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shark
shark - Genius - 8072 Punti
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ragazzi dmn ho il compito di italiano mi servirebbe una grossa mano. ora vi skrivo qll ke mi serve pleaseeee aiutatemi...i pregoo

ALLORA:
DIFFERENZA TRA s.francesco e jacopone da todi(e anke le loro opere-o jubelo de core-cantico delle creature)
tra la scuola siciliana e quella siculo toscana

raga insomma skrivetemi qualkosa in modo riassuntivo su queste cose ke ho skritto e poi fatemi il confronto...io domani mattina mi sveglio presto e stampo(x quello diko skrivete voi così in classe capsico)

raga io ora provo a studiarmelo un pò kiedo a voi....grazieeeeeee sò ke vi kiedo molto ma se avete tempo aiutatemi
Aghi90
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Le ho studiate l'anno scorso e ho questi appunti:
Francesco d'Assisi
(1182-1226) era un santo della povertà e dell'umiltà, aveva ricevuto una buona preparazione ecclesiastica, non era eretico:vive la sua esperienza religiosa dentro la chiesa.
Unifica nella sua persona e nella sua vita l'inquietudine religiosa dell'epoca:
-Ritorno alle origini: ritorno alla povertà evangelica;
-Ascesi mistica: progressiva raffinatezza spirituale;
-Purificazione.
Francesco si sente immerso nell'opera divina e il suo misticismo(il mistico è colui che non ha una comunicazione diretta con Dio) non porta alla condanna del mondo ma a una piena e gioiosa accettazione.
Cantico delle creature
Il cantico delle creature è un inno a Dio, attraverso la lode delle sue creature, non porta alla condanna del mondo ma alla sua piena e gioiosa accettazione.
E' una prosa ritmica, con versetti e assonanze.
Le tre fasi dell'argomentazione di San Francesco:
-E' formato da una scala discendente circolare(comincia da Dio, poi il sole, la luna, le stelle, il vento, l'acqua, il fuoco, la terra, l'uomo, la morte e l'eternità. Comincia col nome del Signore e finisce col nome del Signore).
-E' formato da due modelli:
*Popolare:avvicendarsi di giorno e notte;
*Intellettuale:fa riferimento alle 4 sostanze.
Alcune volte i due modelli si sovrappongono(sole:strumento per l'uomo/simbolo divino)
-La struttura ritmica del canto è composta su base dei salmi biblici e rieccheggia il tono dei canti liturgici.

Jacopone da Todi
-E' contro papa Bonifacio VII e la corruzione della curia;
-Ha una visione negativa del mondo(lo rifiuta);
-Opera fondamentale:Raccolta di laude_caratteristiche:
*Rigetto totale della realtà terrena tramite un linguaggio dialettale e aspro;
*Attacco alla corruzione della chiesa;
*Mistico e disperato tentativo di avvicinarsi a Dio ma lo sente lontano e innavicinabile;
*Forma di espressione letteraria molto vicina ai culti popolari.
Le laude di Jacopone sono molto personali e si vede la sua sofferenza religiosa espressa molto sepsso in prima persona.

In pratica:
San Francesco:misticismo e gioiosa accettazione del mondo
Jacopone da Todi:misticismo e rifiuto del mondo

Iubelo del core non l'ho studiata, ho studiato Donna de Paradiso ma ho trovato questo:
Iubelo del core rappresenta il momento mistico, ovvero il tentativo del credente di incontrare Dio. Secondo Jacopone il credente può e deve aspirare al divino ma il divino resta comunque al di là della sua capacità di comprensione. L'incontro con Dio è quindi un'esperienza drammatica.
In Iubelo del Core Jacopone descrive un raro momento di incontro con la divinità ma ne dichiara l'inesprimibilità. Quello che gli comunica è una "santa pazzia": quando un uomo incontra Dio, la ragione e il linguaggio devono cedere il passo. Infatti l'esperienza mistica dell'incontro con Dio è tanto rara che la mente e il cuore ne sono sconvolti e l'uomo si comporta come un folle.Jacopone trasferisce la pazzia giullaresca in esperienza religiosa trasformandosi in un gioioso "giullare di corte".

Scuola siciliana:
-Era bizantina, araba e ora normanna e si trova quindi in confluenza di diverse tradizioni culturali;
-Federico II organizzò una corte tollerante dal punto di vista religioso e aperta a tutti gli influssi;
Differenze con poeti francesi(lirica cortese):
*francesi erano trovatori professionisti,in sicilia erano funzionari di corte che per diletto si dedicavano alla poesia;
*Si passava dal mondo feudale francese raffinato ma guerriero a quello dei funzionari e dei giuristi che appartenevano alla realtà della città e non del castello.
*Sparirono guerra e avventura.
Temi che restano:
*L'amore è sempre astratto;
Temi che scompaiono:
*Scompare il paesaggio ma c'è il vassallaggio, la lontananza e l'irraggiungibilità, temi che venivano già trattati nella lirica cortese.

Scuola toscana:
-Traduce quello che c'era nella scuola siciliana;
-Si parla del sociale;
-L'amore diventa gentile;
-C'è la nobiltà d'animo.
Nasce il dolce stil novo:
-L'amore si perfeziona;
-La donna:
*non c'è più l'immagine fisica ma viene spiritualizzata tanto che sembra mandata da Dio;
-L'uomo:
*Viene elevato moralmente e diventa bello nell'animo;
*Viene abbassato nell'orgoglio alla vista della donna.

....spero di esserti stato d'aiuto!...bye!
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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ti linko questo per le differenze:
Il rifiuto dei valori mondani, l'abbandono di una vita agiata per praticare la penitenza furono le scelte decisive in comune ai due personaggi umbri, così come le idee sulla vita del buon religioso, tipiche comunque della tradizione ascetica dell'epoca in generale.
Eppure le immagini che oggi abbiamo di Iacopone da Todi e di Francesco da Assisi sono così diverse. Probabilmente l'immagine di folle e antifemminista accanito di Iacopone deriva da una lettura ingenua dei suoi testi, senza tener conto del resto dell'ascetica medievale: Iacopone era perfettamente in linea con il generale estremismo, così come lo era stato Francesco, sebbene poi le biografie abbiano tralasciato questi tratti per esaltarne quelli innovativi.
L'umiltà assoluta era la base della concezione di entrambi: il corpo è come un asino, che è bene sottoporre a fatica, battitura, sostentare con foraggio da poco prezzo, come affermava Francesco; inoltre ogni onore mondano rende l'uomo indegno dell'amore di Dio, tanto che Iacopone invitava non solo a rinunciare agli onori della scienza, ma anche a quelli della penitenza, cioè la "fama di santità" di penitenti corrotti che amano Dio solo per un vantaggio di immagine.
La differenza più profonda tra i due si può invece cogliere nel temperamento e nella percezione del reale: da un lato Francesco, senza una vera e propria cultura teologica, ma con una nuova sensibilità al mondo della natura, aveva instaurato un rapporto positivo e fiducioso con Dio e ne coglieva la presenza in tutto ciò che circonda l'uomo. D'altro lato Iacopone, in accordo con la mistica tradizionale, considerava un ostacolo tutto ciò che distrae l'uomo dalla sua interiorità, e quindi dal cammino verso l'identità con Dio: abbandonato l'approccio intuitivo al divino e i valori elementari della natura di Francesco, Iacopone condivideva la sua pienezza dell'esperienza mistica, ma attraverso un approccio analogico e imitativo. (tratto da [url=http://209.85.135.104/search?q=cache:gyFMUQjkG18J:www.iacoponetodi.it/it/151-Iacopone%2520e%2520Francesco%2520a%2520confronto.html+differenza+san+francesco+jacopone+todi&hl=it&ct=clnk&cd=7&gl=it]qui[/url])

diff tra le due scuole:
scuola siciliana:
La scuola siciliana fu una corrente che produsse pensiero, arte e cultura. Si sviluppò in Sicilia presso la corte di Federico II di Svevia. L'impianto non fu accademico, nel senso che non si trattò di una Scuola in senso istituzionale-accademico, assumendo piuttosto contorni di corrente filosofico-letteraria, senza escludere i riflessi di natura politica ed economica. Sarebbe riduttivo quindi ricondurre alla dimensione della composizione poetica il rilievo della Scuola Siciliana che, tra i suoi aspetti rilevanti, annovera l'introduzione in Italia (ed in Europa) dello zero, la produzione di un corpo di leggi finalizzato alla giusta dimensione della proprietà terriera e, sul piano più propriamente letterario e poetico, la formalizzazione della struttura metrica del sonetto.
Il Minnesang: Il Minnesang era una lirica cortese in uso dal XII al XIV secolo prodotta da poeti e musici di area germanica, detti Minnesänger, che trattavano d'amore (Minne = "pensiero d'amore" / singen="cantare";). I Minnesänger appartenevano generalmente all'aristocrazia.
Federico II di Svevia: Federico II di Svevia, oltre ad essere un sovrano illuminato, capace di alternare distensione e comprensione del punto di vista altrui (anche assecondando la presenza di più espressioni religiose all'interno del suo regno), certamente non esitava ad esercitare il pugno di ferro quando fosse necessario, secondo le necessità dell'epoca in cui si svolse la sua esperienza umana. E' rimarchevole che sia riuscito a compiere una crociata senza combatterla, grazie ad un sistema di ambasciate che impedirono lo scontro con il sultano Malik al-Kamil e che, trasformandosi in un incontro tra filosofi, condusse gli occidentali all'introduzione dello zero (per il tramite del dialogo tra gli esponenti della corte di al-Kamil e Leonardo Fibonacci, matematico pisano della corte di Federico II).Fu un uomo molto colto, parlava infatti il tedesco, il francese ( perchè aveva madre normanna e padre svevo),conosceva il greco, il latino e l'ebraico tanto da essere nominato "stupor mundi", ovvero stupore del mondo. Fu molto tollerante verso molte religioni; fondò una scuola retorica a Capua, medica a Salerno e un'università a Napoli. Sulla mentalità di Federico II, altro rilievo che può dare un'indicazione importante sul suo temperamento e la sua lungimiranza, occorre mettere in evidenza il progetto di riforma delle proprietà terriere che fu realizzato da un altro intellettuale toscano prestato alla sua corte, Pier delle Vigne. Infine, va ricordato che fu letterato egli stesso, autore di un trattato di falconeria De Arte Venandi cum Avibus, che è anche un libro simbolico e filosofico e di alcuni componimenti poetici, ritrovabili nelle raccolte della Scuola Siciliana.
I testi della Scuola Siciliana: I componimenti dei poeti della scuola siciliana ci sono arrivati prevalentemente attraverso il manoscritto Vaticano Latino 3793, che è stato compilato da un copista toscano. Sebbene non ci sia motivo di ritenere che vi siano stati scarti notevoli, è da rilevare però che il copista ha adattato dal volgare siciliano al volgare toscano: così non si dispone di una perfetta testimonianza della vera lingua utilizzata dai poeti della corte di Federico II. Degli originali, si sono salvate sono due canzoni: una di Stefano Protonotaro (Pir meu cori alligrari) e una di Re Enzo (S'iu truvassi Pietati), in una trascrizione dell'erudito emiliano Giovanni Maria Barbieri, che nel '500 disse di aver trascritto questi versi da un manoscritto di cose siciliane oggi perdute.
Seguendo l'ordine dato dal manoscritto, gli esponenti della scuola siciliana furono: Giacomo da Lentini, considerato anche il caposcuola e largamente noto perché a lui è attribuita l'invenzione della forma metrica del sonetto, Ruggieri d'Amici, Odo delle Colonne, Rinaldo d'Aquino, Arrigo Testa, Guido delle Colonne, Pier della Vigna, Stefano Protonotaro, Mazzeo di Ricco, Jacopo Mostacci, Percivalle Doria, Re Enzo, Federico II e Giacomino Pugliese. A questi vanno aggiunti Cielo d'Alcamo, Tommaso di Sasso, Giovanni di Brienne, Compagnetto da Prato e Paganino da Serzana.Benché dai tratti linguistici prevalentemente siciliani, la Scuola Siciliana costituisce il primo standard dell'italiano, quale fu ripreso da Dante, che lo elesse modello del volgare illustre da lui sviluppato e trattato nel De vulgari eloquentia, pur rielaborandolo e arricchendolo sapientemente di apporti toscani, latini, e francesi. Sono qui dunque i fondamenti della moderna lingua italiana. Diversi componimenti si distaccano già dalla poesia provenzale nella forma e nello stile, presentando già anticipazioni di esiti stilnovistici (Segre: 1999). La terminologia cavalleresca francese è tuttavia rivisitata e non copiata pedissequamente, attraverso il conio di nuovi termini italiani mediante anche nuovi sistemi di suffissazione in -za (<fr.-ce) e -ière (< -iera), novità linguistica notevole per quest'epoca.
L'esperienza politica, filosofica e letteraria della Scuola Siciliana: La Scuola Siciliana si sviluppò tra il 1230 ed il 1250 presso la corte itinerante di Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero. Egli si stabilì per un lungo periodo in Sicilia, luogo di incontro e fusione di molte culture per la sua centralità nel mediterraneo, dove creò una scuola di poeti ed intellettuali che ruotavano intorno alla sua figura, ed erano parte integrante della sua corte. I poeti Siciliani contribuirono in modo significativo al patrimonio letterario italiano. Federico II, uomo di grande cultura, sapeva parlare il Tedesco, il Francese, il Latino, l'Arabo, ed il volgare Siciliano, intendeva avvalersi di ogni possibile mezzo per stabilire la sua supremazia sull'Italia, e in Europa. A questo fine attuò una politica strumentale, anche nel campo culturale. Con la Scuola Siciliana egli volle creare una nuova poesia che fosse laica, e si potesse così contrapporsi al predominio culturale che la Chiesa aveva nel periodo, non Municipale, da opporsi alla produzione poetica comunale (l'imperatore era in lotta con i comuni), e aristocratica, che ruotasse, cioè, intorno alla sua figura. I Poeti di questa corrente letteraria appartenevano all'alta borghesia, ed erano tutti funzionari di corte, o burocrati, che lavoravano presso la corte di Federico. Importante rilevare che tutti erano impegnati in attività e funzioni, di organizzazione, di cancelleria, di amministrazione. La produzione poetica era riservata alla libertà dello spirito e non costituiva un lavoro o una funzione. In questo senso, la Scuola Siciliana fu un tentativo di realizzare una cultura universale e spirituale, nel rispetto delle religioni manifestate ma senza condizionamenti né, tantomeno, subordinazione. Non a caso uno dei castelli più importanti della casa di Svevia è il nome da cui deriva l'etimologia del termine "ghibellino". La lingua in cui i documenti della Scuola Siciliana sono espressi è il Siciliano Illustre, una lingua nobilitata dal continuo raffronto con le lingue auliche del tempo: il latino ed il provenzale (d'oil e d'oc). I poeti della Scuola sono riconducibili al numero di venticinque, i cui componimenti trovarono realizzazione nel ventennio compreso tra il 1230 ed il 1250, con un chiaro influsso sulla produzione culturale delle città ghibelline dell'Italia centrale (come per esempio Bologna, città dove visse Guido Guinizzelli, padre del Dolce Stil Novo, influenzato dalla scuola Siciliana). La Scuola Siciliana fu travolta dal sistema di congiure e di complotti che fu ordita contro il sistema di governo di Federico II, eccessivamente illuministico per il suo tempo e forse, soprattutto, per la paura che lo Stato Pontificio aveva della possibilità che Federico II riunificasse la corona di Sicilia con quella di Germania, circostanza che avrebbe costretto il papato nella morsa del regno di Hohenstaufen. Della congiura di cui fu accusato Pier delle Vigne nei confronti di Federico II dà monumentale testimonianza Dante Alighieri ( D.C., Inferno IX), peraltro asserendo l'estraneità di Pier delle Vigne alle accuse. Dopo la morte di Federico, la Scuola ebbe un rapido tramonto.
Importanza linguistica della scuola siciliana: Meno forte dunque nei contenuti, la poesia lirica dei Siciliani (come li chiamava Dante) contiene in sé un linguaggio sovraregionale, qualitativamente e quantitativamente ricco rispetto ai dialetti locali, data anche la sua capacità di coniare parole nuove per neologismo e sincretismo, assimilando apporti dialettali italiani e francesi (è dimostrata la stretta relazione tra i siciliani e la Marca Trevigiana, con cui Federico aveva stretti contatti) alle lingue d'oltralpe. Tale ricchezza fu dovuta anche alle caratteristiche intrinseche alla "Magna Curia", che spostandosi al seguito dell'irrequieto imperatore nel corso delle sue campagne politico-militare, non poteva per forza di cose prendere a modello della nuova lingua un singolo dialetto locale. Limitandoci solo al discorso sui dialetti, vi sono già differenze notevoli tra la parlata catanese e palermitana, e a queste dobbiamo aggiungere alcune influenze continentali, ma non esclusive, alla zona della Puglia.
La tradizione posteriore: Alla morte di Manfredi nel 1266, la scuola siciliana cessa di esistere. Grazie alla fama che aveva già ricevuto in tutta Italia e all'interesse dei poeti toscani, tale tradizione venne per così dire ripresa, ma con risultati minori, da Guittone d'Arezzo e i suoi discepoli, con cui fondò la cosiddetta scuola neo-siciliana. A quel punto, però, i poeti toscani lavoravano già su manoscritti toscani e non più su quelli siciliani: furono infatti i copisti locali a consegnare alla tradizione il corpus della Scuola Siciliana, ma per rendere i testi più "leggibili" essi apportarono modifiche destinate a pesare sulla tradizione successiva e quindi sul modo in cui venne percepita la tradizione "isolana".
Non solo vennero toscanizzate certe parole più aderenti al latino nel testo originale (cfr. gloria > ghiora in Giacomo da Lentini), ma per esigenze fonetiche il vocalismo siciliano fu adattato a quello del volgare toscano. Mentre il siciliano ha cinque vocali (discendenti dal latino nordafricano: i, e, a, o, u), il toscano ne ha sette (i, é, è, a, ò, ó, u). Il copista trascrisse la u > o e la i > e, quando la corrispondente parola toscana comportava tale variazione. Alla lettura, quindi le rime risultarono imperfette (o chiusa rimava con u, e chiusa con i, mentre anche quando la traduzione permetteva la presenza delle stesse vocali, poteva accadere che una diventava aperta, l'altra chiusa). Mentre questo errore fu considerato una licenza poetica da Guittone e poi dagli Stilnovisti, alla lunga contribuì probabilmente a svalutare i pregi metrico-stilistici della scuola, soprattutto nell'insegnamento scolastico. Pochi, infatti, sono i manoscritti siciliani originali rimastici: quelli di cui disponiamo sono solo copie toscane.
É ormai quasi certa per tutti gli studiosi l'ascrizione della paternità del sonetto vero e proprio a Giacomo da Lentini, nella forma metrica ABAB - ABAB / CDC DCD. Il sonetto avrà nei secoli una fortuna costante e imperitura, mantenendo inalterata la forma classicamente composta da due quartine e due terzine di endecasillabi (variando invece a livello di schema rimico): una fondamentale raccolta di sonetti è l'opera non teatrale di William Shakespeare. Il sonetto è stato ampiamente utilizzato da Charles Baudelaire. Ancora nel Novecento, infatti, dopo la parentesi negativa di Leopardi che nell'Ottocento aveva rifiutato questa forma, grandi poeti come Giorgio Caproni, Franco Fortini e Andrea Zanzotto hanno scritto sonetti. Da non dimenticare le composizioni del portoghese Ferdinando Pessoa. (tratto da wikipedia)

Scuola toscana:
La lirica, o maniera toscana, nacque in Toscana in seguito alla caduta in disuso della scuola siciliana, fondata da Federico II di Svevia e perpetrata dai sui figli Manfredi ed Enzo. Alcuni critici pensano che derivi dalla scuola siciliana di cui ne riprende la temetica dell'amore, sviluppando in seguito nuove tematiche politiche. Troviamo, così, lo spostamento fisico dell'asse culturale dalla Magna Curia ai comuni ghibellini della Toscana. Altri, invece, ipotizzano che derivi dalla lirica provenzale in cui, a differenza della lirica siciliana, sono presenti temi politici che invece scompaiono in quella siciliana.
Caratterizzata da una certa municipalità (per questo motivo sarà ripudiata da Dante), essa non viene definita dai critici una scuola, proprio per il fatto che manca un'identità geografica precisa (a differenza della scuola siciliana che si sviluppa nella corte di Federico II o del Dolce Stil Novo che nasce a Firenze)
Essa si collega direttamente alle tematiche provenzali e sicule dell'amore, arricchendole con temi del tutto originali, quali, ad esempio, la politica e l'etica. I poeti di tale corrente erano poeti-cittadini, legati quindi alle vicende dei comuni di provenienza, in cui erano perfettamente inseriti. Essi, perciò, erano portati a discutere con molta vigoria degli argomenti politici a loro più vicini, ed oltre a ciò poetavano anche su argomenti teologici, non tanto intesi come argomenti divini, quanto come argomenti morali ed etici.
Grazie ai suoi maggiori esponenti, la scuola toscana ha riesumato vecchi componimenti, come le ballate, accompagnate da una melodia (e forse anche da una danza) e ha inoltre istituito un nuovo tipo di sonetto, doppio e rinterzato.
Poiché i suoi rappresentanti provengono da varie zone della regione, non si può parlare di una lingua base nella quale si è sviluppata questa poesia, bensì di una sorta di polilinguismo, che ci porta ad affermare, paradossalmente, che la poesia di questa nuova corrente abbia di comune rispetto alla poesia siciliana l'ispirazione. Il contatto tra le due culture toscana e siciliana, leggendariamente, si attribuisce ad Enzo, figlio di Federico II, il quale, preso una volta prigioniero presso Bologna, impartì alcune nozioni della poesia del suo regno agli abitanti di quel comune. (tratto da wikipedia)
IPPLALA
IPPLALA - Mito - 101142 Punti
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Se ci sono dubbi domanda pure!
shark
shark - Genius - 8072 Punti
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ragazzi come sempre perfetti....siete miticiiiiiii
girl_symy
girl_symy - Erectus - 60 Punti
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scusa potresti mandarmi o sai dv posso trovare il riassunto di pena di vivere cosi di pirandello??risp x favore....grazie
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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ti apro un altro thread per ogni richiesta symy apri un thread nuovo te lo apro io adesso e chiudo questo...
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