mark930
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Era come lo stoppino umido e ammaccato di una candela, che presentato alla fiamma d’una gran torcia, da principio fuma, schizza, scoppietta, non ne vuole sapere nulla; ma alla fine si accende e, bene o male, brucia…

questo è il paragone che fa Manzoni nel 26° capitolo riferito a don Abbondio, potreste spiegarmelo?
orrfeos
orrfeos - Genius - 14616 Punti
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Il paragone è fra Don Abbondio e una candela umida e ammaccata.
Questo anziano parroco che riscopre gli aspetti qualificanti del cristianesimo ormai dimenticati nelle loro essenza è presentato come una candela bagnata (che fa fatica ad accendersi) e ammaccata (sciupata, non più perfetto)e questa rappresenta la fede del parroco. Ma riesce a riscoprirla e a riaccendere la candela della fede solo davanti alla presenza autorevole del cardinale che ha saputo attirare finalmente la sua attenzione, che nel paragone è la fiamma di una GRAN torcia , grande come la sua fede.Infatti il cardinale lo richiama alla bellezza e alla verità della vocazione cristiana; che si scopre non per una geniale intuizione, ma per il contatto con una realtà umana fisica, visibile e constatabile, che si fa incontro alla sua persona, non giudicandola, ma amandola pur nel suo limite: amandola per il suo destino.Così D.Abbondio capisce e promette di cambiare atteggiamento.
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