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  • mi servirebbe la parafrasi della gerusalemme liberata canto 6 l'amore di erminia per tancredi pero' dal verso 65 al verso 85.......aiuto grazie

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curvanordbrescia
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mi servirebbe la parafrasi della gerusalemme liberata canto 6 l'amore di erminia per tancredi pero' dal verso 65 al verso 85.......aiuto grazie

Aggiunto 1 minuti più tardi:

QUESTI SONO I VERSI:Con orribile imago il suo pensiero
ad or ad or la turba e la sgomenta,
e via piú che la morte il sonno è fero,
sí strane larve il sogno le appresenta.
Parle veder l’amato cavaliero
lacero e sanguinoso, e par che senta
ch’egli aita le chieda; e desta intanto,
si trova gli occhi e ’l sen molle di pianto.
Né sol la tema di futuro danno
con sollecito moto il cor le scote,
ma de le piaghe ch’egli avea l’affanno
è cagion che quetar l’alma non pote;
e i fallaci romor, ch’intorno vanno,
crescon le cose incognite e remote,
sí ch’ella avisa che vicino a morte
giaccia oppresso languendo il guerrier forte.
E però ch’ella da la madre apprese
qual piú secreta sia virtú de l’erbe,
e con quai carmi ne le membra offese
sani ogni piaga e ’l duol si disacerbe
(arte che per usanza in quel paese
ne le figlie de i re par che si serbe),
vorria di sua man propria a le ferute
del suo caro signor recar salute.
Ella l’amato medicar dasia,
e curar il nemico a lei conviene;
pensa talor d’erba nocente e ria
succo sparger in lui che l’avelene,
ma schiva poi la man vergine e pia
trattar l’arti maligne, e se n’astiene.
Brama ella almen ch’in uso tal sia vòta
di sua virtude ogn’erba ed ogni nota.
Né già d’andar fra la nemica gente
temenza avria, ché peregrina era ita,
e viste guerre e stragi avea sovente,
e scorsa dubbia e faticosa vita,
sí che per l’uso la feminea mente
sovra la sua natura è fatta ardita,
e di leggier non si conturba e pave
ad ogni imagin di terror men grave.
Ma piú ch’altra cagion, dal molle seno
sgombra Amor temerario ogni paura,
e crederia fra l’ugne e fra ’l veneno
de l’africane belve andar secura;
pur se non de la vita, avere almeno
de la sua fama dée temenza e cura,
e fan dubbia contesa entro al suo core
duo potenti nemici, Onore e Amore.
L’un cosí le ragiona: "O verginella,
che le mie leggi insino ad or serbasti,
io mentre ch’eri de’ nemici ancella
ti conservai la mente e i membri casti;
e tu libera or vuoi perder la bella
verginità ch’in prigionia guardasti?
Ahi! nel tenero cor questi pensieri
chi svegliar può? che pensi, oimè? che speri?
Dunque il titolo tu d’esser pudica
sí poco stimi, e d’onestate il pregio,
che te n’andrai fra nazion nemica,
notturna amante, a ricercar dispregio?
Onde il superbo vincitor ti dica:
`Perdesti il regno, e in un l’animo regio;
non sei di me tu degna’, e ti conceda
vulgare a gli altri e mal gradita preda."
Da l’altra parte, il consiglier fallace
con tai lusinghe al suo piacer l’alletta:
"Nata non sei tu già d’orsa vorace,
né d’aspro e freddo scoglio, o giovanetta,
ch’abbia a sprezzar d’Amor l’arco e la face
ed a fuggir ognor quel che diletta,
né petto hai tu di ferro o di diamante
che vergogna ti sia l’esser amante.
Deh! vanne omai dove il desio t’invoglia.
Ma qual ti fingi vincitor crudele?
Non sai com’egli al tuo doler si doglia,
come compianga al pianto, a le querele?
Crudel sei tu, che con sí pigra voglia
movi a portar salute al tuo fedele.
Langue, o fera ed ingrata, il pio Tancredi,
e tu de l’altrui vita a cura siedi!
Sana tu pur Argante, acciò che poi
il tuo liberator sia spinto a morte:
cosí disciolti avrai gli obblighi tuoi,
e sí bel premio fia ch’ei ne riporte.
È possibil però che non t’annoi
quest’empio ministero or cosí forte
che la noia non basti e l’orror solo
a far che tu di qua te ’n fugga a volo?
Deh! ben fòra, a l’incontra, ufficio umano,
e ben n’avresti tu gioia e diletto,
se la pietosa tua medica mano
avicinassi al valoroso petto;
ché per te fatto il tuo signor poi sano
colorirebbe il suo smarrito aspetto,
e le bellezze sue, che spente or sono,
vagheggiaresti in lui quasi tuo dono.
Parte ancor poi ne le sue lodi avresti,
e ne l’opre ch’ei fèsse alte e famose,
ond’egli te d’abbracciamenti onesti
faria lieta, e di nozze aventurose.
Poi mostra a dito ed onorata andresti
fra le madri latine e fra le spose
là ne la bella Italia, ov’è la sede
del valor vero e de la vera fede."
Da tai speranze lusingata (ahi stolta!)
somma felicitate a sé figura;
ma pur si trova in mille dubbi avolta
come partir si possa indi secura,
perché vegghian le guardie e sempre in volta
van di fuori al palagio e su le mura,
né porta alcuna, in tal rischio di guerra,
senza grave cagion mai si disserra.
Soleva Erminia in compagnia sovente
de la guerriera far lunga dimora.
Seco la vide il sol da l’occidente,
seco la vide la novella aurora;
e quando son del dí le luci spente,
un sol letto le accolse ambe talora:
e null’altro pensier che l’amoroso
l’una vergine a l’altra avrebbe ascoso.
Questo sol tiene Erminia a lei secreto
e s’udita da lei talor si lagna,
reca ad altra cagion del cor non lieto
gli affetti, e par che di sua sorte piagna.
Or in tanta amistà senza divieto
venir sempre ne pote a la campagna,
né stanza al giunger suo giamai si serra,
siavi Clorinda, o sia in consiglio o ’n guerra.
Vennevi un giorno ch’ella in altra parte
si ritrovava, e si fermò pensosa,
pur tra sé rivolgendo i modi e l’arte
de la bramata sua partenza ascosa.
Mentre in vari pensier divide e parte
l’incerto animo suo che non ha posa,
sospese di Clorinda in alto mira
l’arme e le sopraveste: allor sospira.
E tra sé dice sospirando: "O quanto
beata è la fortissima donzella!
quant’io la invidio! e non l’invidio il vanto
o ’l feminil onor de l’esser bella.
A lei non tarda i passi il lungo manto,
né ’l suo valor rinchiude invida cella,
ma veste l’armi, e se d’uscirne agogna,
vassene e non la tien tema o vergogna.
Ah perché forti a me natura e ’l cielo
altrettanto non fèr le membra e ’l petto,
onde potessi anch’io la gonna e ’l velo
cangiar ne la corazza e ne l’elmetto?
Ché sí non riterrebbe arsura o gelo,
non turbo o pioggia il mio infiammato affetto,
ch’al sol non fossi ed al notturno lampo,
accompagnata o sola, armata in campo.
Già non avresti, o dispietato Argante,
co ’l mio signor pugnato tu primiero,
ch’io sarei corsa ad incontrarlo inante;
e forse or fòra qui mio prigionero
e sosterria da la nemica amante
giogo di servitú dolce e leggiero,
e già per li suoi nodi i’ sentirei
fatti soavi e alleggeriti i miei.
O vero a me da la sua destra il fianco
sendo percosso, e riaperto il core,
pur risanata in cotal guisa almanco
colpo di ferro avria piaga d’Amore;
ed or la mente in pace e ’l corpo stanco
riposariansi, e forse il vincitore
degnato avrebbe il mio cenere e l’ossa
d’alcun onor di lagrime e di fossa.

Aggiunto 12 ore 8 minuti più tardi:

ok
sasuccia
sasuccia - Erectus - 104 Punti
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scusa ma i miei mi hanno sequestrato il pc..xdonami :(
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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e ora dopo ora è turbata e sgomenta,
e ancor più della morte il sonno e nemico
e durante il sonno le appaiono strane larve.
Le sembrava di vedere l suo amato cavaliere
ferito e insanguinato, e le sembrava di sentirlo
che le chiedeva aiuto; sulla destra, intanto
vede gli occhi e il seno molle di pianto.
Ma solo la pura di un danno futuro
le faceva scuotere il cuore,
ma solo nel vedere l'affanno di lui per quelle piaghe
non poteva calmare la sua anima
e i rumori che aveva intorno,
facevano crescere le cose sconosciute e lontane....
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