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  • DOMANDE SU PASCOLI........ URGENTI!!!!!

milly89
milly89 - Erectus - 50 Punti
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VI PREGO AIUTATEMI A RISPONDERE A QUESTE DOMANDE MI SERVONO PER UN COMPITO PER DOMANI!!!!!
1. Se è vero che Pascoli si identifica con il "fanciullino" che ancora sopravvive dentro di noi, quali conseguenze ne derivano a livello di poetica?

2. La poetica pascoliana può richiamre quella leopardiana? Quali secondo te le analogie e le differenze?

3. Quali rapporti potrebbero esserci tra la "poetica del fanciullino" e le poetiche del decadentismo e del simbolismo?

GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEE
PuLcInA^^
PuLcInA^^ - Mito - 14351 Punti
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concetti di natura presso Pascoli e Leopardi
Pascoli nel suo mondo poetico è dominante la natura come un insieme di cose piccole e insignificante che tendono a diventare simboli di un universo misterioso e affascinante che solo Pascoli può conoscere e indagare. Addirittura in poesie come Rio Salto diventa una protezione per lo scrittore che riscopre nella poesia il "fanciullino" umano.

Leopardi: il Leopardi vede la "natura" nel pessimismo individuale una madre affascinante e benigna contemplandola dalla sua camera non scoprendo che cosa serba. Con il ritorno traumatico da Roma passando in un pessimismo detto cosmico la natura diventerà madre maligna che perseguita gli uomini sin dal momento in cui li genera.

Il pessimismo nella letteratura italiana: Leopardi
Per Leopardi le ragioni storiche della tragedia propria dell'età in cui egli vive risiedono nel conflitto fra natura e ragione o civiltà: si tratta del conflitto esaminato proprio da Rousseau.

Quando nel 1828, a Pisa in una fase della sua vita più serena, ritorna a dedicarsi totalmente alla poesia, la sua sensibilità non è però cambiata e la sua visione della vita continua ad essere improntata a un deciso pessimismo intellettuale. Nasce così la seconda grande stagione della sua poesia, quella che i posteri hanno poi definito de "i grandi idilli".

Fra questi, in particolare, "A Silvia", "La quiete dopo la tempesta", "Il passero solitario".

Nel ricordo delle cose passate sa che queste sono lontane e morte, che la vita è dolore, che la sua adolescenza è stata tutta pianto o speranze deluse. Silvia è morta e non ha conosciuto le gioie umili e semplici della giovinezza e dell'amore. E, con la sua morte, il Leopardi vede scomparire le sue speranze giovanili, cadere miseramente tutto quel mondo di sogni.

Nel crollo egli perde in apparenza molto più di Silvia: "i diletti, l'amor, l'opra, gli eventi" indicano un mondo ricco di varie gioie che egli sperava di poter raggiungere nel futuro.

"La quiete dopo la tempesta" dà un senso gioioso di festa, ma solo perché il solo conforto che la natura offre all'uomo è la cessazione momentanea della sofferenza.

Nel "Passero solitario" il tema è la solitudine che accomuna il passero che canta sulla "torre antica" sfuggendo ai suoi compagni, e il poeta, estraneo a ogni compagnia e noncurante dei piaceri.

Ma il "solingo uccellin" alla fine della sua vita non dovrà pentirsi di essere vissuto come la natura gli imponeva; il poeta, invece, giunto alla vecchiaia, si pentirà, ma invano, di aver sprecato in tal modo la giovinezza.

Il pessimismo nella letteratura italiana: Pascoli

Anche nell'opera letteraria di Giovanni Pascoli (1855 - 1912) si riscontrano i toni drammatici del pessimismo che caratterizzavano l'epoca.

In "Nebbia" è fondamentale il tema della memoria.

Questo "ritorno" al passato viene considerato come qualcosa di non lecito perché si mescola con il senso angoscioso della morte, col trauma delle vicende familiari. In questa poesia il Pascoli non solo considera impossibile il "ritorno" al passato, ma lo rifiuta di proposito; anzi riassume tutta la poesia nel contrasto fra il presente e il passato.

In " La mia sera", il tema è in parte simile a quello di "Nebbia" e, in parte, diverso. E' simile lo stato di quiete raggiunto, di riposo del presente. Se non c'è la nebbia c'è il crepuscolo, la luce che si spegne, che, come la nebbia, serve ad attenuare ciò che è stato troppo doloroso negli anni lontani. Diverso è invece il tema delle campane. In "Nebbia" la campana sottolinea il passaggio, l'attesa della fine presentata come la conclusione della quiete. Nella "Mia sera", anche se non si può escludere l'attesa di una pace più profonda e le campane sono quindi una voce misteriosa e lontana, il suono riconduce al tema della prima infanzia, dei "canti di culla" anteriori all'età della coscienza.

In "Lavandare", accanto al poeta che tenta di trovare la pace e l'equilibrio nelle memorie dell'infanzia (ma in esse trova spesso soltanto il dolore, le cose "ebbre di pianto";) c'è nel Pascoli il poeta georgico che riesce a trovare la pace nelle abitudini e nelle immagini della vita dei campi, e che esprime l'interesse per le occupazioni dei contadini, per gli strumenti e le consuetudini antiche del loro lavoro ogni volta definite col loro preciso nome, l'amore per gli esseri minuscoli, la nostalgia per la fede degli antenati, per la bontà rassegnata degli umili.

Ma, pure in questa pace, sono presenti le tracce della sensibilità pascoliana, che è sempre caratterizzata da segrete voci, da suggestioni lontane, da tristezza e da angoscia.

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