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  • la guerra e' sempre una guerra civile secondo Cesare Pavese, commentate x fav!! (40414)

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CICCIO 2
CICCIO 2 - Ominide - 4 Punti
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cosa intende dire Cesare Pavese con "ogni guerra è una guerra civile"?????????? vi prego risp!!!!
blakman
blakman - VIP - 9176 Punti
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“La casa in collina”, splendido e intenso romanzo di Cesare Pavese, non è un libro di facile lettura, ma è, senza alcun dubbio, un capolavoro della letteratura italiana del Novecento. In generale, tutte le opere di Cesare Pavese, soprattutto tra i giovani, non godono di una buona fama. Spesso accusato di essere portatore di un intellettualismo elitario e poco fruibile, le sue pagine sono spesso considerate, dai lettori di nuova generazione, come sinonimo di letteratura antica e poco attuale. Al contrario, ogni pagina dello scrittore piemontese, pur essendo così diretta e immediata, realista e neorealista, con il suo dialetto, i suoi incisi, la sua verbosità, è incredibilmente profonda e completa, a tratti semplicemente perfetta. Alcuni capitoli sarebbero da estrapolare per intero e da far studiare, alle superiori, come manuale di stile e perfezione letteraria. Splendide le descrizioni del paesaggio piemontese, delle colline, dei tramonti, dei boschi e dei vigneti: Pavese gioca e amalgama le parole con grazia ed eleganza unica e, come un esperto pittore, dipinge un paesaggio insieme desolato e ricco di speranze per il futuro.

Pavese offre una testimonianza a caldo, unica e necessaria, degli orrori della guerra e delle difficoltà, da parte di un intellettuale, di intervenire attivamente e partecipare alla Resistenza. Il riferimento, in maniera implicita, va allo stesso Pavese, spesso incline ad allusioni autobiografiche, che anche qui, come più tardi farà ne “La luna e i falò”, ci racconta, all’interno della vicenda di Corrado, anche la sua storia personale, la storia di un professore timido e insicuro, colto ma disadatto, incapace di comprendere ed agire all’interno di un mondo nel quale è impossibile vivere, dal quale si può scegliere di fuggire, volontariamente, optando per il suicidio.
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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Per Pavese ogni guerra è una guerra e sottolinea l'impotenza dell'uomo, per Pavese, ogni guerra è civile perchè per Pavese ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione."



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Dreke90
Dreke90 - Genius - 6795 Punti
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Ti posso dire che volendo rispondere alla tua domanda direi questo che mi sembra una rix completa:
"Nel capitolo conclusivo de La casa in collina, nel quale in modo più evidente che in altre pagine del romanzo è riconoscibile un tema che non solo ispira quest'opera, ma permea di sé tutta la produzione di Pavese. Esso consiste nello scontro drammaticamente sentito e mai risolto tra desiderio di comunicazione e regressione nella propria intimità psicologica, nella ricerca di una propria mitologia dell'infanzia e della terra d'origine, in una parola nella propria solitudine. Corrado, il protagonista, mentre i suoi compagni in seguito alla caduta del fascismo scelgono la strada dell'impegno e della lotta, si rifugia nelle native colline, nelle Langhe. Ma neppure la mitica terra dell'infanzia sfugge alla realtà storica: anche là arrivano la guerra e le lotte degli uomini, anche là i morti sparsi per la campagna costringono il protagonista a meditare sulla sua vita e sulla sua scelta. E allora proprio nelle Langhe vagheggiate come paese d'infanzia, di scappate, di giochi, e che ora lo costringono a guardare in faccia la morte, il protagonista scopre che la sua vita è stata «un solo lungo isolamento, una futile vacanza».
(...)

L'ideologia non basta a giustificare i nemici uccisi, le ragioni storiche per lo scrittore del '47-'48 non sono ancora sufficienti. Forse la charitas cristiana aiuta a trovare ragioni per i nemici uccisi? Ma anche la religione sembra rientrare nella storia disperata dell'uomo. Si disegna allora sul secondo piano un senso ultimo di nichilismo vero e proprio: nella storia (dove non esiste vera pace, vera salvezza per l'uomo), si ripete, nell'orrore e nel sangue, la distruzione che è eterna qualità < selvaggia» dell'essere, la cui essenza, dionisiaca e nietzscheana, sta nell'eterna creazione e distruzione di sé.

E perciò si deve nutrire pietà per tutti i morti, e il fratricidio è di tutte le guerre («ogni guerra è una guerra civile»). Questa maggiore problematicità collega perfettamente e direttamente il romanzo a Il diavolo sulle colline, che riapprofondirà il tema del «selvaggio naturale» della collina come teatro dionisiaco e, soprattutto, a La luna e i falò, di cui La casa in collina costituisce, in un certo senso, una sorta d'introduzione."
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