• Italiano
  • RIASSUNTO E SCHEMA ENTRO DOMANI AIUTOOOO!

    closed post
Harlemx
Harlemx - Habilis - 264 Punti
Salva

I venditori di tecnologia non fanno che decantare le meraviglie dell' essere sempre collegati a Internet, perennemente online, costantemente in contatto con il pianeta o, più modestamente, con il piccolo mondo degli amici che si ritrovano su Facebook e Twitter. Che dire poi del paradiso del multitasking, cioè la possibilità di passare agevolmente da un' applicazione all' altra dell' iPhone e dell' iPad, che è oggetto di un' infinita retorica commerciale? In realtà, l' essere sempre «accesi» provoca la sensazione di essere stritolati da una macchina conformista, sopraffatti da strumenti pensati in origine per migliorarci la vita. La posta elettronica è un piccolo ma eloquente esempio: quante volte, in una riunione, vediamo persone distrarsi per eliminare lo spamming , la posta indesiderata, dal proprio smartphone? È come se fossero sempre da un' altra parte rispetto al luogo in cui sono in quel momento. Lontano da dove, ma dove non si sa. Ci si può chiedere se le «nuove tecnologie» (sorvolando per un attimo sulle loro differenze) facciano crescere la creatività delle persone o finiscano per appiattirla. E se, per reazione, non stia già nascendo una nuova élite che si ritaglia spazi di «non connessione» sempre più grandi, per dedicare tempo alla riflessione solitaria e alla conversazione con persone in carne e ossa. Una nuova élite offline, convinta che cento social network non valgano un caffè con un amico. E che talvolta una passeggiata sia incomparabilmente più fruttuosa di una chat. C' è, innanzitutto, un problema di età. Ma non nel senso che comunemente si crede, cioè i giovani tutti nativi digitali e i vecchi tutti demodé. Tra i giovani ci sono profonde differenze, come documenta una bella ricerca della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Sono nativi digitali sia i trentenni che i quindicenni. Ma gli adolescenti, cresciuti in un' epoca di web sociale e Internet maturo, sono più orientati a mettere l' uso delle tecnologie della comunicazione in secondo piano rispetto alla frequentazione del mondo reale. Sono più equilibrati e saggi dei loro fratelli maggiori, nutriti alla dieta dei videogame. Forzando un po' , si può dire che questi adolescenti sono al tempo stesso contemporanei e «classici». Aristotele non stava fermo a pensare, camminava chiacchierando con i suoi discepoli. Anche Rousseau passeggiava, osservando le cose e intrattenendosi con le persone. E così pure Nietzsche. I giganti del pensiero non restano immobili a meditare, con il mento tra le mani, come il pensatore di Rodin, concepito e scolpito a cavallo tra Otto e Novecento, quando la rivoluzione industriale esplode, creando inquietudini profonde come Internet oggi. Peppino Ortoleva, storico dei media, ricorda i versi di T.S. Eliot quando il poeta si chiede dov' è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza, dov' è la conoscenza che abbiamo perso nell' informazione. «Sono tre forme di sapere con caratteristiche diverse. Oggi siamo nell' era dell' informazione. Punticolare e reticolare. Rischiamo di vedere il ramo e non la foresta, anche se ci muoviamo in un universo conoscitivo immenso e straordinario. Il ruolo della scuola è dare una base di conoscenza che renda redditizia l' informazione. Ecco la grande partita del nostro tempo». Ma è un' élite, per ora, quella che si pone l' obiettivo di usare al meglio la quantità di informazioni e la simultaneità dei contatti del mondo digitale. Un' élite non solo di potere. «I migliori tra i miei studenti - dice Ortoleva - fanno proprio questo: trasformano le informazioni in conoscenza. Non s' impigriscono nella bambagia di Wikipedia, studiano, fanno verifiche, confrontano le fonti. Sono bravi a creare reti di scambio, ma sanno anche ritagliarsi momenti di riflessione offline». Le idee migliori non nascono secondo un' unica modalità: a volte è la solitudine a produrle, a volte, persino, la convalescenza, e la letteratura ce ne ha regalato esempi splendidi. Altre volte il meglio viene fuori da uno scambio, da un' improvvisazione, come fanno i jazzisti quando suonano in jam session . I più bravi selezionano le priorità, si danno una disciplina, respingono l' asocialità e il conformismo che si nascondono dietro la cortina della socievolezza e delle novità hi-tech. Secondo Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, «la tecnologia non omologa la gente, ma, al contrario, sta creando una forte polarizzazione tra chi sa, l' élite di chi ha buona cultura di base, si orienta bene nei nuovi mezzi, e chi non sa. I primi diventano ancora più forti, hanno sempre più mercato, più occasioni professionali, se hanno capacità di iniziativa possono anche raggiungere il successo economico, perché i mezzi in campo sono davvero straordinari. Mentre la maggioranza, che li usa in modo inconsapevole e dispersivo, ne trae un modesto beneficio. E tuttavia anche i meno dotati stanno modificando radicalmente il panorama mediatico, perché in tutto il mondo emigrano in massa dalla televisione ai mezzi interattivi». Le conseguenze della diffusione capillare di Internet sono molto profonde: non solo sul piano della creatività individuale e della cultura personale, ma anche su quello economico-sociale. «La massa della piccola e piccolissima borghesia - dice il manager - era legata a lavori intellettuali a basso contenuto creativo, che oggi tendono a sparire per effetto di Internet. Accadde la stessa cosa alle mansioni operaie quando furono in parte cancellate dai robot. Per la società è un problema molto serio, perché il reddito viene distribuito attraverso il lavoro, e oggi il lavoro intellettuale più ripetitivo sparisce perché assorbito dalla tecnologia. Si profila il rischio di una società ancora più diseguale». È un processo che riguarda anche professioni cruciali come l' insegnamento: «Se soltanto pensiamo all' impatto potenziale della teledidattica - conclude Bernabè - possiamo immaginare le conseguenze sui posti di lavoro». Resta perciò, e anzi si rafforza, l' esigenza di formare giovani dotati di senso critico, capaci di confrontare le fonti e di ascoltare gli altri, «accettando - come dice Ortoleva - lo stimolo di punti di vista diversi dai propri». Giovani in grado di imparare, liberandosi dell' ideologia della presunta parità tra chi sa e chi non sa, che ricorda vagamente la Rivoluzione culturale di Mao Zedong, quando i «giovani istruiti», e i loro insegnanti, venivano mandati a lavorare nelle campagne. Nel mondo dell' arte, un' esperienza di valore è quella realizzata da Luca Barbero, oggi curatore associato della Collezione Guggenheim a Venezia, al Museo d' Arte Contemporanea di Roma - il Macro - di cui è stato direttore e grande animatore fino al maggio scorso. «Quello che abbiamo cercato di fare - dice Barbero - è stato aprire il museo al pubblico, usando tutti gli strumenti a nostra disposizione. Da un lato, attraverso Facebook e Twitter, abbiamo lanciato stimoli per attirare la curiosità dei visitatori, senza però inondarli di informazioni inutili. Dall' altro abbiamo lavorato per abbattere i muri specialistici che troppo spesso separano l' arte dal pubblico». Il lavoro «tecnologico» del Macro non si è limitato al rapporto con il pubblico, ma si è rivolto anche agli artisti, stimolati a trovare nuovi canali espressivi come i video su YouTube. Così la platea si è allargata a nuove fasce di pubblico. Il museo si è reso ospitale come una casa. Dove gli artisti e i visitatori hanno provato, per una volta, a coabitare. mail_placeholderRIPRODUZIONE RISERVATA **** La ricerca La Fondazione Bruno Kessler ha realizzato nei mesi scorsi un' indagine circa l' uso di Internet condotta su 852 studenti delle scuole superiori del Trentino (età media 16,9 anni) Uno dei dati più rilevanti emersi dalla ricerca, realizzata da Silvia Gherardi e Manuela Perrotta, è che questi ragazzi (come risulta dal grafico), si dicono più interessati a uscire con gli amici o ad ascoltare musica rispetto alla navigazione su Internet I giovani trentini iniziano a usare il web a un' età media di 11 anni e oltre il 93 per cento ha una connessione a casa. Ma di solito trovano nuovi amici tramite le conoscenze comuni (63,6 per cento) o a scuola (57,9), più che su Internet (19,3)

Questo topic è bloccato, non sono ammesse altre risposte.
Come guadagno Punti nel Forum? Leggi la guida completa
In evidenza
Classifica Mensile
Vincitori di novembre
Vincitori di novembre

Come partecipare? | Classifica Community

Community Live

Partecipa alla Community e scala la classifica

Vai al Forum | Invia appunti | Vai alla classifica

mc2

mc2 Genius 208 Punti

Comm. Leader
Suzy90

Suzy90 Moderatore 8656 Punti

VIP
Registrati via email