diablino
diablino - Sapiens Sapiens - 1517 Punti
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salve raga volevo sapere una kosa visto ke tra gli appunti non e ben specifikato...quali sn le tre guide di dante della divina kommedia???
grazie!
fpmarcus
fpmarcus - Genius - 16771 Punti
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in che senso le guide?
orrfeos
orrfeos - Genius - 14616 Punti
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nell'inferno la guida è Virgilio ma mi disp le altre non le so,,ancora non ho fatto la Divina Commedia:dontgetit
diablino
diablino - Sapiens Sapiens - 1517 Punti
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le guide in senso ki akkompagna dante nell'inferno, purgatori e paradiso...vi prego risp
fpmarcus
fpmarcus - Genius - 16771 Punti
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nel purgatorio, vado a memoria, il guardiano e` catone l`uticense, mentre la guida tale sordello. nel paradiso ci sta con beatrice. pero` tocca trovare sul web dei documenti piu` attendibili dei miei ricordi... :dozingoff in caso ti giro i link. hai provato con wikipedia?
diablino
diablino - Sapiens Sapiens - 1517 Punti
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no s puoi dammi i link grazie...
fpmarcus
fpmarcus - Genius - 16771 Punti
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uno potrebbe essere questo, dai un occhiata: http://it.wikipedia.org/wiki/Divina_Commedia

un altro: http://www.classicitaliani.it/intro_pdf/intro042.pdf
Aghi90
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....ho dei vaghi ricordi...virgilio nell'inferno e nel purgatorio...che però non può entrare nel paradiso perchè non è stato battezzato essendo nato prima di cristo...e quindi nel paradiso beatrice...però ricordo male o per un pezzo san bernardo??...o un'altro santo cmq...I don't remember...sorry...

...non riesco ad aggiungere una risposta quindi modifico questa...sì virgilio nell'inferno e nel purgatorio, beatrice nel paradiso ma sostituita da san bernardo nell'empireo...ho controllato nei miei appunti...wow dopo un anno mi ricordo ancora qst cose...mi stupisco troppo di me stessa!!bye
paraskeuazo
paraskeuazo - Genius - 74901 Punti
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Si si è proprio così :yes
IPPLALA
IPPLALA - Mito - 101142 Punti
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Si si, Virgilio e Beatrice:

Virgilio rappresenta la ragione umana e la filosofia. Si trova nel limbo, primo cerchio dell'Inferno. Dante lo incontra insieme a grandi ombre quali Oratio, Omero e Lucano. Virgilio non può accompagnare Dante nel Paradiso, perchè è un dannato eternamente quindi non è degno.

Beatrice invece rappresenta la grazia divina e la teologia. E' la musa di Dante, la donna che lodò per anni secondo tutti i crismi dello Stilnovo: amore per lode disinteressata, amore provato solo da cor gentile e il saluto della donna che dà salute e purifica dai peccati. E' riconducibile alla figura di Bice Portinati, fiorentina morta nel 1290. Dante scrive la Vitanova in suo onore e in amore del suo amore che eleva a Dio.


Guarda qua:
http://www.skuola.net/dante/divina-commedia/dante-e-virgilio.html
http://www.skuola.net/dante/vita-opere/dante-vita-opere.html

Questo è un passo tratto da un mio appunto:

Divina Commedia:
La Divina Commedia è un poema didascalico, allegorico scritto in terzine di endecasillabi legate da una rima incatenata (ABABCBCDC…). E’ composta da tre cantiche suddivise complessivamente in cento canti: la prima cantica (Inferno) comprende 34 canti, le altre due 33 ciascuno. Il primo canto dell'Inferno viene considerato un prologo a tutta l'opera: in questo modo si ha un canto iniziale più 33 canti per ciascuna cantica. La lunghezza di ogni canto va da un minimo di 115 versi ad un massimo di 160. Importantissima quindi la numerologia: 100 canti che rappresentano i 7 peccati capitali e le arti del Trivio e del Quadrivio. Tre cantiche, dove tre è il numero perfetto, che rappresenta la Trinità.
E’ la “summa” del sapere medievale perché in esso sono contenute tutte le informazioni relative alle scoperte del tempo, in tutti i campi. Il poema, pur continuando i modi caratteristici della letteratura e dello stile medievali (ispirazione religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla percezione visiva e immediata delle cose), tende a una rappresentazione ampia e drammatica della realtà, ben lontana dalla spiritualità tipica del Medioevo, tesa a cristallizzare la visione del reale. Forse il titolo originale dell'opera è Comedìa: infatti è così che Dante stesso chiama la sua opera (Inferno XXI, 1-3), inoltre il nome di Commedia appare usato nell'Epistola XIII, indirizzata a Cangrande della Scala, a cui il poeta dedica il Paradiso. In essa, comunque, vengono addotti due motivi per spiegare il titolo conferito: un motivo di carattere letterario, secondo cui per commedìa era usanza definire un genere letterario che da un inizio difficoltoso per il protagonista si concludeva con un lieto fine; e un motivo di carattere stilistico, giacché la parola commedìa indicava opere scritte in un basso linguaggio, Dante scrive infatti in lingua volgare. Più che un atto di modestia da parte dell'autore, egli scelse questo nome probabilmente per via del "lieto fine" della parabola del viaggio ultraterreno, da un inizio drammatico (l'Inferno) al più bello dei finali: la visione di Dio nel Paradiso (anche perché in Grecia la commedia è una rappresentazione teatrale a lieto fine). Il termine “commedia” deriva inoltre dal greco “comicus”, cioè stile comico, basso, ma non si intende ciò, anzi, ma un pluristilismo e plurilinguismo (usa diversi stili a seconda del luogo in cui si trova: Inferno, bestemmia e dice parolaccie; Paradiso, linguaggio aulico). Il titolo Divina Commedia è stato per la prima volta usato da Giovanni Boccaccio, più di 70 anni dopo dell'anno di ambientazione del testo (1300), nel 1373 nella sua biografia dantesca Trattatello in laude di Dante, ma non divenne d'uso comune fino a che fu adottato da Ludovico Dolce nella sua edizione a stampa del poema nel 1554.
Il racconto della Divina Commedia è in prima persona: Dante narra di un viaggio che finge di aver compiuto. La narrazione inizia dal punto in cui Dante si smarrisce in una "selva oscura", metafora del peccato e del male: egli tenta di uscirne e di salire su un colle illuminato dal sole, ma ne viene impedito da tre belve feroci che lo ricacciano indietro. Gli si fa incontro però l'anima del grande poeta Virgilio, il quale si dice inviato da Beatrice, la donna amata da Dante (morta da alcuni anni, nel 1290), per condurlo al bene attraverso un altro cammino: egli dovrà visitare i tre regni soprannaturali, l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Dante acconsente e viene guidato da Virgilio attraverso l'Inferno e il Purgatorio; quindi gli si fa incontro Beatrice, che lo guida nella visita del Paradiso. In questi tre regni Dante osserva le punizioni e i premi riservati ai defunti, e incontra numerosissimi personaggi famosi del passato (sia reali che mitologici) e della sua epoca. Questo viaggio non lo intraprende da solo, ma è accompagnato da due figure: Virgilio e Beatrice. Costoro hanno un ruolo importantissimo nel poema: il primo rappresenta la ragione umana e la filosofia, la seconda, invece, la grazia divina. Non conosciamo con esattezza in che periodo Dante scrisse ciascuna delle cantiche del suo capolavoro e gli studiosi hanno formulato ipotesi anche contrastanti in base a prove e indizi talvolta discordanti. In linea di massima la critica odierna colloca:
• L'inizio della stesura dell' Inferno nel biennio 1304-1305 oppure in quello 1306-1307, in ogni caso dopo l'esilio (1302). Salvo l'eccezione del riferimento al papato di Clemente V (1305-1314), spesso indicato come un possibile ritocco post-conclusione, non vi si trovano accenni a fatti successi dopo il 1309. Al 1317 risale la prima menzione in un documento (un registro di atti bolognese, con una terzina dell'Inferno copiata sulla copertina), mentre i manoscritti più antichi che ci sono pervenuti risalgono al 1330 circa, una decina di anni dopo la morte di Dante.
• La scrittura del Purgatorio secondo alcuni si accavallò con l'ultima parte dell'Inferno e in ogni caso non contiene riferimenti a fatti accaduti dopo il 1313. Tracce della sua diffusione si riscontrano già nel 1315-1316.
• Il Paradiso viene collocato da 1316 al 1321, data della morte del poeta.
Il viaggio inizia il venerdì santo del 1300 e dura più o meno una settimana. La stesura, invece, cominciò circa nel 1304, in esilio. Il tempo della storia e quello del racconto non coincidono. La fonte principale è l’ “Eneide” di Virgilio, in cui, nel sesto libro di Enea, si narra di un viaggio nel regno degli inferi. Un’altra fonte è l’ “Odissea” di Omero, però Dante non conosce il greco. Poi “Itinerarium Mentis in Deum”e alcune leggende narranti viaggi, pellegrinaggi immaginari, imprese di navigazione, ebbero grande eco.
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