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Il Foscolo nonostante una vita errabonda e inquieta, rimane un esempio di energia, vigore ed entusiasmo. Parlane attraverso i riferimenti alle sue opere principali.
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VITA DI UGO FOSCOLO

Ugo Foscolo nacque a Zante (Zacinto), nel 1778 dalla madre greca Diamantina Spathis e dal padre medico Andrea. Il suo primo nome fu Niccolò che venne affiancato, nel 1797, da Ugo che presto finì per prevalere. Dopo aver compiuto i suoi primi studi nel seminario di Spalato, dopo che morì il padre, il giovane Foscolo si trasferì a Venezia dove, nonostante la sua povertà, fu accolto nei salotti mondani sotto la protezione di Isabella Teotochi Albrizzi che lo iniziò alle passioni amorose. Sempre nella Serenissima, dopo ad aver terminato il suo apprendistato poetico, si arruolò nell’esercito di Napoleone per combattere contro gli Austriaci suoi nemici. Dopo il trattato di Campoformio nel quale Napoleone cedeva all’Austria la sua amata città e tradiva, così, le aspettative di tantissimi giacobini, Foscolo si sentì tradito dallo stesso Napoleone decidendo così di lasciare Bologna dove si era rifugiato per trasferirsi a Milano ove, durante uno dei suoi spostamenti a Verona nel quale conobbe il Pindemonte, compose la prima edizione del carme Dei Sepolcri. Tuttavia continuò a militare tra le forze francesi contro quelle austriache senza perdere l’occasione di schernire il comandante Napoleone. Inizialmente si arruolò nel corpo della Guardia Nazionale per combattere gli Austro-Russi. Quando, nel 1815 gli austriaci offrirono al poeta una grande carriera a Milano, Foscolo non accettò preferendo l’esilio e trasferendosi prima in Svizzera, ove pubblicò la terza edizione de Le ultime lettere di Jacopo Ortis, poi a Londra dove pubblicò la quarta edizione dell’Ortis. Nonostante Foscolo fosse stato accolto con benevolenza nella città inglese, presto si chiuse in una solitudine malinconica. Nell’anno 1827 morì in un lugubre sobborgo di Londra e, nel dicembre dello stesso anno, fu seppellito nel cimitero della Santa Croce a Firenze Molte delle sue opere lo hanno reso un famoso poeta italiano del suo tempo quali le Odi, sicuramente le più famose assieme ai Sonetti ed, acanto a Dei Sepolcri, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, il quale si può considerare il primo romanzo psicologico della nostra letteratura. Da non dimenticare sono le produzioni liriche del Foscolo comprese tra le Odi ed i Sonetti.

LE OPERE DI FOSCOLO

I sepolcri

Dopo l’incontro con Ippolito Pindemonte a Verona, Foscolo decise di scrivere Dei sepolcri. Il carme, in 295 endecasillabi sciolti, è suddiviso in quattro parti:
Nella prima (versi 1-90), dopo l’affermazione dell’immortalità del tempo e dell’invincibilità dello stesso, si sostiene la necessità di un legame affettivo che, mediante la lapide sepolcrale (la tomba), stabilisca tra i viventi ed i morti una “corrispondenza d’amorosi sensi”, da cui sono esclusi soltanto coloro che non lasciano dietro di se alcuna eredità di affetti; di qui il riferimento ai cimiteri abbandonati.
La seconda parte (versi 91–150), svolge il motivo del Sepolcro come istituzione storica che consente il passaggio dalla primitiva barbarie ad una forma di convivenza più civile: alla visione macabra e orrenda del culto cattolico delle tombe si contrappone la visione serena dei cimiteri classici e dei cimiteri suburbani inglesi; alla devozione dei sepolcri che, presso i popoli liberi, si affianca ai riti famigliari si contrappone inoltre l’inutile fasto delle tombe nei popoli schiavi e corrotti.
La terza parte ( versi 151-212) è dominata dalla profonda e commossa rievocazione dei grandi italiani sepolti a Santa Croce, come Machiavelli, Michelangelo e Galileo, ai quali è associato il ricordo di Dante, “ghibellin fuggiasco”, di Tetrarca, “dolce di Calliope labbro”, e del vecchio Alfieri, in preda a una corrucciata malinconia.

… ;e l’arca di colui che nuovo Olimpo alzò in Roma a’ Celesti; e di chi vide sotto l’etereo padiglion rotarsi più mondi, e il Sole irradiarli immoto, onde all’Anglo che tanta ala vi stese sgombrò primo le vie del firmamento;…
…. , udivi il carme che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco, e tu i cari parenti e l’idioma desti a quel dolce di Calliope labbro….

Le tombe degli uomini illustri non sono, tuttavia, pretesto per un inerte rimpianto, ma simbolo a un’etica eroica, che congiunge idealmente Santa Croce a Maratona, “..ove Atene sacro tombe a’ suoi prodi“.
Quest’ultimo riferimento, nella quarta parte (versi 213-295), di trasferirsi tra le memorie e i fantasmi della luminosa civiltà ellenica e di evocarne i miti più suggestivi: il mito della tomba di Aiace, cui la morte fu “giusta di gloria dispensiera”; il mito delle Muse che allietano con il loro canto i deserti, eternando i Sepolcri distrutti dal tempo; e infine i miti della tenera e malinconica Elettra, della lugubre e tragica Cassandra e di Omero, il poeta cieco che brancola tra gli avelli e fa rivivere con il suo canto gli eroi.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis
Primo romanzo moderno della nostra letteratura, l’Ortis offre, in forma epistolare, una tematica complessa, imperniata sulla duplice delusione di Jacopo, il protagonista: delusione politica, per il tradimento di Napoleone che, con il trattato di Campoformio, ha venduto la sua patria, Venezia, agli Austriaci; e delusione amorosa, perché la donna amata, Teresa, è stata promessa sposa dal padre al ricco Odoardo, personificazione inversa del Foscolo, ovvero un uomo tirchio e calcolatore; la conseguenza di questo duplice scacco non può essere che il suicidio. L’Ortis potrebbe apparire una tragedia alfieriana in prosa; mentre però l’eroe alfieriano va da solo in contro alla morte, nella concezione foscoliana subentra una più ampia visione della storia umana e la solitudine è vinta dal sentimento della compassione, la cui sensibile espressione è il sepolcro, onorato di pianto. Nonostante il tono enfatico e gli squilibri tra i diversi livelli narrativi, l’Ortis mette a fuoco i motivi fondamentali dell’atre foscoliana (dal tema dell’esilio a quello della bellezza serenatrice, dal tema della tomba a quello dei sepolcri illustri) ed è lo specchio della crisi italiana nel passaggio dal Settecento all’Ottocento, dal razionalismo illuministico alle prime vampate dell’età romantica.
L’opera possiede anche un fondo autobiografico: dietro al volto di Jacopo si nasconde quello di Ugo, e, a mascherare il drammaturgo Giovan Battista Piccolini vi è il personaggio di Lorenzo Alderani; Teresa è il nome della moglie di Monti che tanto stima mentre nel personaggio vengono a confondersi più donne amate dallo stesso Foscolo.
Sul piano strutturale il modello è più vicino a quello di Goethe, dal quale Foscolo mutua l’assoluto protagonismo dell’eroe eponimo. L’Ortis riproduce sempre solo ed esclusivamente le lettere scritte da Jacopo all’amico Lorenzo che così, come accadeva nel Werther, è l’unico testimone della vicenda.Nel romanzo abbiamo, dunque, due diversi livelli di scrittura: il primo, quello prevalente, è quello del protagonista come Io narrante, il secondo, più marginale è aggiunto nella parte finale del libro, è quello in cui Lorenzo è il narratore e Jacopo il personaggio narrato. A questi due livelli di scrittura corrispondono, naturalmente, due piani del romanzo che si distinguono:
per il tempo della scrittura, che è contemporanea agli eventi per Jacopo, posteriore per Lorenzo;
per il destinatario, che per il protagonista è l’amico e per questi è il pubblico a cui è destinato il libro;
per il tono del racconto, in parte legato anche al carattere dei due amici, che ha sostanzialmente un taglio narrativo-descrittivo-interpretativo negli interventi pacati e saggi di Lorenzo, mentre enfatico, irruente e passionale nelle lettere di Jacopo.
Nato da un impulso talvolta incontrollato di passioni, con una genesi difficile e stratificata nel tempo, ricco ma diseguale, caldo e appassionato, espressione di un dissidio individuale e di una crisi storica, l’Ortis è uno dei libri più significativi della nuova letteratura ed è come il “semenzaio” delle opere future di Foscolo, perché vi si trovano già tutti i miti che saranno propri delle opere del poeta più grande: il mito della tomba confortata dal pianto dei sopravvissuti, il mito della solidarietà di poche anime elette, il mito dell’esilio, il mito della bellezza serenatrice, il mito delle tombe dei grandi.

LA LIRICA DI FOSCOLO

Ugo Foscolo partecipò con grande passione alla vita del suo tempo tanto che preferiva essere chiamato “uomo d’azione” anziché scrittore e letterato. La poesia, per il Foscolo, era una vocazione scaturita dai suoi forti sentimenti verso la patria, l’amore, l’immortalità dell’anima e la bellezza. Questi, infatti, sono i temi principali di tutte le sue opere. Queste, per lui erano “illusioni”: era così che definiva le sue sensazioni. Lo possiamo riscontrare in particolare nell’opera Le ultime lettere di Jacopo Ortis nella quale si legge:

“Illusioni! grida il filosofo… Illusioni! Ma tanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o nella rigida e noiosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.”

Nella frase, quando il Foscolo scrive “Illusioni! grida il filosofo… Illusioni!..”, il poeta è consapevole che tutto ciò in cui crede e che segue vivacemente è destinato a finire nel nulla, dimenticato. E’ per questo motivo che, non credendo in un dio, cerca di farsi ricordare attraverso le sue opere (il ricordo è per Foscolo la migliore immortalità). Ad una filosofia così pessimistica, Il Foscolo, suo malgrado, aderisce. È così attaccato alle sue sensazioni, alle sue emozioni, che, quando dice

“…. : e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele. “

è disposto a morire in tal caso non sentisse più le emozioni in cui crede. Il Foscolo vuole rimanere attaccato alle proprie credenze e rifiuta una vita senza le sue così care emozioni che poi giudica illusioni.
In Foscolo coesistono elementi illuministici, romantici e classici. Lui, infatti, condivide le idee illuministiche ma crede che la ragione non sia capace di spiegare tutto. Ciò provoca nel poeta un forte contrasto ed una profonda inquietudine. La poesia, allora, assume una missione eroica di liberazione e consolazione e, pur essendo sempre creazione fantastica, inizia a rispecchiare la vita che realmente conduce il poeta. Foscolo, infatti, scrive le sue poesie prendendo spunto dalla classicità, come nell’esempio della poesia “In morte del fratello Giovanni” che si ispira quasi interamente al carme 101 di Catullo, e dalla vita di tutti i giorni. In quest’ultima poesia

“Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente, me vedrai seduto su la tua pietra,…. “

Foscolo cerca di promettere al fratello morto di venir a visitare la sua tomba quando smetterà di fuggire in esilio. Siccome per il poeta la Patria è uno dei propri temi letterari ed etici, soffre enormemente in esilio dalla sua terra, come sottolineato, addirittura nella poesia “A Zacinto” nel primo verso

“Ne più mai toccherò le sacre sponde…. “.

Qui, però, si riferisce con nostalgia alla lontana Zacinto sulla quale isola venne al mondo. Nella poesia sopra enunciata Foscolo esprime tutta la sua malinconia ricordando gli aspetti più incantevoli e classici di quella terra. Fa riferimenti importanti alla mitologia greca quando canta

“… Zacinto mia, che te specchi nell’onde del greco mar da cui vergine nacque Venere, … “

e dicendo ciò vuole elogiare la sua terra ponendola come luogo di nascita della bellissima dea Venere. Più avanti, Foscolo si confronta con l’eroe classico Ulisse quando scrive:

“…, ed il diverso esiglio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. “

Si nota, specialmente nella poesia “In morte del fratello Giovanni”(della quale ho già accennato qualche aspetto), la somiglianza con quella di Catullo (Canti), ovvero il carme 101. le due poesie, infatti, sono molto simili tra loro, prova dello spunto classico del Foscolo:

Multas per gentes.. = .. fuggendo di gente in gente,..
.. has miseras, …., ad inferias,.. = …su la tua pietra…
…mutam… alloquerer cinerem,.. = ..tuo cenere muto..
Accipe fraterno multum manantia fletu.. = .. ,gemendo il fior de’ tuoi gentili anni caduto.


NEOCLASSICISMO E ROMANTICISMO DI FOSCOLO

Ugo Foscolo presenta già alcune caratteristiche tipiche della cultura romantica. scrittori e artisti neoclassici si ispirano ai modelli dell’antichità greca e romana esprimendo in questa esaltazione dei valori della latinità anche il desiderio di affermare l’identità nazionale del popolo italiano, visto come diretto discendente di quello latino. Per questa via il Neoclassicismo si ricollega al movimento culturale del Romanticismo.
Per questo il Romanticismo, nato in Germania, è stato politicamente identificato, almeno in Italia, con le lotte risorgimentali. Diciamo dunque che, in opposizione alla misura e all’equilibrio dei classici, esalta il sentimento, la passione, la fantasia, la creatività spontanea e libera da regole predeterminate.

Spero di esserti stata d'aiuto!
Ciao :hi !!
:blowkiss
carlotta sara
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http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/foscolo2.htm
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