LibertyDreamer
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dmni ho compito in classe sul cantico delle creature...ed ho bisogno del commento!!! helpppppppp!!... :( :(
mat73
mat73 - Eliminato - 729 Punti
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Il cantico delle Creature, scritto da San Francesco d'Assisi in volgare umbro intorno al 1224, è tra le opere più antiche della letteratura italiana.
Secondo l'interpretazione tradizionale, il Santo innalza nel cantico le lodi al Signore per la bellezza della creazione (Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, cioè per la creazione della sorella luna, perché hai creato la luna); secondo una delle ultime interpretazioni il Santo si rivolge invece alle creature medesime, perché esse stesse intonino l'inno al creatore. Il per, ripetuto sette volte, sarebbe allora equivalente al complemento d'agente: "lodato tu sia, o mio Signore, dalla sorella luna". Il creaturarum del titolo latino sarebbe quindi un genitivo soggettivo: lode da parte delle creature. Altri studiosi sostengono una diversa chiave di lettura: il per avrebbe un significato "mediano": "Lodato tu sia o mio Signore attraverso la sorella luna". Le lodi rivolte al sole, al fuoco, all'acqua sarebbero le lodi medesime di Dio, glorificato attraverso le dolci creature.
Un altro interrogativo che si pone la critica è quello dell'unità del componimento, che a molti appare nettamente "rotto" in due parti, una di più intensa ispirazione, pervasa da una letizia e sensibilità una legata alle condizioni più ascetiche e dure dell'età medievale, più strutturale e drammatica.
Tuttavia sembra che l'unità spirituale del componimento sia resa proprio dal suo procedere interiore. Dapprima San Francesco intona l'inno al Signore per le creature inanimate, per le apparenze sensibili della creazione, non più disprezzate ed invilite come nel tradizionale atteggiamento della religiosità medievale, ma accolta come immagine di Dio; poi per l'uomo, capace di perdonare il male, di conquistare la pace e serenità dello spirito; infine per la morte, che dalla realtà terrena conduce a quelli eterna, e corona con il suo mistero, la creazione.
Secondo me l'unica ombra che permane nel cantico è la terza riga del versetto dedicato alla morte. Ma credo che fosse un riferimento inevitabile nella mentalità medievale di intendere il trapasso il disfacimento della carne.
In nessuna lirica gli elementi fisici della natura, il sole, l'acqua, i fiori, le stelle, sono avvertiti con una tale commozione con una tale fraternità dello spirito. Contribuiscono alla suggestione del Cantico il ritmo lento del linguaggio, il candore degli appellativi, l'elevatezza stilistica.
mohamed9
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Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Così inizia il Cantico delle Creature di San Francesco, un inno alla potenza del Signore e alla bellezza della Natura. Ma prima di analizzare la composizione, capiamo meglio chi era Francesco. Francesco nasce ad Assisi o nel 1181 o nel 1182. Suo padre era Pietro Di Bernardone, un ricco mercante del luogo. Francesco trascorre una giovinezza facile, circondato dal lusso, grazie ai soldi del padre. Dopo essere andato in battagli a contro i Perugini ed essere stato catturato come prigioniero e rimasto in cella per un anno, Francesco subisce una profonda mutazione spirituale. Si accorge che i beni del padre non lo faranno felice. Così, tra il 1202 e il 1206, rinuncia a tutti i beni in suo possesso e si dedica alla predicazione del Vangelo, vivendo come Cristo in povertà assoluta. Presto cominciò a raccogliere molti seguaci intorno a sé e intorno al 1210 fonda l’Ordine Francescano, con la benedizione del papa Innocenzo III. L’Ordine si basava sull’imitazione di Cristo. Questa era un’idea totalmente rivoluzionaria per il tempo. Francesco morì poi nel 1226 a Porziuncola, sede centrale dei Francescani. Fu proclamato santo nel 1228 da papa Gregorio IX. Tornando al cantico: Francesco lo scrisse in volgare umbro nel 1224. In questo testo sono evidenti il senso di fratellanza tra l’uomo e Dio e la natura, ovvero il Creato di Dio. Tutto basato su valori evangelici originari. In questo brano addirittura la morte è un’amica, che permette all’uomo di risorgere in Cristo. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Naturalmente solo se si è puri di spirito questo avverrà, altrimenti si andrà all’inferno. Oltre alla morte, ritroviamo molti altri elementi naturali, personificati da Francesco e trattati come amici, o come da testo, come fratelli e sorelle. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
[…]
Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
[…]
Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
[…]
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,...
E di ognuno descrive le caratteristiche principali, soprattutto quelle per le quali l’uomo apprezza questi elementi. Ribadisce così il legame tra natura e uomo. C’è infine da parlare dello schema metrico: il componimento è una lauda, formato da 12 strofe irregolari, composte da versi liberi e sciolti. Sono presenti molte assonanze, soprattutto a sostituire le classiche rime. Il cantico si conclude così:
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
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