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simoncino95
simoncino95 - Sapiens - 475 Punti
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Mi spiegate la poesia "Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia"di Giacomo Leopardi
NicoMilan93
NicoMilan93 - Sapiens - 676 Punti
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Commento: Il “Canto notturno di un pastore errante dell’ Asia” è stato composto a Recanati nel 1830. L’idea del canto fu suggerita al poeta dalla lettura di un passo di un articolo riportato su una rivista (Journal des Savants). Nell’ articolo si legge che "alcuni pastori nomadi dell’Asia Centrale sono soliti trascorrere le notti all’aperto e seduti su una pietra rivolgono delle parole malinconiche alla Luna".
La lirica consiste in un lungo monologo di un essere umano (il pastore) che si rivolge direttamente alla luna. Nel canto il pastore errante pone diverse domande alla luna sulla vita e sull’ esistenza dell’ essere umano. Leopardi sceglie di servirsi della semplice ed ingenua voce di un pastore, ritenendo quest’ultimo meglio di altri adatto ad interpretare l’ansia di conoscenza comune a tutti gli uomini e le domande che egli pone sono le domande che tutti gli uomini si portano dentro.
Nel canto la luna ha un ruolo centrale e assurge a simbolo del trascendente, cioè di quella forza misteriosa che regge le sorti dell’intero Universo e degli esseri viventi. E’ la confidente del pastore, raccoglie i suoi dubbi e le sue preoccupazioni, sembra essere una presenza consolatrice anche se non può (o non vuole) dare risposte alle domande che le vengono rivolte.
Questo canto mette in risalto la teoria del pessimismo cosmico.
Secondo Leopardi la natura è una matrigna. L’uomo nasce al solo scopo di morire perché l’ esistenza è un ciclo continuo di distruzione della materia. L’uomo (anzi l’essere vivente, uomini e animali) è nato per soffrire, vittima di una natura e di una forza superiore del tutto indifferente al suo dramma. L’infelicità umana è una realtà concreta che domina l’ universo. Anche questo aspetto è messo in evidenza nel canto perché il pastore nel silenzio non riesce ad essere tranquillo ma è dominato dalla paura e dall’ insicurezza.
Si contrappone alla natura la ragione come efficiente strumento conoscitivo capace di svelare le contraddizioni del reale. La ragione non conduce alla felicità, rende l’uomo consapevole della propria condizione e lo libera da false credenze. L’uomo ha una sua dignità e deve saper prendere atto con fierezza della sua triste condizione ed accettarla, visto che cambiarla è impossibile.
Forma metrica: Canzone libera articolata in sei strofe libere di varia lunghezza (endecasillabi e settenari). Le rime sono libere anche se ciascuna strofa si conclude con una identica rima finale che termina in "ale".
L’andamento e il tono della lirica ricordano una litania. Il linguaggio, a differenza che in altri canti, è quasi spoglio, sobrio e semplice, in armonia e consono al livello del semplice pastore. Tuttavia spesso viene dato spazio anche ad un profondo e commosso lirismo.
La lirica è densa di molte rime interne e assonanze, iterazioni lessicali, allitterazioni.
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