Delta711
Delta711 - Sapiens - 306 Punti
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Ciao raga,
scusate ho bisogno di un piccolo aiutino...
Devo fare dei commenti (telegrafici) ad alcune poesie:

Una sera come tante (Giovanni Giudici)
Scuola (A. Penna)
Sei mio padre (Sbarbaro)
La capra (Umberto Saba)
La chiocciola (G. Giusti)
Sto in attesa (Sinisgalli)
Crocicchio (Ardengo Soffici)
Gli uccelli aspettano davanti alla finestra (Brecht)
Italiano in Grecia (Vittorio Sereni)
Non sa più nulla, è alto sulle ali (Vittorio Sereni)
Canzone d'autunno (Verlaine)

Vi ringrazio anticipatamente, mi servirebbero possibilmente entro Lunedì sera.
Ciao
:satisfied
Aleksej
Aleksej - Mito - 20002 Punti
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per il momemto ho trovato solo questo, spero ti possa ancora servire:

Una sera come tante, tratta da La vita in versi:Una poesia della quotidianità, quindi, quella di Giudici, che abbandona le venature “civili” di tanta prosa realistica del secondo dopoguerra per spiare dal buco della serratura della propria esistenza minima. La forza specifica della posizione di Giudici sta nella consequenzialità, persino meccanica, con cui egli sviluppa il paradosso oggettivo che costituisce la sua poesia: una persistente volontà di dire in versi la sua biografia, fino al punto di oscura necessità in cui questa diviene biologia e non senza evidenti ambizioni di canzoniere, in una fase storica in cui la prepotenza del nuovo capitalismo riduce la vita del singolo a mera figura sociale.


Una storia semplce di un uomo semplice che si entusiasma per una viola e si cruccia per aver spaventato la sua bambina. Puntando su questi gesti apperentemente comuni il poeta Sbarbaro delinea la figura del padre, con accenti sinceri e commossi. "

In questa breve poesia Saba esprime in modo oggettivo la propria pessimistica concezione della vita, che ricorda sia il pessimismo cosmico leopardiano sia il montaliano "male di vivere".
Lo spunto offerto da una capra solitaria, colta in un momento di disagio alla quale il poeta si sente vicino perchè accomunato ad essa, come a tutti gli altri esseri viventi, da un'identica ed eterna legge di dolore. Nella strofa finale, dopo il progressivo allargamento d'orizzonte dall'animale all'umano, la dimensione del dolore si estende all'universale.


Verlaine.Il senso complessivo di questa lirica è sufficientemente chiaro, una volta compreso il valore metaforico dell'esordio: "Les sanglots longs / des violons / de l'automne" sono infatti i rumori prodotti dalla pioggia (e/o dal vento) d'autunno, che diventano il simbolo di un dolore struggente ("blessent mon coeur / d'une langueur / monotone";).
Immerso in uno stato d'animo angoscioso, quasi in preda a un senso di soffocamento, il poeta piange al ricordo dei giorni passati Il pianto è così intenso che gli impedisce di reagire, togliendogli ogni voglia di lottare. E perciò si abbandona, completamente passivo, al proprio destino, simboleggiato dal "vent mauvais" dell'ultima strofa.Ma più che nel significato, il valore della lirica (una delle più riuscite di Verlaine) sta nella sua suggestione musicale, che ovviamente va del tutto perduta nella traduzione.
Notiamo intanto la brevità dei versi, quasi spezzati come i singhiozzi del pianto. E notiamo come, nella prima strofa, rime e assonanze ("sanglots", "longs", "violons", "automne", "mon";) preparano e concorrono ad intensificare lo spessore emotivo dell'aggettivo ("monotone";) con cui il poeta definisce il proprio stato d'animo. Infine, l'allitterazione del fonema /v/, nei primi due versi dell'ultima strofa, dà quasi l'impressione del moto del vento.

Crocicchio. Il testo accumula sotto il segno della simultaneità una serie di immagini di vita cittadina che appaiono in un crocicchio, un incrocio di strade, probabilmente all’affacciarsi della sera (l’ordinotte), con l’accendersi delle luci e con il muoversi dei mezzi di trasporto; nel testo sono inseriti, con il procedimento del collage, un frammento in lingua francese e la scritta di un avviso; e l’esclamazione finale esalta il piacere dell’immersione nelle meraviglie e nelle fantasmagorie della città moderna, nella “rete di profumi e di bengala” che l’autore vi scorge. Ne risulta in tutta evidenza che lo stile di Soffici in questa fase, sembra fare tutt’uno con una sensuale e quasi infantile idolatria per il moderno e per il mondo della metropoli.

Questa risposta è stata cambiata da alessica (22-05-08 12:39, 8 anni 6 mesi 17 giorni )
Delta711
Delta711 - Sapiens - 306 Punti
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Certo che mi può servire;
Mi sei stato utilissimo
GRAZIE
patz00
patz00 - Erectus - 50 Punti
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ciao a tutti no nè che qualcuno ha l'analisi del testo di "inverno a luino" è di Vittorio Sereni.. grazie!!!please aiuto che sono nella merda fino al collo
Noel
Noel - Eliminato - 36674 Punti
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