Francesca*
Francesca* - Ominide - 2 Punti
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breve testo che racconta un episodio di bullismo
lino17
lino17 - Eliminato - 24509 Punti
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http://www.aostasera.it/articoli/2009/05/23/9948/nuovo-episodio-di-bullismo-nel-pieno-centro-di-aosta-la-vittima-e-una-ragazzina-di-13-anni
Sara.96
Sara.96 - Sapiens - 368 Punti
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È ora di pranzo all’Istituto Comprensivo «Via delle Alzavole», nei pressi di via Casilina, a Roma, a un paio di centinaia di metri dal raccordo anulare. È lunedì 19 maggio, un giorno come tanti, uno degli ultimi dell’anno scolastico. Mario (usiamo un nome di fantasia), l’11enne protagonista di questa storia, a un tratto si alza per andare in bagno. La strada da fare è pochissima, le toilette sono accanto la mensa. Il bambino bussa alla prima porta, chiusa, e si sente rispondere che è occupato. Stessa scena sulla soglia della successiva, meglio passare oltre. Al terzo tentativo, però, non c’è una voce che lo invita a provare altrove. C’è invece un compagno di classe che spalanca di colpo la porta. Ci sono calci ravvicinati, due, che si abbattono sulla mano sinistra dell’incredulo ragazzino. Rompendogliela.
Cinque minuti più tardi c’è un telefono che squilla. Ad alzare il ricevitore è Santa, la mamma di Mario. «Venga a scuola signora – dice agitata la maestra – il bambino si è fatto male. Non è nulla di grave, ma venga». I coniugi F. vivono a Zagarolo, un paese vicino, ma Santa, per puro caso, si trova a casa dei suoi genitori. Che abitano vicino l’istituto «Via delle Alzavole». «E meno male – commenta la madre – visto che nessuno si è preoccupato di accompagnare il ragazzino in ospedale, nonostante la mano stesse diventando sempre più nera. La loro inadempienza è stata grave». Univoca, invece, la diagnosi dei medici del Policlinico Casilino, dove l’11enne è stato immediatamente scortato dalla madre: 15 giorni di gesso e trauma da tenere sotto il controllo di un ortopedico.Di episodio di bullismo, però, a scuola è vietato parlare. «Ma quale bullismo, per carità – rimarca il dirigente scolastico, Giuditta Previti – è stato uno scherzo finito male. Il ragazzino bussava con insistenza alle porte e il compagno, uscendo, ha iniziato ad agitare le gambe in aria, finendo per colpirgli fortuitamente la mano». Per due volte. Fatto sta che il padre di Mario, Giosellino F., è andato il giorno dopo a chiedere di persona spiegazioni alla preside e non è stato ricevuto. «Ero impegnata in una riunione importante», spiega lei. «I nostri numeri li hanno, nessuno finora ci ha fatto uno straccio di telefonata.
Decisi ad andare in fondo a questa storia e di fare chiarezza su quanto accaduto, i coniugi F. si sono rifiutati di sottoscrivere il «sinistro assicurativo» standard dell’istituto e hanno sporto denuncia ai carabinieri. «Vogliamo capire perché nostro figlio è stato trattato in questo modo, non solo dai compagni. Qualcuno doveva vigilare e non lo ha fatto, è evidente. E la trascuratezza è proseguita anche dopo». Mario, intanto, è rimasto a casa. Nessuno della classe è passato a firmargli il gesso. Nessuno si è fatto vivo per dargli un segnale di incoraggiamento o di solidarietà. A scuola non è voluto più andare perché è sicuro che i compagni si sono schierati, tutti, contro di lui. Semplicemente per paura.
mohamed9
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Saggio breve: Il bullismo.

IL BULLISMO
Destinazione editoriale:
Fascicolo scolastico di ricerca e documentazione.

FENOMENO DEL BULLISMO
Leggendo i giornali o ascoltando i notiziari radiofonici, è sempre più frequente imbattersi in notizie riguardanti casi estremi di bullismo fra gli studenti delle varie scuole di ogni grado. Al di là, comunque, delle cronache che fanno notizia, il bullismo è molto più diffuso di quanto si creda. È un fenomeno che consiste in una serie di prepotenze, umiliazioni, piccoli o grandi torture psicologiche che uno o più ragazzi riuniti in un “branco” (o “gregge”) infliggono ad altri ragazzi nell’ambito scolastico, per strada o nei luoghi d’incontro dei giovani. Una circostanza, perfettamente spiegabile sul piano psicologico, è che le vittime del bullismo finiscono per sentire di non poter fare a meno di partecipare a questo “gioco”, almeno che non ci sia un forte e costante aiuto da parte di altre persone, magari adulte, che fungono come riferimento e punto d’appoggio.
I BULLI
I bulli sono quei ragazzi, appartenenti ad un “gruppo”, che ritengono o s’impongono di essere più forti e più furbi degli altri. Il ragazzo bullo, generalmente, appare educato e rispettoso nel confronto degli adulti, ma nel contesto giovanile, per apparire più forte agli occhi degli altri ragazzi, si prende gioco della persona più debole maltrattandola sia fisicamente che psicologicamente. Questo comportamento è solitamente dovuto alla facilità di relazionare con altre persone, dato che nel contesto adolescenziale e preadolescenziale risulta più simpatico e più coinvolgente rispetto al comportamento da tipico “bravo ragazzo”, il quale è dipinto come abitudinario e noioso.
GRUPPI
Solitamente questi bulli fanno parte di gruppi di ragazzi del quartiere, della scuola, ecc. Questi gruppi possono essere definiti come greggi di ragazzi, dove si delinea il gruppo di “seguaci o schiavetti” ed un capo preso come esempio da seguire in ogni situazione. In questi gruppi vi sono regole che dettano il rispetto e la fedeltà al capo dato che ha il pieno controllo del gruppo.
VITTIME DEI BULLI
La vittima tartassata è intimidita dal bullo, perciò non denuncia queste violenze ne ai genitori ne agli insegnanti. Questa vittima si trova in difficoltà ad integrarsi nel gruppo, anche se non possono fare a meno di farne parte da “dietro le quinte”.
I RISCHI
Questi tipi di comportamento sono la base dei gruppi mafiosi. Addirittura, in Italia, il bullismo, per alcuni ragazzi, è il “tirocinio” per continuare la tradizione di famiglia; se altri ragazzi denunciassero il fatto, il bullo avrebbe appoggio dai propri genitori che proteggono questo comportamento.
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