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  • Parafrasi ' Ettore sprona Paride ' - Iliade

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fragolina98
fragolina98 - Eliminato - 198 Punti Segnala un abuso
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Ettore intanto alla casa movea del divino Alessandro, bella ch'ei stesso aveva costrutta con quanti a quel tempo sperti maestri di mura contava la fertile Troia. E avevano costrutta la casa la sala ed il letto presso alle case di Priamo e d'Ettore, in cima alla rocca. Ettore quivi giunse diletto ai Celesti; e la lancia d'undici cubiti in pugno stringeva : la cuspide in vetta lampi mandava in bronzo, cingevala d'oro un anello. E lo trovò che l'armi nel talamo stava forbendo, il corsaletto e lo scudo bellissimi, e l'arco ricurvo. Elena poi, l'Argiva, sedea fra le donne di casa, ed alle ancelle dava comandi, e compieano bell'opre. Ettore, come lo vide, lo invase di turpi rampogne : ' Oh sciagurato! Hai proprio ragione di fare l'offeso! Alla città d'attorno alle mura, le genti cadono nella battaglia : fiammeggiano intorno a la rocca l'urlo di guerra e la mischia : tu pure arderesti di sdegno qualora altri vedessi non darsi pensier de la pugna! Su, chè la rocca presto non arda pel fuoco nemico! ' Ed Alessandro, che un Nume sembrava, così gli rispose : ' Ettore, si che a ragione rampogna mi fai, non a torto. Dunque ti risponderò ; tu ascoltami e intendimi bene. Non per collera no, nè per sdegno contro i Troiani, io me ne stavo chiuso nel talamo, in preda all'accidia. Anzi la sposa, or ora, volgendomi blande parole, me, ch'io tornassi a guerra, spronava : ed il meglio è sembrato questo anche per me : la vittoria sorridere ora a questo ora a quello. Aspettami ora un po', chè l'arme di guerra io rivesta. Oppur, va', ch'io ti seguo : di certo raggiungerti penso. ' Disse : nè a lui risposta veruna diede Ettore prode. E disse Elena ad Ettore queste melliflue parole : ' Cognato mio, davvero ch'io sono una cagna funesta lurida! Oh, se quel giorno che a luce la madre mi diede, una maligna procella di venti m'avesse rapita, o sovra un'alpe, o fra l'onde, fra i mille frastuoni del mare, che m'inghiottissero i gorghi, che tanta sciagura non fosse! Ma poi che tanti mali volean che seguissero i Numi, deh! Fossi almeno stata la sposa d'un uomo più prode, non come questo, sordo degli uomini al biasimo e all'onta! Saldo volere questi non ha, nè sarà mai che l'abbia per l'avvenire; e un giorno dovrà ben pagarne la pena! Ma dunque, entra, su' via, su questo sgabello ti siedi, cognato mio, ché più d'ogni altro te grava il travaglio, cagna ch'io sono, per me, d'Alessandro pel tristo destino : ché Giove sopra noi volle infitta la sorte malvagia ché noi fossimo oggetto di canto alle genti future. ' Ettore, il prode dall'elmo lucente, così le rispose : ' Elena, pur se ti preme di me, non mi chieder ch'io segga. Non m'indurresti : ché il cuore mi sprona ch'io corra al soccorso dei miei guerrier, che molto mi bramano, ed io sono lungi. Scuoti bensì costui, s'affretti egli stesso ad armarsi, sì che raggiungermi possa mentre io sono ancor fra le mura. Io vado intanto a casa, ché voglio vedere i miei cari, la prediletta sposa, col pargolo infante : ché ignoro se dalla pugna ad essi potrò ritornare, o se i Numi spento mi vogliano oggi sottesse le man' degli Achivi. ' Dette queste parole, l'eroe dal fulgente cimiero, Ettore, mosse : e alla bella sua casa in un attimo giunse.

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Ot-Sofietta-Ot
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eccola

Quando si trovarono uno di fronte all’altro, Ettore dall’elmo scintillante parlò ad Achille per primo:
“Non fuggirò più di fronte a te, Achille, come adesso così successe per ben tre volte che di fronte alle mura di *****, non riuscii a difendermi dal tuo attacco; adesso il mio animo mi sprona
a non fuggire più, qualunque sia la mia sorte. Ci rivolgiamo agli dei: perché essi saranno i migliori testimoni e conservatori degli accordi; io non intendo portarti disonore, se grazie all’aiuto di Zeus
riuscirò a toglierti la vita; quando, Achille, ti avrò rimosso le tue gloriose armi, restituirò il tuo corpo agli Achei: e anche tu farai così”. Ma Achille guardandolo minacciosamente disse: “Ettore, o tremendo, non scenderò a patti con te: come non vi è alcuna alleanza tra uomini e leoni, e tra lupi e agnelli, i quali non sono mai in accordo, ma si detestano ininterrottamente, così non potrà mai succedere che noi ci vogliamo bene; fra di noi non ci saranno patti, il primo che morirà appagherà Ares con il sangue del nemico. Ricordati che ora devi essere perfetto nell’usare l’asta e veloce nel combattere, senza commettere errori! Ormai non puoi più sfuggire al tuo destino, gli dei hanno già deciso e Atena ti ucciderà per mezzo della mia lancia: sconterai tutto il dolore che hai portato al mio popolo”. Mentre parlò Achille scagliò l’asta contro Ettore; ma egli vedendola prima riesce ad evitarla: si abbassò e l’asta lo schivò, conficcandosi nel terreno; ma Atena, senza essere vista da Ettore, la ripose nelle mani di Achille. A quel punto Ettore disse ad Achille: “La tua mira non ha avuto un esito positivo! Allora in realtà tu non sapevi quello che mi sarebbe successo, Zeus non vuole la mia morte. Eppure tu lo hai dichiarato. Eri molto abile nel parlare, ma l’hai detto perché volevi che io mi scoraggiassi. No, non fuggirò di fronte al tuo attacco, ma ti affronterò a viso aperto, se mi vorrai uccidere, lo dovrai fare mentre ti attacco, se un dio ti aiuterà. Intanto cerca di evitare questa lancia che sto per scagliarti e spero che ti entri nel corpo. Certamente se riuscissi ad ucciderti la guerra risulterebbe molto più facile per i Teucri, perché tu sei il più grande problema” Mentre parlò, bilanciò l’asta e la scagliò ma centrò lo scudo di Achille, non fallì il colpo; ma l’asta rimbalzò cadendo per terra; Ettore si innervosì, perché il suo lancio fu inutile, e preso dallo sconforto, perché non aveva più lance; chiamò il fratello Deifobo, perché gli passasse un’altra lancia: ma egli non gli era più vicino. Allora Ettore capì il suo destino interpretato dal fato e gridò: “Ahi! Adesso non ho più alcun dubbio, gli dei hanno decretato la mia morte. Pensavo di aver vicino Deifobo, ma egli è all’interno di *****, Atena mi ha imbrogliato. Il mio destino è di dover morire, tutto questo era già stato stabilito da Zeus e da suo figlio, Apollo, che adesso mi sono nemici però un tempo
furono benevoli nei miei confronti. Ormai la morte mi ha raggiunto. So che devo morire, ma non mi ritirerò, lotterò fino all’ultimo perché io possa morire gloriosamente così che i miei posteri mi possano stimare”.
E mentre parlava così, estrasse la spada, che gli pendeva da dietro al fianco, grande e pesante, e partì di scatto all’attacco, come un’aquila che piomba verso la pianura, attraversando le nuvole buie, per uccidere un giovane agnello o una lepre: in tal modo scattò Ettore, agitando la spada acuminata.
Ma anche Achille scattò all’attacco, con il cuore selvaggio carico di collera: pose davanti a sé lo scudo bello, decorato, scuotendo la chioma lucente, che Efesto aveva creato fitta attorno al cimiero.
Come la stella procede tra i vari astri durante la notte, Espero, l’astro più lucente del cielo. Così luceva la spada del glorioso Achille nella sua mano destra, riflettendo intensamente come poter uccidere Ettore, cercando con gli occhi un punto del suo corpo che fosse scoperto dall’armatura. Le armi bronzee ricoprivano tutto il corpo di Ettore, colui che uccise Patroclo; ma vi era una fessura dove le clavicole dividono le spalle dalla gola e dal collo, e quello è un punto di rapida morte.
Qui Achille lo colpì, la punta dell’asta passò attraverso il morbido collo di Ettore, però non gli tagliò le corde vocali così che Ettore riuscisse a parlare. Achille si vantò: “Ettore, mentre spogliavi Patroclo delle sue armi credevi forse di poter sfuggire da me, che ti ero lontano! Ma io rimanevo suo difensore sulle navi. Ora cani e uccelli ti sbraneranno: ma lui seppelliranno gli Achei”.
Senza più forze Ettore gli rispose: “Ti prego per la tua vita, per le ginocchia, per i tuoi genitori, non lasciare che venga sbranato dai cani degli Achei, ma accetta oro e bronzo senza fine, i doni che ti verranno dati da mio padre e dalla mia nobile madre: rendi il mio corpo alla mia patria, perché il mio corpo possa essere bruciato”.
Ma guardandolo bieco, Achille disse: “No, cane, non mi pregare per nessun motivo; che la rabbia e il furore mi spingano a tagliuzzare le tue carni e a divorarle per quello che u hai compiuto: nessuno allontanerà dal tue corpo le cagne, per nessun motivo, nemmeno se Priamo offrirà tanto oro quanto pesi. Così la tua nobile madre non potrà piangere sul tuo letto, perché così i cani e gli uccelli ti sbraneranno. Rispose così Ettore: “Va, ti conosco! Non potevo persuaderti perché tu hai il cuore di ferro, che non prova passione. Bada però che la mia morte non ti porti l’odio degli dei; quel giorno che Paride, guidato da Apollo, ti ucciderà, tu ancora coraggioso, sopra le porte Scee”.
Mentre parlava morì Ettore: il suo spirito volò via e scese nell’Ade, rimpiangendo la giovinezza e il vigore.
Rispose al cadavere Achille illustre: “A muori! Anch’io dovrò morire quando gli di lo vorranno!”
Disse e tolse al morto le armi insanguinate dopo aver strappato l’asta, accorsero gli altri ammirando la statua e la bellezza stupenda di Ettore, e nessuno si avvicinò senza martoriare e colpire il cadavere dell’eroe.
E così diceva qualche infido volto al vicino: “ Davvero, è più morbida la carne d’Ettore, di quando appiccò fuoco alle nostre navi”.
spero di esserti stata d'aiuto..Sofy!

http://www.skuola.net/forum/altre-materie/parafrasi-ettore-sprona-paride-56530.html
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