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TheSocioKity
TheSocioKity - Erectus - 50 Punti
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mi serve una mano per fare un tema su Geltrude!!(la Monaca di Monza)!
cichinella
cichinella - Genius - 5407 Punti
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-Gertrude, come personaggio femminile, si contrappone a Lucia.
Lucia, pur essendo profondamente innamorata di Renzo, crede nel valore tradizionale della coppia fondata sul matrimonio e non potrebbe mai compiere azioni contrarie alla morale religiosa e alla sua coscienza, neppure un matrimonio celebrato con l'astuzia, che peraltro sarebbe riconosciuto dalla chiesa.
Gertrude, invece, è una donna che ha 'saltato il fosso', e ha accettato una relazione doppiamente peccaminosa, senza la consacrazione del sacramento impartito dalla chiesa, e oltretutto trovandosi nello stato monacale.
Gertrude ha anche un valore funzionale nell'economia del romanzo - detto con parole più semplici è un personaggio che serve a far progredire la storia: infatti, istigata da Egidio, che è amico di don Rodrigo, diventa complice nel rapimento di Lucia.
La storia di Gertrude riprende una tematica che era già stata trattata in precedenza da altri autori, soprattutto appartenenti alla corrente dell'Illuminismo, che, alla luce della ragione, criticavano le superstizioni e le tradizioni religiose più ipocrite e deleterie : molto celebre il romanzo 'La monaca' di Denis Diderot, illuminista francese.
Anche quest'opera affronta il tema della monacazione forzata (per non suddividere il patrimonio di famiglia, in passato i figli maschi non primogeniti erano spesso obbligati alla carriera ecclesiastica, e altrettanto le figlie femmine - a meno che non dovessero sposarsi per favorire qualche alleanza con un'altra importante dinastia).
L'ottica tuttavia è diversa: Diderot si concentra soprattutto sui rapporti morbosi che vengono a crearsi in un ambiente chiuso e tutto femminile, suggerendo un'atmosfera di omosessualità e addirittura sadica, con penitenze e punizioni impartite non tanto per educare quanto per soddisfare istinti inconfessabili (ma tieni conto che si tratta di un'opera di fine Settecento, quindi la tematica viene affrontata in maniera non del tutto esplicita, sempre un po' velata).
Manzoni, invece, affronta il tema in un'ottica ancora più cruda e spietata. Nei Promessi Sposi accorcia la storia di Gertrude che aveva già scritto in precedenza, tacendo su tutto quello che accade dopo l'inizio della relazione con Egidio (non dice altro se non che 'la sventurata rispose'; il resto, quello che è cronaca, se ci interessa, lo possiamo trovare pubblicato separatamente, con tutti i particolari della vicenda) per concentrarsi sul percorso psicologico che porta la ragazza al convento.
E' una storia dura e squallida di condizionamento, di violenza e di ricatto psicologico da parte della famiglia e in particolare del padre; Gertrude, che non ha alcuna propensione per la vita religiosa, viene allevata fin da piccola per diventare suora. Quando si accorge che potrebbe esserci una vita diversa e cerca di ribellarsi, viene emarginata dal resto della famiglia, abbandonata a se stessa e relegata nelle sue stanze, finché, logorata dalla solitudine e dal biasimo generale che sente pesare intorno, non accetta il destino che altri hanno scelto per lei.
La raffinatezza spietata del condizionamento psicologico fa venire la pelle d'oca...
Manzoni, per un certo periodo, è stato visto a torto come uno scrittore bigotto, ma, pur essendosi personalmente 'convertito' alla religione dopo un periodo d'indifferenza, si rendeva conto benissimo delle contraddizioni e delle varie sfaccettature del sentimento religioso.
La fede sicura dei grandi santi e dei grandi uomini della chiesa, come il Cardinale Borromeo, le conversioni e le illuminazioni improvvise - anche dopo una vita sregolata e peccaminosa - come Fra Cristoforo o l'Innominato, la fede semplice e sincera di Lucia. ma anche la fede come ripiego per un uomo che, nato in un'epoca violenta, se ne serve come riparo per sopravvivere (don Abbondio) e la fede imposta dalle convenienze sociali ed economiche a chi non può difendersi e trovare altre scappatoie (Gertrude).

-La società è sempre stata ingiusta: la dominano i " potenti", quelli che hanno dalla loro parte la forza, la ricchezza, le leggi. Agli altri non rimane che capitolare, o, al più, ritagliarsi un cantuccio di sicurezza personale.
Il Seicento è, da questo punto di vista, l'epoca dell' ingiustizia per eccellenza, e della violenza.
Accanto alla violenza, che si affida alle armi e alla bruta forza fisica, c'è quella più sottile e perfida, più crudele, che toglie ai figli cadetti e alle figlie la stessa possibilità di essere se stessi. In nome di un patrimonio che deve passare intatto al primogenito, che manterrà alto il nome del casato tra feste, ostentazioni di lusso e nobilissime frequentazioni, quanti ideali e quanti sentimenti soffocati.
Ve la immaginate una bambina che nasce con il destino segnato? Che gioca solo con bambole vestite da suore?
Che riceve affetto e attenzioni solo nella misura in cui accetta le decisioni di famiglia, di andare in convento, dove magari godrà di diritti e trattamenti particolari?
Gertrude è una bambina, una adolescente, una giovane donna sempre sola, ricattata, violentata nei suoi sogni e nelle sue aspirazioni più semplici: una vittima della società,
di cui il Manzoni ha pietà, andando al di là delle innegabili e gravi colpe, per comprenderne gli oscuri abissi dell' infelicità, lo stillicidio quotidiano attraverso cui avviene l'annientamnto, non solo morale, della sua anima...

-gertrude è stata una donna veramente esistita. si chiamava marianna de leyva in religione suor virginia( monza 1575-7 gennaio 1650)
i de leyva erano i feudatari di monza: marianna apparteneva alla + potente famiglia della città. si fece suora assumendo il nome di suor virginia, spinta dai genitori secondo il costume diffuso all'epoca.
dopo alcuni anni intrecciò una relazione cn il nobile monzese gian paolo osio ( nei promessi sposi egidio) che abitava a fianco al suo convento. dalla relazione naque 1 figlio la cui esistenza venne tenuta nascosta; poi 1 ulteriore gravidanza fu interrotta da 1 aborto.la situazione precipitò quando la giovane conversa caterina cassini da meda minacciò di rendere pubblica la relazione: nel 1600 osio la uccuise e la seppellì presso il convento, quindi tentò di eleiminare altre 2 suore ke erano state loro complici, x assicurarsi ke nn parlassero. una di loro xò sopravvisse e denunciò tt alle autorità e lo scandalo esplose. suor virginia, subito arrestata fu condannata alla reclusione a vita in una cella murata. il 25 settembre 1622 tuttavia ottenne 1 condono e riprese gradualmente la sua vita monacale. osio invece condannato a morte e ricercato si rifugiò a milano da alcuni suoi amici ma essi lo tradirono e lo uccisero x incassare la taglia che era stata offerta x la sua cattura.

http://www.skuola.net/temi-saggi-svolti/temi/monaca-di-monza.html

-Storia di una corruzione
La storia della monaca di Monza fu sempre giustamente lodata come una delle parti più belle de I Promessi Sposi; aggiungiamo che, non a caso, è la storia di una lunga e tortuosa corruzione, ossia della trasformazione di un personaggio innocente in malvagio, seguita passo passo con una mirabile capacità realistica e inventiva che si cercherebbe invano nelle descrizioni delle conversioni ossia delle trasformazioni dei personaggi malvagi in buoni. Dell'infanzia dell'Innominato, tanto per fare un solo esempio, non sappiamo niente; Gertrude invece ci viene presentata quando, addirittura, sta «ancora nascosta nel ventre di sua madre» La progressiva metamorfosi dell'innocente bambina prima in disperata bugiarda, poi in monaca fedifraga, quindi in adultera e infine in criminale, è quanto di più forte sia stato scritto sull'argomento della corruzione. Si confronti la storia di Gertrude con quella analoga della Religeuse di Diderot e si avrà l'impressione di paragonare un pozzo profondo di acqua nera e immobile a un liquido e veloce ruscello. E questo perché mentre Diderot conosce le cause della corruzione e ce le addita, Manzoni, come nel caso di don Abbondio, preferisce tacerle. Per Diderot la catarsi è fuori del romanzo, di fatto nella Rivoluzione imminente che lo scrittore pare annunziare in ogni riga; per il Manzoni, conservatore e cattolico, non c'è catarsi se non estetica, la quale infatti è notevolissima; ma le catarsi soltanto estetiche sono proprie del decadentismo. Perfino la corruzione del regno di Danimarca trova una sua pratica purificazione nello squillo delle trombe che, dopo il sanguinoso convito, annunziano l'arrivo di Fortebraccio. Ma la corruzione di Gertrude è una corruzione « bella »; ossia una corruzione misteriosa, oscura, senza cause e, si direbbe, senza effetti: nata da una fatalità ambiguamente storica e sociale, essa si perde nel silenzio e nell'ombra della Chiesa.
Ad ogni modo, il Manzoni decadente qui è al colmo della sua potenza. La storia di Gertrude non ha mai un momento di astrazione, mai cade nell'affermato e non dimostrato, nel detto e non rappresentato, come avviene per la storia dell'Innominato. È invece un seguito serrato e incalzante di immagini, di cose, di oggetti, di situazioni, di personaggi. E il Manzoni non si limita a fare lo storico imparziale, come quando riassume in poche pagine la criminale carriera dell'Innominato; al contrario stabilisce fin dall'inizio un suo forte e soggettivo rapporto con la figura di Gertrude; rapporto fatto al tempo stesso di accorata pietà e di raffinata crudeltà.
ALBERTO MORAVIA
(L'uomo come fine, cit., pp. 326-7)

-L'episodio della Monaca di Monza è di sorprendente ampiezza, e, quel che più conta, risulta perfettamente conchiuso, come un piccolo romanzo autonomo nel vasto corpo della narrazione. La sua storia, per quanto s'innesti organicamente nel tessuto del romanzo e ne confermi la genesi etico-sociale, ha nondimeno un trattamento psicologico assai distinto, che si potrebbe definire atipico. Anzitutto appare sostanzialmente mutato il rapporto consueto fra l'autore e il suo personaggio. Rispetto a tutti gli altri protagonisti il Manzoni si suole porre in una condizione dialettica. Di solito egli avverte di collaborare con la realtà, con il destino, con i segreti disegni della Provvidenza. Ciascuno dei suoi attori è gradualmente riguadagnato alla sfera della ragione dal fondo della biografia psicologica. È questo processo intrinseco della coscienza che consente alla scrittura manzoniana di accogliere una sensibilità passionale e romantica per catalizzarla nell'ordine razionale. All'incontro, nel dipanare il groviglio morale di Gertrude lo scrittore si sente interdetto e allarmato. Non dispone più della collaborazione provvidenziale, né questa volta lo soccorre la costante parabola del suo ingegno, che di solito gli fa acquistare alla responsabilità etica le zone inconsulte o ignare dell'esperienza. Con la Monaca di Monza il margine recondito della psicologia si allarga sempre di più, e tutte le volte che lo scrittore cerca di portarla sul piano dell'analisi e della consapevolezza, scopre le inesplicabili ombre del suo sottofondo patologico.
[...] Il narratore non riesce a superare la perplessità dell'uomo sano che si arrischia di sondare le regioni malate della vita. Più che un'esitazione egli avverte la oscura minaccia del contagio morale. Perché anche il male, non appena si anatomizza, comincia ad ottenere un margine di giustificazione, o per lo meno beneficia delle attenuanti che la vita e la società finiscono sempre per concedergli. L'analisi stessa porta al realismo, vale a dire ad una disposizione comprensiva verso
la realtà e l'esperienza. Nei riguardi, ad esempio, di don Rodrigo il Manzoni è reciso, il suo giudizio è netto; ma rispetto a Gertrude egli diventa cauto, si direbbe circospetto. Sente di maneggiare sostanze venefiche. Ne deriva un'elaborazione stilistica d'impareggiabile delicatezza. Neanche la conversione dell'Innominato, che è il tratto più difficoltoso di tutto il romanzo, gli è costata tanta attenzione e scrupolo. Il tratteggio ch'egli fa della Monaca di Monza è di una consapevolezza così tesa che pare debba spezzarsi ad ogni istante. Da un rigo all'altro il Manzoni guadagna alla luce dell'espressione un lembo di vita maledetta. Per questo la Monaca di Monza è il personaggio più moderno dei Promessi Sposi. I protagonisti che la narrativa dell'Otto e Novecento è venuta allineando nella nostra letteratura, non hanno, tutti insieme, la profondità ermetica che possiede la creatura manzoniana, o per lo meno, nessuno di loro lascia quel segreto sgomento che comunica Gertrude. Il Manzoni è riuscito a renderla patentissima pur lasciandola avvolta in una insondabile segretezza. Questa duplice qualità stilistica - l'evidenza e il mistero - costituisce il pregio inimitabile della scrittura manzoniana. Ogni particolare che lo scrittore sollecita per chiarire la condizione morale di Gertrude, finisce col darle un più esteso alone d'ombra. Le pagine del « ritratto », relativamente poche, sono come una quintessenza, di cui continuano a rimanere ignoti gli elementi che la costituiscono, e che in seguito lo scrittore penserà di sciogliere e riannodare nella più vistosa prospettiva storica e sociale.
Ma più che cause determinanti, tutte le condizioni oggettive che lo scrittore avrà cura di analizzare, si possono considerare concomitanti come altrettante concause. Per uno scrittore di educazione etica e religiosa come il Manzoni, che non poteva concepire il mondo degli uomini se non edificato sul principio della responsabilità, anche l'esistenza abietta di Gertrude trovava le ragioni più reali, e perciò più liricamente personali, all'interno della coscienza. E tuttavia è anche vero che per la prima volta nella nostra letteratura il senso del male del peccato risulta radicato nel sangue e nel costume come in un suolo di formazione millenaria e la società sono chiamate ad una precisa corresponsabilità. In questa prospettiva il destino della Signora di Monza si pone a massimo esponente della struttura di tutto il romanzo.
SALVATORE BATTAGLIA--
(Mitografia del personaggio, Milano, Rizzoli 1968, pp.285-7)

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