Rosabluor
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Potrei avere la parafrasi della poesia 'speranza'?
AleSasha_98
AleSasha_98 - Sapiens - 437 Punti
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Ecco a te
Questa lirica è suggerita, secondo un modulo ripreso da una lirica di Francis Jammes, da un vecchio album di foto di famiglia, una cui fotografia ingiallita sotto la data del 28 giugno 1850 è accompagnata da una dedica “… alla sua Speranza la sua Carlotta…”. Gozzano si lascia trasportare indietro nel tempo quando la sua futura nonna e l’amica di lei, Carlotta, avevano appena diciassette anni, erano tornate a casa dal collegio e vivevano i loro primi romantici sogni d’amore.
Questi allora ricrea, ispirato dalla vecchia fotografia, il piccolo mondo provinciale di una volta, guardando con un rimpianto fra struggente ed ironico, attratto e respinto tutto a un tempo, interessato alla rievocazione sentimentale e, nello stesso tempo, compiaciuto di mettere in commedia un mondo così lontano dal proprio. Da ciò lo stile della lirica, uno stile tutto letterario, tramato ora di ricordi culturali (fino, addirittura, all’inserzione di versi di un poeta del Seicento), ora di vocaboli quotidiani, in un tono conversevole e piano, ironico nella sua quotidianità. Così la lirica oscilla continuamente tra il gioco compiaciuto e l’effusione sentimentale, dove però il gioco non diventa mai fine a se stesso, e l’effusione, a sua volta, trova un suo limite calcolato in quella specie di controcanto che il Gozzano stesso continuamente le fa con la sua commedia.
Forma metrica: strofe distiche, cioè di due versi doppi, liberamente composti, ognuno di senari, settenari, ottonari, novenari, con doppia rima interna.
1ª sezione: i primi versi descrivono il salotto degli antenati, a metà Ottocento, affastellando, in un disordine pittoresco, i mille oggetti di cattivo gusto (cioè di un gusto ormai antiquato) che lo riempiono. È un artificio a rievocare l’atmosfera di quell’Ottocento che il Gozzano sente provinciale, ma al quale, pure, si sente legato sentimentalmente. Il pappagallo impagliato, i busti di Alfieri, poeta italiano della seconda metà del Settecento, autore di tragedie, e di Napoleone, i frutti di marmo sotto la campana di vetro, gli scrigni costruiti con valve di conchiglie, l’immagine di Venezia e gli altri ricordini di viaggio, i quadri e le stampe, la tappezzerie damascata delle sedie, il lampadario a gocce di vetro sono tutti arredi e suppellettili di scarso pregio, ma con pretese di eleganza e di raffinatezza, almeno agli occhi dei padroni di casa.
2ª sezione: la scena si popola di personaggi e si riempie di suoni. Arrivano le due fanciulle, che sono considerate ormai “signorine” e quindi da poco hanno avuto il permesso di allargare la gonna di crinolina. Una suona e l’altra canta, entrambe sognano l’amore e il Principe Azzurro mentre si sentono il vocio dei bambini e i discorsi degli adulti.
3ª sezione: arrivano ora gli Zii. Tramite una successione casuale di stralci del dialogo, il poeta ci fa intuire i temi della banale conversazione, dalla quale le signorine vengono allontanate e condotte a giocare al volano, rudimentale gioco del tennis.
4ª sezione: il volano rimane tra i rami di un albero e così le fanciulle cominciano a parlare del Principe Azzurro (incarnato dal giovane poeta rivoluzionario Mazzini) di cui è innamorata Carlotta. Qui si rifà a tanta letteratura dell’estremo romanticismo, di cui riprende le immagini, tra sentimentali e leziose, di cui cita le riviste famose (“Novelliere Illustrato”), e di cui ricorda eroi tipici, come la Carlotta amata da Werther nel romanzo famoso di Goethe, o come la Parisina, la cui storia di amore e di morte era stata anch’essa ricordata e rifatta tante volte dagli scrittori.
5ª sezione: il nome Carlotta può essere non fine, ma ora, dopo tanti anni, è dolce come tutte quelle buone cose di pessimo gusto, e ricrea l’incantesimo di un tempo passato, di cui il Gozzano richiama qui tanti elementi, anch’essi lontani, non fini, ma dolci: le diligenze, lo scialle, le crinoline.
Le donne che il poeta conosce e frequenta, non le può amare, impeditone da una sorta di aridità sentimentale; le sole che potrebbe amare, sono queste che egli rievoca, morte, lontane, abbellite appunto dalla lontana, dalla morte, dalla fantasia. Questo sogno impossibile indica che il Gozzano tende ad evadere dal presente e a vivere in mondi e tempi lontani sognando cose che avrebbero potuto essere e non sono state e il cui fascino sta proprio nel fatto che non sono mai accadute e non potranno accadere
Se ti sono stata d'aiuto scegli la mia risposta come la migliore ciao :D
Rosabluor
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Mmm .. Una versione in prosa, non é questo che volevo :( grazie lo stesso
AleSasha_98
AleSasha_98 - Sapiens - 437 Punti
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La poesia è questa?
Il gigantesco rovere abbattuto
l'intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando, in cerchi, nelle sue midolla
i centonovant'anni che ha vissuto.
Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiuse con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d'essere fronzuto.
Rampolla e sogna - immemore di scuri -
l'eterna volta cerula e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l'ire
aquilonari e i secoli futuri...
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuol morire
Questo è tutto quello che ho trovato:

La pianta gigantesca di cui parla Gozzano è un rovere plurisecolare, ma sembra del tutto evidente che si riferisca - per analogia - alla vita umana, e alla speranza di vivere, anche quando le circostanze sono manifestamente avverse o contrastanti.
Così quella pianta enorme, tagliata quando già era autunno (anche la vita umana ha il suo autunno), giacque tutto l'inverno adagiata su un campo, mostrando tutti i suoi anni, come denudata (nelle sue midolla): sembra quasi che Gozzano voglia dirci che la vita e la morte non hanno dignità quando - lontane dall'intimità degli affetti domestici - vengono trattate con estraneità e indifferenza .
Eppure, inaspettatamente, dal ceppo di quella pianta, in primavera nascono gemme nuove, che ricordano le fronde antiche e hanno già dimenticato la scure: ripensano ai nidi che ospitavano, al cielo che potevano guardare come se fosse vicino, ai frutti, agli aquiloni che talvolta s'impigliavano fra i rami.
Ecco che cosa può la speranza che la natura continuamente rinnova; quale effetto miracoloso può suscitare anche in chi non avrebbe ragione di alimentare questa utopia: credere di poter tornare alla vita di prima a volte fa spuntare "gemme nuove" anche sui tronchi già tagliati, anche sulle ceppe che ancora hanno radici. La speranza è misteriosa e a volte miracolosa perché la vita stessa è un mistero.
Eppure il poeta, con realismo e fatalismo, si immalinconisce, perché sa che alimentare questa speranza è inutile, perché può essere straziante vedere "un moribondo che non vuol morire"


se invece la poesia non è questa provq qui
http://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-autori-opere/l-amica-di-nonna-speranza-gozzano.html
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