanto, e non più, mi lice

restar nel mondo, e poi finir a un punto

e l'essequie e la vita.

185 Pastor, ma quale strada

ci conduce a la valle, ove il dirupo

va a terminare? [NUNCIO] Questa vi conduce;

e quinci poco spazio ella è lontana.

[DAFNE] Andiam, che verrò teco e guiderotti;

190 ché ben rammento il luogo. [SILVIA] A Dio, pastori;

piagge, a Dio; a Dio, selve; e fiumi, a Dio.

[NUNCIO] Costei parla di modo, che dimostra

d'esser disposta a l'ultima partita.

[CORO] Ciò che morte rallenta, Amor, restringi,

195 amico tu di pace, ella di guerra,

e del suo trionfar trionfi e regni;

e mentre due bell'alme annodi e cingi,

così rendi sembiante al ciel la terra,

che d'abitarla tu non fuggi o sdegni.

200 Non sono ire là su: gli umani ingegni

tu placidi ne rendi, e l'odio interno

sgombri, signor, da' mansueti cori,

sgombri mille furori;

e quasi fai col tuo valor superno

205 de le cose mortali un giro eterno.
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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controlla la mia parafrasi con le note del tuo libro...

DAFNE] Ne porti il vento, con la ria novella,
lo porti qui il vendo con la usa nuova aria

che s'era di te sparta, ogni tuo male
che si sparisca di te, ogni tuo male

e presente e futuro. Tu sei viva
sia presente e futuro. tu sei viva

e sana, Dio lodato, ed io per morta
e sana, sia Lodato Dio, e io ti pensavo morta:

5 pur ora ti tenea: in tal maniera
in questo modo

m'avea Nerina il tuo caso dipinto.
mi aveva nerina descritto la tua situazione

Ahi, fosse stata muta, ed altri sordo!
ahi, selei fosse stata muta, e qualcun altro sordo!

[SILVIA] Certo 'l rischio fu grande, ed ella avea
certo ci fu un grande fiischio e lei aveva ragione

giusta cagion di sospettarmi morta.
a sospettarmi morta

10 [DAFNE] Ma non giusta cagion avea di dirlo.
ma non aveva motivo di dirlo

Or narra tu qual fosse 'l rischio, e come
ma ora spiegamoi tu quale era il pericolo e come sfuggisti ad esso

tu lo fuggisti. [SILVIA] Io, seguitando un lupo,
io seguendo un lupo

mi rinselvai nel più profondo bosco,
mi inoltrai nella parte più profonda del bosco

tanto ch'io ne perdei la traccia. Or, mentre
tanto che mi persi. Ora mantre cerco di tornare

15 cerco di ritornare onde mi tolsi,
sono riuscita a vedere e riconoscere

il vidi, e riconobbi a un stral che fitto
....qui controlla le note del libro

gli aveva di mia man press'un orecchio
...stessa cosa

Il vidi con molt'altri intorno a un corpo
io vidi molti altri intorno al corpo

d'un animal ch'avea di fresco ucciso,
di un animale che era stato appena ucciso

20 ma non distinsi ben la forma. Il lupo
ma non ne distinsi bene la forma. il lupo

ferito, credo, mi conobbe, e 'ncontro
ferito, credo che riconoscendomi mi venne incontro

mi venne con la bocca sanguinosa.
aveva la bocca piena di sangue

Io l'aspettava ardita, e con la destra
io l'aspettavo pronta e nella mano destra

vibrava un dardo. Tu sai ben s'io sono
tenevo unafreccia, tu sai bene quando io sono

25 maestra di ferire, e se mai soglio
brava nel ferire, e che mai

far colpo in fallo. Or, quando il vidi tanto
fallisco i colpi. Ora quando lo vidi così vicino

vicin, che giusto spazio mi parea
che potevo colpirlo

a la percossa, lanciai un dardo, e 'n vano:
gli lanciai una frweccia, ma fu invano:

ché, colpa di fortuna o pur mia colpa,
per sfortuna o per colpa mia,

30 in vece sua colsi una pianta. Allora
invece di lui presi una pianta. Allora

più ingordo incontro ei mi venia; ed io
egli veniva verso di me sempre più ingordo ed io

che 'l vidi sì vicin, che stimai vano
quando lo vidi così vicino, capi che non

l'uso de l'arco, non avendo altr'armi,
potevo più usare l'arco e non avendo altre armi

a la fuga ricorsi. Io fuggo, ed egli
decisi di fuggire. Io scappo ed il lupo

35 non resta di seguirmi. Or odi caso:
mi insegue. ora senti il caso.

un vel, ch'aveva involto intorno al crine,
un velo che avevo nei capeli

si spiegò in parte, e giva ventilando,
si sciolse in parte e andava mosso dal vento

sì ch'ad un ramo avviluppossi. Io sento
tanto che rimase aggrappato ad un ramo. io sento

che non so chi mi tien e mi ritarda.
qualcosa cche mi tiene e rallenta.

40 Io, per la tema del morir, raddoppio
e per la paura di morire, raddoppio

la forza al corso, e d'altra parte il ramo
la forza di correre e dall'altra parte il ramo

non cede, e non mi lascia; al fin mi svolgo
non cede e non mi lascia; alla fine mi slego

del velo, e alquanto de' miei crini ancora
da velo e alcuni dei miei capelli ancora

lascio svelti co 'l velo; e cotant'ali
lascio inseme al velo e come se avessi le ali

45 m'impennò la paura ai piè fugaci,
cominciai a correre per la paura

ch'ei non mi giunse e salva uscii del bosco.
tanto che il lupo nn mi raggiunse e uscii salva dal bosco

Poi, tornando al mio albergo, io t'incontrai
poi mentre tornavo all'albergo ti ho incontrata

tutta turbata, e mi stupii vedendo
tutta sconvolta e mi ha stupito vedere il tuo stupore

stupirti al mio apparir. [DAFNE] Ohimè, tu vivi,
nel vedermi. Ohime tu sei viva

50 altri non già. [SILVIA] Che dici? ti rincresce
altri no. Che dici? ti dispiace forse che io sia viva?
forse ch'io viva sia? M'odii tu tanto?
mi senti tu tanto?

[DAFNE] Mi piace di tua vita, ma mi duole
sono contenta che sia viva, ma soffro

de l'altrui morte. [SILVIA] E di qual morte intendi?
della morte degli altri e di quale morte intendi?

[DAFNE] De la morte d'Aminta. [SILVIA] Ahi, come è morto?
della morte di aminta. Ma come è morto

55 [DAFNE] Il come non so dir, né so dir anco
non so dirti come ne so dirti

s'è ver l'effetto; ma per certo il credo.
se è vero ma penso sia morto certamente

[SILVIA] Ch'è ciò che tu mi dici? ed a chi rechi
cosa mi stai dicendo? e a cosa addebiti la colpa della sua morte?

la cagion di sua morte? [DAFNE] A la tua morte.
alla tua morte

[SILVIA] Io non t'intendo. [DAFNE] La dura novella
non ti capisco. La triste storia

60 de la tua morte, ch'egli udì e credette,
della tua morte che egli sentì e a cui credette

avrà porto al meschino il laccio o 'l ferro
lo avrà portato ad impiccarsi o alla morte per ferro

od altra cosa tal che l'avrà ucciso.
o ad un altra cosa che lo avrà ucciso

[SILVIA] Vano il sospetto in te de la sua morte
è vano in te il sospetto della sua morte?

sarà, come fu van de la mia morte;
sarà vano come quello della mia morte?

65 ch'ognuno a suo poter salva la vita.
che ognuno ha il potere di salvarsi la vita

[DAFNE] O Silvia, Silvia, tu non sai né credi
silvia tu nn sai e non mi credi

quanto 'l foco d'amor possa in un petto,
quanto il fuoco dell'amor possa fare quando arde in un petto

che petto sia di carne e non di pietra,
in un petto fatto di arne e nn di pietra

com' è cotesto tuo: ché, se creduto
come il tuo: che credeva

70 l'avessi, avresti amato chi t'amava
che l'avessi, o avresti potuto amare, che lui ti amava
più che le care pupille degli occhi,
pià delle care pupille dei suoi occhi

più che lo spirto de la vita sua.
piè dello spirito della sua vita

Il credo io ben, anzi l'ho visto e sollo:
io lo credo bene, anzi io lo ho visto:

il vidi, quando tu fuggisti, o fera
lo vidi quando tu fuggisati peggio di un animale feorce

75 più che tigre crudel, ed in quel punto,
più di una tigre crudele, e in quel momento

ch'abbracciar lo dovevi, il vidi un dardo
che lo avresti dovuto abbracciare. io vidi una freccia
rivolgere in se stesso, e quello al petto
rivolta verso se stesso che si premeva al petto

premersi disperato, né pentirsi
in modo disperato, non si pentità

poscia nel fatto, che le vesti ed anco
del fatto che i vestiti ed anche

80 la pelle trapassossi, e nel suo sangue
la pelle furono ttrapassati e tutto del suo sangue
lo tinse; e 'l ferro saria giunto a dentro,
fu tinto; e il ferro srà arrivato dentro e averè raggiunto

e passato quel cor che tu passasti
quel cuore che tu colpisti ancora più

più duramente, se non ch'io gli tenni
duramente, se non fosse che io gli tenni

il braccio, e l'impedii ch'altro non fesse.
fermo il braccio per imedirgli che altro nn facesse

85 Ahi lassa, e forse quella breve piaga
ahi lascia, e forse quella breve ferita

solo una prova fu del suo furore
è stata solo una prova del suo furore

e de la disperata sua costanza,
e della sua disperata costanza

e mostrò quella strada al ferro audace,
e mostro al ferro quella strada

che correr poi dovea liberamente.
che poi avrebbe potuto percorrere liberamente

90 [SILVIA] Oh, che mi narri? [DAFNE] Il vidi poscia, allora
oh ma cosa mi dici? io lo vidi mentre

ch'intese l'amarissima novella
sentii l'amarissimo racconto

de la tua morte, tramortir d'affanno,
della tua morte, era tramortito dall'affanno

e poi partirsi furioso in fretta,
e poi partà furioso e di corsa

per uccider se stesso; e s'avrà ucciso
per uccidersi e sicuramente si sarà ucciso

95 veracemente. [SILVIA] E ciò per fermo tieni?
Sei sicura di questo?

[DAFNE] Io non v'ho dubbio. [SILVIA] Ohimè, tu no 'l seguisti
io non ho dubbio? Perchè nn lo hai seguito?

per impedirlo? Ohimè, cerchiamo, andiamo,
per fermarlo? cerchiamolo,andiamo,

che, poi ch'egli moria per la mia morte,
visto che egli vuole uccidersi per lamia morte

de' per la vita mia restare in vita.
per la mia vita resterà in vita-

100 [DAFNE] Io lo seguii, ma correa sì veloce
io lo ho seguito, ma correva troppo veloce

che mi sparì tosto dinanzi, e 'ndarno
che mi è sparito davanti e poi cercai
poi mi girai per le sue orme. Or dove
di seguire le sue orme. Ora dove

vuoi tu cercar, se non n'hai traccia alcuna?
lo vuoi cercare se non hai alcuna tracciadi lui?

[SILVIA] Egli morrà, se no 'l troviamo, ahi lassa;
egli morirà s enon lo troviamo, e sarà

105 e sarà l'omicida ei di se stesso.
l'assassino di se stesso

[DAFNE] Crudel, forse t'incresce ch'a te tolga
crudele, forse ti dispiace che ti tolga a te il trionfo

la gloria di quest'atto? esser tu dunque
di questo atto??? Vuoi essere tu così

l'omicida vorresti? e non ti pare
la sua assassina? e non ti sembra

che la sua cruda morte esser debb'opra
che la sua morta debba essere fatta da mani di altri

110 d'altri che di tua mano? Or ti consola,
e non tua? ora ri consola che lui
ché, comunque egli muoia, per te muore,
comunque muoia, muore per te,
e tu sei che l'uccidi.
sei tu che lo uccidi

[SILVIA] Ohimè, che tu m'accori, e quel cordoglio
tu non fai altro che aumentare il mio patire
ch'io sento del suo caso inacerbisce
più sento del suo caso e pià si inacerbisace

115 con l'acerba memoria
con la memoria acerba

de la mia crudeltate,
della mia crudeltà

ch'io chiamava onestate; e ben fu tale,
che iochiamavo onestà e fu questa

ma fu troppo severa e rigorosa;
ma fu troppo severa e rigorosa

or me n'accorgo e pento. [DAFNE] Oh, quel ch'io odo!
me ne accorgo solo ora e me ne pento, o cosa sento!

120 Tu sei pietosa, tu, tu senti al core
tu sei pietosa, tu senti nel tuo cuore uno spirito di pietà?

spirto alcun di pietate? oh che vegg'io?
ma cosa vedo?

tu piangi, tu, superba? Oh maraviglia!
tu così superba stai piangendo? che meraviglia

Che pianto è questo tuo? pianto d'amore?
che pinto è questo? pianto d'amore?

[SILVIA] Pianto d'amor non già, ma di pietate.
non pianto di amore, ma di pietà

125 [DAFNE] La pietà messaggiera è de l'amore,
la pietà è messaggera dell'amore

come 'l lampo del tuono. [CORO] Anzi sovente
come il lampo annuncia il tuono. anzi spesso

quando egli vuol ne' petti virginelli
quendo egli vuole entrare di nascosto nei cuori vergini

occulto entrare, onde fu prima escluso
che lo avevano escluso prima

da severa onestà, l'abito prende,
per la severà onestà, ne prende abito
130 prende l'aspetto de la sua ministra
e prende l'aspetto della pietà sua ministra

e sua nuncia, pietate; e con tai larve
e della sua annunciatrice; e con essa inganna le semplici

le semplici ingannando, è dentro accolto.
ed è accolto dentro
[DAFNE] Questo è pianto d'amor, ché troppo abonda.
questo pianto è di amore, ed è troppo abbondante
Tu taci? ami tu, Silvia? ami, ma in vano.
tu stai in silenzio? ami tu silvia? ami ma inutilmente

135 Oh potenza d'Amor, giusto castigo
oh potenza dell'amore, la giusta punizione

manda sovra costei. Misero Aminta!
manda sopra di essa. misero aminta!

Tu, in guisa d'ape che ferendo muore
tu come un api d'ape che ferendo muori

e ne le piaghe altrui lascia la vita,
e lasci la vita nelle ferite degli altri

con la tua morte hai pur trafitto al fine
con la tua morte hai pure trafitto quel

140 quel duro cor, che non potesti mai
cuoreduro che non potresti mai

punger vivendo. Or, se tu, spirto errante,
pungere vivendo. Ora se tu spirito peregrino

sì come io credo, e de le membra ignudo,
sei come io credo privo del suo corpo

qui intorno sei, mira il suo pianto, e godi:
e ti aggiri qui intorno guarda il suo pianto e gioisci

amante in vita, amato in morte; e s'era
amante durante la vita e amato dopo la morte; e se era

145 tuo destin che tu fossi in morte amato,
il tuo destino di essere amato da morto

e se questa crudel volea l'amore
e se questa crudele voleva darti il suo amore

venderti sol con prezzo così caro,
solo ad un prezzo così caro

desti quel prezzo tu ch'ella richiese,
tustesso hai dato quel prezzo che lei ti aveva richiesto

e l'amor suo col tuo morir comprasti.
e comprasti con la tua morte il uso amore

150 [CORO] Caro prezzo a chi 'l diede; a chi 'l riceve
caro prezzo a chi lo diede e a chi lo ricevette

prezzo inutile, e infame. [SILVIA] Oh potess'i
prezzo inutile ed infame, se io potessi

con l'amor mio comprar la vita sua;
con il mio amore ridargli la vita

anzi pur con la mia la vita sua,
anzi pure con la mia vita restituirgli la vita

s'egli è pur morto! [DAFNE] O tardi saggia, e tardi
se egli è morto davvero! tardi sei saggia e pietosa
155 pietosa, quando ciò nulla rileva!
qiando tutto questo nn serve più a niente




SCENA SECONDA



Nuncio, Coro, Silvia, Dafne



[NUNCIO] Io ho sì pieno il petto di pietate
io ho il cuore pieno di pietà
e sì pieno d'orror, che non rimiro
e di orrore che non guardo e non
né odo alcuna cosa, ond'io mi volga,
sento alcuna cosa dove io mi volgo
la qual non mi spaventi e non m'affanni.
che non mi spaventi e rechi affanno
5 [CORO] Or ch'apporta costui,
ora cosa porta costui?
ch'è sì turbato in vista ed in favella?
che è turbato negli occhi e nelle parole'
[NUNCIO] Porto l'aspra novella
porto la brutta notizia dellamorte si aminta
de la morte d'Aminta. [SILVIA] Ohimè, che dice?
ohime cosa dice?
[NUNCIO] Il più nobil pastor di queste selve,
il pastore più nobile di queste sellve
10 che fu così gentil, così leggiadro,
che era così gentile e delicato
così caro a le ninfe ed a le Muse,
così caro alle ninfe e alle muse
ed è morto fanciullo, ahi, di che morte!
e che è morto giovanissimo, ahi e di che morte!
[CORO] Contane, prego, il tutto, acciò che teco
raccontaci tutto, ti preco così che possiamo piangere
pianger possiam la sua sciagura e nostra.
la sua sciagura e la nostra
15 [SILVIA] Ohimè, ch'io non ardisco
ohime, io non oso
appressarmi ad udire
ascoltare ancora
quel ch'è pur forza udire. Empio mio core,
quello che midite. cuore mio così empio
mio duro alpestre core,
mio duro cuorie alpestre
di che, di che paventi?
di cosa ti spaventi?
20 Vattene incontra pure
vai via e incontra pure
a quei coltei pungenti
quei coltelli pungenri
che costui porta ne la lingua, e quivi
che quest'uomo ha nella lingua e qui
mostra la tua fierezza.
mostra la tua fierezza
Pastore, io vengo a parte
pastore, io vengo indipendentemente
25 di quel dolor che tu prometti altrui,
da qual dolore che tu prometti agli altri
ché a me ben si conviene
e che me si conviene
più che forse non pensi; ed io 'l ricevo
più di quanto nn pensi, e io
come dovuta cosa. Or tu di lui
lo ricevo come un qualcosa di dovuto. ora tu
non mi sii dunque scarso.
di lui non essere scarso
30 [NUNCIO] Ninfa, io ti credo bene,
ninfa ioti credo molto bene
ch'io sentii quel meschino in su la morte
iosenti quel poretto sul punto di morte
finir la vita sua
finire lasua vita
co 'l chiamar il tuo nome.
chiamando il tuo nome
[DAFNE] Ora comincia omai
ora comincia o mai più
35 questa dolente istoria.
questa triste storia
[NUNCIO] Io era a mezzo 'l colle, ove avea tese
io era in mezzo al colle dove avevo teso
certe mie reti, quanto assai vicino
certe mie resti quando molto vicino
vidi passar Aminta, in volto e in atti
vidi passere aminta, in volto e in gesti
troppo mutato da quel ch'ei soleva,
diverso da come in genere suole essere
40 troppo turbato e scuro. Io corsi, e corsi
era troppo turbato e scuuro in volto. io corsi e corsi
tanto che 'l giunsi e lo fermai; ed egli
tanto da raggiunggerlo e lo fermai ed egli
mi disse: «Ergasto, io vo' che tu mi faccia
mi disse: "Ergasto, mi devi fare un grande piacere
un gran piacere: quest'è, che tu ne venga
devi venire con me
meco per testimonio d'un mio fatto;
per testimoniarmi un fatto;
45 ma pria voglio da te che tu mi leghi
ma prima da te voglio che mi prometti
di stretto giuramento la tua fede
con un giuramento la tua fedeltà
di startene in disparte e non por mano,
di rimanere ferma da una parte e di nn impedirmi,
per impedirmi in quel che son per fare».
di fare quello che sto per fare
Io (chi pensato avria caso sì strano,
io (come avrei potuto pensare che il caso era così strano
50 né sì pazzo furor?), com' egli volse,
e che era in preda ad un furore così pazzo?) come lui si girò
feci scongiuri orribili, chiamando
fece scongiuri orribili, chiamando
e Pane e Pale e Priapo e Pomona,
....
ed Ecate notturna. Indi si mosse,
...notturna, quindi si mosse
e mi condusse ov'è scosceso il colle,
e mi condusse in un punto dove il colle è scosceso
55 e giù per balzi e per dirupi incolti
e scende giu con balzi e per dirupi incolti
strada non già, ché non v'è strada alcuna,
non c'era una strada e non vi era strada alcuna
ma cala un precipizio in una valle.
masolo un precipizio che scendeva su una valle
Qui ci fermammo. Io, rimirando a basso,
qui ci fermammo e io guardando verso il basso
tutto sentii raccapricciarmi, e 'ndietro
mi senti raccapricciare, e mni ritrassi indietro
60 tosto mi trassi; ed egli un cotal poco
ed egli sembrava che ridesse
parve ridesse, e serenossi in viso;
ed era sereno in viso
onde quell'atto più rassicurommi.
e quell'atto mi ha rassicurato
Indi parlommi sì: «Fa che tu conti
quindi mi disse così: conta
a le ninfe e ai pastor ciò che vedrai».
le ninfwe e i pastori che vedrai
65 Poi disse, in giù guardando:
poi disse guardando verso il basso
«Se presti a mio volere
se ascolti il mio volere
così aver io potessi
così che io possa
la gola e i denti de gli avidi lupi,
la gola e i dendi dei lupi avidi
com'ho questi dirupi,
come ho questi dirupi
70 sol vorrei far la morte
solo vorrei fare la morte
che fece la mia vita:
che fece la mia vita
vorrei che queste mie membra meschine
correi che queste mie povere membra
sì fosser lacerate,
si fossero lacerate
ohimè, come già foro
ohime come già furono
75 quelle sue delicate.
quelle sue delicare
Poi che non posso, e 'l cielo
poiché non posso e il cielo
dinega al mio desire
non accorda il mio desiderio
gli animali voraci,
gli animali voraci
che ben verriano a tempo, io prender voglio
che verranno a tempo io voglio prendere
80 altra strada al morire:
un'altra strada per morire
prenderò quella via
prenderè quella via
che, se non la devuta,
che è la
almen fia la più breve.
almeno la farò più breve
Silvia, io ti seguo, io vengo
silvia io ti seguo io vengo
85 a farti compagnia,
a farticompagnia
se non la sdegnerai;
se non la sdegnerai
e morirei contento,
e morirei contento
s'io fossi certo almeno
se fossi certo almeno chhe
che 'l mio venirti dietro
il mio seguiri
90 turbar non ti dovesse,
non ti turbi
e che fosse finita
e che fosse finita
l'ira tua con la vita.
la tua rabbia con la vita
Silvia, io ti seguo, io vengo». Così detto,
silvia io ti seguo io vengo detto questo
precipitossi d'alto
si precipità dall'alto
95 co 'l capo in giuso; ed io restai di ghiaccio.
con il capo in giu io restai immobile
[DAFNE] Misero Aminta! [SILVIA] Ohimè!
povero aminta! ohime
[CORO] Perché non l'impedisti?
perchp nn lo fermasti?
Forse ti fu ritegno a ritenerlo
forse ti fu ritegno fermarlo?
il fatto giuramento?
per il giuramento che gli avevi fatto?
100 [NUNCIO] Questo no, ché, sprezzando i giuramenti,
questo no, rompendo il giuramendo
vani forse in tal caso,
che in questo caso era vano
quand'io m'accorsi del suo pazzo ed empio
quando mi accorsi delle sue intenzioni folli ed empie
proponimento, con la man vi corsi,
corsi con le mani
e, come volse la sua dura sorte,
e come volle la sua dura sorte
105 lo presi in questa fascia di zendado
lo presi inq uesta fascia di sendado
che lo cingeva; la qual, non potendo
che lo cingeva la quale non potendo
l'impeto e 'l peso sostener del corpo,
sostenere la forze e il peso del suo dorpo
che s'era tutto abandonato, in mano
che si era abbandonato
spezzata mi rimase. [CORO] E che divenne
mi rimase spezzara tra lemani e che
110 de l'infelice corpo? [NUNCIO] Io no 'l so dire:
ne fu del corpo dell'infelice? io nn lo so dire
ch'era sì pien d'orrore e di pietate,
che era così pieno di orrore e pietà
che non mi diede il cor di rimirarvi,
che non mi diereil cor di controllare
per non vederlo in pezzi. [CORO] O strano caso!
per non vederlo in pezzi, O caso strano!
[SILVIA] Ohimè, ben son di sasso,
ohime sono allibita
115 poi che questa novella non m'uccide.
perchè questa novella nn mi uccide
Ahi, se la falsa morte
aho se la falsa morte
di chi tanto l'odiava
di chi tanto lo odiava
a lui tolse la vita,
a lui tolse la vita
ben sarebbe ragione
bene sarebbe una ubon motivo
120 che la verace morte
che lamorte
di chi tanto m'amava
di mi amava cos0 tanto
togliesse a me la vita;
mi togliesse la vita
e vo' che la mi tolga,
e voglio togliermi la vita
se non potrò co 'l duol, almen co 'l ferro,
se non potrò con il dolore lo farò con le armi
125 o pur con questa fascia,
o anche con questa fascia
che non senza cagione
che non senza un motivo
non seguì le ruine
non nsegui
del suo dolce signore,
la rovina del suo dolce signore
ma restò sol per fare in me vendetta
essa restà per fare vendetta
130 de l'empio mio rigore
del mio empiio rigore
e del suo amaro fine.
e del suo amarofine
Cinto infelice, cinto
cinto infelice, cinto
di signor più infelice,
di signore ancora più infelice
non ti spiaccia restare
non ti spiaccia restare
135 in sì odioso albergo,
in questo odioso albergo
ché tu vi resti sol per instrumento
che tu resterai qui solo per strumento
di vendetta e di pena.
di vendetta e dolore
Dovea certo, io dovea
dovevo certo io dovevo
esser compagna al mondo
essere nel mondo la compagna dell'infelice
140 de l'infelice Aminta.
aminta
Poscia ch'allor non volsi,
visto che allora non mi girrai
sarò per opra tua
sarà per tua opera
sua compagna a l'inferno.
la sua compagnia all'inferno
[CORO] Consòlati, meschina,
consolati, povera
145 che questo è di fortuna e non tua colpa.
che questa è colpa della fortuna e nn tua
[SILVIA] Pastor, di chi piangete?
pastore di chi pianete
Se piangete il mio affanno,
s piangete la mia sorrefenza
io non merto pietate,
io nn merito pietà
ché non la seppi usare;
èerchèper prima nn la seppi usare
150 se piangete il morire
se piangete la morte del povero
del misero innocente,
innocente
questo è picciolo segno
questo è solo un piccolo segno
a sì alta cagione. E tu rasciuga,
a questa grande colpa, e tu asciuga
Dafne, queste tue lagrime, per Dio.
dafne le tue lacrime
155 Se cagion ne son io,
se la colpa è mia
ben ti voglio pregare,
ti voglio pregare
non per pietà di me, ma per pietate
non piangere per pietà mia ma abbi pietà
di chi degno ne fue,
di chi ne fu degno
che m'aiuti a cercare
ed aiutami a cercare le sue
160 l'infelici sue membra e a sepelirle.
infleici membra per seppelllirle
Questo sol mi ritiene,
questo solo mi trattiere
ch'or ora non m'uccida:
dal nn uccidermi adesso
pagar vo' questo ufficio,
vifaccio questa preghiera
poi ch'altro non m'avanza,
poichè nn mi rimane altro
165 a l'amor ch'ei portommi;
e l'amore che egli provava per me
e se ben quest'empia
e se bene questa mano empia
mano contaminare
possa contaminare
potesse la pietà de l'opra, pure
lapietà della sua opera, soanche
so che gli sarà cara
che a lui sarà cara l'opera
170 l'opra di questa mano;
di questa mia mano
ché so certo ch'ei m'ama,
perchp sono certa che gli mi ama
come mostrò morendo.
come hamostrato morendo
[DAFNE] Son contenta aiutarti in questo ufficio;
sonocontenta di aiutarti in quest'opera
ma tu già non pensare
ma tu nn pensare poi
175 d'aver poscia a morire.
di ucciderti
[SILVIA] Sin qui vissi a me stessa,
fino ad ora vissi per me stessa
a la mia feritate: or, quel ch'avanza,
e per la mia fierzza ora quel che mi resta da vivere
viver voglio ad Aminta;
lo voglio fare per aminta
e, se non posso a lui,
se non posso vivere per lui
180 viverò al freddo suo
vivrò al suo freddo
cadavero infelice.
cadavere infelice
Tanto, e non più, mi lice
tanto nulla più mi importa
restar nel mondo, e poi finir a un punto
restare al mondo e poi finire al punto
e l'essequie e la vita.
e l'essequie e la vita
185 Pastor, ma quale strada
pastore, ma uqale strada
ci conduce a la valle, ove il dirupo
ci conduce allla valle odve il dirupo
va a terminare? [NUNCIO] Questa vi conduce;
termina? questa strada ci conduce
e quinci poco spazio ella è lontana.
e di poco spazio essa è lontana
[DAFNE] Andiam, che verrò teco e guiderotti;
andiamo io verrò con te e vi guiderò
190 ché ben rammento il luogo. [SILVIA] A Dio, pastori;
che ben ricordo il luogo A mai più pastori
piagge, a Dio; a Dio, selve; e fiumi, a Dio.
spiagge, a mai più selve e giumi, arriverci.
[NUNCIO] Costei parla di modo, che dimostra
costei parla in modo tale da dimostrare si essere
d'esser disposta a l'ultima partita.
disposta al suo ultimo viaggio
[CORO] Ciò che morte rallenta, Amor, restringi,
cioè che la morte rallenta l'amore restringe
195 amico tu di pace, ella di guerra,
amico tu di pace ed ella amica di guerra
e del suo trionfar trionfi e regni;
e nel suo trionfare trionfi e regni
e mentre due bell'alme annodi e cingi,
e mentre annodi insieme due belle anime
così rendi sembiante al ciel la terra,
in questo modo rendi la terra simile al cielo
che d'abitarla tu non fuggi o sdegni.
terra che non sdegni e non rinunci ad abitare
200 Non sono ire là su: gli umani ingegni
non sono irati in cielo: gli ingegni degli uomini
tu placidi ne rendi, e l'odio interno
rendi tranquilli e l'odio interno
sgombri, signor, da' mansueti cori,
togli, signore, donaci cuori mansueti
sgombri mille furori;
lontani dalla rabbia
e quasi fai col tuo valor superno
e fai che con il tuo valore superiore
205 de le cose mortali un giro eterno.
le cose mortali abbiano vita eterna
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