Pallottino
Pallottino - Ominide - 6 Punti
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Ciao ragazzi..mi potreste dare la trama del brano "il commercio dei lupini" tratto da I malavoglia (giovanni verga)???
cichinella
cichinella - Genius - 5407 Punti
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ciao...vedi qui...il secondo capitolo...

http://www.skuola.net/materiale/malavoglia.pdf
neon97
neon97 - Eliminato - 2505 Punti
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non si fanno i titoli conj parole tipo urgente!!!
marco4you96
marco4you96 - Ominide - 42 Punti
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Capitolo I
Il romanzo è ambientato nella società arcaica di Aci Trezza, un piccolo paese di pescatori in provincia di Catania, dove viveva la famiglia dei Toscano, nota col soprannome “Malavoglia”, nato per antifrasi, infatti, al contrario, si trattava di persone laboriose e con buona volontà. Colui che deteneva il potere assoluto era padron ‘Ntoni, “il dito grosso”, vedovo avveduto e saggio, uomo onesto e grande lavoratore che all’interno della famiglia godeva di suprema e indiscussa autorità. Aveva un figlio, Bastiamazzo, anche lui pescatore, e dal suo matrimonio con Maruzza, detta “la Longa”, erano nati cinque figli. Padron ‘Ntoni era proprietario della casa del nespolo chiamata così perché nel cortile vi cresceva l’albero omonimo e conquistata con fatica e tanto lavoro, e della Provvidenza, la barca con cui la famiglia provvedeva al sostentamento. Nel 1863 il maggiore dei nipoti ‘Ntoni, esteriormente spavaldo e maturo ma in realtà molto debole, all’età di venti anni fu chiamato per il servizio militare come marinaio. Il giovane, però, non aveva nessun elemento negativo sul piano fisico per essere esonerato dalla leva. La sua partenza, oltre a provocare la sofferenza, la commozione e il turbamento dell’intera famiglia, creò anche una situazione difficile dal punto di vista economico: vennero, infatti, a mancare giovani braccia al lavoro familiare.
Alla partenza del ragazzo si aggiunse la scarsa annata ad aggravare la situazione: bisognava, allora, trovare un sistema “per menare avanti la barca”. Fu così che padron ‘Ntoni comprò a credito dello zio Crocifisso una partita di lupini, per poi rivenderli altrove con la barca a prezzo maggiorato. Una sera Bastianazzo, accompagnato da Menico, partì per il commercio dei lupini, con condizioni temporali sfavorevoli, infatti, il cielo era ricoperto di nubi nere e il mare agitato che la Provvidenza non avrebbe sopportato.
Capitolo II
Il sabato in cui la Provvidenza parte con a bordo Bastianazzo e Menico della Locca, nel paese non si parla d’altro che del commercio dei lupini in cui si è avventurata la famiglia dei Malavoglia. Il primo gruppo di persone che commentano il nuovo affare è costituito dagli uomini seduti sui gradini della chiesa: c’è Piedipapera, servile e imbroglione, che ritiene quello di padron ‘Ntoni un affar d’oro; lo zio Crocifisso per il quale “il dito grosso”dei Malavoglia è un elemento determinante negli affari; il figlio della Locca, che si vanta di aver come zio il ricco Crocifisso.
L’unico che rimane in silenzio come “un manico di scopa” è padron ‘Ntoni, che si chiude in se stesso e si estranea dalle discussioni degli uomini, per pensare al commercio dei lupini che avrebbe dovuto garantire alla famiglia se non una situazione di agio, almeno di sicurezza.
Un altro punto di conversazione è davanti alla farmacia, dove ci sono i notabili ai quali, secondo Piedipapera, si dovrebbe aggiungere anche padron ‘Ntoni, in quanto conoscente “del re e del papa”. Le voci delle donne relative al negozio dei lupini, si spostano davanti alla casa dei Malavoglia: la Longa, insieme alle vicine, sottolinea la riservatezza di Mena, sempre al lavoro, in paragone alle ragazze che, invece, stanno tutto il giorno alla finestra e che alla fine riescono a trovare un marito, come la Mangiacarrubbe, donna dei facili costumi, che è riuscita ad intrappolare Rocco, il figlio della cugina Anna. C’è Nunziata, una ragazza da imitare,che ha tanti fratellini a cui badare e alla quale i ladri hanno rubato un lenzuolo nuovo: la Zuppidda, che come al solido compare in modo inaspettato e inopportuno, sa tutto ciò che accade nel paese ed è molto amareggiata perché non è riuscita a far sposare sua figlia Barbara. Nunziata e Mena discutono di compar Alfio Mosca che, non avendo nessuno in casa, ha imparato a cucinare e a fare il bucato. Altre voci Aci-Trezza, meno importanti, sono quella di Don Giammaria che sparla con Don Franco, mentre passa per la piazza, “di questo e di quell’altro”; quella di Rocco Spatu, sciocco e fannullone, sempre nell’Osteria.
Dopo i rintocchi sonori del campanile e dopo aver pregato al tramonto per i vivi e per i morti si registrano i suoni delle onde del <<mare amaro>>, come preannuncia padron ‘Ntoni, e le luci delle stelle, che in questa serata ammiccavano “più forte”.
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