camimi
camimi - Ominide - 20 Punti
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riassunto dettagliato del secondo canto del purgatorio della divina commedia
mohamed9
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Sintesi
È l'alba, descritta con molti particolari astronomici, e già il cielo da vermiglio diventa dorato, quando ancora i due poeti si guardano intorno alla ricerca del cammino migliore da intraprendere, sulla spiaggia del monte del Purgatorio. Improvvisamente notano l'avvicinarsi di un punto luminosissimo che si muove a grande velocità, finché non riconoscono un angelo che, con la sola forza delle ali eterne ed immacolate, fa avanzare l'imbarcazione nella quale trasporta dalla foce del Tevere fino all'isola del Purgatorio le anime destinate alla redenzione. Come i due poeti, anche le anime che approdano sono spaesate.

Le anime si accorgono che Dante è ancora vivo e si accalcano attorno (come la folla fa attorno ad un uomo con un ramo d'ulivo in mano, dice Dante), e fra esse lo riconosce il musico fiorentino Casella. Si abbracciano - o cercano di farlo: Dante infatti, quasi traducendo un verso dell'Eneide VI, esprime come inutilmente tenti di abbracciare quell'anima intangibile -; quindi Casella spiega perché solo ora arrivi al Purgatorio (infatti l'angelo, secondo la volontà di Dio, non accoglie sempre immediatamente le anime dei morti: ma ora che è iniziato il Giubileo egli le traghetta tutte). Dante, ricordandosi dei bei tempi, prega il musico di intonare una canzone che dia sollievo alla sua anima affannata dal viaggio attraverso l'Inferno. Casella intona una canzone del Convivio, «Amor che ne la mente mi ragiona», con tale dolcezza che tutti rimangono estasiati ad ascoltare, ma all'improvviso irrompe Catone a rimproverare le anime e a spronare verso il cammino di redenzione le anime purganti, ma implicitamente anche Dante. Come colombe spaventate, la folla che si era attardata si disperde.
Analisi del canto
Arrivo della barca delle anime, Gustave DoréSimile al canto precedente, la delicatissima descrizione dell'alba ci suggerisce implicitamente l'importanza del tempo nel Purgatorio, il suo essere calato in un'atmosfera in qualche modo terrena e temporale, a differenza dell'Inferno e del Paradiso: il Purgatorio infatti si trova nel mondo, ed è destinato a finire dopo il Giudizio Universale; lo scorrere del tempo è fondamentale in questo luogo, dal momento che da esso dipende la purgazione delle anime e la loro purificazione: vediamo poi che non solo conta il tempo effettivo dell'espiazione, ma quello che si trascorre nell'attesa di iniziare, come accade alle anime che aspettano nell'Antipurgatorio e a Casella stesso, a cui solo le indulgenze del Giubileo hanno permesso di essere accolto immediatamente dall'angelo nocchiero. Questo tra l'altro ci fornisce un'ulteriore conferma dell'anno nel quale si svolge la Divina Commedia, cioè il 1300.

Nonostante quest'attesa obbligata, nel canto è molto presente il motivo della velocità, soprattutto all'inizio; l'angelo appare velocissimo e altrettanto velocemente riparte, dopo che le anime si sono "gettate" sulla spiaggia al suo segnale. A questo motivo è contrapposto invece quello della lentezza, che compare non appena le anime iniziano ad indugiare presso i poeti, finché non interviene Catone a rimproverarle, introducendo un altro tema che ricorrerà spesso nel Purgatorio, e cioè quello della sollecitudine delle anime ad espiare.

Se le anime si erano attardate, è perché trattenute dalla "dolcezza" del canto di Casella, dimenticandosi del tutto del loro compito primo (v. 75, "quasi obliando d'ire a farsi belle" e v. 117, "come a nessun toccasse altro la mente";): è questa una cosa gravissima, che indica quanto queste anime siano ancora soggette alla tentazione (come si vedrà poi nel canto VIII, dove le anime dei negligenti subiscono ogni sera la tentazione del serpente), e che dimenticano i loro doveri morali distratti dalla poesia, dalla letteratura di diletto: quella stessa lirica amorosa che aveva condotto alla perdizione Paolo e Francesca, i primi peccatori incontrati nel canto V dell'Inferno. Il canto che invece gli espianti devono praticare è quello dei Salmi, come quello che appunto stavano cantando sulla barca che li trasportava: v. 46, "In exitu Israel de Aegypto", che invoca allegoricamente la liberazione dal peccato e dalla schiavitù della condizione terrena attraverso il salmo sulla liberazione degli Ebrei dall'Egitto (come spiega Dante stesso nel Convivio e nell'Epistola a Cangrande). Altra spia simbolica potrebbe essere il canto solitario di Casella, contrapposto all'armonia con cui invece le anime cantavano, "a una voce", il salmo. Questo ci porta anche a riflettere come la prima immagine che ci è data di queste anime sia proprio quella del coro, dell'armonia, della solidarietà: nel Purgatorio infatti le anime sono solidali tra loro - a differenza che nell'Inferno, dove invece si insultano e litigano -, e solidali con Dante, qui loro eguale ben più che nelle altre cantiche, come testimonia anche la ricorrenza di sorrisi, di abbracci, di cui il primo è proprio quello tra Dante e Casella.
Sara_96
Sara_96 - Erectus - 86 Punti
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i compiti fatteli da solo
lino17
lino17 - Eliminato - 24509 Punti
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http://www.skuola.net/dante/purgatorio/secondo-canto-purgatorio-riassunto.html guarda qui
Sara.96
Sara.96 - Sapiens - 368 Punti
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Riassunto L'aurora sorge sull'orizzonte del purgatorio mentre i due pellegrini sostano, pensosi ed incerti del cammino, lungo la riva del mare. All'improvviso appare lontano, sulle acque, una luce rosseggiante che si avvicina velocemente alla spiaggia: Virgilio riconosce l'angelo nocchiere del purgatorio ed esorta il discepolo ad inginocchiarsi in segno di omaggio. L'uccel divino giunge su una veloce navicella ché trasporta più di cento anime, le quali, ad una voce, cantano il salmo "In exitu Israel de Aegypto". Dopo averle benedette con il segno di croce, l'angelo riparte lasciando sulla spiaggia le anime, le quali chiedono consiglio a Dante e Virgilio sul cammino da intraprendere. Allorché si accorgono che Dante è vivo, grande è la loro meraviglia, finché una di esse, che aveva tentato di abbracciare il Poeta, viene da questo riconosciuta: è l'anima di Casella, un musico e cantore amico di Dante. Dopo avere spiegato ché le anime destinate al purgatorio si raccolgono alle foci del Tevere in attesa dell'angelo nocchiere, su preghiera dell'amico, che ricorda quanto fosse per lui rasserenante il suo canto, Casella intona una canzone del Convivio. Tutti ascoltano intenti, ma Catone li scuote, rimproverando questo indugio nell'espiazione dei loro peccati. Le anime e i due pellegrini si dirigono correndo verso il monte come colombi spaventati da un rumore improvviso
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