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  • Parafrasi, commento e analisi - La solitudine - Umberto Saba

casp93
casp93 - Erectus - 50 Punti
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qualcuno ha la parafrasi e il commento e chi piu ne ha piu ne metta di " la solitudine" di umberto saba. grazie mille

Questa risposta è stata cambiata da the.track (11-04-09 19:19, 7 anni 7 mesi 29 giorni )
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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controlla nel sito altrimenti scrivi il testo che la faccio io....
_Giuly96_
_Giuly96_ - Erectus - 120 Punti
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Nella poesia "Il Borgo" un Saba ventenne propone la propria "ricetta" per salvarsi dalla solitudine e dall'isolamento: confondersi con gli altri e gettarsi nel caldo flusso della vita di tutti. Tuttavia se "essere come tutti gli uomini di tutti i giorni" significa da un lato sciogliere il proprio sofferto sentimento di solitudine nell'adesione ai modi di vita della gente più semplice dall'altro questo tentativo implica anche la consapevolezza della sua difficile realizzabilità e della sua evanescenza di sogno.

Altri autori hanno affrontato da angolazioni diverse il problema della solitudine, della incomunicabilità e dei difficili, se non conflittuali, rapporti generazionali.
Kafka, autore dell'ormai celebre "Lettera al padre", può venire a buon diritto considerato come il capostipite ideale di quella copiosa schiera di scrittori che dopo di lui decisero di addentrarsi nell'analisi di una tematica di difficile risoluzione: il confronto generazionale.
…"Ma non tutti i bambini hanno la perseveranza e l'intrepidezza di cercare la bontà finchè la trovano"…
…"Io disimparai a parlare"…
Da Kafka, "Lettera al padre".

La stessa tensione si rileva anche nel libro di Tozzi "Con gli occhi chiusi". Il nodo cruciale che lega Tozzi a Kafka è il rapporto conflittuale con il padre, carico di conseguenze negative per il figlio vittima; entrambi furono oppressi nella realtà biografica da un padre prepotente che tolse loro la possibilità di un maturo sviluppo psicologico.

Mentre Kafka e Tozzi parlano dal punto di vista dell'adolescente, del figlio, di colui che sembra essere destinato a rivestire il ruolo dell'eterno sconfitto, un'autrice contemporanea, Lidia Ravera, sottopone all'attenzione dei lettori un testo scritto da una madre, la quale esula dal prototipo del genitore "assente" e "distante", indirizzando al figlio consigli, attenendosi ai quali egli riuscirà a costruirsi un promettente futuro, consigli che, forse, non sarebbe mai riuscita a dispensare verbalmente. E' il tema della precarietà del futuro a costituire il fulcro del discorso della donna; precario , certo, e sconosciuto è il futuro, ma ciò che spaventa maggiormente è l'incertezza, l'annebbiamento del presente.
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