tauch92
tauch92 - Genius - 2125 Punti
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ciao potreste farmi il commento di questa poesia.grz mille :):

SETTENBRE<<Vittorio Sereni>>

Già l'olea fragrante nei giardini
d'amarezza ci punge: il lago un poco
si ritira da noi, scopre una spiaggia
d'aride cose,
di remi infranti, di reti strappate.
E il vento che illumina le vigne
già volge ai giorni fermi queste plaghe
da una dubbiosa brulicante estate.

Nella morte già certa
cammineremo con più coraggio,
andremo a lento guado coi cani
nell'onda che rotola minuta.

PARAFRASI
gia l'odore fragrante nei giardini porta in noi un po di amarezza,
il lago si ritira scoprendo una spiaggia fatta di rottami..remi rotti, reti strappate.
E il vento porta l'inverno su queste stesse spiagge scacciando l'estate.
nella morte gia certa saremo più sicuri di noi, affrontando il fiume della vita guardandolo.
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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La riflessione poetica di Sereni muove dal luogo natale, rappresentato soprattutto negli elementi del paesaggio lacustre, la cui natura potenzialmente idillica viene frequentemente ad essere turbata da minacciose presenze, che insinuano il disagio negli uomini e nelle cose. Si tratterà di segnali minimi, il calare della sera che sottrae familiari e rassicuranti punti di riferimento, la comparsa di una vedetta militare sul lago, la sensazione di sospensione nel vuoto che dà una terrazza pensile (Terrazza) o il ritirarsi del lago che lascia affiorare poveri oggetti infranti (Settembre). Ma il significato di tali segnali minimi viene potenziato e dilatato dal poeta che, in preda magari a una visione catastrofica (Settembre), li solleva a emblemi o "correlativi oggettivi" di una condizione esistenziale di volta in volta di dubbiosa sospensione, di non pienezza vitale (estraneità alla vita, inautenticità), di male di vivere. Tale condizione costituisce il nucleo del messaggio che il poeta affida ai suoi primi versi e su cui tornerà insistentemente anche in seguito, come dimostra, crediamo, il breve componimento Non sanno d'esser morti, tratto dal Diario d'Algeria, che della condizione di prigioniero bellico fa un simbolo più vasto.

Come si è detto nella premessa, la "poetica degli oggetti" è a giudizio di molti uno dei principali tratti distintivi che separano Sereni dagli ermetici fiorentini, votati a una "poetica della parola". (Ad accomunarli in parte sono la ricerca di una lingua «aristocraticamente selettiva» [Isella] e forse anche tematiche come quelle dell'attesa, che però in Sereni non ha implicazioni autenticamente metafisiche, né tanto meno dichiaratamente religiose). Evidentemente legato a tale poetica è il componimento Ancora sulla strada di Zenna, tratto dalla successiva raccolta Strumenti umani. Tramite l'opposizione tra la staticità dei luoghi e la mobilità del poeta, tra l'immutabilità delle persone e delle abitudini del paese e il suo avvenuto mutamento (il poeta lasciando il paese e inurbandosi si è trasformato), tra «i poveri / strumenti umani avvinti alla catena / della necessità» e la moderna automobile, un ritorno al paese natale è proposto, non già come nostalgica rievocazione di un idillico mondo perduto, ma come l'occasione di una riflessione e di un confronto sul mutamento storico-sociale che il mondo di quel tempo stava vivendo. Gli oggetti enumerati come casi particolari di «strumenti umani» sono in primo luogo oggetti emblematici di una civiltà (quella arcaico-rurale), ma in secondo luogo sono anche, come quelli di Settembre, correlativi oggettivi di una condizione interiore, di un male di vivere che nel poeta non è mutato, mutando ambiente, e caso mai si è aggravato per accumulo di consapevolezza storico-sociale (a questo proposito bisognerebbe leggere altri componimenti e in primo luogo Una visita in fabbrica). Comunque, pur in questa forma dimessa e poco vistosa, il componimento (come tutta la raccolta) segna l'irruzione consapevole e consistente del mondo storico nelle trame dell'inquietudine esistenziale del poeta, che talora addirittura rinuncia all'auscultazione del proprio io per affrontare direttamente la rievocazione - sempre schiva, mai retoricamente sostenuta ed eloquente - di catastrofi reali, che hanno segnato il destino dell'uomo e del mondo contemporaneo.

(tratto da [url=http://209.85.129.132/search?q=cache:kmu1Axc4LJwJ:digilander.libero.it/letteratura/Novecento/sereni.htm+commento+SETTEMBRE+Vittorio+Sereni&hl=it&ct=clnk&cd=3&gl=it&client=firefox-a]qui[/url])
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