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  • Parini:dialogo sopra la nobiltà

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Felipe92
Felipe92 - Ominide - 48 Punti
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ciao ragazzi dovrei rispondere a queste domande solo che il dialogo sopra la nobiltà non lo capisco è incomprensibile.facendo rocerche su internet non ho trovato niente.non è che potreste darmi una mano??
queste sono le domande:
1)Quali sono gli elementi sui quali il nobile insiste maggiormente per giustificare la propria superiorità??
2)Come risponde il poeta a tali argomentazioni?
3)Parini individua con estrema lucidità l’origine storica della disuguaglianza. Articola tale affermazione in un breve paragrafo
4)La condanna dell’arroganza della nobiltà non si traduce nella generale condanna della nobiltà. Sapresti spiegare il perché?
5)quale funzione viene attribuita al poeta?
6)analizza l’ultima battuta del nobile e prova commentarla.
7)in che senso il linguaggio può dirsi improntato a un crudo realismo?A quali effetti mira il poeta?
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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Come prefazione al “Dialogo” vi è una citazione tratta dal “Saggio sopra l’uomo” di A. Pope, la quale nega la presunta superiorità della nobiltà, basata esclusivamente sulla discendenza, ed anticipa alcune argomentazioni presenti nel “Dialogo”. Poi comincia l’opera vera e propria. Per un caso fortuito, vengono sepolti vicini un nobile ed un povero poeta. Il nobile, con presunzione, invita lo sgradito compagno ad allontanarsi da lui rispettando la gerarchia sociale, ma il poeta risponde con ironia di non preoccuparsi, poiché ormai è abituato a sentire il cattivo odore che il nobile cadavere emana e quindi non gli da più fastidio. Il nobile si vanta di aver mantenuto molte persone in vita, mentre il poeta non possedeva un soldo, ma questi risponde dicendo che coloro che il nobile manteneva erano tutti ruffiani, i quali, adesso che è morto, parlan male di lui. Il poeta continua poi a schernirlo dandogli del tu e gli dice che, poiché egli è stato sepolto nudo e senza una cassa, a differenza del nobile, ora respira l’aria della verità del sottosuolo e quindi può dire solo ciò che considera verità. Il nobile allora accetta di ascoltarlo e lui gli dimostra che la tanto decantata nobiltà in realtà non nulla. Comincia a dire che il nobile, come il plebeo, è un uomo che ha avuto una nascita da uomo, non diversa da quella di una persona comune. Il nobile ribatte che è diverso il sangue, ma, ribatte il poeta, il sangue di un nobile, come quello di un plebeo, è comunque rosso e liquido e, anche se il sangue “nobile” fosse portatore di virtù e rendesse immune al vizio, esisterebbero comunque uomini virtuosi anche se plebei e uomini viziosi anche tra i nobili, quindi, sostiene il poeta, forse il sangue si è contaminato. Il nobile allora sostiene di discendere da una famiglia antica, ma il poeta, con ironia, gli fa notare che tutte le famiglie discendono da quella di Adamo, quindi sono tutte antiche allo stesso modo e, quando il nobile si vanta di ricordare il nome di tutti i propri antenati, lui sostiene che allora ha solo una buona memoria ed esistono tra il popolo molti storici che conoscono nomi antichi altrettanto bene. Il nobile allora comincia a vantarsi delle imprese e della potenza dei propri avi, potenza esercitata anche con la violenza nei confronti dei sottoposti; udendo queste cose, per la prima volta il poeta si arrabbia e lo rimprovera di scambiare i vizi per le virtù. Questi ammette di avere torto ma poi sostiene che gli si debba portare rispetto almeno per le azioni gloriose compiute dagli antenati, il poeta, però, gli fa notare che, secondo questo ragionamento, sarebbero da attribuire a lui anche le cattive azioni compiute dai predecessori, cosa che il nobile rifiuta. Il cavaliere così si convince che la sua nobiltà non è nulla, maledice tutti coloro che la hanno esaltata ai suoi occhi e addirittura insiste che il poeta gli dia del tu. Il poeta poi gli spiega cosa sia il rispetto, stato d’animo posto tra l’affetto e la meraviglia, e dice che quello che in vita gli veniva tributato non era rispetto, ma solo adulazione interessata ad ottenere favori. Poi gli rivela che ora, però, il nobile può sentirsi fiero, poiché è finalmente arrivato a conoscere la verità: lui volentieri gliela avrebbe fatta conoscere in vita, se fosse stato ascoltato. Infine, il nobile gli chiede se la nobiltà aiuti almeno a dare felicità nella vita e il poeta gli spiega che, unita alla virtù, la nobiltà le da maggior risalto, unita alla ricchezza da l’illusione di essere superiore ai plebei, ma un nobile povero e senza virtù è la più meschina delle creature, poiché non può mescolarsi al popolo ed abbassarsi a lavorare a causa della nobiltà, ma è troppo povero per partecipare ai banchetti dei nobili senza vergogna, viene quindi deriso sia dai nobili che dal volgo. Il nobile non può più parlare, poiché la sua lingua è ormai decomposta, e il poeta lo compatisce, poiché in vita non ha mai trovato “uno si coraggioso che avesse ardito di trattarvi una sola volta da sciocco”. Conclude dicendo che, se mai dovesse resuscitare, desidererebbe di essere prima un uomo dabbene, poi sano, poi d’ingegno, poi ricco e solo dopo tutto ciò vorrebbe essere nobile. (tratto da Wikipedia)
blakman
blakman - VIP - 9176 Punti
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Il Dialogo sopra la nobiltà è stato composto da Parini molto probabilmente nel 1757, quando ormai era abbastanza matura la sua esperienza di pedagogo nella casa dei nobili Serbelloni e si colloca nella fase intermedia tra Alcune poesie di Ripano Eupilino e la più impegnativa attività poetica, che comincia proprio in quegli anni, al di là della composizione delle Odi, e costituisce il più diretto e perciò illuminante precedente de Il Giorno o per essere più precisi de Il Mattino e de Il Mezzogiorno, una attività sollecitata anche dall'assiduità con cui partecipava alle riunioni apparentemente astratte dell'Accademia dei Trasformati.

Il tema centrale del Dialogo fin dalla prima redazione incompleta è ancorato all'antagonismo fra il Parini e la classe nobiliare, dichiarato con polemica asprezza proprio nel personaggio autobiografico del Poeta, nel quale è con precisione e profonda consapevolezza espressa la personalità dell'autore. Proprio per il suo tema centrale la lettura del Dialogo è indispensabile per capire le idee espresse nel Giorno e lo spirito che le anima ed è un documento fondamentale nella poetica pariniana che ci fa comprendere il motivo, di origine illuministica, dell'uguaglianza fra gli uomini e dell'assurdità della divisione della società nelle sue due principali classi sociali, che sono la nobiltà e la plebe. La lettura del Dialogo ci fa capire quanto e come il problema sociale fosse sentito dal giovane Parini, complesso sentimento che verrà riversato soprattutto nelle prime due parti, del suo poemetto, Il Giorno, cioè il Mattino pubblicato nel 1763 e il Mezzogiorno, pubblicato nel 1765. Lo spirito nuovo che avrebbe dovuto ispirare la società e illuminare il cammino verso l'egualitarismo fra le classi sociali era in Parini tanto più sentito e appassionatamente espresso, perché radicato nel suo profondo sentire, derivante dalla sua esperienza di uomo e sacerdote dalle umili origini che per la sua attività di pedagogo era venuto a contatto con la società aristocratica milanese: vivendo per molte ore in casa dei Duchi Serbelloni aveva potuto conoscere in prima persona, anche se non proprio sulla propria pelle, l'assurdità della divisione in nobiltà e plebe, divisione che contraddiceva palesemente i principi stessi del Cristianesimo e della predicazione di Cristo. Importante nel dialogo la violenza polemica espressa con un linguaggio crudo e preciso che ricorda quello delle satire in versi ma che è ancora più efficace. Della crudezza del linguaggio va notato quanto la materia è macabra e non indulge effetti romantici o preromantici, ma si rifà piuttosto, come schema generale, ai Dialoghi morali di Luciano di Samosata e Plutarco o del più recente Fontenelle (1657-1757) che nei Dialoghi dei morti, del 1683, confuta luoghi comuni filosofici, convinzioni comuni e opinioni correnti.

Il Dialogo sopra la nobiltà fu composto come risposta ad esigenze di natura ideologica, riformistica e morale, vive nella Milano austriaca della metà del secolo. Si incomincia ad avvertire l'eco delle discussioni illuministiche che si svolgevano in Francia e cominciano ad essere espressi i primi dubbi sul valore istituzionale della nobiltà. Mentre quest'ultima viveva una grande crisi, andava sorgendo una borghesia agraria e commerciale, si andavano affermando forze innovative che mettevano in discussione la cultura tradizionale. Parini diede un modesto contributo con il "Dialogo sopra la nobiltà", in forma contraddittoria perchè non aveva ancora chiare le implicazioni ideologiche e politiche del problema storico-sociale. Inoltre l'influsso dell'abito professionale e della condizione sociale di Parini non gli permetteva di essere completamente libero nei suoi giudizi.

IIl testo comparve a stampa per la prima volta ai primi dell'Ottocento nell'edizione Reina e non venne mai pubblicata in vita dall'autore, che ne lasciò due diverse stesure nessuna delle quali è da considerarsi definitiva. La prima stesura, contenuta nel Codice Ambrosiano VI,1 fu composta nel 1757 e letta all'Accademia dei Trasformati; la seconda redazione è incompleta e molto probabilmente posteriore (di mano dell'autore) è contenuta nel Codice Ambrosiano VI,2, e contiene delle annotazione che talvolta tendono ad attenuare in qualche modo le affermazioni contenute nella redazione completa. Già fin dalla prima stesura completa esso era preceduto da 14 versi, tradotti dal Saggio sopra l'uomo del poeta inglese Alessandro Pope, che mancano nella redazione incompleta, che portava il titolo Della nobiltà.

Il Dialogo sopra la nobiltà si svolge in una tomba fra toni macabri e giocosi fra un nobile, un personaggio altezzoso e poeta plebeo, morti di recente, che per caso sino stati sepolti nella medesima tomba. Proprio questa vicinanza diventa l'occasione di una polemica discussione, che si attraverso un vivace scambio di battute durante il quale il poeta riesce a smorzare la superbia dell'interlocutore mostrandogli l'inconsistenza delle sue pretese di superiorità, in particolare rispetto a quelle di sangue. Il tema della discussione è ovviamente l'uguaglianza degli uomini e la vanità dei privilegi nobiliari, che rientrano fra quelle idee che ebbero nel Settecento una così vasta diffusione da operare un profondo influsso sulla coscienza civile del tempo e preparare il mondo che noi stiamo vivendo. Il nobile è costretto ad ammettere poco alla volta e a proprie spese la validità degli argomenti del poeta a sostegno che la nobiltà non ha in sé una legittima ragion d'essere ma è una delle tante manifestazioni della vanità umana.
Miyuki
Miyuki - Genius - 9449 Punti
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1)Quali sono gli elementi sui quali il nobile insiste maggiormente per giustificare la propria superiorità??
  • gerarchia sociale
    l'aver mantenuto molte persone in vita
    il sangue “nobile” portatore di virtù e immune al vizio
    discendenza da una famiglia antica
    le imprese e la potenza dei propri avi

2)Come risponde il poeta a tali argomentazioni?
il poeta:
  • è abituato a sentire il cattivo odore che il nobile cadavere emana e quindi non gli da più fastidio;
    sostiene che coloro che il nobile manteneva erano tutti ruffiani, i quali, adesso che è morto, parlan male di lui;
    gli da del tu;
    afferma che il nobile, come il plebeo, è un uomo che ha avuto una nascita da uomo, non diversa da quella di una persona comune;
    ribatte che il sangue di un nobile, come quello di un plebeo, è comunque rosso e liquido e, anche se il sangue “nobile” fosse portatore di virtù e rendesse immune al vizio, esisterebbero comunque uomini virtuosi anche se plebei e uomini viziosi anche tra i nobili, quindi, sostiene il poeta, forse il sangue si è contaminato;
    gli fa notare che tutte le famiglie discendono da quella di Adamo, quindi sono tutte antiche allo stesso modo e, quando il nobile si vanta di ricordare il nome di tutti i propri antenati, lui sostiene che allora ha solo una buona memoria ed esistono tra il popolo molti storici che conoscono nomi antichi altrettanto bene;
    rimprovera il nobile di scambiare i vizi per le virtù.

3)Parini individua con estrema lucidità l’origine storica della disuguaglianza. Articola tale affermazione in un breve paragrafo.
L'ineguaglianza non ha avuto origine nello stato di natura, ma è stata generata assieme alla formazione della società, ed è al contempo illegittima e dannosa per la moralità e per il benessere dell'umanità. Molti pensatori sbagliano nel trasporre sull'uomo di natura caratteri proprî dell'uomo in società (avidità, orgoglio, ragione, istituzioni politiche). Il disegno dell'uomo nello stato di natura è una congettura senza pretese di ricostruzione realistica. La società e tutti i suoi mali (guerre, delitti, miserie) nascono dalla proprietà privata. Questo è però solo l'ultimo anello in una lunga catena di eventi. A confronto con le differenze presenti in natura, l'uomo comincia a ragionare per relazioni (grande-piccolo, alto-basso...) e a riflettere sulla propria superiorità rispetto agli altri animali; riflessione che in seguito lo porterà a considerarsi superiore anche ai proprî simili. Nascono i primi agi, beni originariamente superflui di cui l'uomo tuttavia non riesce a fare a meno una volta che ci si è abituato, ma nemmeno ad apprezzarli più per soddisfazione. Gli agi diventano al contempo indispensabili ma incapaci di soddisfarlo del tutto, reclamandone sempre di nuovi.
:hi
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