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!Mario1998!
!Mario1998! - Ominide - 35 Punti
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Figure retoriche & commento di una poesia !

Aiutatemi per favore !!! Devo fare un commento di questa poesia di Loredana Pietrafesa , della poesia Sogno , ancora da " oltre l'ultima boa " , devo individuare , figure retoriche , similitudini , enjambant , ellissi , accumulo , iperbole sinestesia , climax , aprosdoken ecc. Insomme alcune figure retoriche che si riesce a trovare in questa poesia e se possibile anche il commento ... Non riesco a proprio a farlo di questa POESIA !!!

Non so piu quanto tempo
da te mi separa,
giorni infiniti,
e notti ,
e lunghi anni,
ma so dove trovarti,
so come incontrarti.
In sogno, ancora,
tu ritorni a me ,
io a te ritorno.
Li vedo i tuoi occhi
nerofuoco che mi accendono,
le tocco le tue mani
che sfiorano il mio viso.
Una pioggia leggera
ci spruzza carezze,
sullo sfondo torri eoliche
come croci di un calvario.
Una nebbia sottile
sfuma un po'il ricordo
e gente sconosciuta
guarda altrove , lontano.
Conto insetti morti
spiaccicati alle finestre,
ma un profumo di abeti
mi addita la strada.
In sogno , ancora ,
stringo a me il tuo corpo.
Tu rinnovi il tuo addio,
io ripeto il tuo nome.
Tu biancovestito,
io vestita di pianto

Ecco la poesia :) !

Ilaria Ponticelli
Ilaria Ponticelli - Ominide - 7 Punti
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Oltre l’ultima boa”: questo il titolo della raccolta poetica che Loredana Pietrafesa ha presentato domenica presso l’Auditorium San Domenico. Già l’analisi di ogni singola parola del titolo costituisce una fondamentale chiave d’accesso nel mondo della Pietrafesa. La boa è un simbolo segnaletico frequente nell’ambito delle navigazioni.

Il punto di riferimento, una fonte di certezza, un limite rassicurante, un contributo all’orientamento. La boa si vede, si tocca, e quando sei stanco di nuotare, avendola a portata di mano, ti si moltiplicano le forze, la boa in questo senso è un elemento salvifico.

Limite rassicurante, dicevamo, ma per certi versi inquietante e terrorizzante, soprattutto se quella che si vede è l’ultima boa. In quel caso sei consapevole che tra te e il mare non c’è più nulla: vastità immensa d’acqua, infinita distesa d’azzurro. Niente punti di riferimento, ti si sgretolano le residue certezze, inizia la sofferenza, lenta e impietosa, soprattutto lunga, quasi un’agonia.

Oltre quell’ultima boa c’è il mistero che si infittisce e le forze che si perdono, l’incontrastata forza del mare: se ti guardi attorno c’è l’infinità del mare, se alzi lo sguardo vedi il cielo eterno, se osservi più in giù ti inghiottono gli abissi.

Eppure oltre quell’ultima boa c’è anche una nuova vita, un cambio di rotta, la fuga dall’asfissiante quotidianità, non la voglia di sfidare l’infinito, ma il desiderio di esserne travolto, il tentativo di toccarlo e diventarne parte integrante. L’ultima boa è un limite: il poeta per natura valica ogni confine, ha la sensibilità per oltrepassarlo, la forza morale per eliminare ogni falsa convinzione e commuoversi dinanzi ad una piccola crepa nelle granitiche certezze.

Quella crepa indurrebbe sgomento nell’animo di chi vuole ogni giorno come le lancette di un orologio, ma per chi aspira all’orologio che si ferma e al tempo che non passa, la crepa è un miracolo.

Dopo l’ultima boa della Pietrafesa c’è la rinascita, la vita, la serenità. Questo un po’ contrasta con la sottolineatura di Dragan Mraovic, con Damiano D’Elia uno dei critici invitati per dare una chiave di lettura dei versi della poetessa, secondo il quale emergerebbe “l’impossibilità metafisica di felicità”.

Certamente la Pietrafesa cerca una sua serenità, e sa che quella boa rappresenta il punto di non ritorno, il momento di svolta. A volte viene il dubbio che quella boa non sia la speranza e il timore di chi nuota, ma l’oggetto della riflessione di chi è a riva e guarda. In questo senso tutto si ridurrebbe a un semplice sogno, a una tenue speranza, in questo caso si potrebbe parlare di l’impossibilità metafisica di felicità”.

E per risolvere i dubbi è affascinante ma insufficiente ascoltare la recitazione della stessa poetessa dei suoi versi, altrettnto lo stimolo alla riflessione della dolcissima musica di Umberto Catania. Occorre leggere, soffermarsi, immaginare, ognuno deve farsi poeta e capire il senso di una propria ultima boa.
francesco68!
francesco68! - Erectus - 131 Punti
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enjambemant : vv.Non so piu quanto tempo
da te mi separa, vv.Li vedo i tuoi occhi
nerofuoco che mi accendono, vv.le tocco le tue mani
che sfiorano il mio viso. vv.Una nebbia sottile
sfuma un po'il ricordo
e gente sconosciuta
guarda altrove , lontano.
vv.ma un profumo di abeti
mi addita la strada.
Metafora: sullo sfondo torri eoliche
come croci di un calvario.

anafora: e notti ,
e lunghi anni,
!Mario1998!
!Mario1998! - Ominide - 35 Punti
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GRAZIE MILLE ILARIA E FRANCESCO <3 ! SIETE STATI VERAMENTE UTILI :) ! Mi avete salvato :) !!! Vi sono debitore ahahah ;)
.anonimus.
.anonimus. - Tutor - 44918 Punti
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Ilaria Ponticelli,dovresti sempre mettere la fonte da cui ricavi le notizie se non sono tue.
Ciao Laura!
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