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  • parafrasi odisseaaaa - urgenteeeee

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coccinella.1995
coccinella.1995 - Erectus - 50 Punti
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mi serve la parafrasi dell' odissea libro V versi 149- 224
prima riga:
Lei.ninfa sovrana,in cerca del grande odisseo
ultima riga:
fra l'onde e in guerra:e dopo quelli venga anche questo!

Grazieee :)
coltina
coltina - Genius - 11957 Punti
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http://www.articoligratis.com/leggi/Odissea_libro_quinto.html
L'augusta ninfa, del Saturnio udita la severa imbasciata, il prode Ulisse Per cercar s'avvïò. Trovollo assiso Del mar in su la sponda, ove le guance Di lagrime rigava, e consumava Col pensier del ritorno i suoi dolci anni; Ché della ninfa non pungealo amore: E se le notti nella cava grotta Con lei vogliosa non voglioso passa, Che altro l'eroe può? Ma quanto è il giorno, Su i lidi assiso e su i romiti scogli, Con dolori, con gemiti con pianti Struggesi l'alma, e l'infecondo mare, Lagrime spesse lagrimando, agguarda. Calipso, illustre dea, standogli appresso: «Sciagurato», gli disse, in questi pianti «Più non mi dar, né consumare i dolci Tuoi begli anni così: la dipartita, Non che vietarti, agevolarti io penso. Su via, le travi nella selva tronche, Larga e con alti palchi a te congegna Zattera, che sul mar fosco ti porti. Io di candido pan, che l'importuna Fame rintuzzi, io di purissim'onda, E di rosso licor, gioia dell'alma, La carcherò: ti vestirò non vili Panni, e ti manderò da tergo un vento, Che alle contrade tue ti spinga illeso, Sol che d'Olimpo agli abitanti piaccia, Con cui di senno in prova io già non vegno». Raccapricciossi a questo il non mai vinto Dalle sventure Ulisse, e: «O dea», rispose Con alate parole, «altro di fermo, Non il congedo mio, tu volgi in mente, Che vuoi ch'io varchi su tal barca i grossi Del difficile mar flutti tremendi, Che le navi più ratte, e d'uguai fianchi Munite, e liete di quel vento amico Che da Giove partì, varcano appena. No: su barca sì fatta, e a tuo dispetto, Non salirò, dove tu pria non degni Giurare a me con giuramento grande, Che nessuno il tuo cor danno m'ordisce». Sorrise l'Atlantìde, e, della mano Divina carezzandolo, la lingua Sciolse in tai voci: «Un cattivello sei, Né ciò che per te fa, scordi giammai. Quali parole mi parlasti! Or sappia Dunque la Terra e il Ciel superno, e l'atra, Che sotterra si volve, acqua di Stige, Di cui né più solenne han, né più sacro Gl'Iddii beati giuramento; sappia, Che nessuno il mio cor danno t'ordisce. Quello anzi io penso, e ti propongo, ch'io Torrei per me, se in cotant'uopo io fossi. Giustizia regge la mia mente, e un'alma Pietosa, non di ferro, in me s'annida». Ciò detto, abbandonava il lido in fretta E Ulisse la seguìa. Giunti alla grotta, Colà, ond'era l'Argicida sorto, S'adagiò il Laerziade; e la dea molti Davante gli mettea cibi e licori, Quali ricever può petto mortale. Poi gli s'assise in fronte; e a lei le ancelle L'ambrosia e il roseo néttare imbandiro. Come ambo paghi per la mensa furo, Con tali accenti cominciava l'alta Di Calipso beltade: «O di Laerte Figlio divin, molto ingegnoso Ulisse, Così tu parti adunque, e alla nativa Terra e alle case de' tuoi padri vai? Va, poiché sì t'aggrada, e va felice. Ma se tu scorger col pensier potessi Per quanti affanni ti comanda il fato Prima passar, che al patrio suolo arrivi Questa casa con me sempre vorresti Custodir, ne son certa, e immortal vita Da Calipso accettar: benché sì viva Brama t'accenda della tua consorte, A cui giorno non è che non sospiri. Pur non cedere a lei né di statura Mi vanto, né di volto; umana donna Mal può con una dea, né le s'addice, Di persona giostrare, o di sembianza». «Venerabile iddia», riprese il ricco D'ingegni Ulisse, «non voler di questo Meco sdegnarti; appien conosco io stesso, Che la saggia Penelope tu vinci Di persona non men che di sembianza, Giudice il guardo che ti stia di contra. Ella nacque mortale; e in te né morte Può, né vecchiezza. Ma il pensiero è questo; Questo il desìo che mi tormenta sempre: Veder quel giorno al fin, che alle dilette Piagge del mio natal mi riconduca. Che se alcun me percoterà de' numi Per le fosche onde, io soffrirò, chiudendo Forte contra i disastri anima in petto. Molti sovr'esso il mar, molti fra l'armi, Già ne sostenni; e sosterronne ancora»
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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Secondo il regolamento devi mettere sempre il testo per avere una parafrasi!
coccinella.1995
coccinella.1995 - Erectus - 50 Punti
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ah okok!! scusa non lo sapevo...
cichinella
cichinella - Genius - 5407 Punti
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e sempre secondo il regolamento dovresti inserire la tua richiesta sotto forma di domanda e non di discussione,vabbè,te lo ricorderai per la prossima volta(spero)...grazie:)
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