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  • urgenteeee! acqua amara Luigi Pirandello: analisi, tematiche ecc.

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martina.ul
martina.ul - Ominide - 6 Punti
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acqua amara di Luigi Pirandello, l'analisi e le tematiche, tutto quello che c'è da direee!
jessicabortuzzo
jessicabortuzzo - Sapiens Sapiens - 1551 Punti
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Novella di Luigi Pirandello, pubblicata dapprima su Il Ventesimo, 15 ottobre e 22 ottobre 1905, poi ne La vita nuda, Treves 1910; e nel secondo volume di Novelle per un anno, La vita nuda, Bemporad 1922. In tale edizione, qui ripresa, è reperibile sul meritorio PirandelloWeb.

La fisicità, la carnalità, patetica, una volta di più viene caricata da Pirandello di tutta l’amarezza innescata dall’esistenza stessa: una maschera tragica incollata all’uomo. Umoristica anzi. Lontana dall’estetismo purulento dannunziano della

«carne che domani può essere un pallido sacco d’acqua amara».

I due interlocutori della prima sezione della novella sembrano infatti, nel gioco delle apparenze appunto, ai poli opposti di un’umanità squallida.

Grosso facondo invadente, uno. Ingombrante, sul sediletto e nella vita, come quegli «strepitosi ronfi» che doveva probabilmente «tirar col naso durante la notte» per poter respirare, ingombro com’era egli stesso da tutta quella pinguedine.

L’altro, «magro da far pietà», disperso nel suo stesso abito.

Il primo pretende addirittura, nella propria stolida espansività, d’esser famoso nelle Terme, dove entrambi si trovano ed egli è un habitué, e ugualmente di saper individuare il male di cui soffra l’altro: mal di fegato… se è sposato.

Nella sua crassa egocentrica ‘vitalità’ recuperata, e certo sovrabbondante, gli pare anzi di poter impartire al «patituccio» interlocutore una lezione di vita, una sorta di propaganda preventiva.
La spiegazione superficiale secondo cui Pirandello individuerebbe un nesso cogente tra matrimonio e malattia, tra matrimonio e una serie di disgrazie, è spesso avanzata da molti critici anche peraltro lucidamente staccandola da ogni consequenzialità rispetto alle vicende private dello scrittore, e la si riconosce – superficialmente e per rimodulazioni – da Il Fu Mattia Pascal a Uno nessuno e centomila, dal terribile La trappola a Il treno ha fischiato e La carriola, da Zia Michelina a Nenè e Ninì a Prima notte, a Il Professor Terremoto a La signorina a Notte, a Il viaggio a La buon’anima a Pensaci Giacomino! a Pena di vivere così a Tutto per bene, a Sei personaggi in cerca d’autore… e l’elenco, che già ignora casi macroscopici, continuerebbe.

Ed ecco che infatti al personaggio narrante, il quale con ineffabile eleganza non si perita di esplicitare quale nauseato e nauseabondo effetto gli producesse, già solo che si parlasse dell’argomento, il matrimonio appare quale causa scatenante di fastidi, disagi, seccature, l’uno dopo l’altro.

Senza che destinatario del discorso e lettore siano guidati a rendersi conto più di tanto dell’a sua volta ributtante cinismo dell’uomo, poiché sapientemente ‘contrabbandato’ dalla focalizzazione del parlante tutta calata peraltro in un contesto sociale ieri come oggi degradato, questi sciorina le proprie prodezze: risiedeva a Napoli, dove in un «quartierino da scapolo» conviveva con la figlia di un usuraio – nella ‘galleria’ pirandelliana un’altra giovane donna infelice a causa della condizione femminile di inferiorità, costretta dalla povertà e dalla grettezza della famiglia di origine e non solo… -Era intervenuta tuttavia a mutare la comoda situazione un’epidemia di colera, mistificata dalla «religiosissima» (e l’Autore intende: bigotta) madre del protagonista come una punizione divina per lo stato di «peccato mortale» della sua vita depravata, non meno che da lui stesso, che tale epidemia intende egoisticamente come la causa di un proprio disagio.

Come Filumena Marturano nell’omonimo dramma di Eduardo (del 1946), non sappiamo con quanta premeditazione, anche la giovane, sposata in periculo mortis, si riprende istantaneamente, almeno così sostiene il narrante:

«Ma che fu? mano santa? miracolo? Pareva morta, guarì!»

In più, sempre per il ‘provvidenziale’ colera, la fresca sposa aveva ereditato dalla morte della propria famiglia una somma ragguardevole: e la dote, come talora in altre occorrenze nelle novelle, nella situazione sociale contemporanea (e non serve citare la stessa biografia di Pirandello ma lo stesso dato socioculturale), le conferì potere nel ménage matrimoniale.

Naturalmente, peraltro, non è da trascurarsi l’influenza determinante della prospettiva del narrante sul racconto, e della sua sedicente attitudine «fi… filosofesca» – così suona l’aggettivo quando egli si spinge ad usarlo, con un qualche dilettantismo, proponendo una propria rivisitazione della distinzione fisiologica e antropologica in generi.

Il resto lo trovi qui: http://nephelais.wordpress.com/2013/02/10/acqua-amara-novella-di-luigi-pirandello/
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