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Ragazzi mi servirebbero informazioni su questo libro se lo conoscete...riassunti,informazioni varie....vi prego aiutatemi...
il giardino dei finzi-contini di bassani
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L'autore di questo romanzo è Giorgio Bassani, nato a Bologna il 4 marzo 1916 da un'agiata famiglia ferrarese di origine ebraica.
"Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo che si può definire in un certo senso storico anche se la storia è inventata. E' ambientato prevalentemente a Ferrara poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. I due personaggi principali del racconto sono il protagonista che, in teoria, sarebbe l'autore e Micòl Finzi-Contini una ragazza di origine ebraica.
La storia comincia nell'aprile del 1957 mentre il protagonista sta facendo una gita con degli amici: essi decidono di andare a Cerveteri, vicino Roma, per visitare le tombe etrusche e lì egli si ricorda della propria giovinezza e in particolare della tomba monumentale dei Finzi-Contini, una famiglia di origine ebraica che aveva vissuto a Ferrara a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento e decide di descrivere i rapporti con i componenti di questa famiglia.
Il protagonista fin da bambino, con la madre, passa dall'enorme tomba dei Finzi-Contini e la madre esprime il proprio disgusto. I proprietari della tomba sono appunto i Finzi-Contini, famiglia ricchissima che non ha nemmeno bisogno di lavorare. Dopo una lunga descrizione degli antenati dei Finzi-Contini finalmente vengono citati i personaggi con cui ha a che fare il protagonista e cioè: il professor Ermanno, la moglie Olga e i figli Alberto e Micòl; inoltre nel loro gigantesco giardino vivono i servi tra cui il Perotti che è il tuttofare della casa. Il protagonista vede spesso i Finzi-Contini nella sinagoga dove anche la sua famiglia di origine ebraica va a pregare ed egli vorrebbe stare con loro anziché con suo padre poiché è molto attratto da Micòl. Alberto e Micòl frequentano una scuola privata mentre il protagonista una pubblica e per questo vede poco i due ragazzi.
Un giorno del 1927 il protagonista scopre di essere stato rimandato in Matematica e, disperandosi va a piangere nei dintorni del giardino dei Finzi-Contini. Lì viene consolato da Micòl, ormai undicenne e minore di due anni rispetto al ragazzo. I due fanno una lunga chiacchierata e Micòl invita il protagonista a scavalcare il muro per entrare nel giardino ma questi, impaurito dall'altezza del muro, rinuncia.
Nel 1938 il protagonista viene cacciato dal club di tennis "Eleonora d'Este" e, dopo 5 anni che non vedeva i Finzi-Contini viene invitato da Alberto al giardino. Arrivato al giardino egli scopre di non essere solo: ci sono anche altri ragazzi cacciati dal club: Bruno Lattes, Adriana Trentini, Tonino Collevatti, Carletto Sani e Giampiero Malnate. Tutti questi ragazzi con Alberto e Micòl disputano lunghe partite a tennis e durante alcune di esse il protagonista e Micòl fanno lunghe escursioni nel giardino parlando da buoni amici. Un giorno di pioggia i due si ritrovano in una carrozza ma il protagonista non ha il coraggio di dichiarare il proprio amore per Micòl e, come si vedrà più avanti, si pentirà di questa scelta. In questi giorni inoltre il protagonista fa delle chiacchierate con il professor Ermanno discutendo sulla laurea.
Alla fine dell'estate Micòl parte per Venezia per fare la tesi di laurea dalle sue zie e il protagonista si sente solo: per questo Alberto lo invita ogni giorno nel suo studio insieme al grande amico Giampiero Malnate, detto "Giampi", un milanese che lavora nella Zona Industriale di Ferrara. Il protagonista e il Malnate hanno lunghe discussioni politiche nelle quali Alberto non interviene quasi mai. Il Malnate è un accanito sostenitore del comunismo mentre il protagonista sta più per i moderati. Inoltre in questo periodo il protagonista viene invitato dal professor Ermanno ad utilizzare la biblioteca dei Finzi-Contini per la tesi di laurea sulla Letteratura. Così egli passa le mattine nella biblioteca e i pomeriggi nello studio di Alberto ma sente lo stesso la mancanza di Micòl.
A Pasqua il protagonista sta con i parenti ma si annoia moltissimo anche se il padre cerca in ogni modo di rallegrare i presenti; giunge a proposito la chiamata di Alberto che gli dice di avere una sorpresa per lui ma non precisa quale. Di corsa il protagonista si dirige a casa Finzi-Contini e lì, con enorme felicità ritrova Micòl e le dà un bacio sulla bocca. Micòl, stupita non ricambia e gli dice di lasciare perdere perché loro sono solo due amici, quindi non possono amarsi. Da questo momento Micòl diventa fredda con il protagonista e solo quando si ammala ritorna come prima: una sera però, proprio mentre Micòl è a letto con il raffreddore il protagonista le balza addosso cercando di fare l'amore con lei ma da questo momento tra i due si spezza qualcosa che li dividerà per sempre: Micòl lo respinge e gli ripete che loro devono essere solo buoni amici.
Nei giorni seguenti, durante le partite di tennis, il protagonista prova rancore verso Micòl e lo fa notare a tutti. Per questo la ragazza gli dice di allontanarsi e di tornare solo due volte alla settimana. Durante questa lontananza il protagonista diventa grande amico del Malnate e i due trascorrono lunghe serate insieme, una delle quali in un bordello. I due si trovano a meraviglia a differenza di quando discutevano nello studio di Alberto. Tornato al giardino il protagonista non ha più il feeling con Micòl e nota inoltre che Alberto è notevolmente dimagrito e con il collo gonfio: così gli chiede se ha qualcosa ma Alberto afferma che è solo colpa della stagione come gli ha detto il medico di famiglia. Il ragazzo capisce però che Alberto è visibilmente malato ed avrà ragione
Una sera, lasciato il Malnate, il protagonista ha un colloquio con il padre come non ne aveva mai avuti e cioè nella massima sincerità. Lì confessa il suo amore per Micòl e i rifiuti ricevuti; il padre lo capisce benissimo e gli consiglia di non andare più al giardino. Così, seguendo il consiglio del padre, il protagonista non torna più al giardino ma una sera fa la sua ultima visita scavalcando il muro per vedere il campo da tennis e la stanza di Micòl dall'esterno. Lì egli ipotizza che Micòl è insieme al Malnate e che Alberto è sul punto di morire ma i genitori cercano di ingannarlo.
Il protagonista ha ragione poiché nel 1942 Alberto muore a causa di un linfogranuloma maligno e al funerale nota la testa bionda di Micòl per l'ultima volta. Nel 1943 tutta la famiglia dei Finzi-Contini viene imprigionata a Ferrara e quindi portata in un campo di concentramento in Germania. Perciò degli amici del protagonista risiede oggi nella tomba monumentale solo Alberto Finzi-Contini. Anche il Malnate fa una brutta fine perché andato come militare volontario in Russia non viene più ritrovato. Il protagonista conclude ripensando a Micòl e al Malnate e se ci può essere stato qualcosa fra loro.
Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo poiché è scritto in modo molto semplice e senza parti noiose. In particolare molto divertenti e pieni di satira erano i colloqui tra il protagonista e Micòl.




Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini
Einaudi Tascabili, 1999
pp.293 Euro 6,71

ubblicato nel 1962, Il giardino dei Finzi Contini fa parte di quel grande organismo romanzesco cui Giorgio Bassani lavorò nel corso di quarant’anni, dal ’38 al ’48, e che va sotto il nome de Il romanzo di Ferrara. Si tratta di una macrostruttura, sostenuta da un complesso meccanismo di relazioni e rimandi interni, che raccoglie gran parte dell’opera narrativa dello scrittore: Dentro le mura, Gli occhiali d’oro, Il giardino dei Finzi Contini, Dietro la porta, L’airone, L’odore del fieno, romanzi autonomi ma nello stesso tempo legati intimamente da una visione poetica comune, e da un’ambientazione che diventa anche simbolo di un modo di guardare alla storia: Ferrara, con le sue strade larghe e silenziose; la malinconia sottile e piacevole di un’esistenza sospesa in un’eterna provincia, tra i fasti universitari di Bologna e i poetici languori di Venezia; le nebbie lattiginose, da cui affiorano a tratti sagome scure, fantasmi che solo all’ultimo momento rivelano la loro vera identità di case, alberi, muri.nnio Flaiano nasce a Pescara nel 1910, ma nel ’40 si trasferisce a Roma dove resterà per tutto il resto della vita. Appena trasferito, pur essendo iscritto alla facoltà di architettura, comincia la sua attività di giornalista, in special modo come critico letterario e cinematografico.

L’io narrante de Il giardino dei Finzi Contini vive immerso in questa atmosfera, e di questa atmosfera vuole restituire il sapore, in un romanzo che nasce e si sviluppa sul lento, assiduo movimento del ricordo. Il prologo esordisce con l’immagine della necropoli etrusca di Cerveteri, meta di una scampagnata del protagonista insieme ad alcuni amici, una domenica d’aprile del 1957. La particolarità del luogo suscita nella compagnia una riflessione sulla morte e il ricordo di chi ci ha lasciato, sempre più labile con il passare degli anni, fino a dissolversi del tutto. «Perché le tombe antiche fanno meno malinconia di quelle più nuove?» chiede Giannina, la più piccola del gruppo, ed è come se da questa domanda scaturisse il flusso narrativo che dà vita all’intero romanzo, una grande “intermittenza del cuore” a recuperare un tempo passato, ma solo per accorgersi che mai, neppure quando era presente, lo si è posseduto veramente. «Io riandavo con la memoria agli anni della mia prima giovinezza, e a Ferrara, e al cimitero ebraico posto in fondo a via Montebello» (1) . Non è un caso che sia proprio un cimitero ad aprire la lunga rassegna di ricordi dell’io narrante; le immagini di morte sono ricorrenti nel romanzo, avvolte di un’aura mai lugubre o drammatica, ma dolcemente malinconica. Anche della tragedia umana dei Finzi Contini, illustre famiglia ebraica travolta e distrutta nei campi di sterminio nazisti, il lettore non avverte l’orrore e l’immane peso storico, ma solo il languore elegiaco di un amore perduto.

All’epoca delle leggi razziali, un gruppo di giovani ebrei benestanti di Ferrara si trova escluso dai circoli sportivi, dalle biblioteche e dai luoghi di ritrovo pubblici: è l’occasione che spinge gli alteri Finzi Contini a sciogliere il proverbiale riserbo, mettendo il loro leggendario giardino a disposizione dei giovani, ebrei e non, coetanei dei figli Alberto e Micol. Il giardino diventa così un luogo sospeso, a-storico, dove lo spensierato snobismo dei suoi nobili abitanti sembra voler cancellare con la noncuranza e il disinteresse quanto sta avvenendo oltre le mura secolari che ne delimitano i confini. Il fascino misterioso e antico di questo microcosmo, apparentemente inattaccabile, del tutto bastante a se stesso, attrae irresistibilmente il protagonista, che si innamora di Micol, parte di quel mondo ma, nello stesso tempo, l’unica a saperlo guardare con distacco e con triste ironia, l’unica che, talvolta, provi a scavalcare quelle mura, come faceva fin da ragazzina, eludendo la sorveglianza di portinai e governanti.

Ma questo amore appassionato e struggente non verrà mai vissuto: Micol lo allontana, consapevole che le persone troppo simili non possono amarsi davvero, perché «l’amore (così almeno se lo figurava lei) era roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda, uno sport crudele, feroce […] da praticarsi senza esclusione di colpi e senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d’animo e onestà do propositi»; e forse (ma è un dubbio, solo un dubbio che l’io narrante non vuole sciogliere, né per se stesso né per i lettori), forse Micol un amore di questo tipo lo ha trovato, in Malnate, giovane frequentatore del giardino, milanese, comunista militante, che guarda alla vita e alla storia con ben altra energia e concretezza che i Finzi Contini. Alla fine del romanzo, la rinuncia del protagonista a Micol corrisponde con la sua entrata nella vita vera, con tutto il suo peso di dolore e responsabilità, con la nuova consapevolezza che il mondo protetto e incantato de Il giardino dei Finzi Contini si reggeva solo su valori appartenenti al passato, che le parole di Micol erano «le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire».



'Il giardino dei Finzi-Contini', capolavoro di Giorgio Bassani e in generale della letteratura italiana del dopoguerra, è la storia di un amore deluso. Non tanto, come potrebbe sembrare a prima vista, del narratore per la bella Micol, sulla quale i sospetti di tradimento rimangono fondati ma volutamente non confermati, quanto piuttosto verso la famiglia Finzi-Contini, verso il suo mondo ed il suo stile.
Il percorso del protagonista, alter-ego piuttosto evidente dello stesso Bassani, è proprio quello dell'innamorato: prima, da bambino, affascinato dal mistero che questa famiglia di reclusi sempre rappresentava; poi, con gli anni, innamorato del carattere irruento e insieme così simile al suo di Micol, dell'erudizione del professor Ermanno, della bellezza delle stanze della villa di Ferrara ma soprattutto del parco e del suo campo da tennis, di un giardino che, come hanno notato in molti, si trasforma in una sorta di giardino dell'Eden, un paradiso fuori dallo spazio e dal tempo in cui non esiste la realtà esterna, non esistono le leggi razziali né la guerra incombente. In realtà, come abbiamo detto, l'amore si trasforma presto in delusione: la famiglia si rivela, ad uno sguardo più approfondito, chiusa, assente, fredda e distaccata; il giardino, con l'inverno, si trasforma in un luogo freddo; la stessa Micol rifiuta il protagonista, all'inizio dimostrandosi più forte e rigorosa di lui ma poi, probabilmente, in un certo senso svendendosi ad un altro di cui disprezzava l'aspetto tozzo e le idee. La bellezza, il fascino dei Finzi-Contini rivela a poco a poco la sua doppia faccia, il suo cancro: una famiglia di morti viventi prima ancora che la storia emettesse il proprio giudizio, una famiglia, come sottolinea Micol nel finale, ostinata a vivere in un presente immediato o, meglio ancora, in un passato nostalgico, ma sempre e inguaribilmente senza futuro.

Ecco a te. Basta per lavorare?
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grazie mi hai salvato la vita!!!!:move:move:move:move:move
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Prego.. :D
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