alfo96
alfo96 - Ominide - 28 Punti
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ragazzi per favore mi servirebbe un testo con le differenze del lavoro ieri e oggi...grazie in anticipo!!
Dreke90
Dreke90 - Genius - 6795 Punti
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II termine "lavoro" possiede principalmente due accezioni: l'una ne sottolinea l'aspetto positivo,
intendendolo come strumento per la realizzazione dell'uomo, l'altra ne evidenzia il risvolto
negativo, poiché il lavoro per l'uomo non è necessario per la sua nobilitazione, ma per il guadagno che
ne deriva.
Un'importante connotazione secondaria è quella che considera il lavoro come mezzo di cui l'uomo si
avvale per dominare la natura, mettendo così in risalto, il lato tecnico delle conquiste umane.
La concezione del lavoro è mutata nel corso del tempo.
Nel linguaggio delle comunità tribali, dato che il lavoro si "confondeva" con altre attività, non era
presente un termine che lo denotasse.
Nelle società arcaiche era di fondamentale importanza il rapporto tra la divinità e l'uomo, tanto che
quest'ultimo metteva in relazione di continuo le proprie attività con il soprannaturale. Per questo il
lavoro, soprattutto quello legato alla natura, come ad esempio l'agricoltura veniva visto come
preghiera; infatti, l'uomo intravedeva e identificava nella natura la presenza divina. Ma non tutte le
società arcaiche condividevano la stessa mentalità: i greci disprezzavano il lavoro manuale, lo
definivano un'attività adatta solo agli schiavi, poiché "deturpava il corpo", come scrisse Senofonte, e lo
ponevano in netto contrasto con la ginnastica la quale sviluppava il corpo in modo armonico. In questo
periodo il servo e l'artigiano hanno poca rilevanza sociale, poiché il loro compito consisteva
esclusivamente nel realizzare ciò che il signore commissionava loro, teoria sostenuta anche dai due
grandi filosofi Aristotele e Fiatone.
In seguito, con il cristianesimo, il lavoro viene rivalutato e definito come un'attività necessaria, ma
subordinata agli interessi divini e non a quelli dell'uomo. Si afferma così, la regola benedettina delP"ora
et labora". Nel periodo umanistico, come sostengono Leonardo Da Vinci e Leon Battista Alberti, il
lavoro " riempie bene il lento scorrere delle ore", sottolineando con questa espressione la sua ritrovata
importanza. Con la riforma protestante l'attività lavorativa viene ritenuta un castigo anche se offre
ricompense in ambito religioso. Un esempio di questa prospettiva è la posizione di Calvino, il quale
individua la salvezza divina come unico scopo del lavoro. Nel periodo rinascimentale viene
esaltato l'aspetto creativo del lavoro, così come nell'Ottocento viene stimato in particolare il
lavoratore, perché possiede la chiave del progresso, in quanto conosce la materialità delle cose dal
momento che è a contatto con esse.
Dopo questo breve excursus storico passiamo ora all'analisi di due grandi ideologie: l'ideologia
liberal-borghese all'interno della quale si può individuare la teoria di Locke e quella di Smith, e
l'ideologia marxiana.
Locke, il primo vero esponente della tradizione liberale, sosteneva che il lavoro dell'uomo sulla
natura togliesse agli oggetti la condizione data loro dalla natura stessa. Inoltre, l'attività lavorativa
escludeva gli altri uomini dalla possibilità di appropriarsi di questi oggetti, creando, in questo modo, la
proprietà privata.
Adam Smith, fondatore dell'economia politica, elabora la teoria del valore-lavoro, secondo la quale il
valore della mercé dipende dal lavoro effettuato per produrla. Inoltre, egli integra la concezione di
Locke, che considera il lavoro come fonte di proprietà, intendendolo anche come "generatore" di
ricchezza. Con Smith, inoltre, l'attività lavorativa si connota sempre più come un diritto,
rivendicato soprattutto dalla borghesia, che considera il lavoro principalmente come mezzo di
arricchimento. Per questo motivo, l'ideologia borghese giustifica lo sfruttamento della manodopera e il
lavoro minorile.
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Karl Mane, nonostante riprenda il pensiero di Smith, ne redige uno proprio, che sottolinea invece lo
sfruttamento del lavoratore derivante dalla contraddizione esistente tra il lavoro ideale e quello
reale. La teoria in questione è quella del plus -valore, secondo la quale gli operai sono sottopagati,
cosicché una parte del loro lavoro è per l'imprenditore a costo zero e crea un'eccedenza di valore
rispetto al costo che va a costituire il guadagno del datore di lavoro.
Per quanto riguarda la visione moderna del lavoro, esporremo qui di seguito la teoria di Tayilor
passata alla storia con il nome di taylorismo. Agli inizi del novecento a sua opera, nacque
l'organizzazione scientifica del lavoro. Essa consiste nella pianificazione del lavoro degli operai
giorno per giorno portando così all'estremo e istituzionalizzando, l'esclusione del lavoratore dal
processo lavorativo. Taylor teorizza la divisione tra attività intellettuale e manuale, che Marx aveva
denunciati come alienazione e deformazione dell'uomo delle società capitalistiche.
In conclusione, soltanto nella nostra epoca il lavoro, inteso come mezzo che qualifica socialmente
l'individuo e che detta i tempi del vivere quotidiano, ha assunto un valore centrale. Inoltre, con
l'avvento della società contemporanea, si è giunti ad un nuovo concetto di lavoro che lo intende
come strumento chiave per una visione unitaria del mondo e della vita.


Spero vada bn!!
GIORGIA86
GIORGIA86 - Mito - 2715 Punti
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Ma perché hai posto due volte la stessa domanda??? Qui chiudo...
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