***Sissy***
***Sissy*** - Erectus - 67 Punti
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Ciao a tutti.
Mi serve una relazione abbastanza completa (quindi non troppo corta) del film "L'ospite inatteso".
Grazie in anticipo ;)
coltina
coltina - Genius - 11957 Punti
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http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=47170&film=L-ospite-inatteso
http://filmup.leonardo.it/thevisitor.htm
http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2008/11/25/lospite-inatteso-film-agrodolce-sullintegrazione-nellamerica-post-119/
prendi spunto da qui.....non ho visto il film.....mi spiace
***Sissy***
***Sissy*** - Erectus - 67 Punti
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Grazie mille!!! =)
coltina
coltina - Genius - 11957 Punti
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Nada, figurati!
lino17
lino17 - Eliminato - 24509 Punti
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http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=47170&film=L-ospite-inatteso guarda anche qui
brothh
brothh - Sapiens - 386 Punti
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Una storia terribile ma tenera, molto malinconica. Non c'è nel film la pianificazione a tavolino della malefica potenza americana, il "complotto" etc. Finché li vedremo così, questi film non li capiremo. FInché non assumeremo un altro atteggiamento nei confronti del problema dei migranti non li capiremo e li lasceremo nei loro problemi, isolati e guardati con sospetto non da una potenza malevola, ma dalla gente: è questo il dramma vero. Gli zingari fanno paura, i musulmani fanno paura, veramente. La strada per l'integrazione non può consistere nel brandire lo straniero come arma polemica contro questo o quello. Abbiamo inaugurato il nostro anno accademico con una cena con le comunità migranti. Non un atto caritatevole, ma il tentativo di avviare un percorso di esperienze e confronti. Sapendo che ci sono dei problemi. Il percorso che ci è mancato, dico come Facoltà, ma il discorso vale per la città e forse il paese tutto, è il confronto culturale con i migranti. E non intendo quello folkloristico delle "usanze" in mostra. Intendo il confronto con uomini e donne portatori di cultura propria, di progetti di vita che producono cultura. Esiste una letteratura migrante di seconda generazione. L'ho conosciuta dapprima attraverso internet. Può la comunità accademica tenerla ai marigni? La retorica dell'intercultura ha fatto forse solo danni. Ha messo a posto le nostre coscienze. Il confronto e le esperienze concrete latitano.

Il nostro professore stabilisce un rapporto con i migranti a partire dalla passione per la musica. Il suo "ospite" è un musicista che lo porta a incontrare una nuova musica che è anche un progetto di cultura e di vita negli Stati Uniti, troppo impauriti dopo l'11 settembre per dargli una chance (e questa paura si traduce in dura repressione, certo). Il professore impara a suonare, suona insieme a lui. Alla fine, proprio questo gli resterà, oltre il senso di profonda ingiustizia e di disperata tristezza per l'espulsione dei suoi "amici" e, forse, del suo possibile amore (la madre del musicista siriano). Il film si chiude con il professore che suona il tamburo nella metropolitana di New York, una musica a tre tempi (non a 4 come la nostra classica, aveva spiegato il musicista al nostro prof.) ancora chissà per quanto giocata sull'arrabbiato/disperato, laddove potrebbe essere grande allegra vitalità.

Aggiunto 1 minuti più tardi:

Il Prof. Vale svolge da anni lo stesso corso (sulla globalizzazione) in una università del Connecticut, cerca vanamente di imparare a suonare il pianoforte, è -dopo la morte della moglie- profondamente solo. Si reca malvolentieri a un congresso a New York, dove possiede un appartamento che non abita da anni. Entrato, vi trova però una coppia di immigrati clandestini -siriano lui, senegalese lei- che Vale decide di ospitare ancora. Nasce un’insolita amicizia, con Terek che dà lezioni di jambè (il tamburo africano) al professore. Ma il siriano viene arrestato e detenuto, con l’unica motivazione della mancanza del permesso di soggiorno. Vale fa di tutto per liberare l’amico; arriva anche la madre del ragazzo, con la quale sembra nascere un rapporto di matura tenerezza. L’espulsione e il rimpatrio di Terek porranno fine a tutto.

Una regia sobria e in equilibrio tra sentimenti, politica e comicità narra una storia del tutto realistica, basata sull’ossessione strumentale di ciò che il potere chiama sicurezza e altro non è che odio e paura. Il presunto sogno americano naufraga ancora una volta nel doppio movimento seguìto all’11 settembre 2001: chiusura all’interno e aggressione all’esterno. Il senso è riassunto da Mouna, la madre di Terek costretta a fuggire a causa della persecuzione politica nel suo Paese: «è come in Siria». In nome di una sindrome da accerchiamento che in realtà è stata pianificata a tavolino, si toglie libertà e dignità alle persone. Bella davvero la scena conclusiva, con il professore angosciato ma finalmente libero, finalmente musicista.
***Sissy***
***Sissy*** - Erectus - 67 Punti
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Grazie a tutti! ^_^
mohamed9
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puoi andare a guardare il film su questo sito http://cineblog01.com/film/?s=L%27ospite+inatteso è su questo sito puoi vedere anche tanti altri film anche quelli sul cinema
brothh
brothh - Sapiens - 386 Punti
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niente :hi
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