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  • leopardi riflessione x lunedi grazie

MARTINA90
MARTINA90 - Genius - 4929 Punti
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x lunidi mi serve
mi servono riflessioni sulla teoria del piacere/sul pensiero del piacere di leopardi
la teoria pensiero di leopardi se nn erro è quello x cui un uomo tende alla feliocita che è infinita e x arr al piacere che lo si concretizzza cn una cs finita e finito è anche òl'uomo per cui nn esiste la felicita esssendo infinita.
es della teoria è il bimbo che vuole un regalo un gioco è felice di volerlo ma quando lo ha ottenuto subito dopo nn è piu felice ma ne vuole un altro. x' il gioco è finito cm l'uomo ma la felicita è infinita.
l'uomo è contento quando cessa il dolore.

spero di essere stata chiara mi serve una riflessione su questa toria.
grazie intanto
ciaooo
Diego89
Diego89 - Sapiens Sapiens - 990 Punti
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vsdi un po se va bene:

La "teoria del piacere" è una concezione filosofica postulata da Leopardi nel corso della sua vita. La maggiore parte della teorizzazione di tale concezione è contenuta nello "Zibaldone", in cui il poeta cerca di esporre in modo organico la sua visione delle passioni umane. Il lavoro di sviluppo del pensiero leopardiano in questi termini avviene dal 12 al 25 luglio del 1820.

La "teoria del piacere" sostiene che l'uomo nella sua vita tende sempre a ricercare un piacere infinito, come soddisfazione di un desiderio illimitato. Esso viene cercato soprattutto grazie alla facoltà immaginativa dell'uomo, che può concepire le cose che non sono reali. Poiché grazie alla facoltà immaginativa l'uomo può figurarsi piaceri inesistenti, e figurarseli come infiniti in numero, durata ed estensione, non bisogna stupirsi che la speranza sia il bene maggiore e che la felicità umana corrisponda all'immaginazione stessa. La natura fornisce tale facoltà all'uomo come strumento per giungere non alla verità, ma ad un'illusoria felicità. Anche l'occupazione (che può essere considerata la soddisfazione continua degli svariati bisogni che la natura ha fornito agli uomini) è una condizione che porta felicità nella vita dell'uomo. Ad essa si oppone il tedio, la noia, che è il male più grande che possa affliggere l'umanità (vedi la canzone Ad Angelo Mai ed altri testi). La felicità, dunque, è più facilmente trovata dai fanciulli che riescono sempre ad immaginare e perdersi dietro ogni "bagattella", ovvero riescono a distrarsi con ogni sciocchezza. Secondo Leopardi, l'umanità poteva essere più vicina alla felicità nel mondo antico, quando la conoscenza scarsa lasciava libero corso all'immaginazione; nel mondo moderno, invece, la conquista del vero ha portato l'immaginazione ad indebolirsi, fino a sparire del tutto negli adulti.
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