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flashdance
flashdance - Ominide - 46 Punti
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Ciao ragazzi/e avrei bisogno di un riassunto in breve periodo il tema è:" crisi della civiltà umanistica- rinascimentale" se qualcuno/a di voi può aiutarmi ne sarei molto felice,vi ingrazio! ciao
piccola princess
piccola princess - Sapiens - 532 Punti
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L'Umanesimo
L’Umanesimo è la cultura della civiltà rinascimentale. Fra i concetti di Umanesimo e di Rinascimento esiste dunque una stretta vicinanza e per molti aspetti una sovrapposizione. Tuttavia il primo termine sottolinea in modo particolare il momento ideologico-culturale, la consapevolezza che di sé ebbe il nuovo periodo storico, mentre il secondo si riferisce soprattutto alle manifestazioni artistiche e ai fenomeni di costume, alla civiltà nel suo complesso. La parola Umanesimo implica di per sé la coscienza di una differenza fra humanitas e divinitas, fra mondo umano-naturale e mondo religioso, e fra humanae litterae e divinae litterae, cioè fra la scrittura dedicata al mondo umano-naturale e quella invece consacrata a quello divino. Tale distinzione mancava nel Medioevo, in cui ogni tipo di scrittura veniva considerata sotto la prospettiva religiosa. Una tendenza alla laicizzazione della cultura era emersa già nel secolo XIII, mentre in quello successivo sono evidenti quei fenomeni culturali che vengono definiti in genere “preumanesimo”. Ma solo a partire dalla fine del Trecento, grazie soprattutto all’insegnamento preumanista di Petrarca e di Boccaccio, lo studio delle letterature latina e greca, pagane ed estranee alle divinae litterae, diviene rivendicazione dei diritti dell’uomo naturale, quale appunto si era rivelato nelle epoche classiche. Inoltre, il concetto di humanitas serviva a sottolineare una proprietà tipica degli uomini, il desiderio di conoscenza che li distingue fra tutti gli esseri animati e a cui deve essere subordinata, nella concezione umanistica, la vita del saggio.

IL Rinascimento
La parola Rinascenza viene usata nel XVI secolo per significare, insieme, la rinascita degli studi classici e l’inizio di un’epoca nuova, dopo i “secoli bui” del Medioevo. Le generazioni dell’età umanistica e rinascimentale marcano con ciò una distanza rispetto all’“età di mezzo” e l’esigenza di ricollegarsi invece all’insegnamento del mondo greco-latino. Il concetto è poi ripreso e sviluppato nel Settecento dagli illuministi che vedono nella cultura rinascimentale la nascita del libero pensiero, sottratto all’irrazionalismo religioso e alle superstizioni medievali. Tuttavia la nozione di Rinascimento si impone solo a partire da un celebre saggio dello studioso svizzero Jacob Burckhardt, uscito nel 1860 con il titolo La civiltà del Rinascimento in Italia. Burckhardt vede nell’individualismo, nella cultura paganeggiante, nella rivalutazione della natura i caratteri con cui il Rinascimento, opponendosi alla cultura medievale, segna una netta rottura nei suoi confronti. Successivamente la valutazione di Burckhardt è stata posta in discussione e oggi essa non appare più accettabile: tende oggi a prevalere la convinzione che una vera svolta epocale si sia avuta subito dopo il Mille con lo sviluppo della civiltà urbana: gli elementi di rinascita cominciano ad affermarsi allora. Ciò tuttavia non deve impedire di cogliere gli indubbi elementi di novità che la cultura dell’Umanesimo introduce nella civiltà rinascimentale, in cui giungono a maturazione e a completa realizzazione tutti i fermenti emersi nei secoli precedenti: l’individualismo, la laicizzazione della cultura, la sottolineatura del carattere naturale della vita, la ripresa consapevole della lezione dei classici. Da questo punto di vista si potrebbe persino arrivare a dire, con un grande storico dell’arte, Hauser, che “molte cose giungono a maturazione [nel Quattrocento], ma non comincia quasi nulla di nuovo”. Secondo Hauser, lo stesso individualismo che si afferma nel corso del secolo non è nuovo come fenomeno in sé, ma solo come programma cosciente, consapevole acquisizione culturale vissuta come segno di identità storica in opposizione ai secoli precedenti. D’altra parte, proprio in questa maggiore coscienza va cercato l’elemento più importante di novità dell’Umanesimo. Per esempio, nei confronti del passato, la cultura umanista ha la percezione precisa di un distacco e di una distanza, che era invece ignota alla cultura medievale: il passato non viene ingenuamente assimilato all’oggi, bensì considerato nella sua autonomia e dunque separato dal presente. Nei suoi confronti si possono fare scelte o di rifiuto (come nei riguardi del Medioevo) o di accettazione e di esaltazione (come nei riguardi delle epoche classiche), ma sempre nella consapevolezza che si tratta di una realtà diversa e lontana. La culla dell’Umanesimo e del Rinascimento è l’Italia, e in Italia soprattutto Firenze. In Europa, il nostro paese continua e sviluppa quella funzione di guida nel campo della cultura, delle arti e dei costumi che era emersa già nel Trecento grazie all’influenza di Dante, Petrarca, Boccaccio. Tuttavia l’Umanesimo è un fenomeno eminentemente sovranazionale: mira a costituire una comunità internazionale di dotti che usano tutti la stessa lingua, il latino, e si riconoscono negli stessi valori, al di là delle barriere fra Stati. Uno dei più grandi umanisti fu, per esempio, l’olandese Erasmo da Rotterdam, ma bisogna almeno ricordare anche Lefèvre d’Etaples in Francia e Tommaso Moro in Inghilterra. L’Umanesimo non si sviluppò solo nell’Europa occidentale e centrale (Spagna, Francia, Inghilterra, Germania), ma anche in quella orientale, in Boemia (Praga, con la sua università, ebbe una funzione di primo piano), Ungheria e Polonia. L’età dell’Umanesimo e del Rinascimento va dalla fine del Trecento alla metà del Cinquecento, quando il Concilio di Trento (1545) apre la fase della Controriforma e la pace di Cateau-Cambrésis (1559) quella del dominio spagnolo in Italia. In genere si distinguono tuttavia, al suo interno, due fasi, divise fra loro dalla morte di Lorenzo de’ Medici e dalla scoperta dell’America (1492), a partire dalla quale comincerebbe, secondo una tradizionale periodizzazione, l’età moderna. La prima fase raggiunge il momento del suo massimo splendore nella Firenze di Lorenzo de’ Medici; nella seconda si manifestano forti momenti di crisi religiosa con la nascita della Riforma protestante e, in Italia, di crisi politica, in seguito alla crescente debolezza del particolarismo che caratterizza la nostra penisola (si pensi al sacco di Roma, 1527, primo sintomo della decadenza italiana). Un discorso particolare va fatto però per la letteratura italiana. Qui, nell’età che va dalla fine del Trecento al Concilio di Trento, si possono distinguere tre momenti:
1) Il primo va dall’ultimo scorcio del Trecento all’ascesa di Lorenzo a signore di Firenze (1469). Ne fanno parte gli scrittori nati fra gli anni Sessanta del Trecento (come Niccolò Niccoli, nato nel 1364) e gli anni Venti del Quattrocento (come Cristoforo Landino del 1425 e Giovanni Pontano del 1429). In esso prevalgono gli interessi umanistici nel senso stretto della parola: il latino diventa la lingua letteraria dominante rispetto al volgare e la trattatistica, lo studio delle letterature antiche e la filologia hanno il sopravvento sull’attività creativa;
2) Il secondo momento corrisponde all’età di Lorenzo de’ Medici (1449-1492) ed è caratterizzato dalla rinascita della letteratura in volgare, seppure in presenza di una forte produzione di “letteratura umanistica” in latino: è il periodo del cosiddetto Umanesimo volgare. Ne fanno parte i coetanei di Lorenzo (nato nel 1449), e cioè gli scrittori nati fra gli anni Trenta (come Pulci del 1432) e gli anni Cinquanta (come Poliziano del 1454 e Sannazaro del 1455);
3) Nel terzo momento, dalla morte di Lorenzo al Concilio di Trento, l’attività creativa e artistica è posta al centro della nuova civiltà, ritorna il predominio del volgare come lingua letteraria e si giunge a una complessiva riformulazione dei canoni e dei generi letterari.
I primi due momenti corrispondono alla prima fase della civiltà umanistico-rinascimentale. Si può prendere come data di discrimine fra il primo e il secondo momento l’anno in cui Lorenzo de’ Medici va al potere, il 1469, perché tutte le maggiori opere letterarie in volgare del Quattrocento si collocano al di là di questa data, nell’ultimo trentennio del secolo. Infatti la prima elaborazione del Morgante di Pulci è terminata nel 1470, mentre l’edizione completa e definitiva è del 1483; l’attività artistica dello stesso Lorenzo si pone fra il 1470 e il 1492; le Stanze per la giostra di Poliziano risalgono agli anni 1475-1478; nel 1476 Boiardo chiude Amorum libri e dà inizio all’Orlando innamorato; l’Arcadia di Sannazaro è elaborata nel periodo 1483-1485 e conclusa nel 1504. Si tratta, in ogni caso, di scrittori che, pur scegliendo il volgare, spesso lo fanno convivere con il latino e con una sensibilità letteraria squisitamente umanistica: per certi versi, essi rappresentano dunque un momento di transizione e di trapasso che si concluderà solo con la generazione successiva, quella di Machiavelli (nato nel 1469), di Bembo (nato nel 1470) e Ariosto (nato nel 1474), che esprimono la maturità letteraria del Rinascimento italiano.

UMANESIMO E RINASCIMENTO IN BREVE
I due termini "Umanesimo" e "Rinascimento" indicano il vasto movimento culturale, filosofico, artistico e letterario che si sviluppa in Italia a partire dall'ultimo quarto del XIV secolo e che si estende poi alle altre nazioni, dominando la cultura europea fino agli ultimi decenni del Cinquecento.
Convenzionalmente, con il primo termine si indica la prima fase del movimento, caratterizzata dalla riscoperta dei classici greci e latini tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento, mentre con "Rinascimento" si fa riferimento alla grande stagione creativa che va dalla seconda metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento. Il termine "Umanesimo" deriva dall'espressione latina studia humanitatis, indicante un modello educativo che ha al centro dei suoi interessi l'uomo inteso nella sua totalità; la parola "Rinascimento", invece, allude alla riappropriazione e alla rielaborazione da parte degli intellettuali dei valori trasmessi dalla civiltà classica, in una sorta di "rinascita" dopo l'oscurantismo medievale. Tale contrapposizione tra Medioevo e Rinascimento, già presente ad alcuni degli intellettuali umanisti, come Petrarca, sarà ribadita dalla cultura illuministica, che vedrà appunto nel Cinquecento il secolo della razionalità e della libertà intellettuale. I caratteri principali della civiltà umanistico-rinascimentale sono i seguenti:
il culto della civiltà classica, di cui si vogliono riproporre i valori più autentici di equilibrio, di armonia e di perfezione, applicandoli alla realtà contemporanea;
la rivalutazione della dimensione terrena dell'esistenza umana e la certezza che l'uomo sia arbitro del proprio destino;
un atteggiamento di attivo ottimismo nei confronti del mondo circostante, che si traduce spesso anche in un nuovo impegno sociale e civile;
un rinnovato interesse per la natura, basato sulle possibilità della ragione umana di indagare le leggi che regolano il mondo naturale;
un nuovo ruolo per l'intellettuale, legato da un rapporto di stretta collaborazione con le corti signorili, ma anche esponente di un'élite culturale di carattere internazionale, con cui intrattiene frequenti scambi; in particolare, cambia radicalmente l'immagine dell'artista che acquista una nuova dignità anche grazie a una rinnovata immagine dell'arte come strumento di conoscenza e di interpretazione del mondo.

Spero di esserti stata d'aiuto! :hi :hi
strangegirl97
strangegirl97 - Genius - 11137 Punti
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Ciao flashdance!
Innanzitutto benvenuta su Skuola!
Io ho trovato queste informazioni, sono tratte da questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Rinascimento

Con la decadenza politica ed economica in Italia il Rinascimento entrò nella sua fase discendente, poiché si spensero quelle forze creative che gli avevano dato vigore. Le sventurate vicende politiche della penisola fecero vacillare la fede nelle capacità dell'individuo, facendo riaffiorare la superstizione e la speranza nel miracoloso, il senso della precarietà, le assillanti domande sul lecito e l'illecito. Nel frattempo il pensiero politico rifuggiva dalla chiarezza lineare di Machiavelli. Sullo scorcio del XVI secolo prevaleva ormai lo stato d'animo della Controriforma e il Tasso esprimeva il tormento dell'uomo nuovamente attanagliato dall'angoscia del peccato.
Credo che possano darti uno spunto per il tuo tema. Se non vanno bene torna pure qui.
Ciao! :hi
carlotta sara
carlotta sara - Sapiens - 626 Punti
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L’ETA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE
Terminus ante quem e terminus post quem dell’età umanistica.

L’età dell’Umanesimo è da considerare un momento dell’età rinascimentale, età in cui si evolvono nuove forze economico-politiche, dopo che erano tramontati i sogni universalistici del Papato e dell’Impero.In senso storico-letterario si intende dare inizio a questo periodo con la lettera di Coluccio Salutati (1396), che invita il dotto di Costantinopoli Manuele Cristofora, ad insegnare letteratura greca. E’ una data simbolica quanto mai importante per far comprendere che Firenze, nata”ab Fiesole antica” veniva ad essere l’erede di Roma e la novella Atene. Col 1492, invece, a seguito della morte di Lorenzo il Magnifico si chiude quest’età che si era protesa con la pace di Lodi (1454), grazie alla politica dell’equilibrio, ad un periodo di “renascentia” e “renovatio”. L’equilibrio sarà piuttosto effimero, come si può storicamente leggere con una nota dolente della “Canzone di Bacco ed Arianna” di Lorenzo il Magnifico ”Chi vuol essere lieto sia/ di doman non v’è certezza….”Il 1492 è altresì la data della scoperta dell’America. L’uomo abbatte le colonne d’Ercole per scoprire nuovi mondi e per affermare la sua presenza nel cosmo. La Chiesa, invece, continua ad essere travagliata dalle lotte interne.

Lo scisma di Oriente e di Occidente-

Lo scisma di Oriente ed Occidente porta all’affermazione di chiese nazionali e al diffondersi dei movimenti ereticali, che, rispetto all’età medioevale, si presentavano più compatti La Chiesa con il suo rientro a Roma tendeva a trasformarsi in uno stato italiano ed il pontefice assumeva i lineamenti del grande sovrano rinascimentale, amante del fasto e proteso ad ingrandire col nepotismo il potere e la propria famiglia. Si pensi a proposito ad Alessandro VI Borgia e al peso che avrà anche nella concezione machiavelliana. Si accentua la tendenza all’allargamento degli stati più potenti; ricorrono, pertanto, i processi di maturazione della crisi dell’istituto comunale e dell’affermazione del principato.

Le ragioni socio-economico-politiche del periodo.

Pregnante è , nella dinamica dei processi socio-economico-politici , l’instaurazione a Firenze del potere mediceo
Le figure più rappresentative furono quelle di Cosimo.e Lorenzo.
In questo momento, nonostante un fiorire dell’attività economica presso i banchieri ed un crescente avanzamento della borghesia, cominciarono a verificarsi delle crisi profonde perché le Signorie diventano espressione di interessi particolaristici a danno di una stratigrafia sociale compatta ed unita. Inoltre le Signorie non riescono ad assurgere ad uno stato nazionale e sono lacerate da lotte intestine e lo stato unitario, invocato dal Machiavelli, è soltanto un’utopia.Nel frattempo crescevano le grandi monarchie assolute ed unitarie, su cui si poggeranno i presupposti politico-sociali dell’età dei lumi.
In Spagna con l’unione realizzata attraverso il matrimonio di Ferdinando di Castiglia e di Isabella di Aragona di gettavano le basi per la definitiva liberazione del territorio nazionale degli Arabi e per la successiva espansione verso l’Italia ed il nuovo mondo.
In Francia, dopo la fortunata conclusione della guerra dei Cento Anni, Luigi XI precede ad una potente opera di riorganizzazione e di centralizzazione economica e politica.
Nell’Europa, infine, la casa degli Asburgo viene ad avere nelle mani, per una fortunata catena di matrimoni, non solo gli originari domini austriaci, ma anche la Boemia e l’Ungheria.. Su questo sfondo storico quanto mai inquieto si sviluppa l’età umanistico-rinascimentale. Secondo il Saitta il passaggio dalla storia medievale alla storia umanistico-rinascimentale è contraddistinto da tre fatti capitali.
Il primo si presenta sul piano economico-sociale ed è costituito dallo sviluppo del precapitalismo, dal sorgere di una nuova tecnica finanziaria e bancaria, dall’apporto di nuovi metalli preziosi, dovuto alla scoperta dell’America.
Il secondo più strettamente politico determina la costituzione di forti compagini statali sulla base di una raggiunta compatezza territoriale e di un accentramento burocratico (i cosiddetti stati nazionali).
Il terzo si presenta sul piano più strettamente spirituale ed è costituito dall’inverarsi di tutta una nuova filosofia e di una nuova civiltà (Umanesimo-Rinascimento. )

Interpretazioni critiche del Burdach e del Burkardt

Da un punto di vista critico c’è da discutere sul rapporto Medioevo-Rinascimento e sul processo di continuità postulato da Burdach e su quello di contrapposizione teorizzato da Burckardt.
Il Medioevo aveva celebrato la trascendenza, mentre l’età umainistico-rinascimentale esaltava l’attività umana. Così scrive Engels “dalle rovine di Roma si disseppellivano le antiche statue e di fronte alle luminose immagini di quel mondo scompaiono gli spettri del Medioevo. E’ l’affermazione della scoperta di una “sapientia in homine, quae extitit ante saecula”.Questo enunciato, che si potrebbe leggere, come elemento di netta opposizione col Medioevo, rappresenta, invece, una forma di continuità con l’età medievale. Il Burdach ha addirittura collegato il Rinascimento nel suo sviluppo iniziale con il grande movimento religioso dell’Italia del ‘200 e con tutta l’attesa escatologica del Medioevo riallacciando il tema della”renascentia” con quello della “renovatio”. E già all’età del Petrarca e del Boccaccio, sempre secondo il Burdach, inizia un nuovo modo di concepire la vita attraverso mutamenti economici e sociali, in cui l’uomo comincia ad essere protagonista.-Umanesimo e Rinascimento sono termini, quindi, che riflettono la stessa realtà, la ricerca dell’uomo proteso alla natura e alla ragione. Il che avrà implicanze anche nella connotazione nuova che assumerà la politica nella celebrazione dello stato unitario. (Machiavelli.)-

La nuova dimensione dell’uomo tra macrocosmo e microcosmo- Verso l’antropocentrismo.

L’umanista pare che si restringa tutto nello studio e nella celebrazione di quello che è strettamente umano nell’animo suo stesso, nella memoria, nella tradizione, laddove l’uomo del Rinascimento gira lo sguardo fuori dal mondo abbracciandolo con la totalità dell’intelletto.Questo concetto ci porta a concepire come esemplificativa del Rinascimento l’opera di L.Ariosto. Nel modo con cui il poeta contempla il cosmo, osserva il Croce, ”si svela l’occhio di Dio, che tutto vede”.Nella sfera del meraviglioso, nel “sovramondo”, secondo la critica del Binni, il poeta si afferma come uomo nella sua partecipazione vitale con la natura, di cui contempla l’armonia, che ricrea nella polifonia musicale dell’ottava.Un mondo questo della natura magico, meraviglioso, in cui l’uomo tende a quell’eudaimonia, che è aspirazione dell’uomo rinascimentale, ma che spesso è contraddetta dal reale storico.

Il principio di “natura” e “ragione”. La lezione del classicismo

Contemplazione del mondo, quindi, nell’età rinascimentale, vuol anche significare”plenitudo temporis” e cioè capacità dell’intelletto dell’uomo di cogliere l’universo accordo nelle cose e di riproporre l’armonia del creato nell’inventività fantastico-lirica.-La selva incantata, attraverso la quale fugge Angelica, è sì un capolavoro dell’arte ariostesca, ma al contempo può essere letta in chiave filosofica riproponendo quel rapporto tra microcosmo e macrocosmo e quel tendere ad un bello ideale che è armonia ed essenza delle cose e delle cose in rapporto all’uomo.
In effetti già con l’Umanesimo l’uomo diventa il centro, il cardine della filosofia e della concezione del mondo.
Per Ficino il “deus” è “incohatus”( dentro di noi ) e la natura stessa è considerata ”anima mundi hominisque “.La natura è, infatti,il presupposto fondamentale per comprendere la dimensione dell’uomo in chiave storico-filosofica,il momento della sua contemplazione e quello della sua ironia,che seppure originati dalla” mesòthes” oraziana,acquistano un carattere tipicamente rinascimentale. Infatti nel primo Rinascimento il classicismo si armonizza compiutamente con le istanze rinascimentali e diventa, per dirla con Croce”un classicismo dinamico” in quanto assurge come valore normativo di tutta quanta l’età rinascimentale. E’ da rilevare che tutti gli autori dell’età umanistico-rinascimentale rinvenivano negli autori classici il loro paradigma ideale, sia pure nell’alternanza delle forme e dei modelli letterari.
Ariosto trovava in Orazio l’”exemplum” rivivendolo colle implicanze filosofico- morali insite nella sua opera di uomo e di artista. Altri eleggono a prototipo della loro ispirazione un classicismo tradito dal Petrarca e che risente ampiamente della lezione dell’ecclettismo di stampo ciceroriano.Altri ancora teorizzano il principio della”virtus” e si volgono alla storiografia liviana e al tacitismo Ed è proprio Machiavelli che stigmatizza la necessità di leggere la “verità effettuale” delle cose “attraverso la lezione degli antiqui”-La storia così da pragmatica, seguendo la lezione della storiografia greca da Tucidide a Polibio, diventa paradigmatica. Il classicismo opera la saldatura tra passato e presente.Alla luce della filosofia classica l’uomo rinascimentale vive “catà phùsin”. Il principio vitale della “phùsis”,inoltre nell’uomo cinquecentesco si connota in una molteplicità di forme ed espressioni correlandosi ora come “virtus”,intesa come “vis” e “dùnamis” all’interno di uno stato non più trascendente,ma naturale,ora realizzandosi come costante etopoietica dell’uomo nelle sue manifestazioni quotidiane e nella sua rappresentazione attraverso il genere letterario della commedia,che accoglie la lezione plautina e quella terenziana.-Non ci meraviglieremo, pertanto,se il più grande teorizzatore della politica Machiavelli è al contempo l’autore di una delle più rinomate commedie del ‘500. “La Mandragola”.Agli spiriti del ‘500, infatti, non poteva essere misconosciuta la tradizione plautina e quella terenziana nel momento in cui la commedia perdeva il significato tipicamente medievale di arte mezzana per essere riproposta come genere a sé stante riproducente la gamma dei sentimenti e dei caratteri dei personaggi popolari e borghesi. Il naturalismo così trova in tutte le forme di espressione artistica la rappresentazione di tutte le forze vitali dell’uomo nel modo di relazionarsi con gli altri e con il mondo. Il Salinari vede congiunto al naturalismo il principio del realismo,che già teorizzato dall’Auebarch nell’opera dantesca, si era evoluto nella commedia del Boccaccio per poi approdare in tutti i campi, da quello politico,a quello filosofico-scientifico propriamente nella sfera umana. L’”homo sum” terenziano, in tal modo, rinveniva la sua polisemia nella molteplicità delle forme dell’Essere e della loro estrinsecazione negli atteggiamenti del pensiero e della produzione artistica.-Possiamo affermare, pertanto, con lo Chabod che,mentre i classici latini servivano agli uomini del medioevo perché la Roma antica si accordasse con la Roma cristiana, adesso, attraverso la scoperta filologica delle opere dei poeti antichi, si cercava di comprendere i valori intellettuali e morali dell’età passata per relazionarli con quelli del proprio tempo cogliendone le affinità e le differenze. “L’antichità classica”,dice ancora lo Chabod,” diventa l’ideale momento della storia umana,in cui si sono realizzate le più alte aspirazioni degli uomini,il momento-modello,in cui bisogna specchiarsi per avere chiara e sicura guida a più alto operare nelle lettere come nelle arti,come nella politica e nella milizia.”

La funzione degli intellettuali

A questo punto è necessario enucleare quale funzione abbiano avuto gli intellettuali nella nuova società -“La formazione di organismi territoriali particolarmente estesi”, osserva il Procacci, “dotati di un apparato amministrativo complesso, la necessità di intrattenere una diplomazia operosa ed un nutrito corpo di rappresentanti, la nascita presso vari signori di vere e proprie corti concepite come strumenti di prestigio, sono elementi che contribuirono ad aumentare la richiesta di personale intellettuale qualificato”-Le Università già esistenti non sono più sufficienti. .Sorgono scuole a carattere privato ,accademie. Si delineava, altresì, una novità nelle strategie pedagogiche. Il rapporto tra maestro ed allievo era più diretto e comunicativo di contro di contro all’insegnamento di tipo dommatico- aristotelico proprio delle università medievali. Gli stessi letterati viaggiavano da un luogo ad un altro e la cultura assumeva un carattere dinamico. Opportunamente,osserva il Procacci,”i vincoli di solidarietà e di colleganza, che già esistevano nell’ambito dell’”intellighenthia” italiana si vennero rinsaldando, fino a diventare piena consapevolezza della funzione particolare riservata ai dotti e ai letterati della “koinè” italiana.
Bisogna attendere l’Illuminismo perché vi possa essere una stagione così intensa di fermenti e rinnovamenti culturali.-Lo studio degli umanisti, invero,secondo la critica moderna, pone le basi per una nuova cultura europea.- Si pensi, infatti, all’importanza della riscoperta di Platone, a quella del “De rerum natura” di Lucrezio ad opera di Poggio Bracciolini.- Nascono le prime biblioteche; a Firenze quella di Niccolò Piccoli,a Venezia la Marciana,in cui si conservano i libri lasciati dal Petrarca,la Vaticana a Roma.

L’umanesimo filologico di L. Valla e ò’umanesimo evangelico di E. da Rotterdam

L’Umanesimo diede, inoltre,la possibilità di studiare il passato con metodo filologico,quel metodo,che servì al Valla per dimostrate l’infondatezza della donazione di Costatino, La dimensione della filologia genera,altresì,quella della storicità. Non si trattava di contrapporre Platone ad Aristotele, ma di interpretare il modo diverso la realtà. Ci sembra di precorrere, in tal modo, la grande concezione galileiana,che avrebbe rivoluzionato il mondo allorquando lo scienziato si poneva a“leggere il libro della natura” per scoprire in esso le leggi di Dio.
“Aletheia”,afferma L.Battista Alberti “è figlia di kronos” Contemporaneamente Palmieri sentenziava “ veritatis profecto cognitionem dant tempora”.
Ma perché si possa dare una visione completa dell’Umanesimo bisogna soffermarsi suoi due suoi più importanti esponenti: L.Valla, maestro dell’umanesimo filologico ed Erasmo da Rotterdam,maestro dell’umanesimo evangelico. Lorenzo Valla nel “De falso credita ed ementita Costantini donatione” aveva con metodo filologico dimostrato la falsità del documento.Il filologo intese perfettamente che la “renovatio studiorum” ed il ritorno agli antichi dovevano estendersi nei confronti di tutte le forme ed i modi della cultura. Nelle “Elegantiae” il Valla seppe mostrare come lo studio storico e la critica filologica dei modi e degli usi linguistici potessero trasformarsi in un momento di radicale rinnovamento del sapere storico-giuridico-filosofico e teologico.-Condanna l’insipienza dei moderni,che non hanno saputo salvare la lingua e la verità dei Padri, rendendo confuso ed incerto ogni dominio del sapere,dalla logica all’oratoria,dalla grammatica al diritto,dalla storia alla teologia. “Solo la conoscenza della parola”,dice Valla,”solo lo studio filologico e storico può restituire l’intima vita di ogni forma di pensiero colto nella sua prima formazione,seguito nei suoi diversi svolgimenti sino agli esiti più vicini”
Si comprende chiaramente come Valla precorra l’aspetto peculiare dello strutturalismo linguistico estendendolo anche alla sfera politico-sociale. Infatti il Valla diceva della lingua di Cicerone “è quella lingua che ha insegnato a tutti i popoli le arti liberali avendo espresso ottime leggi e aperto a tutti la via della sapienza”. “Difendere,restaurare l’”imperium”, sempre,secondo il filologo significa”uscire da quell’età oscura infelice e barbara nella quale sono decadute tutte le istituzioni e si è ottenebrata la stessa tradizione divina della Christianitas”
Allievo e seguace di Valla è Erasmo da Rotterdam,che volendosi considerare”mundi civis” incarna perfettamente l’ideale cosmopolitico ed universalistico dell’umanesimo e, al di là dei dogmi di Roma,delle dottrine di Lutero,ha fede in una cultura nuova,solo fondamento su cui si può inverare il rinnovamento di una civiltà terribilmente lacerata e divisa. “L’uomo”,afferma Erasmo,”confida di veder restituite al genere umano la pura fede cristiana,le lettere e l’universale concordia. ”. Insofferente dei sofismi dei logici, nemico dell’oscura dottrina dei teologi che hanno confuso le parole di Cristo con i sillogismi di Aristotele, l’umanista olandese non crede neppure ai profeti ed in tutti coloro che sono propensi ad anteporre lo spirito di parte alla funzione liberante e persuasiva della cultura. Si contrappone alle degenerazioni pedantesche dell’umanesimo retorico, alla stoltezza di quei grammatici ciceroniani sempre più fanatici che riducono la rinascita delle lettere ad un pedissequo gioco di imitazione libresca.
La Riforma luterana e la dottrina erasmiana : analogie e differenze-

. Erasmo riconosce nel vincolo vivente di una comune tradizione linguistica la testimonianza di un’unità civile che deve essere ristabilita e mantenuta ad ogni costo. Il vero senso della rinascita e del ritorno all’antico consiste appunto nello stabilire le condizioni prime ed essenziali perché tutta l’umanità si rinnovi, perché dalla restaurazione della lingua e della cultura si giunga ad un integrale rinnovamento dell’uomo. Nei “Libri antibarbarorum” attribuisce la responsabilità della decadenza ai cristiani dell’età post-patristica,che avevano avvertito il contrasto tra la loro fede e gli studi tradizionali,ovvero tra classicismo e cristianesimo. “ I veri Goti, dice Erasmo,”non erano stati gli indotti ed i rudi guerrieri germanici,ma gli uomini della scienza,che avevano oscurato con i loro tenebrosi commentari gli autori tradotti dal greco”. Per il filologo a quel tempo si celebrava il ritorno degli”humanitatis studia”,”rifioriva la bellezza nell’arte,nella scultura,nell’architettura. Per Erasmo la nuova”aetas mirabilis” doveva connotarsi con il segno della”pax christiana”,da considerare altresì come il più alto,nobile frutto della vittoria della “plenitudo hominis” sulla barbarie. I conflitti sociali del tempo non permettevano il pieno sviluppo delle idee di Erasmo; eppure sappiamo che l’ideale di una repubblica fondata sul sicuro dominio della ragione e difesa contro gli inganni e le passioni umane, doveva continuare ad ispirare a lungo la maturazione intellettuale dell’Europa moderna, alimentando anche l’esperienza vitale della civiltà illuministica.
In tempi storici più vicini il diffondersi in Germania dell’umanesimon evangelico-erasmiano attraverso la “vulgata “ della Bibbia fomenta la Riforma. Accanto al movimento ideologico erasmiano contribuiscono al diffondersi del movimento della Riforma altre cause: il sempre più rapido declino del prestigio morale della curia e del papato, l’essere arrivata anche in Germania la spinta nazionale accentratrice delle monarchie occidentali che manifestavano il loro malcontento nei confronti della fiscalità romana ,la politica dei principi tedeschi preoccupati dell’elezione al trono di Carlo V di Asburgo,che si presentava come l’erede della concezione teocratica della Spagna.In Germania la crisi economica si era abbattuta nella piccola nobiltà feudale nei cosiddetti cavalieri e nella classe rurale e contadina. La miseria che li circondava li spingeva contro l’ordine costituito e contro l’esosità della curia romana. La Riforma postulata primariamente da Lutero non era lontana dalla dottrina erasmiana e mirava all’autentico messaggio di S.Paolo ed alla chiesa primitiva ancora non mondanizzata.
Il protestantesimo luterano, però, si allontanò dalle premesse dogmatiche da cui era partito per acquistare un carattere di rivolta sociale e politica. Nella dottrina luterana il principio nuovo rivoluzionario è il rifiuto di riconoscere nella Chiesa l’unica interprete autorizzata della parola di Dio. Conseguentemente Lutero concludeva che tra l’uomo e Dio non occorreva alcun intermediario e che ogni credente nel vivo della sua fede può interpretare i testi sacri. L’altro principio basilare del luteranesimo è quello, secondo cui l’uomo può giungere alla salvezza soltanto attraverso la fede e non attraverso le opere buone,donde la massima”pecca fortiter et crede fortiter.”. Questa credenza è dedotta da un versetto di S.Paolo”il giusto vivrà per la fede”,che interpreta in chiave pessimistica, alla luce anche di alcune annotazioni, invero non autentiche, che alcuni teologi attribuivano a S.Agostino, Seguendo questa tradizione l’uomo è irrimediabilmente corrotto dal peccato; è “vas damnationis” e solo la fede attraverso l’intervento divino della grazia può salvarlo. Dalla congetturazione di un tale pessimismo derivano nel pensiero di Lutero conseguenze di rilevanza incalcolabili.Cadeva innanzi tutto la necessità di una Chiesa che interpretasse la parola di Dio e che fosse capace di perfezionare la debole natura umana S’inizia pure a trasformare la concezione radicale di sacramento..Lutero ridusse i sacramenti da sette a due(battesimo ed eucaristia) privandoli di quel valore carismatico che il cattolicesimo aveva loro attribuito. Scompare, infine, ogni gerarchia ecclesiastica non più necessaria alla somministrazione dei sacramenti; a questa s’opponeva la concezione del sacerdozio universale, secondo la quale ogni credente è sacerdote nel momento in cui esplica la sua vita basandosi sulla parola di Dio. Non più una Chiesa staccata dal mondo,ma la famiglia,la società sono i gradini della scala che portano a Dio. Questi principi profondamente rivoluzionari del luteranesimo hanno una doppia faccia: da un lato sgretolano il complesso dottrinale del cattolicesimo favorendo lo sviluppo dell’età moderna e spingono verso una concezione più positiva dei rapporti sociali,dall’altra rappresentano la riscossa di più arcaiche forme di sentire,l’improvviso erompere della cupa sensibilità medievale ( si pensi a Gerolamo Savonarola ) nella luminosa età rinascimentale. L’uomo che Lutero vede solo nel suo rapporto con Dio, senza l’assistenza perenne di un organismo ecclesiastico di origine divina e senza l’ausilio dei sacramenti, non è l’uomo della concezione umanistico-rinascimentale, signore di sé e della propria attività, bensì l’uomo, ”vaso di ogni peccato”,che è ineluttabilmente trascinato al male e che è del tutto privo del libero arbitrio. In questi termini la dottrina luterana appare assai lungi dalla concezione umanistico- rinascimentale.Al riguardo derivò un apertissimo contrasto tra Erasmo e Lutero. Alla pubblicazione “De libero arbitrio”di Erasmo,Lutero polemizza con lo scritto “De servo arbitrio”.
Erasmo,infatti,come abbiamo detto,aveva criticato la scolastica, aveva fustigato le pratiche semplicistiche e rozze diffuse dai monaci in mezzo alle plebi ed aveva richiamato i cristiani alle lettura delle sacre scritture per riscoprire la novità e la forza del messaggio divino. Erasmo contrariamente a Lutero era un cattolico. Egli aveva tenacemente ed a lungo creduto che con la tolleranza,con i valori civili e morali della cultura umanistica,con l’aiuto e l’esempio del mondo filologico fosse possibile sottrarre il cristianesimo dalle mani dei monaci fanatici e farlo diventare più autentico,più aderente al messaggio del suo Fondatore. Nella teoria di Lutero,invece,seppure fondata sul concetto di verità era prevalso il tono politico-rivoluzionario.Grandi furono i consensi tributi a Lutero dai ceti popolari, allorché nel 1517 pubblicava le novantacinque tesi per condannare la vendita delle indulgenze,promossa da Leone X e favorita dal monaco Tetzel, che così predicava”appena il soldo in cassa ribalta l’anima via dal purgatorio salta”. L’opera di Lutero era destinata a svolgere un ruolo essenziale nella formazione del mondo moderno. Invero le affermazioni teologiche, una volta calate nella realtà politica e sociale del tempo, perdevano il loro aspetto dogmatico contribuivano all’insorgere di una nuova civiltà. Due all’origine erano le possibili direttive della riforma luterana. La prima contribuiva a potenziare l’autorità dei principi territoriali, la seconda spingeva alcuni moti liberatori, che acquistavano anche nei ceti popolari l’aspetto di una rivendicazione sociale in contrapposizione, però, ai principi della tradizione cristiana. Infatti all’infuocata predicazione di Lutero e Carlostadio rispondevano i cavalieri che avevano come proprio obiettivo l’occupazione delle terre appartenenti al clero ed i contadini che subivano il gravame della fiscalità romana I cavalieri ed i contadini, che avevano sperato nell’aiuto di Lutero furono, però, delusi. In effetti Lutero si schierò con l’alta feudalità: ne conseguì che i cavalieri ribelli furono facilmente domati,mentre i principi tedeschi massacravano i contadini insorti. La Riforma diventava, così, strumento di potere nelle mani dei principi territoriali favorendo altresì l’ascesa di Carlo V. Affidata all’arbitrio dei grandi signori la Riforma ripiegava su basi conservatrici e ci si proiettava alla creazione di una seconda chiesa,intesa come”instrumentum regni”.A questo principio s’inspira il postulato della pace augustana (1555)”cuius regio eius religio”.E’ da ricordare che questa formulazione era già presente nel pensiero del Machiavelli, il quale matura appunto le sue concezioni politiche in un momento di delusione storica.

La crisi dell’età umanistico- rinascimentale attraverso le opere di N. Machiavelli e L. Ariosto-
Invero l’età della Riforma aveva deluso i due più grandi rappresentanti del Rinascimento: Ariosto e Machiavelli. Il primo sente la lacerazione storica e ne rifugge elevandosi colla fantasia nel sovramondo attraverso la contemplazione edonistica della natura,mentre il secondo,intento a cogliere la verità effettuale delle cose,tende a distaccarsene rapportandosi al paradigma del mondo classico,leggendo,cioè,come abbiamo detto,”la realtà effettuale delle cose attraverso la lezione degli antiqui”. Invero il Machiavelli, che seppe dare un volto nuovo alla politica studiata come scienza e non più subordinata all’escatologismo medievale, ci appare un autentico figlio dell’Umanesimo. Saranno infatti, Livio e Tacito linfa vitale per il suo argomentare politico,proteso ad un concetto di “virtus”,che,al pari di quella romana,avrebbe ingenerato quei principi di natura e ragione che erano la radice stessa del pensiero politico esistente nella storiografia latina. Non soltanto il mondo classico è preponderante nell’opera di Machiavelli, ma anche la sua lezione tradita nel pensiero di Dante e di Petrarca. Non ci appare casuale,infatti,il fatto che proprio il Principe machiavelliano si concluda con i versi del Petrarca:”……Virtù contro furore/ prenderà l’arme e fia il combatter corto/ chè l’antico valore negli italici cor non è ancor morto.”
La chiusa del Principe ci induce,pertanto,ad opinare che non esiste “hiatus” tra mondo classico e medievale e tra mondo medievale ed umanistico-rinascimentale; piuttosto si sviluppa un “continuum” diacronico di pensiero e di istanze etico-spirituali.

Le fondamentali questioni critiche

Il problema è stato affrontato dalla critica approfonditamente.Riportiamo a conclusione della nostra trattazione alcuni giudizi di studiosi e teorici, che ci sembrano conducenti al nostro discorso. Il Gilson afferma che definizioni Medioevo e Rinascimento sono simboli astratti di periodi storici non definiti. Haydin nel suo volume “Il Controrinascimento” (1967) approfondisce il problema in chiave storico-sociale.
Lo studioso distingue tre periodi: il rinascimento classico-umanistico, il controrinascimento, la riforma scientifica. Secondo il pensiero di Haydin, mentre il rinascimento classico non costituisce un punto di rottura col pensiero medievale quanto piuttosto una sua continuazione, sia pure trasferita su zone di interessi più profondamente interiorizzati dell’uomo, la corrente,che definisce controrinascimento e nella quale comprende Machiavelli e Lutero,sarebbe caratterizzata dal ripudio della tradizionale esaltazione della ragione come principio regolatore della vita umana e della fiducia della fede e dalla celebrazione della fenomenologia naturale, mediante la quale, si indaga sull’essenza dell’uomo e dell’universo.
Da qui germinerebbe, altresì, la riforma scientifica che alimenterà i presupposti ideologici dell’Illuminismo

L’età umanistico-rinascimentale precorre l’età dei lumi: Giudizi espressi da Voltaire ,D’Alembert, Condorcet, Rousseu.

. Grande, invero,fu l’interesse che l’Illuminismo nutrì nei confronti dell’età umanistico-rinacimentale anche nell’ambito sociale-politico ed in quello spirituale. Voltaire coglie un nesso tra la cultura dell’età umanistico-rinascimentale e quella “du grand siècle” sul fondamento della rivisitazione degli studi classici che avrebbero indotto l’uomo ad una nuova valorizzazione del mondo della natura e della ragione, influenzando anche il metodo scientifico di Galileo. Ed è proprio Galileo che Voltaire considera”la persona, che conclude il rinnovamento iniziato nella renascentia umanistica.”
In questo senso Rinascimento ed Età dei lumi, secondo il filosofo francese, costituirebbero un processo unico evolventesi in diverse fasi e costituente il progresso storico dell’umanità. Nella Riforma Voltaire connota un aspetto unitario del Rinascimento in quanto espressione del medesimo moto di liberazione della mente umana. Però anche per Voltaire allo splendore intellettuale ed artistico dell’Italia si contrapponeva una profonda decadenza morale non ignara al lettore di Machiavelli e Guicciardini, che ci presentano una società tenebrosa tramata o con l’astuzia della golpe o la forza del lione ovvero tutta protesa al particulare. Alessandro VI e Cesare Borgia diventano personaggi emblematici di tale epoca.
Il D’Alembert considera altrettanti fasi di un unico e costante processo la nascita filosofica ed erudita del ‘400 e la rinascita del gusto letterario ed artistico susseguente alla” renascentia “della filosofia e della scienza che saldava l’età del Rinascimento con l’età dei lumi. D’Alembert, Condorcet,Voltaire interpretano l’età umanistico-rinascimentale come la proposizione di una radicale trasformazione della realtà socio-politica e la considerano come lo sbocco necessario di un rinnovamento filosofico e scientifico. Rousseau persegue nelle concezioni elaborate dai pensatori succitati, ma pone l’accento maggiormente sul principio di civilizzazione e di conquista civile attraverso il rinnovamento delle lettere.
Rousseau,infatti, opina che nell’età umanistico-rinascimentale alla conquista della vita civile,agli sviluppi delle arti,della scienza e della tecnica,non ha affatto corrisposto il progresso delle virtù e delle libertà umane,anzi afferma” :le lettere e le arti stendevano le loro ghirlande di fiori nelle catene di ferro, di cui gli uomini sono carichi e servivano spesso a soffocare in loro il sentimento di quella libertà originale per la quale sono nati.”Schiavi felici i popoli,aggiunge il Rousseau”,i popoli devono al loro progresso solo l’apparenza di tutte le loro virtù senza possederne alcuna ed una vile,ingannevole uniformità regnava ormai sui costumi e sui caratteri umani così lontani dalla rustica sincerità delle origini.”

L’età umanistico-rinascimentale nel pensiero dei filosofi dell’idealismo romantico- Da Herder a Hegel- La critica desanctiana e quella crociana

Con Rousseau vediamo che inizia a determinarsi un atteggiamento negativo della critica teorizzato successivamente dai romantici. Herder sarà il primo a valorizzare il medioevo per la sua forza creativa, misteriosa e per il suo spirito nazionale relegando l’età umanistico-rinascimentale ad arte inferiore.Secondo il filosofo l’attività letteraria dell’età umanistico-rinascimentale appariva perfetta sul piano formale, ma non su quello dell’inventività poetica. Ricordiamo che nello stesso tempo Herder esaltava i romanzi storici di Walter Scott e la poesia popolare. Lo stesso mito del medioevo crsistiano veniva esaltato da Chateaubriand in “Genie du Christianisme”. Questi sono i prodromi che influenzeranno anche la critica negativa del De Sanctis. Il ‘400, esaltato come” l’alba della civiltà dei lumi” era, in ultima analisi per i romantici, il tragico e drammatico epilogo della civiltà italiana conclusosi poi alla fine del ‘500 con la scomparsa di ogni libertà nazionale e cittadina ed il rapido disgregarsi di ogni ideale etico-religioso-politico.
Hegel accentua l’antitesi tra medioevo e rinascimento, ma perviene colla sua analisi a risultanze critiche diametralmente opposte.Il filosofo scrive” l’assoluto predominio della Chiesa ed il potere politico dell’aristocrazia feudale avevano concorso a realizzare una società di carattere teocratico ,universale,dove non v’era posto per la consapevole libertà dello spirito,né per lo sviluppo delle culture nazionali,né per la formazione degli stati e poteri autonomi,ma dominavano,invece,la volontà mistica di rinuncia e di rassegnazione. L’arte,la religione,la filosofia,le tre forme supreme,in cui si concreta la realtà della vita spirituale,erano state soffocate dal misticismo.”Sarà in seguito, per Hegel, alla lenta formazione degli stati nazionali e alla scoperta dell’America che all’uomo si schiudono nuovi orizzonti e nuove forme di esperienza. Secondo il filosofo “lo spirito aveva cessato di contemplare prevalentemente il mondo trascendente e si era volto verso la realtà fenomenica e l’interiore esperienza dell’uomo riconquistando la razionale coscienza della propria libertà.”
Questo risvegliarsi della soggettività dello spirito aveva avuto sempre per il filosofo,come prima conseguenza la rinascita delle arti e della scienza che erano interessate alle cose presenti. Così, infatti, argomenta il nostro: ”l’arte cominciò a dissolvere la trascendenza oggettiva ed esteriore della religione appartenente allo scolasticismo medievale e nell’arte la soggettività che viveva il divino in sé divenne la propria attività ai fini della ragionevolezza e della bellezza” Conclude,infine,affermando che “vede rischiararsi il cielo dello spirito per l’umanità e svolgersi gradatamente la conquista della libertà e dell’autonomia storica”.. Per Hegel, ,infine,la scoperta della filosofia in uno con la scoperta della scienza segna”un’aurora che dopo lunghe tempeste annuncia per la prima volta un bel giorno”. La stessa riforma luterana veniva considerata dal pensatore “la rivolta decisiva che attuava,,superava e trasformava in una definitiva conquista filosofica quella libertà assoluta che il Rinascimento aveva presagito e desiderato.”
Ci è sembrato ineludibile fare un breve “excursus” sulle teorie dei filosofi illuministi ed accennare al pensiero dei filosofi idealisti per meglio definire i nuclei tematici che interrelavano il medioevo con l’età umanistico-rinascimentale per comprendere le differenti ottiche ideologiche. La critica dell’’800, abbiamo visto,intendeva porre le due età in antitesi privilegiando l’età medievale che promanava assoluta pregnanza di valori religiosi e trascendenti. Il De Sanctis come il Croce,in linea con i teorici del Romanticismo,non individuarono il “novum” dell’età umanistico-rinascimentale ed il suo “continuum” con l’età precedente.
Piuttosto negativi furono, inoltre,i giudizi sul piano meramente estetico e su quello storico. Lo stesso Croce definiva tutto il ‘500 “secolo d’artisti,ma non di poeti:”
Verso la critica moderna
Un avvio alla critica moderna propugnatrice del processo di continuazione,di evoluzione e di novità dell’età umanistico-rinascimentale ci viene offerto da E:Garin nei due volumi”Umanesimo italiano”(1952) e “Medioevo e Rinascimento (1954). Il Garin puntualizza che l’Umanesimo segna “il passaggio dell’uomo conchiuso nella sua realtà all’uomo poeta che vuol dire creatore”. Il che naturalmente porta ad una visione dinamica dell’intellettuale per cui filosofia e filologia coincidono nella peculiare attenzione al mondo fenomenico e storicistico. In tempi alquanto recenti ricordiamo le tesi di Dionisitti in “Chierici e laici” in “Geografia della storia della letteratura italiana(1997). Lo studioso analizza la condizione dell’intellettuale a partire dal Petrarca e dal Boccaccio sino al ’500 nell’alternanza di appartenenza al mondo clericale e poi a quello laico nel momento in cui veniva in crisi l’autorità ecclesiastica. L’interazione e/o l’opposizione clerico/laico porta,inoltre,sempre per il Dionositti all’opzione linguistica latino/volgare,da cui si origina gran parte delle innovazioni tematico-stilistiche degli autori esplicitando la stretta connessione tra filologia e filosofia, tra “studia humanitatis hius et id temporis”, tra un mondo ideale paradigmatico,ispirato ai modelli classici ed un modello reale,vissuto dall’autore,che intendeva interpretarlo per comunicarlo alla gente coeva.
I recenti contributi della critica
- L’attenzione al fenomeno linguistico- L’”edonismo linguistico”inteso come “categoria estetica”
Il Krestel in “La dignità dell’uomo” in ”Canti rinascimentali dell’uomo ed altri saggi”(1978), aveva in parte precorso il pensiero di Dionisitti, quando dissertando su ”De dignitate hominis” di Pico della Mirandola, spiegava le diverse tappe, attraverso cui si è maturato il concetto di “dignità” dall’antichità sino ai padri della Chiesa.” Il filosofo chiarisce come nella spiritualità medievale si addensa la concezione pessimistica del peccato, che sminuisce il concetto di dignità naturale suggerita dalla filosofia classica e presente nell’opera di Pico della Mirandola. Secondo l’autore “dopo l’inizio dell’umanesimo rinascimentale l’insistenza sull’uomo e sulla sua dignità diventa più duratura e sistematica di quanto era avvenuto nei secoli precedenti e anche nell’età classica”.
Sul piano strutturale linguistico sono apprezzabili i contributi proposti da C.Segre“Edonismo linguistico del Cinquecento” in “Lingua, stile,società.”(1963) L’espressione “edonismo linguistico” è stata coniata da Segre ed è ormai una categoria critica ampiamente accettata. Prendendo le mosse dal principio desanctiano “del culto della forma”, il critico lo redifinisce con gli strumenti propri dello strutturalismo,facendo rotare attorno alla parola”arte” e alla formula”edonismo linguistico” contesti di materiali ben diversi,fruibili dal lettore come prodotti letterari di elevata sensibilità poetico-stilistica.
Ci è sembrato opportuno accennare a queste ultime interpretazioni per meglio poter leggere la realtà ideale e storico-sociale dell’età umanistico-rinascimentale e per indicare opportune strategie sul piano epistemologico e su quello didattico.
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