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  • Ulisse in Dante, Saba, Foscolo: Analogie e Differenze

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giggikr
giggikr - Sapiens - 761 Punti
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come da titolo....vorrei una mano nello svolgimento di questo tema...poichè doman ho un interrogazione e potrebbe interessare anche questo argomento...grazie in anticipo
Aleksej
Aleksej - Mito - 20002 Punti
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Se per Omero Odisseo è sempre un eroe positivo, con Dante(Inf.,XXIV,.vv.85 ss.) diventa simbolo dell’uomo moderno, spinto da inestinguibile curiosità verso traguardi sempre nuovi: da una parte è colui che asseconda la propria natura umana, generata “per seguir virtude e conoscenza”, dall’altra è anche simbolo della insufficienza umana non assistita dalla grazia divina.

La sua allora diventa la sconfitta di chi, sfidando i limiti del sapere imposti da Dio attraverso il folle volo, viene poi punito e travolto da un turbine. Personaggio ambiguo, dunque, l’Ulisse di Dante, che, nella visione teologica medioevale, peccando d’orgoglio, ha “trasgredito”, proprio come l’eroe tragico, che sconta la sua hybris con il sacrificio di sé, poiché è inevitabile che su di lui si abbatta la tisis divina.

Tra Foscolo ed Ulisse si possono notare analogie e differenze. Entrambi hanno avuto un destino ostile: le divinità si sono sempre opposte al loro cammino ostacolandone il regolare corso costringendoli ad un lungo esilio dalla terra natia, che per entrambi è una piccola isola della Grecia; ma mentre Ulisse ritorna e ne bacia la rive, Foscolo morirà lontano da Zacinto. Inoltre Ulisse grazie alle sue imprese eroiche riesce a conquistare Gloria mondiale, mentre Foscolo è convinto che otterrà solo "Illacrimata Sepoltura".
Si vede così come Ulisse per il Foscolo è una figura paterna, oggetto di ammirazione (bello di fama e di sventura) e di rivalità (Baciò Itaca / Né più mai = l’unica cosa che però manca ad Itaca è la floridità che Zante ha ricevuto da Venere).

Si può notare inoltre come per il Foscolo, sia un punto fisso il ricongiungimento con la madre: infatti il primo punto lo troviamo alla fine della prima terzina quando l’incocnscio del Foscolo ha fatto riavvicinare le parole Itaca - Ulisse.

Codice Classico e Romantico: il primo è colui che conclude le sue imprese felicemente e con il destino amico; il secondo non conclude le sue imprese per il fato avverso che però viene affrontato con decisione e senza sottomissione = Ulisse è un po’ entrambi.
La figura di Ulisse nella letteratura del Novecento, è diventata spesso il simbolo dell’inquietudine morale e filosofica dell’uomo contemporaneo, accompagnandosi in genere ai motivi del viaggio e della ricerca della verità (come già in Dante).

È Umberto Saba che riesce ad esprimere in poche righe il significato universale del mito di Ulisse riprendendo il tema del viaggio visto in chiave fortemente autobiografica in alcune liriche del Canzoniere, ma specialmente nella lirica “Ulisse” (che conclude la raccolta Mediterranee del ’44).
Attraverso questo testo, Saba ripercorre le tappe principali della sua vita: la prima parte vede i tempi al passato riferiti alla sua giovinezza, che l’autore chiama “giovanezza” secondo la tradizione aulica; nella seconda parte, che comincia con lo stacco decisivo “oggi”, il poeta va in profondità a scandagliare la sua anima insoddisfatta.
Il testo insomma, oltre a fornire delle suggestive immagini del paesaggio marino, ripropone il percorso di una vita umana soffocata nel cieco labirinto di una verità sempre introvabile.
E mentre i suoi compagni, ormai anziani, si sentono appagati nel loro quieto vivere (rappresentato nella poesia dal porto e dalle sue luci) e evitano di porsi domande, accettando supinamente la realtà, Saba, pur vecchio, si sente ancora lontano dalla meta e si sente spinto «al largo» da un indomabile e doloroso amore della vita, alla ricerca di nuove esperienze. Le figure che nascono da questa contrapposizione sono quella del “conformista” e quella del “poeta”, che saranno protagoniste di testi successivi (come appunto Il poeta e il conformista). Il grande valore morale e intellettuale di questa distinzione ha spinto Bàrberi Squarotti e Jacomuzzi a considerare la lirica come «l’altissimo testamento spirituale di Saba».
L’ultimo verso è decisivo per la comprensione della poesia, ma anche dell’intera produzione sabiana. Il «doloroso amore» della vita è il movente che spinge il poeta alla ricerca della verità. Solo il poeta può carpire la verità delle cose, il senso più profondo di queste, ma se la vita è male e dolore, la capacità del poeta di innamorarsene è pari alla sua capacità di tollerarne la sofferenza.
L’ossimoro coglie la cifra più alta ed emblematica della poesia di Saba, sintetizzandone gli aspetti contrastanti in un profondo sentimento di consapevolezza.
Con questi versi Saba intendeva terminare la raccolta delle Mediterranee e insieme l’intero volume del Canzoniere, che egli pubblicava in quegli anni e del quale “Ulisse” veniva appunto a rappresentare l’ultima pagina. Ma si trattava di una conclusione apparente, «astuta», proprio perché la poesia sabiana, in quanto compensazione e adempimento degli impulsi vitali, non poteva concludersi che con la fine della vita stessa.

Questa risposta è stata cambiata da alessica (02-10-08 22:55, 8 anni 2 mesi 8 giorni )
orrfeos
orrfeos - Genius - 14616 Punti
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complimenti...davvero un bell'aiuto...chiudo...
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