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SOS commento de "Il Tuono " di pascoli
Bambolaaaa
Bambolaaaa - Ominide - 29 Punti
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Pascoli, con questa poesia, vuole descrivere il tuono che, con alto fragore, rintrona nella notte scatenandosi in tutta la sua violenza terribile. L’essere umano all’udire questa voce possente della natura, s’impaurisce come il bimbo che piange spaventato nella notte buia.
All’immagine minacciosa della natura si contrappongono, però, le figure rassicuranti della madre e della culla.
Infatti, ad intervenire per tranquillizzare il suo bimbo fu la madre, la quale si assume un simbolo di protezione, di sicurezza e di pace serena.
Il poeta inizialmente esprime la sua angoscia per lo scatenarsi improvviso di elementi negativi inserendo segnali di morte ed immagini dell’oscurità del nulla, ma riesce alla fine a tranquillizzarsi e riprendersi concludendo con l’annuncio del rifiorire della vita.
la conclusione contiene una notazione consolatoria: il canto di una madre che culla il proprio figlio, ci riporta dentro quella casa che rappresenta il simbolo degli affetti più vitali e profondi del poeta.
Questo carattere è reso noto anche dalle parole chiave: “canto di madre” e “culla” che rappresentano “il nido” e la vita che rinasce.
Il mondo esterno è avvertito come una minaccia, simboleggiata dal tuono che, come tutti gli eventi atmosferici violenti, è per Pascoli simbolo di una oscura minaccia. IN contrasto con la drammaticità del mondo esterno troviamo la casa e la culla come elementi rassicuranti (il nido, tema classico della poesia pascoliana)
Si può dire che questa poesia è il proseguimento della precedente, intitolata “il lampo” (facente parte della triade TEMPORALE, IL LAMPO e “il tuono”), con la quale presenta alcuni elementi in comune, a cominciare dalla struttura metrica e dallo schema delle rime, che sono identici.
Entrambe le liriche sono costruite su un accostamento di sensazioni: nel “il tuono” prevalgono le sensazioni uditive, mentre nel “il lampo” vi sono quelle visive
carlotta sara
carlotta sara - Sapiens - 626 Punti
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Commento
Il tuono descrive aspetti della natura, alludendo però a dimensione caratteristiche del mondo interiore di Pascoli. Il poeta ha, infatti, caro il tema del temporale, simbolo della minaccia e della violenza. "Il tuono" viene pubblicato nel 1900, nella quinta edizione della raccolta Myricae, collegando questa ballata ad un'altra scritta precedentemente: Il lampo. La similitudine del ritornello trasforma la percezione visiva in un vero e proprio stato d'animo. Il "nulla" con cui si conclude il ritornello è in rima, quindi messo in relazione, con "culla" alla fine della volta; il nulla che è tormentoso e angoscioso lascia posto al simbolo della vita che torna a normalità, al rifugio.
La ballata è come la fine di una lotta con le tenebre, in cui si giunge al recupero dell'innocenza proprio in contrasto con le manifestazioni naturali di un temporale.
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