-selena-
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salve...qualkuno può aiutarmi a rispondere a una domanda?
-quali sono le aree lessicai dominanti di qst brano?? (Eveline di Joyce)

"Seduta alla finestra guardava la sera invadere il viale. Teneva la testa appoggiata contro le tendine e sentiva nelle narici l’odore del cretonne polveroso. Era stanca.
Poca gente per strada. Passò l’inquilino della casa di fondo che rientrava. Sentì i passi risuonare sul marciapiede di cemento, poi lo scricchiolio della ghiaia sul sentiero dinanzi alla fila di costruzioni nuove, color mattone. Un tempo c’era un campo laggiù e loro solevano giocarci ogni sera, insieme agli altri ragazzi del quartiere. [...]
Molti anni erano passati da allora: adesso lei e i suoi fratelli e sorelle s’erano fatti grandi e la mamma era morta. Anche Tizzie Dunn era morto e i Water erano tornati in Inghilterra. Come tutto cambia! Toccava a lei ora d’andarsene come gli altri, lasciare la casa.
La sua casa![...] Forse non li avrebbe più rivisti quegli oggetti, dai quali mai aveva immaginato di doversi separare un giorno. [...] Sì, aveva acconsentito ad andarsene, a lasciare la casa. Ma era ragionevole da parte sua? Si sforzava di prendere in considerazione ogni lato del problema. Lì almeno non le sarebbero mai mancati cibo e alloggio; né, quel che più conta, le persone che era avvezza a vedersi intorno sin dalla nascita. [...] Nella casa nuova, però, in un paese lontano e sconosciuto, non sarebbe andata così. Sarebbe stata una donna maritata lei, Eveline, e la gente le avrebbe usato rispetto. Non si sarebbe lasciata trattare come sua madre, no. Ancora adesso, per quanto avesse già diciannove anni compiuti, le avveniva a volte di temere la violenza paterna. [...] C’erano poi le eterne discussioni per i soldi, il sabato sera; discussioni che la sfinivano. Dava lo stipendio intero in famiglia - sette scellini alla settimana - e Harry mandava quanto poteva; ma il guaio era cavarli al padre, i quattrini. Era una spendacciona, le diceva, una scervellata e non se la sentiva lui di darle i soldi guadagnati con tanta fatica per vederli buttare dalla finestra; questo e altro le diceva, perchè era sempre di cattivo umore il sabato sera. Alla fine però glieli dava e le chiedeva se non aveva per caso l’intenzione di comperare qualcosa per il pranzo della domenica. [...] Un lavoro duro, sì, una vitaccia; eppure, ora che stava per lasciarla, già non la trovava più così insopportabile.
Ne avrebbe cominciata un’altra, adesso, con Frank. Era buono e forte Frank, e di cuore generoso. Sarebbe andata via con lui quella sera, col piroscafo della notte. Sarebbe andata via per diventare sua moglie e vivere con lui a Buenos Aires nella casa che l’aspettava. [...] Naturalmente il padre era venuto a saperlo e le aveva proibito d’avere a che fare con lui.
«...Li conosco, va’ là, questi marinai!...» aveva detto.
Un giorno avevano litigato, Frank e il padre, e da allora avevano dovuto vedersi di nascosto. [...] Il tempo passava ma lei rimaneva lì seduta presso la finestra, la testa appoggiata contro le tendine e l’odore polveroso del cretonne nelle narici. Giù dal viale saliva il suono di un organetto. Lo conosceva quel motivo. Strano che venisse proprio quella sera a rammentarle la promessa fatta alla madre, la promessa di tenere insieme la famiglia fintanto che avesse potuto. [...] E mentre stava lì a meditare, la penosa visione della vita della madre operava nel più profondo del suo essere una specie di maleficio; una vita di sacrifici meschini conclusasi nella pazzia finale. [...] S’alzò di scatto. Fuggire! Fuggire doveva! Frank l’avrebbe salvata. Le avrebbe dato vita e forse anche amore. E voleva vivere lei! Perchè avrebbe dovuto essere infelice? Anche lei aveva diritto alla felicità. [...] Era alla stazione di North Wall, in mezzo alla folla ondeggiante. [...] Se partiva, domani si sarebbe trovata in alto mare, con Frank, diretta a Buenos Aires. Avevano già fissato i posti. Come poteva tirarsi indietro dopo tutto quel che aveva fatto per lei? [...] Una campana le rintoccò sul cuore. Sentì ch’egli l’afferrava per mano. [...] Tutti i mari del mondo le s’infrangevano sul cuore. E lui la trascinava dentro, la voleva annegare. Con ambo le mani s’aggrappò alla cancellata. [...] No! No! No! Era impossibile. Le mani strinsero freneticamente le sbarre. [...] Lo vide correre al di là dei cancelli, chiamandola perchè lo seguisse. [...] Volse allora gli occhi verso di lui la faccia pallida, passiva, come un povero animale impotente, e i suoi occhi non gli diedero alcun segno d’amore o di addio o di riconoscimento".
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