_Valeria-
_Valeria- - Ominide - 32 Punti
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mi serve la recensione del libro "il fu Mattia Pascal" per 3 media
.anonimus.
.anonimus. - Tutor - 44918 Punti
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Sposto nella sezione italiano.
Comunque dai un'occhiata qui:
-
http://www.skuola.net/ricerca/il+fu+mattia+pascal+recensione
Ciao Laura!

Questa risposta è stata cambiata da laura bella (03-03-14 12:16, 3 anni 5 mesi 22 giorni )
Danzyc90
Danzyc90 - Sapiens - 317 Punti
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Ciao la trama è questa:
Mattia Pascal vive in un immaginario paese ligure, Miragno, dove il padre, che si era arricchito con i traffici marittimi e il gioco d'azzardo, ha lasciato in eredità alla moglie e ai due figli una discreta fortuna. A gestire l'intero patrimonio è un avido e disonesto amministratore, Batta Malagna, la cui nipote, Romilda, viene messa incinta da Mattia dopo che non è riuscito a farla sposare all'amico Pomino. Mattia viene costretto a sposare Romilda e a convivere con la "vedova Pescatore", la suocera che non manca di manifestare il suo disprezzo per il genero, considerato un inetto.
Tramite l'amico Pomino, Mattia ottiene un lavoro come bibliotecario ma dopo un po' di tempo, infelice per il lavoro che trova umiliante e per il matrimonio infelice, decide di fuggire da Miragno e di tentare l'avventura in Francia.

Arrivato a Montecarlo e fermatosi a giocare alla roulette, in seguito ad una serie di vincite fortunate, diventa ricco. Deciso a ritornare a casa per riscattare la sua proprietà e vendicarsi dei soprusi della suocera, un altro fatto muta il suo destino.
Mentre è in treno legge per caso su un giornale che a Miragno è stato ritrovato nella roggia di un mulino il cadavere di Mattia Pascal.

Sebbene sconvolto, comprende presto che, credendolo tutti ormai morto, può crearsi un'altra vita. Così, con il nome inventato di Adriano Meis, al quale pensa accostando elementi tratti da un dialogo in treno di due teologi, inizia a viaggiare prima in Italia e poi all'estero, in particolare in Germania, fintantoché decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata sul Tevere.

Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari, e sogna di sposarla e di vivere un'altra vita, ma presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia. Infatti, non essendo registrato all'anagrafe, è come se non esistesse e pertanto non può sposare Adriana, non può denunciare il furto subito da Terenzio Papiano, un losco individuo penetrato nella sua stanza per rubare del denaro, e non può svolgere alcuna delle normali attività quotidiane, poichè privo di identità. Finge così un suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo cappello vicino a un ponte del Tevere, ritorna a Miragno come Mattia Pascal.
Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia viene a sapere che la moglie si è risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita e trascorre le sue giornate nella biblioteca polverosa dove lavorava in precedenza a scrivere la sua storia e ogni tanto si reca al cimitero per portare sulla tomba del "fu Mattia Pascal" una corona di fiori.

Ambientazione [modifica]

Luoghi e tempi non sono molto bene specificati, in quanto la storia è un enorme flashback. Possiamo tuttavia identificare dei luoghi chiave (come la Via Ripetta a Roma, Miragno e Montecarlo) e possiamo immaginare che il periodo sia a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 (periodo in cui è vissuto Pirandello), anche se questo romanzo è stupefacentemente moderno.

La storia non ha una durata precisa però possiamo affermare che vi è un periodo di tempo in cui si svolge il “clou” della storia (cioè due anni e mezzo circa).

I temi dell'opera [modifica]

I temi che vengono affrontati in "Il fu Mattia Pascal" sono molteplici ma tra i principali si ricordano il tema della forma, quello della famiglia, l'identità, l'"inettitudine" e infine quello del "gioco d'azzardo e dello spiritismo".

Il tema della forma [modifica]

Il romanzo è il simbolo del Relativismo Orizzontale. Mattia Pascal è in una forma, ha una famiglia e un lavoro, ma il Caso lo fa uscire dalla forma Mattia Pascal per entrare nella forma di Adriano Meis.

Adriano si accorge che la sua forma non gli va più bene e vorrebbe tornare ad essere Mattia, ma questo non può accadere perché il passare del tempo proibisce di rientrare nella stessa forma.

Il tema della famiglia [modifica]

Il secondo tema principale è la famiglia, che può essere vista sia come un nido, come la famiglia d'infanzia, che come una prigione da cui evadere, come la convivenza con la moglie e la suocera.

Il tema dell'identità [modifica]

Il tema centrale dell'opera è quello della perdita dell'identità che Mattia prima caccia via e poi riottiene e accetta. L'identità è qualcosa di importante che ogni individuo deve preservare per far sì che il suo ricordo rimanga per sempre. Inoltre un individuo non può privarsi della sua identità, poiché ciò gli proibisce di vivere innanzitutto alcuni aspetti sociali della vita, e per di più, è impossibile scordarsi della "vita passata". Si può anche considerare quello dell'identità come una problematica utopica: l'uomo che, a partire da se stesso, inizia a ripensarsi ed a ricostruirsi. In Pirandello l'utopia purtroppo crolla, l'unica variante è nel 'fu', che dice il passaggio narrativo da una temporalità ad un'altra, il movimento ad anello annulla l'utopia. Pascal é sempre in ce

watanka
watanka - Eliminato - 419 Punti
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Il romanzo Il fu Mattia Pascalè una delle opere di Luigi Pirandello più conosciute e amate dal pubblico, ed una delle più rilevanti dell'intera produzione dello scrittore siciliano. Scritto nel 1903, sovvenzionato dalla rivista Nuova Antologia, sulle cui pagine venne pubblicato a puntate l’anno successivo, il romanzo, come ci anticipa già il titolo stesso, ruota interamente attorno al tema, fondamentale in Pirandello, dell'identità individuale: quella di Mattia Pascal e del suo alter ego, Adriano Meis. Il romanzo, scritto in prima persona, è infatti il racconto da parte del protagonista della propria vita e delle vicende che l'hanno portato ad essere il "fu" di se stesso.

 

Dopo la morte del padre, che aveva fatto fortuna al gioco, la madre di Mattia, il protagonista, il quale ha pure un fratello di nome Roberto, sceglie di dare in gestione l’eredità del marito a Batta Malagna, amministratore poco onesto che deruba giorno per giorno la famiglia Pascal. I due giovani eredi, dal canto loro, sono troppo impegnati a divertirsi per occuparsi della gestione del patrimonio famigliare. Mattia, inoltre, mette incinta la nipote del Malagna, e viene da questi obbligato a sposarla per rimediare all’offesa provocata. Impoverito dalla mala gestione dell'eredità paterna, il protagonista deve impiegarsi come bibliotecario e vivere con la moglie a casa della suocera, donna arcigna e che lo disistima profondamente. Non passa molto tempo che la vita matrimoniale diventa insopportabile e, dopo la perdita di entrambe le figlie che amplifica la frustrazione dei coniugi, Mattia decide di partire in direzione Montecarlo, per tentare di arricchirsi al gioco. Le sue speranze vengono esaudite: il protagonista vince una somma considerevole alla roulette. Si rimette così in viaggio verso il paese natio, tronfio della vittoria e deciso a riscattarsi. Durante il viaggio in treno, però, accade l’imprevedibile: Mattia legge sul giornale la cronaca di un suicidio avvenuto a Miragno, e scopre con enorme stupore di essere stato identificato nel cadavere dello sventurato, già in stato di putrefazione e quindi poco riconoscibile. Dopo un primo momento di totale smarrimento, Mattia decide di cogliere l’occasione per fuggire da quella vita poco entusiasmante che lo attende a casa.

 

Abbandonata l'identità di Mattia Pascal, cui si associa l'idea di fallimento esistenziale, il protagonista adotta il nuovo nome di Adriano Meis, convincendosi che liberarsi dalla figura sociale di Mattia (il nome, la fimiglia, la vita usuale di tutti i giorni) sia il primo passo di una nuova vita. Dopo un periodo trascorso a vagare tra Italia e Germania, Adriano si stabilizza a Roma, dove prende in affitto una stanza dal signor Paleari. Qui però il protagonista si scontra coi limiti intrinseci di un’esistenza al di fuori delle convenzioni sociali: non possedendo documenti né un’identità riconosciuta, non può denunciare un torto che gli viene fatto - nello specifico, un furto - e, cosa ben più grave, non può sposare la figlia del padrone di casa, Adriana, di cui è nel frattempo s'è innamorato. Frustrato dalla sua condizione, decide di rinunciare anche all'identità di Adriano Meis, di cui inscena il suicidio (a pensarci bene, una altro atto di mistificazione e di mascheramento da parte del protagonista), e di riprendere la vecchia identità, facendo "risorgere" - per così dire - Mattia Pascal. Tornato a Miragno, Mattia trova però una situazione ben diversa da quella che aveva lasciato: sua moglie ha sposato un amico di vecchia data, Pomino: inoltre, i due hanno pure avuto una figlia. Mattia è dunque escluso anche da ciò che inizialmente, con l'episodio fortunato della roulette, aveva provato a fuggire e che ora vorrebbe recuperare in extremisL'ordine sociale (rappresentato dalla famiglia e dal matrimonio, oltre che dal nome e dal cognome che ci identifica di fronte agli altri) isola definitivamente Mattia, che può solo riprendere il suo precedente impiego di bibliotecario, ritirandosi in una vita condannata al senso di estraneità dal mondo, la cui unica distrazione è la visita saltuaria alla propria tomba.

Con un puntuale tocco umoristico - assai coerente del resto con la poetica pirandelliana della maschera e la sua costante riflessione sul "doppio" che alberga nelle vite di tutti noi, come dimostrerà anche Uno, nessuno e centomila - a Mattia, che ha provato ad evadere dalle convenzioni sociali per assumere una nuova identità più felice, non resta che la constatazione, assai provvisoria e precaria, di essere nient'altro che il "fu Mattia Pascal". Sono tutti temi che costellano il romanzo, e che si concentrano, oltre che nelle due Premessedel romanzo, anche nel cruciale capitolo ottavo, dove Anselmo Paleari esplicita a Mattia-Adriano (degente a letto, e provvisoriamente privato della vista dopo un'operazione all'occhio strabico...) la propria "lanterninosofia". E le basi "filosofiche" della concezione del mondo pirandelliana non si riflettono solo nelle vicende del romanzo, ma anche nelle scelte stilistiche e strutturali che lo contraddistinguono: Mattia è narratore in prima persona delle proprie vicende, e spesso il suo punto di vista sugli eventi è soggettivo e parziale, tanto da facri seriamente dubitare della sua attendibilità. E lo stile di questa autoanalisi, comune a molte altre opere dell'autore siciliano, mescola abilmente elementi teatrali e una sintassi vicina all'oralità, per restituire l'immagine della frantumanzione dell'identità contemporanea.


Preso da:
Http://www.****.org/lezione/pirandello-fu-mattia-pascal-trama-romanzo-6165.html

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