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  • Il canto sesto del purgatorio- Macchiavelli

malcolm18
malcolm18 - Erectus - 140 Punti
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Mi aiutate devo fare una relazione eccovi la traccia: Il canto sesto del purgatorio come in quello dell'inferno e del paradiso è un canto politico, attraverso l'ausilio dei versi. Fai dei riferimenti al principe di macchiavelli
ippo94
ippo94 - Genius - 19568 Punti
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Il canto sesto del Purgatorio di Dante Alighieri si svolge nell'Antipurgatorio, dove le anime dei negligenti (quelli che trascurarono i loro doveri spirituali) attendono di poter iniziare la loro espiazione; siamo nel pomeriggio del 10 aprile 1300, o secondo alcuni commentatori del 27 marzo 1300 (Pasqua).

Dante apre il canto facendo un paragone tra un vincitore a Zara (gioco di dadi) che dona parte della vincita alla folla che lo circonda per liberarsene e lui che ascolta le preghiere delle anime solo per farle allontanare. Poi Dante chiede al suo maestro la funzione delle preghiere per i defunti, il tema era stato già affrontato da Virgilio nell'Eneide, nella quale aveva affermato che le preghiere dei vivi non avevano alcun effetto nell'aldilà. Nel canto, invece, afferma che le preghiere abbreviano il periodo di pena delle anime, ma non confuta la tesi da lui espressa nel suo capolavoro, in quanto le preghiere hanno valore solo in un mondo in cui è riconosciuta l'esistenza di Dio, mentre nel mondo pagano non davano alcun effetto perché il destino dei defunti non è controllato dagli dei ma dal fato.

Il sesto canto è dedicato alla politica. Nucleo fondante di tutto il sesto canto del Purgatorio è l'invettiva all'Italia, la più lunga della Commedia nelle sue venticinque terzine. In questa, pronunciata dallo stesso Dante in seguito all'incontro con Sordello, l'Italia è paragonata ad una nave priva di guida (questo paragone è presente anche nel De monarchia e nelle'Epistolae) e ad un cavallo privo di cavaliere (citando il Convivio) in quanto l'Imperatore non si cura di essa concentrando tutta l'attenzione sulla Germania. Per questo motivo su Alberto I deve scendere la pena divina. Dante coglie l'occasione per attaccare anche la Chiesa, che interferisce nelle vicende politiche più che occuparsi della materia spirituale che dovrebbe competerle. Alla fine dell'invettiva Firenze viene citata come esempio di corruzione e povertà morale. Il parlare della sua città da cui è stato esiliato scioglie il poeta che conclude con una nota nostalgica.

Citato da wikipedia

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ilvignettificio
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http://lalighieri.interfree.it/index.html
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