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SlEsO1 - Sapiens - 390 Punti
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Una serie di giornate assolate e di notti scure: accadimenti singolari e improvvisi si susseguono sullo sfondo di una temporalità sicura, continua, piena di abitudini, nutrita di inezie. In primo piano, nel movimento del racconto, si urtano gli incidenti e i sussulti di una guerra che, d' un tratto, è divenuta epica e febbrile allorchè, per una questione di onore, è esplosa la collera di un eroe. Il campo di battaglia si trova nel paese degli uomini, sulle rive dello Scamandro, ma gli dei vi sono beni più che coinvolti: la dirigono, la fomentano, si ostinano in essa. Prendono le decisioni e le armi. La guerra di Troia appartiene a loro. Chi strappa gli eserciti al torpore, alla tensione immobile,all' attesa vana in cui sono inutilmente trascorsi anni interi? Chi stabilisce la strategia di quelle memorabili giornate di sortite, imboscate, assalti e duelli? é Zeus, il padre degli dei e degli uomini, a spezzare la monotonia dell' assedio, nel momento in cui risponde alle lagnanze di una dea offesa nella persona di suo figlio. è lui a decidere quando ordinare la risoluzione e la fine del conflitto.
Al re degli Argivi egli invia un messaggio, un sogno mendace, e scatena così il terribile scontro che si concluderà con la presa della città. E il sogno, pur ingannando Agamennone riguardo ai suoi successi immediati, non nasconde la natura divina della sua origine. L' immagine parlante che appare al re addormentato, col viso di Nestore, venerabile consigliere, evoca infatti l' assemblea degli abitanti dell' Olimpo:
" Gli Immortali, abitanti dell' Olimpo, non hanno più opinioni divergenti. Tutti si sono piegati alla preghiera di Hera. I Troiani sono ormai votati alla sventura".
Una discordia fra gli dei paralizzava ogni attività; il segno di un dio riscuote dall' inerzia. Per il poeta dell' Iliade, la dinamica della guerra di Troia e la storia frenetica delle sue battaglie sono nelle mani degli abitanti dell' Olimpo. La lite tra Achille e il suo re costituisce un' occasione, unn accidente originario.
"Canta , o dea l' ira di Achille, figlio di Peleo"; così ha iniziato il poema.
Ma l' autore, il motore affatto mobile di tale diverbio fra un eroe, figlio di una dea, e un re di ceppo mortale, è un dio. Certo, il poeta chiede alla dea che il racconto si svolga a partire dal momento in cui una lite improvisa oppose il figlio di Atreo, protettore del suo popolo, e il divino Achille. Ma questo inizio ne cela un altro. All' origine della disputa che oppone l' uno all' altro un re e il suo miglio paladino si delinea un' altra causa, decisiva e divina.
"Quale degli dei dunque ha seminato discordia fra loro in una tale lite e battaglia?", domanda il poeta. E Apollo fa la sua comparsa, da protagonista. All' origine della lita sta dunque il figlio di Latona e di Zeus: è lui che "scende dalle vette dell' Olimpo, con cuore corruciato", per vendiacarsi. Agamennone ha rifiutato di restituire a Crise, sacerdote di Apollo, la figlia, una giovane che egli aveva scelto come sua parte di vottino in occasione della conquista di Crisea. Ma è lo stesso Apollo a ritenersi oltraggiato nella persona del suo ministro: la tracotanza del re lo riguarda e lo colpisce. è lui, dunque, a inaugurare il tempo della guerra movimentata e narrata. Quanto all'origine prima dell' offesa recata da Agamennone al sacerdote e al suo dio, questa sempbra essere l' effetto dell' arroganza tutta umana del re. Ma l' intero svolgimento della guerra si inscrive, non visogna dimenticrlo, nei disegni di Zeus.
Per la sua incursione nel mondo umano, per venire ad appostarsi, simile alla notte, presso le navi greche, Apollo lascia la sua casa, una dimora ben costruita nel feudo montano degli Immortali, il massiccio dell' Olimpo, nella parte nord-orientale della Grecia continentale. Come tutti i suoi simile, quando si mescolano agli uomini, Apollo all' inizio dell' Iliade deve fare un viaggio, vale a dire percorrere molto velocemente la pianura di Troia.
Ma gli indizi di una vita divina, quasi un paesaggio appena delineato in prospettiva, compongono di fatto un altro quadro, obbligano a presupporre l' esistenza di un altro teatro per le imprese degli dei. Quello di una vita loro propria, autonoma e parallela.
Lunghe scene vi si svolgono: assemblee e conversazioni, banchetti e alterchi, nel palazzo di Zeus o sulle vette che lo circondano. Viaggi, inconti, liti: gli dei si muovoono in questo altrove in cui i giorni succedono ai giorni, secondo un ritmo assolutamente simile a quello noto ai mortali. Si muovono, agiscono, si spostano, ma anche si riposano: sanno abbandonarsi allo scorrere del tempo, all' ozio, al ritorno delle ore. Il lettore di Omero ha l' illusione perfetta che gli abitanti dell' Olimpo formino una società a parte, compleata e indipendente: relativamente animata, essa ha una sstoria evenemenziale che non sempre si intreccia a quella dei mangiatori di pane. Ha conosciuto passaggi di potere e sedizioni. La sua struttura gerarchica e genealogica è continuamente eposta al rischio del conflitto. Ma anche questa società possiede anche una profonda stabilità, fondata su un sistema di comportamenti e di rappresentazioni: gli abitanti dell' Olimpo obbediscono a regole, seguono costumi, hanno una coscienza assai precisa della loro identità etnica.


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