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  • Saggio breve, L'idea di storia tra proiezione e nostalgia

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giottox
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mi servirebbe un saggio breve su : L'idea di storia tra nostalgia e progresso. Grazie mille.
kiki!95
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Beh è quello che ho fatto io un mesetto fa, ma non so se le tracce siano uguali
giottox
giottox - Ominide - 5 Punti
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potresti metterlo ugualmente, e se non è del tutto uguale ne traggo spunto. Grazie milleeee
kiki!95
kiki!95 - Genius - 2465 Punti
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Allora, premetto che ritrovandolo mi sono accorta che il mio parlava di memoria storica, però considerando che anche il tuo poi dice "nostalgia e progresso", lo posto lo stesso, magari puoi prendere spunto.

" «Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “mi ricordo”». (F.Nietzsche. Considerazioni inattuali – 1889)
Si scappa dalle interrogazioni non andando a scuola, si scappa dalla verità rifugiandosi nelle bugie, si scappa dalla persone pensando che siamo solo noi ad aver bisogno di loro, si scappa dal caos della città per rifugiarci in posti più tranquilli, senza accorgersi che il caos ce lo portiamo dentro come i ricordi, delle persone che fuggono per prime.
Ma nessuno mai si chiede se si possa scappare dal passato?
Secondo Nietzsche, per poter star bene col nostro presente, è necessario chiudere le porte con il passato, altrimenti rimarremmo fermi. Non ci si deve fermare, ma guardare il tempo che scorre e (s)correre insieme ad esso; perché se tutti noi stessimo fermi a voltarci ogni volta indietro, sarebbe un po’ come correre su un tapis roulant per raggiungere un’esistente meta.
Al contrario, tutto ciò non implica che la memoria storica debba cadere nell’oblio del dimenticatoio; perché, non è più facile dimenticare gli stermini, i caduti, i morti, le vittime, i vinti, i soppressi, piuttosto che ricordarsi degli eventi piacevoli successi?
La nostra mente in qualche modo nega tutto questo, non lo recepisce, oppure, semplicemente, non ne è a conoscenza.
E’ forse più comodo far ricordare a qualcun altro per noi? Gli storici, ci tengono aggiornati, loro immagazzinano i nostri ricordi, in qualche modo, rinnegati.
Come appunto dice E. J. Hobsbawn, nella sua opera “Il secolo breve” scritto nel 1997, gli storici sono dei semplici cronisti, ma non dovrebbero essere qualcosa di più di questo? Sarebbe meglio che insegnassero anche che la storia non è solo una disciplina che deve essere studiata a memoria per l’interrogazione del giorno dopo; dovrebbero far capire che nel passato dell’umanità ci sono radicati i momenti, le cause, gli inizi di tutto ciò che adesso vediamo, che abbiamo.
Lo scrittore, nella stesso libro, afferma inoltre che: «la maggior parte dei giovani della fine del secolo, è cresciuta in una sorta di presente permanente, senza mai guardare la storia dei loro antenati.» e come cita anche la giornalista B. Spinelli, nel “Il sonno della memoria”, la storia viene ‘calpestata’ da (noi)«’nani che camminano sulle spalle dei giganti’. I giganti sono le nostre storie, i successivi e contraddittori volti che abbiamo avuto in passato […]». Poiché si sa, che senza il presente senza il passato non esisterebbe, così come il futuro senza il tempo d’oggi; e come dice poi la stessa Spinelli «[…] Lavorare sulla memoria, ma anche oltrepassarla per estenderne i confini e costruire su di essa.», perciò non si può cambiare pagina senza aver letto quella precedente, chiudendosi gli occhi e tappandosi le orecchie su fatti che hanno lasciato il segno nella storia; ma allo stesso modo, tutti questi, vanno ricordati con moderazione, col giusto equilibrio, rammentandosi quelli della nostra attualità, perché non ci dovrebbero essere vittime di ‘serie A’ o di ‘serie B’. Ci si dovrebbe rendere conto di ciò che succede oggi, di fare qualcosa affinché le atrocità del passato non vengano commesse una seconda, una terza, una quarta volta, per non sbagliare di nuovo. Oppure semplicemente agire per fermare qualcosa che ormai va avanti da troppo tempo.
Perché le storie non raccontate sono le prime ad essere dimenticate.
Ci sono persone, invece, che vorrebbero ricordare, ma non hanno la possibilità di farlo, persone che non ricordano neanche chi siano, persone che non ricordano neanche una pagina della loro storia personale. La malattia non glielo permette; le ha portato via tutto come un castello di sabbia spazzato via dal vento. La memoria può svanire da un momento all’altro, quindi andare avanti non significa necessariamente dimenticare.
«Ho amato una donna con tutto il cuore e tutta l’anima. Lei non si ricorda nemmeno di me, gli sono stato accanto ogni momento. Per lei, leggo ogni giorno la storia della nostra vita insieme, perché credo che i ricordi siano più forti di qualsiasi malattia.» (The Notebook, Le pagine della nostra vita).
«Abbiamo perso la memoria del ventesimo secolo
Recitiamo la speranza, cosicché qualcuno un giorno o l’altro si ricordi di noi.»
( Il Teatro degli orrori – L’impero delle tenebre).

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