marzito
marzito - Habilis - 258 Punti
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devo rispondere a queste domande su manzoni vi prego aiutoooooo.....
1) quale rapporto istituisce il manzoni maturo tra illuminismo e cristianesimo?
2) qual'è la tesi di fondo della storia della colonna infame?
3) sintetizzate i tratti fondamentali dell'interpretazione manzoniana del romanticismo
4) quali temi sono affrontati negli inni sacri e nelle odi civili?
5) in che rapporto entra la produzione lirica di manzoni con la tradizione della poesia italiana?
6) individuate la tematica comune alle due tragedie
7) quale funzione svolgono i cori nelle tragedie manzoniane?
8) quale significato assume per Manzoni la scelta del genere romanzo?
8) in che senso si può affermare che il protagonista dei promessi sposi è il 600?
9) l'atteggiamento nei confronti degli umili e il tema della Provvidenza: quali diverse interpretazioni se ne possono dare?
10) riassumete con uno schema la struttura narrativa dei Promessi sposi
11) che rapporto si può istituire tra il ruolo del narratore dei promessi sposi e la risposta che l'autore vuole suscitare nei lettori?
12) che cosa si intende col termine pluridiscorsività manzoniana?
13) quali sono le principali differenze tematiche e formali tra il Fermo e Lucia e i Promessi sposi?
ho gia scritto due volte ma non lo vedo sul forum e nessuno mi ha ancora risposto forse sbaglio a inviarlo?
qualcuno mi risponda vi prego sono interrogato domani
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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1. che per la prima volta i protagonisti di un opera "tragica" e "alta" sono gli oumili, ovvero gli appartenenti a quello che comunemente si definiva vecchio stato. In questo Manzoni attua una vera e propria "rivoluzione" letterari poiché i personaggi principali della sua opera letteraria non sono personaggi storici, ma uomini di ogni giorno con le loro vicende quotidiane. sono gli umili i veri protagonisti, mentre i grandi escono da questo romanzo ridimensionati e molte volte Manzoni ne mette in risalto i tratti negativi: la meschinità e il loro cattivo uso del potere.

2. La "Storia della Colonna Infame" è un saggio storico le cui vicende sono legate a quelle de "I promessi sposi", tanto che era stata pensata come l'appendice alla seocnda edizione del romanzo. (poi era troppo lungo e quindi fu pubblicato singolo). La colonna infame parla dell'intentato processo a milano contro due untori ritenuti responsabili del contagio di peste milanese del 1630. Naturalmente l'accusa rivolta ai due untori non sussisteva, ma essi furono condannati. Anche le case dei due imputati furono distrutte e sulla casa di uno istituirono la colonna infame che da il nome all'opera. Questa opera testimonia l'infamia non dei condannati , ma di coloro che li hanno accusati: i giudici, mandanti di una grandissima ingiustizia. Quindi Manzoni in quest'opera parla del rapporto tra le responsabilità dei singoli e le credenze dell'epoca, sottolineando il grande errore dei giudici che hanno abusato del loro potere.

3. Manzoni entra in contatto con l'estetica romantica prima ancora che il romanticismo si diffonda in Italia, nel 1809, egli non vuole che la poesia romantica sia solo per un elité ristretta, egli voleva scrivere opere di interesse generale per interpretare le aspirazioni e le idee dei lettori. Manzoni ha una concezione realistica del romanticismo, pur non accettando mai l'idea romantica della poesia come espressione ingenua dell'anima: Manzoni era per il dominio dell'intelletto del sentimento ed a una controllata espressione formale, caratteristica poi di tutta la corrente romantica in italia.

4. INNI SACRI: prima opera scritta da M dopo la conversione e celebrano le principali festività del calendario liturgico, ne avrebbe dovute scrivere 12, ma ne scrisse solo 5 ma ne compose solo cinque: Tra La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione. L'ultimo, La Pentecoste. Manzoni rifiuta di celebrare il culto classico e preferisce riecvocare le radici cristiane.
ODI CIVILI: Scritte nel 1821, l'opera parla delle insurrezioni anti-austriache di quell'anno, a queste odi si aggiunge "Il Cinque Maggio", composta subito dopo aver appreso della morte di Napoleone Bonaparte.

5. Manzoni con gli inni sacri fonda una lirica nuova. poi nelle altre risposte hop risposto pure a questa domanda...

6. sono storiche e in tutte c'è un'interpretazione morale, secondo la morale cristianza, dei fatti e c'è il coro

7. i cori nelle tragedie del Manzoni sono un'innovazione tecnica e quindi un ritorno alle origini della tragedia antica in cui il coro aveva un ruolo fondamentale. In M il coro non è un veicolo per dialogare con la folla ma un momento in cui l'autore può fare le sue considerazioni sui fatti raccontati.

8) serviva per racocntare fatti inventati in un quadro storico esistente, In questo modo l'autore poteva scrivere un'opera educativa interessante e vera tanto che M dirà che l'opera deve avere: “il vero per soggetto, l’utile per iscopo e l’interessante per mezzo”.

9) Manzoni recupera un secolo per indirizzarlo ad un fine; anche il gusto della stampa secentesca ritornerà in ogni capitolo e il modo in cui descrive personaggi e scene tipiche di quel periodo. "il suo è un processo alla logica nascosta di tutta una civiltà" (da: spazioweb.inwind.it). Qui è approfondito il tema: http://spazioweb.inwind.it/letteraturait/antologia/manzoni08.htm

10) LA provvidenza è usata dal manzoni come un vero e proprio personaggio influenzando gli eventi: come il Deus ex machina del teatro greco, manzoni dimostra grande attenzione per gli "umili" che sono per la prima volta i protagonisti di un'opera letteraria. Oltre all'affetto M ne sottolinea anche l'ingenuità e l'astuzia contadinesca.

11) http://www.skuola.net/manzoni/promessi-sposi/

12) http://spazioinwind.libero.it/terzotriennio/rom/ps_narra.htm

13) si riferisce alle scene collettive in cui ad esempio le folle commentano eventi estranei al racconto ma pertinenti al conterso storico...

14) La differenza tra gli Sposi promessi [= Fermo e Lucia] e i Promessi sposi, oltre che su una qualità del narrare, lì discontinua e imperfetta, qui unita, fluente e tutta retta da un fine, si fonda su una diversità tonale, sulla parte che vi ha il moralista, lì scopertissima, e che prende sempre più campo, e vi soverchia, qui disciolta come un lievito buono, viva e vivificante. Se poi si aggiungano, in quel primo libro, le parti polemiche, in forma, spesso, fin troppo cruda, si misurerà, nei termini esatti, la salita a quell’alta comprensione umana (ne splende il linguaggio), a quella pietosi propria dell’altro e più grande libro. O non interessa seguire il passaggio di questi due tempi, considerarli in sé, poi tradotti nell’opere diverse? Libera a ciascuno la scelta, secondo i gusti; ma capire distinguendo è un bel capire, anche in arte. Sono, insomma, due libri diversi che stanno a fronte: un romanzo-saggio e un romanzo (non dirò un semplice romanzo, che è invece quanto mai complesso, e con una sua costante traiettoria, tutta dimostrata, dal dato di fatto all’invenzione, quasi storia trasposta dell’inventare caratteristico del Manzoni). Qualcosa in comune, e qualcosa di più, hanno le parti narrative o descrittive, con un forte colore secentesco le une (un colore, anche, a posta cercato), e con un colore tanto più vivo quanto è più libero, l’altre, ma d’un tempo creato, d’un tempo ideale. Le stesse parti storiche, dove là sono condotte con tranquillissimo agio, dimentico di tutto, fuor che di cercare e perseguire insaziabile; qui sono tutte partecipanti a un fine, che è di far romanzo, un romanzo d’armoniosa tempra, percorso, e direi percosso, da una luce sola (si pensi anche alle architetture che ne risultano: quella, quasi scompagino barocca, questa, salda e simmetrica). Torniamo al moralista, al moralista degli Sposi promessi, ardito, severo, irto. Che impressione strana, questa rigida figura, quest’osservatore indomito, che lascia mano libera a un narratore verista, minuto sovente fino alla spietatezza! Si pensò, sapete, a un’influenza del romanzo nero; e anche si pensò al gusto congiunto del romanzo popolare (un’esperienza dissociata e dissociante, e quasi tentazione d’una forza repressa?). Ma considerando quel gridare contro un’età barbara, corrotta ("d’una brutalità selvaggia" egli diceva), si potrebbe pensare ad altro. Era forse quell’occhio severo, quell’occhio punitore, a cercare e castigare il male, dov’era più fondo, nelle sue forme più crudeli (a riprova d’un giudizio). Ma sarà una spiegazione dettata dal sofisma. Quella polemica furiosa, certo, è scaturita da quel rigore; non così il descrivere e narrare, che piuttosto direi nato da una ricerca del nuovo a ogni costo. Condotto a termine quel descrivere e narrare, avvilita la mano che scrisse, Manzoni è sazio, è guarito; e riascolta la voce che prima tonava, ma che ora non è più quella: anch’essa guarita, anch’essa salva. A lavoro compiuto, dopo quell’esperienza acquisita del male, tanto più aspra quanto più astratta (e infine arida), dietro quel richiamo dei tempi, lo scrittore gusterà altro narrare, più vero e, perché più vero, umano: l’occhio del moralista si placherà. O non rivolgerà egli, cattolico in senso apertissimo, quell’alta passione a umane creature, per quel tanto che è in esse di possibilità al riscatto?. (preso dai nostri appunti)
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