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saggio breve su petrarca
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http://www.atuttascuola.it/materiale/italiano/petrarca.htm
http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20100301072455AA56O9Q
Petrarca, l’intellettuale cosmopolita, legato a nessuna tradizione municipale e aperto a nuove conoscenze.
Il contesto storico-politico degli anni in cui hanno vissuto Petrarca concentra la sua produzione scritta sull’uomo, in particolare su sé stesso e sul proprio dissidio interiore; come nel suo Canzoniere. La condizione di peccatore del poeta, insicuro e tormentato, è di valore universale, in quanto ciò che è la condizione del poeta, rispecchia anche l’essere dell’uomo di quel periodo storico. Petrarca fonda il suo pensiero sulla filosofia che pone l’uomo al centro della sua indagine e che studia la sua interiorità, così si affida al pensiero di S. Agostino che cita anche nella sua opera Secretum, delineandolo come l’uomo che lo aiuta a raggiungere la salvezza eterna nel suo continuo dissidio interiore tra i piaceri terreni e l’elevazione spirituale. Petrarca ha scritto altre due opere che rispecchiano il dissidio interiore che lo tormentava: il De vita solitaria, nel quale si comprende come il poeta voglia elevarsi spiritualmente ma non rinuncia ai piaceri terreni; il De otio religioso, nel quale elogia la vita monastica dedita alla preghiera ed alla sola contemplazione di Dio.
Petrarca scorge, comunque, nella fede una tensione continua a differenza di Dante che percepisce in essa una certezza solida e stabile. Infatti Petrarca vive in un epoca storica durante la quale vi è il crollo della Chiesa, istituzione corrotta e instabile, e per questo motivo egli nutre una profonda delusione ad è alla continua ricerca di quei valori che sono andati perduti; è perciò un intellettuale cosmopolita. Dante, invece, è fermo sulla sua concezione universalistica dell’Impero, su esempio dell’Impero romano mentre, in Petrarca, il pensiero di unità dell’Impero è totalmente scomparso.
Nei due intellettuali vi è anche una concezione diversa di poeta e letteratura; così mentre Dante è il colto medioevale che regge ogni campo della conoscenza, si pone come maestro di vita e concepisce una letteratura basata sulla fede religiosa e la morale, Petrarca è semplicemente “il poeta”, convinto del valore autonomo della letteratura e vede nella poesia un mezzo di purificazione. Egli è un testimone della condizione umana e, nella sua opera Rerum vulgarium fragmenta, è una guida spirituale che mette a disposizione dei suoi lettori le sue conoscenze e le sue competenze culturali.
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Petrarca, a differenza di Dante, identifica nel latino la lingua di comunicazione, la lingua ufficiale della cultura. Utilizza il volgare solo nel Canzoniere e nel poemetto i Trionfi e privilegia per le opere dai contenuti più elevati, il latino. Petrarca, quindi, non disprezza il volgare, anzi cerca di elevarlo alla bellezza formale del latino. Petrarca ama l’uso del latino anche perché esso si rifà alla cultura del mondo classico. Come Petrarca, anche Dante rievoca la cultura classica, utilizzando immagini e temi classici per poi rimodellarli a seconda della sua visione della realtà. A differenza di Dante che allegorizza la cultura classica, Petrarca è consapevole della rottura avvenuta tra mondo antico e mondo contemporaneo e perciò vuole recuperare il senso autentico dei testi antichi ricercando in essi i valori perduti nella sua epoca.

Francesco Petrarca è probabilmente il personaggio dal pensiero più travagliato e contraddittorio di tutta la storia della letteratura italiana. Egli fu preda di insolvibili conflitti interiori che segnarono inevitabilmente la sua attività poetica e tutta la sua sofferente esistenza. Petrarca visse tutta la vita sospeso in equilibrio instabile su un filo sottile, senza mai cadere né da una né dall'altra parte.

La principale fonte di dissidio è inevitabilmente l'amore, quello per una donna, Laura, che porta fa oscillare il poeta tra il desiderio delle bellezze terrene e l'immediata condanna morale di queste ultime. Petrarca affronta il tema in questione nel III libro del Secretum ( L'amore per Laura ), dove nel dialogo tra Francesco e Sant'Agostino si contrappongono la concezione cortese-stilnovistica del sentimento e quella cristiana.

Si tratta in realtà di un dialogo " in interiore homine ", infatti i due interlocutori rappresentano gli esponenti del perpetuo conflitto della coscienza del Petrarca, ed il dialogo rappresenta proprio la costante indagine personale che il poeta porterà sempre avanti senza tuttavia mai giungere ad una conclusione duratura. Questo perenne dissidio dell'animo è presentato nel II libro del Secretum come una vera e propria malattia.

L'incapacità di trovare un appiglio stabile nella molteplicità effimera del sensibile e la contemporanea consapevolezza di non riuscire a distaccarsi del tutto dalle cose terrene seppur vane, porta l'uomo ad una forma di inerzia morale, che poi muta in una debolezza del volere e dell'agire, l'accidia. Una volta affetti da questo male diviene difficile curarsene e si preferisce perciò rifuggire dal mondo, fonte stessa del dissidio, e rinchiudersi in una tormentata solitudine, come avviene nel XXXV sonetto del Canzoniere ( Solo e pensoso i più deserti campi ).

(...Segue)


Questa risposta è stata cambiata da sbardy (16-12-14 12:25, 1 anno 11 mesi 26 giorni )
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