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  • italianooo...aiutoooo...promessi sposi

princessmole92
princessmole92 - Sapiens - 560 Punti
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ragà m servirebbe l'analisi testuale di qst brano tratto dal II capitolo dei promessi sposi...v pregoo aiutatemi...sn inkasinata...
qst è il testo....


« Che abbia qualche pensiero per la testa », argomentò Renzo tra sé; poi disse: - son venuto, signor curato, per sapere a che ora le comoda che ci troviamo in chiesa.

- Di che giorno volete parlare?

- Come, di che giorno? non si ricorda che s'è fissato per oggi?

- Oggi? - replicò don Abbondio, come se ne sentisse parlare per la prima volta. - Oggi, oggi... abbiate pazienza, ma oggi non posso.

- Oggi non può! Cos'è nato?

- Prima di tutto, non mi sento bene, vedete.

- Mi dispiace; ma quello che ha da fare è cosa di così poco tempo, e di così poca fatica...

- E poi, e poi, e poi...

- E poi che cosa?

- E poi c'è degli imbrogli.

- Degl'imbrogli? Che imbrogli ci può essere?

- Bisognerebbe trovarsi nei nostri piedi, per conoscer quanti impicci nascono in queste materie, quanti conti s'ha da rendere. Io son troppo dolce di cuore, non penso che a levar di mezzo gli ostacoli, a facilitar tutto, a far le cose secondo il piacere altrui, e trascuro il mio dovere; e poi mi toccan de' rimproveri, e peggio.

- Ma, col nome del cielo, non mi tenga così sulla corda, e mi dica chiaro e netto cosa c'è.

- Sapete voi quante e quante formalità ci vogliono per fare un matrimonio in regola?

- Bisogna ben ch'io ne sappia qualche cosa, - disse Renzo, cominciando ad alterarsi, - poiché me ne ha già rotta bastantemente la testa, questi giorni addietro. Ma ora non s'è sbrigato ogni cosa? non s'è fatto tutto ciò che s'aveva a fare?

- Tutto, tutto, pare a voi: perché, abbiate pazienza, la bestia son io, che trascuro il mio dovere, per non far penare la gente. Ma ora... basta, so quel che dico. Noi poveri curati siamo tra l'ancudine e il martello: voi impaziente; vi compatisco, povero giovane; e i superiori... basta, non si può dir tutto. E noi siam quelli che ne andiam di mezzo.

- Ma mi spieghi una volta cos'è quest'altra formalità che s'ha a fare, come dice; e sarà subito fatta.

- Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti?

- Che vuol ch'io sappia d'impedimenti?

- Error, conditio, votum, cognatio, crimen,

Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas,

Si sis affinis,... - cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita.

- Si piglia gioco di me? - interruppe il giovine. - Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?

- Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.

- Orsù!...

- Via, caro Renzo, non andate in collera, che son pronto a fare... tutto quello che dipende da me. Io, io vorrei vedervi contento; vi voglio bene io. Eh!... quando penso che stavate così bene; cosa vi mancava? V'è saltato il grillo di maritarvi...

- Che discorsi son questi, signor mio? - proruppe Renzo, con un volto tra l'attonito e l'adirato.

- Dico per dire, abbiate pazienza, dico per dire. Vorrei vedervi contento.

- In somma...

- In somma, figliuol caro, io non ci ho colpa; la legge non l'ho fatta io. E, prima di conchiudere un matrimonio, noi siam proprio obbligati a far molte e molte ricerche, per assicurarci che non ci siano impedimenti.

- Ma via, mi dica una volta che impedimento è sopravvenuto?

- Abbiate pazienza, non son cose da potersi decifrare così su due piedi. Non ci sarà niente, così spero; ma, non ostante, queste ricerche noi le dobbiam fare. Il testo è chiaro e lampante: antequam matrimonium denunciet...

- Le ho detto che non voglio latino.

- Ma bisogna pur che vi spieghi...

- Ma non le ha già fatte queste ricerche?

- Non le ho fatte tutte, come avrei dovuto, vi dico.

- Perché non le ha fatte a tempo? perché dirmi che tutto era finito? perché aspettare...

- Ecco! mi rimproverate la mia troppa bontà. Ho facilitato ogni cosa per servirvi più presto: ma... ma ora mi son venute... basta, so io.

- E che vorrebbe ch'io facessi?

- Che aveste pazienza per qualche giorno. Figliuol caro, qualche giorno non è poi l'eternità: abbiate pazienza.

- Per quanto?

« Siamo a buon porto », pensò fra sé don Abbondio; e, con un fare più manieroso che mai, - via, - disse: - in quindici giorni cercherò,... procurerò...

- Quindici giorni! oh questa sì ch'è nuova! S'è fatto tutto ciò che ha voluto lei; s'è fissato il giorno; il giorno arriva; e ora lei mi viene a dire che aspetti quindici giorni! Quindici... - riprese poi, con voce più alta e stizzosa, stendendo il braccio, e battendo il pugno nell'aria; e chi sa qual diavoleria avrebbe attaccata a quel numero, se don Abbondio non l'avesse interrotto, prendendogli l'altra mano, con un'amorevolezza timida e premurosa: - via, via, non v'alterate, per amor del cielo. Vedrò, cercherò se, in una settimana...

- E a Lucia che devo dire?

- Ch'è stato un mio sbaglio.

- E i discorsi del mondo?

- Dite pure a tutti, che ho sbagliato io, per troppa furia, per troppo buon cuore: gettate tutta la colpa addosso a me. Posso parlar meglio? via, per una settimana.

- E poi, non ci sarà più altri impedimenti?

- Quando vi dico...

- Ebbene: avrò pazienza per una settimana; ma ritenga bene che, passata questa, non m'appagherò più di chiacchiere. Intanto la riverisco -. E così detto, se n'andò, facendo a don Abbondio un inchino men profondo del solito, e dandogli un'occhiata più espressiva che riverente.
italocca
italocca - Genius - 16560 Punti
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mh...vediamo se to posso aiutare
questo è l'analisi del secondo capitolo

Renzo: Il cap. II° è senz'altro il capitolo di Renzo. Il protagonista maschile del romanzo ci è presentato qui per la prima volta. L'approccio del M. a questo suo personaggio è sicuramente di tipo folcloristico: Renzo campeggia nel capitolo in lungo e in largo, attraverso tre precisi momenti:

1) la gioia del giovane ventenne montanaro che corona il suo sogno d'amore;
2) la cautela di chi si sente ingannato e vuole scoprire il perché;
3) l'ira furibonda e la cocente disperazione dell'impotenza di fronte ad un torto subìto.

Parallelamente, abbiamo tre importanti dialoghi, attraverso cui Renzo ci viene presentato nelle fasi successive: ne emergono i tratti principali, quelli di un giovane di buoni sentimenti, anche profondi, accomodante quando è possibile, ma anche pronto all'ira e alla malizia, quando gli vengano negati i valori fondamentali a cui ha giustamente diritto. I tre dialoghi hanno rese stilistiche diverse, a seconda delle situazioni che si verificano: il primo è rotto e discontinuo, il secondo più cauto ed accorto, il terzo, decisamente drammatico, con la involontaria minaccia a Don Abbondio.
b) Lucia: Prima del rapido scambio di parole, con cui Renzo dà alla promessa notizia del necessario rinvio delle nozze, il narratore può presentare la sua protagonista femminile. La presentazione risponde senza dubbio allo stesso gusto folclorico che abbiamo notato per R. (folclorico=attenzione al gusto e al colore locali). Ma, due sono gli elementi che vanno evidenziati in questa seconda macrosequenza del capitolo: il breve dialogo fra i promessi, e la reazione di Lucia all'annuncio del rinvio. Lucia è qui già presentata sì come una figura femminile caratterizzata da un grandissimo pudore (tratti che spesso l'hanno allontanata nella comprensione da lettori abituati a tipi femminili del tutto diversi), e da una grandissima riservatezza; tuttavia, deve risultare chiaro che il M. ci presenta fin dall'inizio Lucia come una figura dalla grande forza interiore, che le consente, qui soprattutto, di assumersi le sue responsabilità di donna di fronte a questa prova inaspettata, ed a congedare le amiche e conoscenti del paese, annunciando loro la nuova del rinvio del matrimonio. Una situazione in cui una ragazzetta sentimentale di certo romanticismo deteriore non avrebbe certo mancato di svenire. D'altronde, è già contenuto in questo capitolo, sebbene in nuce, il tema fondamentale che più avanti ritroveremo: Lucia è dispensatrice di grazia: è proprio l'affacciarsi di lei alla sua mente che ha già distolto Renzo, in preda alla disperazione impotente che dicevamo, dal pensiero innominabile dell'omicidio e della vendetta sanguinaria. Ella non ha bisogno di affidare ad un compiuto discorso i motivi del suo silenzio sul torto subìto da don Rodrigo. Basta un "Ah, Renzo!", per esprimere cripticamente tutto il suo senso della convenienza, della serietà e riflessività che la animano: una straordinaria ricchezza d'animo, insomma.

C) Puntualizzazioni sulle figure di Don Abbondio e di Perpetua
Don Abbondio cerca qui di giocare tutte le carte in suo possesso per imbrogliare la situazione il più possibile allo scopo di mantenere nascosta la vera ragione del rinvio. Possiamo dunque dedurne che egli, già ampiamente dimostratosi vile nel capitolo precedente, ora ci appare anche ipocrita: perfetto figlio del suo secolo, non già della vocazione sacra cui è chiamato dal suo ministero. Tuttavia il M. evita di giocare la carte della condanna totale del vile curato: alla fine del capitolo, egli è ridotto ad una macchietta meccanica; in questo modo la sua figura scivola nel comico, cosa che consente al M., in questa come in numerose altre situazioni del romanzo, a sfumare nel sorriso e nel distacco comprensivo fatti e parole che comporterebbero una condanna morale inesorabile, e la definitiva antipatia del lettore per questo personaggio.

Perpetua, dal canto suo, ci appare come una serva padrona animata dalla volontà di intervenire in modo attivo sulle faccende del mondo, a animata da una certa saccenteria popolana e da un certo orgoglio. Tutto ciò è visibile nel colloquio con Renzo, dove ella lascia intendere di sapere qualcosa, e esalta a dismisura il suo ruolo di onnipotenza in relazione alla disperazione di Renzo.

Potremmo concludere questa introduzione al secondo capitolo dicendo che, pur mostrando solo le avvisaglie delle prove ben più impegnative che il narratore affronterà in seguito, abbiamo qui un forte interesse narrativo, all'intreccio delle sequenze e all'approfondimento 'in variazione' alla psicologia dei personaggi. Un capitolo meno "impegnato", insomma, dei precedenti, ma caratterizzato da un suo nitore proprio perché vi si profonde l'ineguagliabile amore del M. per la narrazione.


-------------parti del testo------------
- Chi è quel prepotente, - disse Renzo, con la voce d'un uomo ch'è risoluto d'ottenere una risposta precisa, - chi è quel prepotente che non vuol ch'io sposi Lucia?

a renzo non menca la determinazione:osserva come egli incalzi don abbondio senza dargli tregua.

"dunque parli"---sortisce l effetto voluto :tra un pericolo lontano don rodrigo, e un nemico vicino, renzo, don abbondio sceglie di evitare quello vicino

Posso aver fallato, - rispose Renzo, con voce raddolcita verso don Abbondio, ma nella quale si sentiva il furore contro il nemico scoperto: - posso aver fallato; ma si metta la mano al petto, e pensi se nel mio caso...
renzo qui ammette che i modi co cui parla con don abbondio non sono ne miti ne cortesi.

- Perpetua! Perpetua! - gridò don Abbondio, dopo avere invano richiamato il fuggitivo. Perpetua non risponde: don Abbondio non sapeva più in che mondo si fosse.

l'evocazione d aiuto verso perpetua rafforza il loro rapporto, ora il curato dipende quasi da lei.


-----------------------Per prendere gli ultimi accordi per il matrimonio, Renzo si reca da don Abbondio vestito in gran gala, con un cappello piumato e il pugnale dal manico bello (excursus storico sui costumi del seicento: anche gli uomini più pacifici, infatti, giravano armati e avevano una certa aria di braverìa). L'Autore coglie quindi l'occasione per presentarci il personaggio e ripercorre brevemente la sua storia: il promesso sposo è un giovane di vent'anni, rimasto orfano di ambedue i genitori fin dall'adolescenza. La sua professione, quella di filatore di seta, e i continui risparmi, gli hanno dato una certa tranquillità economica. Interrogato da Renzo, tuttavia, il curato finge di non ricordarsi del matrimonio, poi, utilizzando termini latini per confondere il giovane (Renzo: “...Che volete ch'io faccia del vostro latinorum ?...”), lascia intendere che sono sopravvenuti degli impedimenti che obbligano a ritardare le nozze. Renzo accondiscende allo spostamento, ma rimane insospettito dal comportamento del parroco. Uscito dalla canonica, Renzo incontra Perpetua e riceve da lei conferma dei propri sospetti: don Abbondio è stato minacciato da qualcuno. Renzo torna velocemente nel salotto di don Abbondio e dopo aver imprigionato il parroco nella stanza, il giovane, con fare apparentemente minaccioso, lo costringe a dirgli la verità.----------------------
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