dj142
dj142 - Genius - 12048 Punti
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ciao raga a scuola stiamo facendo un lavoro di italiano sul doping e dovrei scrivere circa 20 righe con i motivi secondo i quali è bene doparsi...ma ho troppo da studiare e ho paura di nn fare in tempo a completare il lavoro...qualcuno mi può aiutare x favore grazie 1000!!!!
rapper
rapper - Genius - 19267 Punti
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Scusa ma ti servono 20 ragione per cui E' BENE doparsi (come hai scritto tu qui sopra) o le ragioni per cui NON E' BENE doparsi? :con Ciao :hi
cinci
cinci - Mito - 35782 Punti
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Scusa... è BENE DOPARSI???? Non è che hai scritto sbagliato???
dj142
dj142 - Genius - 12048 Punti
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no è giusto nn 20 ragione ma 20 righe...praticamente verrà fuori un dibattito con quelli ke scrivono l'opposto...tipo secondo me è bene doparsi xkè aumenta le prestazioni fisike e quindi posso vincere capito?? lo so anke io ke è sbagliato dopasi ma il lavoro è qst :)
mrc89
mrc89 - Genius - 11028 Punti
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Una delle pratiche che si è maggiormente diffusa nelle competizioni sportive, nell’era della loro spettacolarizzazione e globalizzazione, è indubbiamente quella del doping.

Leggendo un qualsiasi dizionario delle lingua italiana capiterà di trovare una definizione del fenomeno più o meno analoga a quella riscontrata in quello diretto da Tullio De Mauro: «somministrazione illecita ad atleti o animali, spec. cavalli o cani, di sostanze estranee all’organismo, di sostanze fisiologiche in quantità o per vie anomale, di stupefacenti o psicofarmaci, per migliorare le prestazioni durante gare sportive (1)».

Alcune considerazioni nascono subito da una lettura attenta di questa definizione, considerazioni che – al contempo – aprono alcuni problemi che cercheremo di dibattere nel presente capitolo, con riferimento anche alla storia dell’uso di sostanze dopanti e alla legge di Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping approvata in via definitiva dal Senato della Repubblica Italiana il 16 novembre 2000.

In primo luogo il fenomeno è subito connotato come illecito. Ci troviamo di fronte a una pratica che non è ritenuta accettabile, al punto che in molti paesi esiste una legislazione per la sua repressione e che ogni federazione sportiva internazionale deve attenersi a precise direttive del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) in materia. Si dovrà chiarire, allora, da parte di chi non è ritenuta accettabile e soprattutto perché. In tal senso sarà utile allargare lo spettro semantico del termine e intenderlo a partire dalla sua origine anglosassone, to dope, ossia drogare. Intendere la liceità o meno della pratica significa inquadrare il problema in un orizzonte culturale più ampio di definizione di che cosa è droga e cosa non lo è, di chi definisce questa distinzione e le conseguenze che comporta l’assunzione di certe sostanze, nonché – in ultima battuta – le conseguenze giuridiche del loro uso.

In seconda istanza, recita la definizione, ad essere coinvolti sono gli atleti in generale (e quindi anche gli animali quando sono trattati alla stessa stregua, ovvero come competitori in una gara: ecco spiegabile il riferimento esplicito a cavalli e cani). Questi assumono sostanze dopanti per migliorare le prestazioni durante le gare sportive. Il problema qui è di correlare la non liceità, a cui si faceva riferimento in precedenza, a un alveo ben preciso: quello della competizione e delle sue regole. Qualcosa entra ad alterare evidentemente queste ultime, e dovremo domandarci se è questo che noi intendiamo quando parliamo del doping come di una pratica illecita: detto altrimenti, lo è perché lo fanno solo alcuni e quindi si pongono in una posizione di non equilibrio iniziale rispetto agli altri competitori? Oppure la non liceità del comportamento è definibile indipendentemente da un quadro agonistico e ascrivibile al comportamento etico del singolo? E questo ci rimanda ad una terza considerazione.

L’atleta, infatti, si somministra dei prodotti che vengono definiti estranei all’organismo: o sostanze assunte in eccesso rispetto alla produzione fisiologica, o psicoattive. La questione è, in questo caso, di cercare di capire le motivazioni di queste assunzioni, cosi massicce e aumentate a dismisura – anche tra atleti non professionisti – nella nostra società, e di valutare, come anticipavamo poc’anzi, la liceità o meno di queste assunzioni per l’individuo che non partecipasse ad alcuna gara sportiva. Detto di nuovo: occorrerà domandarsi se chi non è intenzionato a prendere parte a delle competizioni, nelle quali la sua condizione di dopato lo presenterebbe alla linea di partenza in una posizione - come enunciato - di artificiale vantaggio rispetto agli avversari, possa o meno assumere queste sostanze a suo rischio e pericolo. Posizione che potremmo anche sintetizzare così: l’atleta, come individuo, può liberamente disporre del proprio corpo e della propria vita se questo non comporta alcun danno a terzi?
dj142
dj142 - Genius - 12048 Punti
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mrc89 nn è quello di cui ho bisogno io...grazie lo stesso...nessuno mi può aiutare??
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