valery93
valery93 - Erectus - 138 Punti
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mi servirebbe la parafrsi del 5 canto dell'inferno di dante !! aiutatemi vi prego graziee e un bacio a tutti

Aggiunto 7 minuti più tardi:

non tutto piu o meno dalla metà mi serve
coltina
coltina - Genius - 11957 Punti
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Se mi dici a partire da che verso sarò più preciso...è un canto bellissimo!!!

Scesi dunque dal primo nel secondo cerchio, dove c’è meno spazio, ma una pena tanto più crudele, che spinge le anime a lamentarsi. Li’ c’è l’ orribile Minosse, e ringhia: valuta, all’ingresso del cerchio, le colpe delle anime; li giudica e li manda al loro posto a seconda del numero di volte che attorciglia la coda intorno al proprio corpo. Voglio dire che quando l’anima sciagurata si presenta a lui, confessa i suoi peccati; e quel giudice dei peccati comprende quale parte dell’inferno si addice ad essa; si avvolge con la coda tante volte per quanti cerchi infernali vuole che venga precipitata in basso .Davanti a lui ci sono sempre in gran numero di anime: a turno si sottopongono ciascuna al suo giudizio; si confessano e ascoltano la sentenza, e poi vengono mandate giù.”O tu che vieni nel luogo del dolore”, mi disse Minosse quando mi vide, interrompendo l’azione di un dovere così importante,”guardati dell’ entrare, e guardati da colui di cui ti fidi, non farti trarre in inganno dalla larghezza dell’entrata!” E Virgilio gli disse: ” Perché gridi ? Non ostacolare il suo viaggio predestinato: si vuole così là dove si può fare tutto ciò che si vuole, e non chiedere altro”. A questo punto cominciano a farsi sentire le grida di dolore; ora sono arrivato là dove molti pianti mi colpiscono. Arrivai in un posto privo d’ogni luce, che muggisce come un mare in tempesta, colpito da venti contrari .La tempesta infernale,che non si ferma mai, trascina le anime con impeto travolgente: le tormenta facendole vorticare e percotendole. Quando giungono davanti al precipizio, ecco le grida,il pianto, i lamenti; bestemmiano la virtù di Dio. Capii che a una tale pena sono condannati i lussuriosi, che sottomettono la ragione alla passione. E come le ali portano gli stornelli in inverno, che si dispongono in gruppi estesi e compatti, così quel vento trascina le anime perverse di qua, di là, di su, di giù; mai nessuna speranza li conforta, non smettono mai di vorticare. E come le gru sono solite cantare i loro lamenti, disponendosi in aria in lunghe file, così vidi avvicinarsi, emettendo gemiti, le anime portate dal turbine sopra menzionato: per questo chiesi: ” Chi sono mai, maestro, quegli spiriti che il vento buio in tal modo punisce?” “La prima di quelle anime di cui tu mi chiedi notizia” mi rispose allora Virgilio, “regnò su molti popoli di lingua diversa. Fu così corrottadalla lussuria, che legalizzò, ogni forma di piacere. E’ Semiramide, di cui le storie raccontano che fu sposa di Nino, a cui succedette:governò la regione che attualmente il sultano governa.L’altra è Didone, che si tolse la vita, per amore, e non rimase fedele al cadavere del marito Sicheo, e c’e anche la lussuriosa Cleopatra. Guarda Elena, a causa della quale trascorsero tanti anni di guerra, e guarda il famoso Achille, che morì combattendo per amore. Guarda Paride, Tristano “; e mi indicò più di mille anime, facendo i nomi di persone che l’ amore strappò alla vita. Dopo aver ascoltato il mio maestro nominare tutti quelle donne ed eroi dell’antichità, fui preso dalla compassione, e quasi svenni. Dissi: “Poeta, desidererei parlare con quei due che vorticano uniti, e che sembrano così leggeri nel vento”. E Virgilio: ” Vedrai quando saranno più vicini; e tu allora pregali in nome di quell’ amore che li conduce, e loro verranno”. Non appena il vento li portò verso di noi, dissi: “O anime tormentate, venite a parlarci, se nessuno ve lo vieta! ” Come le colombe, chiamate dal desiderio, si diressero nel cielo verso l’amato nido, con le ali spiegate e immobili, portate dal desiderio, così esse uscirono dalla schiera delle anime di cui fa parte anche Didone, venendo da noi attraverso l’aria infernale, tanto forte fu il richiamo affettuoso. “O uomo cortese e benevolo che attraverso l’aria buia vieni a visitare noi che macchiammo il mondo di sangue, se il re del creato ci fosse amico, noi lo pregheremmo per la tua pace, dal momento che provi compassione per il nostro atroce tormento. Ascolteremo e vi diremo quelle cose che vorrete dire e ascoltare, per tutto il tempo che la bufera ci lascia in pace, La città dove nacqui si affaccia sulla spiaggia dove il Po sfocia per trovare, coi suoi affluenti, quiete. Amore, che rapidamente fa presa su un cuore nobile, si impadronì di Paolo per la mia bellezza fisica, bellezza che mi fu tolta quando venni uccisa; e il modo in cui fui uccisa ancora oggi mi offende. Amore, che non permette che chi è amato non ami a sua volta, mi fece innamorare della bellezza di Paolo, che, come ben puoi vedere, ancora mi lega a lui. L’ amore ci portò a morire insieme: colui che ci ha tolto la vita è atteso nella Caina.” Queste parole ci vennero dette da loro. Udite quelle anime travagliate, abbassai io sguardo, e lo tenni abbassato tanto a lungo, che alla fine Virgilio mi chiese: “A cosa pensi? ” Risposi: “Ohimè, quanti pensieri amorosi, quanto desiderio condusse loro a peccare! ” Poi, rivolto a loro, parlai, e dissi: “Francesca, le tue sofferenze mi rendono triste e pietoso. Però dimmi: al tempo dei dolci sospiri, perché e come l’ amore consentì che la passione si rivelasse?” E Francesca rispose: “Nulla mi addolora maggiormente che ripensare ai momenti di gioia quando si è nel dolore; e di ciò è consapevole il tuo maestro,Ma se sei così curioso, te lo dirò piangendo. Noi leggevamo un giorno, per svago, la storia di Lancillotto e dell’amore che s’impadronì di lui: eravamo soli e non avevamo nulla da temere. Più volte quella lettura fece incontrare i nostri sguardi, e ci fece impallidire; ma solo un passo ad avere la meglio sulla nostra resistenza. Quando leggemmo come la bocca desiderata di Ginevra fu baciata da un così nobile innamorato, Paolo, che mai sarà separato da me, mi baciò, trepidante, la bocca. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno non proseguimmo oltre nella sua lettura”.Mentre una delle due anime diceva queste cose, l’altra piangeva, così che per la compassione perdetti i sensi e caddi a terra come cade un corpo morto.

SINTESI
Dante arriva nel secondo cerchio infernale dove vede la punizione afflitta ai lussuriosi: vorticare eternamente in una bufera. Qui incontra Paolo e Francesca che gli raccontano la loro storia.

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.

da: http://schoolupdate.wordpress.com/2006/09/07/parafrasi-e-sintesi-del-5%C2%B0-canto-dell-inferno/
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