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  • parafrasi e commento di alcune poesie

giovythebest
giovythebest - Habilis - 253 Punti Segnala un abuso
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salve ragazzi...scusate il disturbo ma per domaani avrei delle parafrasi e dei commenti(di cosa parla poesia, qual è il tema principale, il messaggio del poeta) da fare per alcune poesie di salvatore quasimodo...siccome ho interrogazione e non vorrei farle sbagliate me le potreste fare voi??:thx:thx
le poesie sono:

LETTERA ALLA MADRE (già di qsta ho fatto il commento)

«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.»


AUTUNNO

Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d'alberi e d'abissi.

Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:

povera cosa caduta
che la terra raccoglie


SENZA MEMORIA DI MORTE

Primavera solleva alberi e fiumi;
la voce fonda non odo,
in te perduto, amata.

Senza memoria di morte,
nella carne congiunti,
il rombo d'ultimo giorno
ci desta adolescenti.

Fatta ramo
fiorisce sul tuo fianco
la mia mano...

VICOLO (già di questa ho fatto il commento)

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.
bimbadolce94
bimbadolce94 - Sapiens - 700 Punti Segnala un abuso
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Questo è ciò che ho trovato ^^


LETTERA ALLA MADRE:

Il poeta inizia parlando di sé, dei luoghi dove ora vive. Abita in Lombardia, dove si trova bene, ma non è felice e quindi scrive alla madre. La madre si meraviglierà della lettera ricevuta e ripenserà a «quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto / e alcuni versi in tasca». E il poeta ricorda il momento del distacco dalla madre e dalla terra nativa: «Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo / di treni lenti che portavano mandorle e arance / alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze, / di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio, / questo voglio, dell’ironia che hai messo / sul mio labbro, mite come la tua. / Quel sorriso mi ha salvato da pianti e da dolori». E il poeta conclude rivolgendosi alla morte di non toccare «l’orologio in cucina che batte sopra il muro, / tutta la mia infanzia è passata sullo smalto / del suo quadrante, su quei fiori dipinti: / non toccare la mani , il cuore dei vecchi. / Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà, / morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater». Il poeta prega la morte di essere una morte piena di pietà e di pudore e di essere gentile con i vecchi che ormai non sanno che cosa aspettano. Aspettano proprio la morte, perché sanno che sono vicino al tempo della morte.

« Il poeta invia alla madre sola, lontana, ammalata, questa lettera per consolarla della sua solitudine e per aprire il suo animo a colei che sola ha il privilegio di capirlo. Così, la confessione del poeta porta al confronto di due mondi e di due età diverse della sua storia personale: la Sicilia assoluta e mitica, dove crebbe fanciullo e da dove fuggì di notte con un mantello corto / e alcuni versi in tasca, e il grigio settentrione dove vive; l’infanzia fatta favola irrecuperabile ma consolante, e la maturità segnata di pene e di tormenti». (Alberto Frattini)

Ecco come il critico commenta i versi finali della poesia:

«Nessuno risponde. La morte non parla, né intende il nostro linguaggio. E il poeta, che l’ha chiamata gentile, ora la invoca, nella sua pietà e discrezione. Il filo misterioso si riallaccia così, dalla morte all’amore, nella figura-emblema, che ha il profumo di una familiare ed universale religio: dolcissima mater».


VICOLO:

Il tema della poesia.
Il tema della poesia è ancora una volta la rievocazione di un paesaggio siciliano ormai lontano nel tempo e nello spazio. Il poeta si trova in un’altra città e ricorda con nostalgia le case che formavano un vicolo. Come scrive F. Puccio:<<Il vicolo si presenta come l’espressione simbolica di una realtà del sentimento, che, se non esiste oggettivamente nel vissuto quotidiano, si configura però come un momento indelebile della vicenda interiore del poeta e pronto a riemergere in particolari momenti di sospensione>>.



Il messaggio della poesia.
il messaggio della poesia è ancora una volta la nostalgia per la propria città ormai persa e per le case del proprio paese disposte a forma di croce e che sembrano che si parlino di notte per vincere la paura di restare sole. Come scrive F. Puccio:<<Questo stato d’animo di abbandono persiste anche quando riaffiorano alla memoria le sensazioni sonore, pure esse colte in immagini della lontana infanzia, ma trasfigurate con note dolenti. La notte perde il suo significato astronomico e si trasforma in un simbolo oscuro della paura e della solitudine che grava su quelle case che, quasi personificate, si tengono raccolte attorno ad un incrocio, depositario del simbolo cristiano del loro triste destino di dolore e di povertà, e cercano con impercettibili sussurri di esorcizzare l’inquietudine gravante delle tenebre.
Il linguaggio poetico è altissimo e notevolissimo formato da figure retoriche come la personificazione, l’allitterazione e rime imperfette, una metonimia “Tarde”.
Francesco Puccio sottolinea inoltre che l’intera opera poetica “Acque e terre” è dominata dendromorfismo e dal teriomorfismo, cioè l’identificazione del poeta con il mondo floreale e vegetale e animale. Il poeta si raffigura negli alberi e negli animali.
giovythebest
giovythebest - Habilis - 253 Punti Segnala un abuso
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ma a me servono sopratutto le parafrasi oltre ai commenti..pleaseee aiutatemi!!:thx:thx
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