ho23anni
ho23anni - Bannato - 0 Punti
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ciao raga...vi prego aiutatemi...mi fareste una ricerca sulla discesa nelll'ade di orfeo, persefone, teseo ed ercole.....anche se nn li trovate tuute nn fa niente ....grazie mille
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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struttura così la tua ricerca:
cappello introduttivo sull'Ade nella mitologia: clicca

Poi entra nello specifico dei personaggi:
Orfeo discende nell'ade per amore di Eurinice; Persefone discende nell'Ade perche Ade la rapisce e la prende ocme sua sposa...questi primi due casi quindi scneodno all'Ade per "amore", Orfeo per Euridice, mentre Persefone perchè subisce l'amore di Ade hce la rapisce e diventa poi sua sposa e terriible regina dell'Ade. GLi altri due, Teseo ed Ercole vi entrano invece per dimostrare il loro coraggio e la loro forzA: Teseo decide di passar eper la strada dove si affacciavano le seiporte degli inferi e affrontantar ei demoni Ctoni, mentre Ercole discenderà agli inferi per sostenere la sua 12sima fatica (in tutti i casi scendere nell'Ade era una grande prova di coraggio per questo è giustificata o da un forte amore o da un grandissimo craggio, proprio solo di alcuni straordinari personaggi che sono poi dei veri e propri guerrieri. Ade infatti è il luogo della morte una sorte di luogo di non ritorno e di luogo di dolore...)

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Teseo e Regno dei morti

[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:OdsBUMxkaXMJ:www.atuttascuola.it/risorse/arte/la__dodicesima__fatica_di_ercole.htm+inferi+ercole&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]Ercole e inferi[/url]



Concludi poi riassumendo questo tensto che spiega il perchè si parla di discesa agli inferi nella mitologia Greca:
"La gente ha tendenzialmente paura di Plutone, e per ottimi motivi, in quanto si tratta del dio della morte il cui dominio si estende nell'oscuro mondo sotterraneo pieno di ombre."(1)
Nei miti greci, Ade non è soltanto la personificazione del dio Plutone ma anche, per estensione, del suo regno. Chiaramente, la tradizione e l'epica distinguono tra il dio che ne è il reggente e il suo mondo. La topografia e l'atmosfera di quest'ultimo ci dà la simbologia della sfera di influenza in cui siamo spinti durante un transito di Plutone e fornisce il contesto adatto per la struttura e le sfumature delle emozioni profonde sperimentate durante tale periodo.La discesa agli inferi, o catabasi, che è un motivo ricorrente nel mito, viene intrapresa per svariate ragioni.
Il viaggio in tale regno significa oltrepassare la soglia tra questo e "l'altro mondo" ed è rilevante per la psicoanalisi in quanto rappresenta una efficace metafora della discesa terapeutica nel represso, nei tabù e negli aspetti sconosciuti di se stessi. Ne parla nella sua autobiografia anche Carl Jung (2), che lo aveva sperimentato in prima persona all'età di 38 anni. Egli scrive: "la terra era letteralmente sprofondata sotto i miei piedi ed io ero precipitato nelle profondità più oscure."(3). Uno storico ha recentemente condotto un'indagine riferibile a 2500 anni sugli atteggiamenti verso la malinconia e la depressione concludendo che due immagini erano ricorrenti in questo stadio, "esser immersi nell'oscurità ed essere oppressi da un enorme peso" (4) - in altre parole, era la discesa agli inferi. La discesa di Jung in questo "spazio vuoto" seguiva alla sua rottura con Freud e all'irrompere di sentimenti conflittuali nell'ambito del suo matrimonio, attivati dalla sua relazione con Toni Wolff. In seguito egli avrebbe descritto questo episodio come la sua Nekyia, lo stesso rituale attraverso cui Odisseo convoca le ombre (le anime dei morti) per ottenere consigli circa la fase furtura del suo viaggio. Anche lui come l'eroe greco, avrebbe trovato le ombre e le guide per la sua discesa nel mondo sotterraneo. Nello stesso periodo, il Plutone ancora da scoprire entrava in Cancro, collocandosi al mid-point del suo quadrato Luna-Urano.
Il familiarizzarsi con l'atmosfera infera aiuta psicologicamente ad accettare il mondo alieno in cui si precipita durante le fasi di depressione, disillusione, dubbi esistenziali, o passaggi vitali importanti. Per gli astrologi ciò significa l'allargamento della nostra comprensione di Plutone ed il processo ciclico che avviene durante i transiti del dio.

Il destino di Ade.
Dopo aver sconfitto i Titani, i tre fratelli Zeus, Poseidone ed Ade tirarono a sorte per dividersi il mondo governato in precedenza dal loro padre titano, Saturno. Non fu il caso ma la mano del destino che guidò la scelta delle rispettive sfere di dominio. Ce lo dice Poseidone parlando attraverso la voce del poeta Omero nell'Iliade:
"Quando i dadi furono lanciati, a me venne assegnato il mare grigio in cui vivere
per sempre; Ade ebbe in sorte le nebbie e l'oscurità,
e Zeus il cielo immenso con le nuvole e l'aria brillante.
Ma la terra e l'alto Olimpo appartengono ad ognuno di noi." (5)
La parte di Ade corrisponde al regno sotterraneo delle ombre e del buio. Come signore della morte e della rinascita, egli è il fratello invisibile che si allontana dalla famiglia olimpica e tuttavia la percepisce a livelli più profondi. Come guardiano delle ombre, Ade ha il ruolo di prendersi cura di tutto ciò che rimane represso sia nell'individuo sia nella famiglia: segreti, vergogna, passioni occulte, perdite e rimpianti inespressi, separazioni, legami finiti o irrisolti, emozioni negative e velenose. E' il custode di ciò che viene sepolto e che diventa poi l'insieme dei complessi ereditati e dei modelli di comportamento per le generazioni future. Diversamente dai suoi fratelli, si accontenta di una sola partner e, con la benedizone del fratello Zeus, rapisce Kore (6) per condurla nella sua reggia sotterranea. E sebbene condivida con gli altri l'Olimpo vi si avventura soltanto una, o forse due volte, scegliendo di rimanere nell'Oltretomba. (7)
Ade era stato divorato da Crono ed aveva trascorso i suoi anni formativi nel "ventre" del suo terribile padre. Crono era consapevole del ciclo del destino e temeva di essere spodestato dalla sua progenie così come aveva fatto lui stesso con il padre Urano. Al contrario di Zeus che era sfuggito al destino di essere divorato, Ade si abituò a vivere nel grembo del padre, e si familiarizzò con la sensazione di essere invisibile e nascosto. I suoi mitici regni sono anche interiori e introversi; rimangono, infatti, poche immagini o altari per ricordarci l'importanza del suo culto. Non si ha notizia di templi eretti per lui né di sue rappresentazioni in sculture o vasi dipinti. (8) Non divenne nemmeno padre di eroi come i suoi fratelli Zeus e Poseidone. Come dio che rappresenta anche un luogo Ade è stato sia ri-collocato sia dis-locato (9) - termini che costituiscono forti indizi di ciò che abbiamo fatto, culturalmente e psicologicamente, con il suo archetipo.
Il territorio di Ade si è allontanato dalla nostra consapevolezza sin dall'antichità. Dapprima, nelle società agricole, gli dei della terra e quelli degli inferi erano più vicini poiché condividevano la natura ciclica della vita e della morte. Ma, ad iniziare dall' 8° secolo A.C., gli inferi diventarono il luogo della disperazione, come attesta l'epica omerica. L'ombra di Achille lo conferma quando dice ad Odisseo che la vita di uno schiavo sulla terra è più desiderabile di quella di un re nell'Ade. (10) Governare su tale immensa distesa non rappresentava certo un premio per un eroe omerico!
L'Ade viene relegato ai margini della vita quotidiana e diventa la terra desolata delle ombre, un asilo per le anime dei trapassati. Lo spostamento verso le polis, (12) lontane dalla terra e dall'agricoltura, aveva contribuito alla perdita della conoscenza istintiva dell'alternarsi stagionale e della natura ciclica della nascita, morte e rinascita. Il passaggio dal pragmatismo terreno e sotterraneo alle altezze ispiratrici del cielo aveva lasciato isolato Ade (il dio più lontano da esso) nella sua oscura dimora. Non aveva più posto nell'Olimpo per ricordarci la sua presenza; né c'erano templi o culti che ci ricordassero il suo potere. (11)
Poiché Ade non aveva templi od altari, i suoi fedeli lo invocavano battendo la terra con le mani, dove si nascondeva. Infatti, man mano che veniva bandito dalla consapevolezza, diveniva sempre più segreto e meno affidabile. (Ironicamente, gli individui accentuatamente plutoniani spesso costellano forti emozioni nascoste di invidia, risentimenti o intimidazioni verso gli altri; eppure, nel loro intimo, essi sono persone fidate su cui si può contare in situazioni di vita-o-di morte.) Come reggente di questo luogo, un tempo oscuro ma fertile, Ade viene ora associato con una oscurità temibile, segreta, intoccabile. Simboleggia tutti le zone più buie della vita psichica, una volta accessibile anche se nascosta, i cui aspetti sono perdita, rabbia, gelosia, dolore e morte. (13) La cultura che nega Ade bandisce la morte, il buio, e le emozioni negative. Ma se apertamente identificate con l'ego queste emozioni represse emergono come disperazione, perdita di significato, instabilità, oppure sensazione di essere perduti o invisibili agli altri. E' su questo terreno arcaico che discendiamo durante i transiti di Plutone.
Omero ha descritto Ade come "il più ripugnante" di tutti gli dei.(14) Il suo viso ci appare adesso così terribile e spaventoso che abbiamo imparato a parlarne eufemisticamente. Come studenti di astrologia, tendiamo a ricordare la parola chiave "trasformazione" dimenticando la morte e tutte le negatività associate a questo archetipo. Idealizzando le possibilità trasformatrici del dio cerchiamo di evitare o superare le sue caratteristiche invece di accettarle, ignorando volutamente il lato oscuro della vita. Nella nostra civiltà, il suo culto è straniero ed alieno, non più parte integrante dei misteri che ci sono stati insegnati.
Ci sono diversi nomi associati con Ade. Spesso, non gli veniva dato alcun nome perché coloro che lo sentivano venivano colti da un grande terrore (il che avviene ancora adesso quando accenniamo ai transiti di Plutone). Tuttavia, come si è soliti fare quando si parla di entità terribili, si usavano generalmente degli epiteti più gradevoli per dissipare la paura ed alleviare l'ansietà dell'ignoto. I suoi diversi nomi aiutano a conoscerlo meglio e a riconsiderare la sua eredità astrologica, soprattutto in relazione ai transiti. Inoltre, essi servono a ricordarci il fruttuoso processo che si origina dall'incontro con il dio.[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:fNPQo9Odt6MJ:www.cidaregioni.it/cidaregioni/it/EmiliaRomagna/a_plutone_mito.htm+discesa+ade+persefone&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it]tratto da qui[/url]
bambolinabella
bambolinabella - Sapiens Sapiens - 1369 Punti
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ORFEO:Celebre musico e poeta, figlio di Eagro o di Apollo e della Musa Calliope.

Apollo gli donò la cetra e le Muse gli fecero da maestre, per questo suonava in modo talmente dolce la sua cetra che i fiumi si fermavano per ascoltare, le belve si ammansivano, i sassi e gli alberi si commovevano.

Partecipò alla spedizione degli Argonauti con la mansione di sacerdote-cantore.

Durante il viaggio, col suo canto melodioso, placò una tempesta e riuscì a superare le malie delle Sirene, intonando un canto ancor più bello di quello delle maliarde, solo Bute si gettò in mare per raggiungerle.

Stabilitosi in Tracia si innamorò e sposò Euridice. Questa inseguita da Aristeo, che voleva violarla, senza avvedersene pestò un serpente velenoso che la morsicò facendola morire.

Deciso a riprendere la sua sposa, portando con se la sua cetra, Orfeo discese negli Inferi per recuperare Euridice. Al suono del suo strumento e del suo canto Caronte lo traghettò, Cerbero lo lasciò passare, le anime dannate di Tantalo, Sisifo e Issione non soffrirono più.

Negli Inferi, Orfeo col suo canto e col suo suono riuscì a commuovere i giudici infernali e le anime dei morti. Anche Persefone e Plutone, regnanti del triste paese delle ombre, si commossero e acconsentirono che egli riportasse con sé Euridice, a condizione che non si voltasse mai a guardarla finché non fosse fuori dagli Inferi. Orfeo con la sposa iniziò così il ritorno al mondo dei vivi, ma per strada non sentendo più i passi della sua amata si voltò a guardare e così Euridice rifattasi ombra si dileguò nell'ultimo saluto di addio al suo sposo.

Orfeo non riuscendo a rassegnarsi rifece i suoi passi indietro, e stavolta a nulla valsero le sue suppliche a Caronte perché lo facesse traghettare. Inutilmente egli aspettò per sette giorni senza toccare cibo sulle rive dell'Acheronte.

Sconsolato, si ritirò sul monte Rodope, rinchiuso nel suo dolore. Le Baccanti cercarono di consolarlo in tutti i modi facendogli anche profferte amorose che lui respinse. Le Baccanti, sdegnate, lo fecero a pezzi e gettarono le sue membra nel fiume Ebro mentre la sua testa e la sua cetra continuavano a cantare il suo dolore per la perdita di Euridice.

Zeus commosso dalla struggente storia, pose la testa di Orfeo in mezzo al cielo, nella costellazione della Lira. Ancora oggi, si dice che nelle notti stellate è possibile udire il suo canto d'amore.

Persefone, o Kore, nella mitologia greca è la figlia di Zeus, il padre degli dei, e di Demetra, dea della terra e dell'agricoltura. Ade, dio del mondo sotterraneo, s'innamorò di Persefone e volle sposarla. Zeus era consenziente ma Demetra si oppose. Ade rapì allora la giovane donna mentre raccoglieva fiori e la portò via nel suo regno ove diventò la regina degli inferni. Demetra, disperata, decise di impedire alla terra di produrre frutti finché non avesse ritrovata la figlia. La vegetazione scomparì, la carestia si diffuse. Zeus inviò allora Ermes (Mercurio), il messaggero dei dei, per riportare Persefone da sua madre. Prima di ricondurla, gli chiese di mangiare un seme di granata, prodotto alimentare dei morti; elle ignorava che chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l'eternità. Zeus decise allora di fare da mediatore nel rapimento per cui, visto che Persefone non aveva mangiato un frutto intero, la dea sarebbe vissuta per otto mesi con Demetra e i restanti quattro con Ade. Secondo questo compromesso, ritorna sulla terra in primavera e va nel mondo sotterraneo all'epoca della semina.
Dea dei morti e della fertilità allo stesso tempo, Persefone era la personificazione della rinascita della natura in primavera. I misteri eleusini erano celebrati in suo onore ed in quello della sua madre.
Proserpina la dea romana degli inferni, è l'equivalente latino di Persefone.
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