gaga the best
gaga the best - Erectus - 83 Punti
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confronta le poesie di ungaretti e prova a individuare in un breve testo argomentativo le tematiche principali del suo stile.
Sara♥96
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1. L'Allegria, o la poesia della parola:

II comun denominatore dei testi è la presenza di una concreta fenomenologia bellica - che va dalle più nette immagini di violenza e morte in Veglia alla distruzione materiale in Pellegrinaggio e in San Martino del Carso - o dei suoi riflessi morali in Fratelli («aria spasimante», «fragilità») e in Sono una creatura (pietrificazione interiore, pianto silenzioso, morte in vita). Sono insomma testi di oggettiva denuncia delle lacerazioni prodotte dalla guerra. I due componimenti in cui le immagini materiali della guerra sono assenti appaiono anche (con San Martino del Carso) i più desolati: l'esperienza della tragedia bellica è quasi sempre resa da Ungaretti in termini di riflessi intimi, di moti dell'animo. Ungaretti, insomma, non è un poeta espressionista che si compiace della violenza delle immagini (si vedano Benni e anche Rebora di Voce di vedetta morta). Un accenno di espressionismo c'è però in Veglia, legato alla serie di participi (buttato, massacrato, digrignata, penetrata) che rappresentano la situazione con crudezza di significati e asprezza fonica, e che, in assenza di un verbo finito, generano un clima di tesa sospensione drammatica (evocativo dell'interminabile lunghezza della notte). Accentua la potenza tragica della rappresentazione la scansione, come spessissimo accade in Ungaretti, in versicoli «"scandalosamente" brevi» (Contini), che pone in risalto, stagliandoli sullo sfondo bianco della pagina e, per analogia, su un abisso di silenzio, proprio alcuni dei termini più aspri (massacrato, digrignata, penetrata). Ma, per contrasto, all'esperienza della morte fa riscontro il sorgere prepotente di un istinto vitale, quasi primordiale: la sospensione e la tensione si sciolgono quando la comparsa della proposizione principale (ho scritto /lettere piene d'amore) significa il bisogno di pensare all'amore e subito dopo il viscerale attaccamento alla vita. È questo un movimento ricorrente nell'Allegria (in singoli testi e nel complesso della raccolta), che possiamo cogliere anche in un altro dei componimenti che rappresentano con crudezza realistica la condizione di guerra: in Pellegrinaggio l'immagine del «seme / di spinalba» apre una prospettiva sull'infanzia alessandrina del poeta e crea un moto di reazione (illusione, coraggio, mare) nell'uomo di pena.

2. Sentimento del Tempo, La Terra Promessa:

Dopo l'esperienza rivoluzionaria dell'Allegria, dopo la ricerca di una parola nuda, pura ed essenziale, che si levi dal silenzio, come la parola dell'uomo originario, Ungaretti lentamente riscopre le virtualità discorsive e melodiche del linguaggio poetico e il fascino della tradizione. Si tratta di una regressione o di un progresso? I critici, concordi nel riconoscere la straordinaria importanza storica dell'Allegria, si dividono nella valutazione delle successive fasi della lirica ungarettiana, di cui forniamo qui una campionatura minima nell'ambito di quei testi che, per linguaggio e ansia metafisica, poterono costituire fonte di suggestione per gli ermetici.

3. Silenzio:

Silenzio è l'epifania improvvisa di un passato solare che nasce sullo sfondo buio del presente, un presente di pena e desolazione (siamo nel pieno della guerra, Veglia è di sei mesi prima). La città natale dove il sole rapisce e smemora era percorsa dal «limio delle cicale» che «durava» e dura «nel cuore» di chi si è allontanato. Forse questo suono che la memoria rievoca sorge dal silenzio (silenzio materiale? silenzio interiore?), come la luce dal buio. Mala lirica, che si apre affermativamente e quasi ottimisticamente («conosco una città») nel segno del passato ritrovato, progressivamente, sovrapponendosi la memoria dolorosa del distacco dalla città solare, si viene accostando al presente: la città, nel ricordo, svanisce alla vista dell'emigrante («ho visto / la mia città sparire»), lasciando come ultimo segno di sé dei lumi sospesi nella foschia. E forse il movimento designa anche il processo presente dello svanire del ricordo (e quindi di nuovo, come allora, della città solare) e il «sospesi» con cui si chiude il componimento può caricarsi di significati nuovamente inquietanti (la condizione sospesa dell'uomo che affronta la morte giorno dopo giorno?).

4. Vanità:

Vanità, una delle più tarde liriche dal fronte. Vanità è giudicata da Pasolini il «capolavoro» delle «composizioni rarefatte» ungarettiane. In essa «meglio si configura l'ineffabilità ungarettiana, la parola in trasparenza, il sintagma volatilizzato in nuclei semantici senza peso», e in essa «si riscontra quella situazione di abbandono, di confidenza, di allegria, molto giovanili, che sono il sottofondo fisico più ancora che psicologico del primo libro ungarettiano» (Pasolini usa qui il termine "allegria" secondo l'interpretazione di Contini, che egli stesso descrive: allegria «come momento attivo dell'atto liberatorio della poesia, come passaggio dal piano della vicissitudine umana al piano linguistico»). Si tratta, comunque, dell'illuminazione improvvisa di una dimensione di limpidezza, di infinito (e di eterno?) che pare radicalmente negata dalla provvisorietà torbida e finita del presente. II poeta coglie questa intuizione nel rischiararsi improvviso d'uno specchio d'acqua colpito dal sole (o dalla stessa limpida trasparenza dell'acqua). Rinvenirsi «ombra» può - come si è osservato in nota - mantenere implicazioni negative (del resto presenti irrimediabilmente nel titolo), in parte risolte però nel moto lieve dell'acqua che culla appunto l'ombra del poeta e forse la sua illusoria intuizione.

Con il Gioanola si deve ricordare che «una delle opposizioni immaginative fondamentali della poesia ungarettiana è quella tra "deserto", con le connotazioni dell'aridità e sete e abbandono ed esposizione alla morte, e "acqua", con le connotazioni contrarie della protezione, del conforto, del rifugio». II critico compie quest'osservazione a proposito della lirica I fiumi, ma è chiaro che essa può applicarsi anche al finale di Vanità. Notevole la genesi "africana" di questa opposizione deserto/acqua, che talora complica le stesse rievocazioni della passata solarità.

Preso da http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070323110109AA22Wxs
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