LILIA
LILIA - Habilis - 158 Punti
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Vi ringrazio già apriori se mi potete dare una mano nella costruzione e nel riassunto del 1 -18 -23 dell'orlando furioso .ni prego di aiutarmi perchè mi serve per l'università.
Inoltre vi prego di aiutermi anche nella costruzione del 1 e del 2 canto della Gerusalemme liberata sempre per l'università.
Devo fare l'esame.
Grazie
EMPLEA
EMPLEA - Erectus - 50 Punti
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''Orlando furioso''

Partiamo da una considerazione di Calvino :« L’Orlando Furioso è un’immensa partita di scacchi che si gioca sulla carta geografica del mondo, una partita smisurata, che si dirama in tante partite simultanee. La carta del mondo è ben più vasta d’una scacchiera, ma su di essa le mosse d’ogni personaggio si susseguono secondo regole fisse come per i pezzi degli scacchi. » I.Calvino-Una enorme scacchiera quindi, con tanti personaggi e intrecci che si sovrappongono.....vediamo di venirne a capo

1-Perchè lo scrive? -il Codice narrativo-il labirinto:

Il fine dell'opera è dichiarato dall'autore stesso quando chiede al doge di Venezia : il "privilegio" di stampa: "per spasso et recreatione dei Signori et persone de animo gentile..., per sollazzo et piacere di qualunche vorrà et che se delecterà di leggerlo". nato come «gionta», ovvero come continuazione dell' Orlando Innamorato del Boiardo-il poema ariostesco se ne distacca strutturalmente e ideologicamente .L'impianto è quello tipico(codice narrativo) del poema cavalleresco e concilia, per la materia trattata, le gesta d'amore del ciclo bretone e le gesta guerresco-religiose del ciclo carolingio: il proposito della sintesi è implicito nell'accostamento de "i cavalieri, le armi, le audaci imprese" alle "donne, agli amori, alle cortesie", il tutto sullo sfondo del conflitto che contrappone cristiani e saraceni. Questo rimescolamento del codice narrativo cavalleresco già tentato dal Boiardo con l'Orlando innamorato è raggiunto dall'Ariosto col Furioso ( furioso vale "folle"- un precedente - tragedia di Seneca Hercules furens): con l'Ariosto la materia cavalleresca si caratterizza per una narrazione ''labirintica'', un vero Montaggio narrativo che potremmo definire ''Alternato e parallelo'' come le prime opere del cinema in particolare di Griffith, così come non mancano effetti speciali e fantasie figurative - 38.736 versi composti di 4.842 ottave in cui si distendono quarantasei canti dell'ultima edizione (1532). una enorme scacchiera quindi -che come negli scacchi non manca di logica-

-ricorda -Il poema è quindi scritto in ''ottave''-
2-Potenza ''Visiva'' del Furioso-il Meraviglioso

Il meraviglioso emerge dall’analisi delle Allegorie di immagini presenti nel poema. L’ippogrifo, fantasioso incrocio di una cavalla con un uccello, è l’emblema dell’intersezione tra il mondo naturale e quello magico e meraviglioso che regna nell’opera. E ancora il castello del mago Atlante coniuga nella sua magica parvenza una fantastica illusoria consistenza e una realtà prodigiosa benché effimera- sembra quasi possibile entrare nell’edificio ad ammirarne i marmi e la porta d’oro. A questo tema si aggiunge un altro motivo dominante:l’ironia. Ariosto mostra di accettare la varietà composita ed irrazionale dell’esistenza umana in cui si alternano sapienza e pazzia, dubbi, angosce e certezze. Astolfo è il simbolo di questa commistione sulla quale si esercita l’ironia ariostesca. Proprio a lui è affidato il compito di recuperare il senno di Orlando. Risulta evidente l’ironia sull’effettiva possibilità che esista un luogo dove si trovi ciò che gli uomini smarriscono. Visitando quel luogo ci si renderebbe conto di come realmente stanno le cose e si scoprirebbe che molti ritenuti savi sono invece dei folli. L'Ironia di Ariosto guida la narrazione e le avventure dei personaggi incuranti del labirinto della vita ,personaggi a tratti comici .

-confronto con il meraviglioso di Dante

3-La Pazzia di Orlando e di Don Chisciotte

Furioso -folle...un cavaliere in questo stato è già materia comica ironica-vengono quindi rivisiti i codici classici del poema cavalleresco e riletti in chiave ironica -Paragone con M.Cervantes e il suo ''Don Chisciotte''.

(Ossimoro:Cavaliere-folle)

Le magie e gli incantesimi, le ricerche e gli inseguimenti dell'inafferrabile e irraggiungibile Angelica in fuga, e soprattutto il palazzo di Atlante, incantato regno del desiderio e dell'inganno, sono metafore di un'esistenza umana turbata e ingannata da inconsistenti e vani miraggi: quindi non più regolata e governata da leggi fisse e prestabilite da provvidenziali disegni, ma organizzata e dominata dall'imponderabile, imprevedibile e irrazionale caso. Solamente nel rovesciamento del paesaggio terrestre, proprio là sulla luna, nella «mirabile valle delle cose perdute», è raccolto tutto ciò che l'uomo continuamente smarrisce sulla terra, Astolfo potrà ritrovare in quel luogo il senno di Orlando «che per amor venne in furore e matto».In ordine al titolo, che ciò che indusse l'Ariosto a far impazzire il protagonista non è frutto di capriccio: l'immagine del paladino si è venuta logorando nel lungo cammino della poesia cavalleresca e nel cinquecento è difficile riproporlo come nel Medioevo,il pubblico è cambiato,con ''l'Innamorato'' del Boiardo lo "smalto" primitivo della "eroicità" del personaggio sbiadisce, il brillare costante del paladino eroe, del grande campione della Cristianità s'è offuscato: il "recupero" è possibile solo attraverso una fase di "irrazionalità", la pazzia appunto; la temporanea "follia" consente la "rigenerazione" del personaggio in un contesto completamente nuovo. Figura ormai fuori dalla storia relegata ad un codice piacevole da leggere ironicamente,da questo punto di vista il Medioevo si chiude con due simboli della cavalleria completamente trasformati -Orlando e Don Chisciotte-

-Come lo Riassumiamo?

-dividiamolo in tre direttrici-poi vediamo i personaggi- uno sguardo al primo capitolo-

Un riassunto schematico dell'Orlando furioso, non è cosa facile. E' forse più opportuno privilegiare le figure, almeno alcune, dei molti personaggi in cui volta per volta si calano le ambizioni, i capricci, le illusioni, le delusioni dell'autore, che divertendo gli altri, non dimentichiamolo, diverte se stesso di episodio in episodio, com'egli dice, "raccendendo il gusto col mutar esca". Mutamento è altro termine da poter usare per questa opera-Mutamento continuo e Labirinto-

Abbiamo quindi una impostazione di fondo completamente ''moderna'' mutamento , cambiamento ,labirinto sono termini di un mondo senza più un centro unificatore

Almeno tre sole sono le "direttrici" che consentono una guida senza dispersioni alla lettura del poema: la guerra tra cristiani e saraceni (in certo modo questo conflitto - costantemente presente, in primo piano o nello sfondo non importa - rappresenta l'unità di azione); la follìa di Orlando ; le vicende di Bradamante e Ruggiero ( con le nozze dei due, l'autore, intende onorare la casata degli Estensi col farne risalire le origini "eroiche" all'età di Carlo Magno). Il tutto con un inizio da grande narrazione:''La fuga di Angelica'' che fa da detonatore facendo esplodere gli inseguimenti e il proseguo della Storia"


Il primo canto non solo è tra i più felici del poema, ma ne costituisce quasi il preludio musicale, la sinfonia in cui tutti i motivi dell'opera appaiono mirabilmente accennati, in cui fughe, incontri, combattimenti, casi incredibili, malinconie, tenerezze amorose, si susseguono con una trama rapida e leggera.

Al di sopra di ogni motivo, elemento unificatore di tutto il canto, la figura di Angelica, la sua fuga.

Angelica non ha un'anima sua, non ha un suo carattere: è la giovinezza, la bellezza medesima che appare e trascorre dinanzi agli occhi dei cavalieri, sempre desiderata e mai raggiunta. Ella è quasi un simbolo nella gran tela del poema. La fuga, il fulcro narrativo di questa tela -''oscuro oggetto del desiderio'' che fa esplodere la storia ,le storie.Ora, occorre fin dall'inizio educarsi alla poesia del Furioso. V'è certamente, nel poema, un complesso di sentimenti umani e caldi: l' amore, la gentilezza, la generosità, l'amicizia, l'ira, la fedeltà, il tradimento, la virtù guerriera ecc. Ma di fronte a tutti questi sentimenti il poeta, anche quando li rivive in sé, rappresentandoli con cordiale partecipazione, mantiene un certo distacco ironico,lo strumento che consente al poeta di "prendere le distanze" ("Ecco il giudicio uman come spesso erra..."; "O gran bontà...";), ora è la manifestazione del suo entusiasmo per il rinnovarsi della vicenda, per l'alternarsi e succedersi di eventi e sentimenti ed è quindi godimento dello spettacolo sempre nuovo e vario della vita.(modernità)e di fronte a questo spettacolo l'A. non parteggia, non sceglie, non giudica e non predilige, perché "degli uomini son varî gli appetiti" e perché solo per la sua ricchezza multiforme la grande giostra della vita gira.E lui, piccolo sorridente creatore, la contempla tutta, la vita, e lascia nei lettori l'impressione ultima di quell'"armonia" che è il riflesso del suo animo, serenamente aperto a tutta la vita umana, ma che è anche la suprema aspirazione del secolo del Rinascimento.(Ariosto come poeta di corte privo di contrasti laceranti come ad esempio Tasso-)

I Cavalieri perdono l'elmo, il cavallo e addirittura mentre combattono ......la donna amata .....che poi si innamora di un ''saraceno''!

Il grande scrittore Italo Calvino che era un grande appassionato del poema ne diede una lettura dal titolo :I.Calvino legge l'Orlando furioso -1970-Einaudi

Egli dice -sui personaggi''

Una fondamentale disuguaglianza divide gli eroi d’Ariosto. Ci sono quelli costruiti di pasta fatata, che più gli fioccano addosso i colpi di lancia e di spada più si temprano… e ci sono quelli, non meno nobili e non meno valorosi, che essendo costruiti di pasta umana, ricevono ferite che sono ferite vere, e ne possono morire. Questa genia di eroi umani si dimostra particolarmente vulnerabile non solo all’offesa delle armi, ma anche a quella delle sventure; brevi sono i momenti i felicità e di pace che toccano a loro e alle loro trepidanti innamorate”.

“ Angelica che fugge al galoppo per il bosco (è una ) figurina di profilo disegnata sullo sfondo finito d’un arazzo. Intorno a lei vorticano tre cavalieri che si chiamano Rinaldo, Ferraù, Sacripante, ma che potrebbero avere anche nomi diversi, dato che qui la loro funzione è solo quella d’eseguire giravolte e schermaglie come in un balletto. Del resto, nessuno dei tre cavalieri che compaiono nel primo canto sarà nel seguito del poema un personaggio di rilievo, neppure Rinaldo, le cui imprese e il cui valore daranno materia a molti episodi del Furioso, ma restando sempre una figura accessoria. Essi sono innanzi tutto personaggi dell’Orlando innamorato che, sulla soglia del nuovo poema, vengono quasi a chiedere il permesso di ritirarsi in seconda fila per lasciare il passo a una costellazione di protagonisti disposta in un diverso ordine di importanza”.

Ferraù:figlio di Falsirone e nipote di Marsiglio, nell’Innamorato Ferraguto è preso da passione amorosa per Angelica e ne ferisce a morte il fratello Aralia; promette a quest’ultimo di gettarne in un fiume insieme con il corpo anche le armi ma chiede di potere almeno trattenere l’elmo per alcuni giorni; non mantiene la promessa in quanto serba l’elmo oltre il tempo stabilito. Queste vicende (innamoramento, duello con Argalia, patto e mancata fede) costituiscono l’antefatto boiardesco dell’episodio del Furioso.

Rinaldo: figlio di Amone di Chiaramente che era fratello di Milone, padre di Orlando e di Beatrice di Baviera. Fa parte dei paladini di Carlo Magno; è fratello di Bradamante.

Ruggiero: figlio di Ruggiero II di Risa e di Galaciella figlia del re Agolante, convertitosi per amore al cristianesimo. Discendente da Astianatte, figlio di Ettore. È presentato dal Boiardo e dall’Ariosto come capostipite degli Estensi. È di fede musulmana nonostante le sue origini, perché, rimasto orfano, venne allevato dal mago Atlante. Nell’opera si nota che molte mosse di Ruggiero dipendono, più che dalla propria volontà, dall’azione di forze esterne a lui, dal destino che lo governa e lo guida. Eppure egli è forse il personaggio intimamente più complesso, con i suoi continui conflitti interiori. “Duro destino è l’avere un destino. L’uomo predestinato avanza e i suoi passi non possono portarlo che là…nel caso che gli astri abbiano decretato, come a Ruggiero, un matrimonio d’amore, una discendenza gloriosa, e pure ahimè una fine prematura… Sappiamo bene che tutti gli ostacoli saranno vani…ma ci resta il dubbio se ciò che veramente conta sia il lontano punto d’arrivo,…oppure siano il labirinto interminabile, gli ostacoli, gli errori, le peripezie che danno forma all’esistenza.”.

Bradamante: amazzone, guerriera. È la sorella di Rinaldo, scaltra e simile alle donne moderne: indipendente e che non ha paura ad usare le proprie qualità in tutti i campi.

Brunello: ladro al servizio dell’armata dei saraceni. È incaricato di recuperare Ruggiero perché torni a combattere tra le proprie fila, ma per ottenere questo si scontra con Bradamante, che vuole salvare Ruggiero perché lo ama. Alla fine tra i due è lei ad avere la meglio, ma Ruggiero le sfugge un’altra volta.

Atlante: il mago Atlante inizialmente sembra fortissimo e invincibile, ma successivamente ci appare con tutte le sue debolezze: il suo potere è limitato dai poteri dell’anello magico in possesso di Bradamante, è impotente di fronte alla forza delle braccia della guerriera e, dietro le prime apparenze, nasconde la fragilità di un vecchio debole e disperato.

Astolfo: personaggio già presente nell’epopea carolingia e nell’Innamorato del Boiardo. Figlio di Ottone, re d’Inghilterra, cugino di Orlando e di Rinaldo. L’incontro con l’essere umano trasformato in pianta, in questo caso un mirto, aveva illustri precedenti nella letteratura: Enea e Polidoro, Dante e Pier della Vigna. In questi due casi, però, si trattava di incontri con defunti, Astolfo, invece, è vivo e la sua trasformazione in pianta è una forma di momentanea prigionia. È stato trasformato dalla maga Alcina, ma viene poi liberato.

Olimpia: contessa d’Olanda, appare per la prima volta nel capitolo IV, dove viene soccorsa dal paladino Orlando mentre rischiava di finire in pasto a un mostro marino, come cibo sacrificale sull’isola di Ebuda. Tratta in salvo gli raccontata la sua storia: “Cimoso re di Frisia, avendo Olimpia rifiutato la mano di suo figlio Arbante, ha invaso l’Olanda e l’ha messa a ferro e fuoco…”. Olimpia è entrata in gioco come una bella donna perseguitata da malvagità e sventure e continuerà ad esserlo per tutto il resto del poema, come accade anche per gli altri personaggi, che seguono regole ben precise e fisse. Infatti appena salvata da Orlando e, sbarazzatasi del suo nemico, si ricongiungerà al suo amato, Bireno, che poi l’abbandonerà.

Sacripante: spasimante di Angelica, re di Circassia, è convinto che, mentre lui era in Oriente in missione militare, Orlando l’abbia fatta sua. Assieme ad Angelica è un personaggio che calcola freddamente le proprie mosse.

Mandricardo e Doralice: Mandricardo, re di Tartaria, insegue il sogno di riunire nelle proprie mani le armi che erano state di Ettore troiano. Doralice è la fidanzata di Rodomonte che è stata poi rapita da Mandricardo.

Carlo Magno: non è presente in modo attivo nelle vicende. Prevale la caratterizzazione di uomo politico in quanto l’autore non è interessato al suo aspetto prettamente umano. Calvino adotta un tono piuttosto ironico e licenzioso nel descrivere i suoi atteggiamenti: “ Re Carlo prega il Signore; anzi, più che pregarlo, da quell’incallito uomo politico ch’egli è, cerca di far leva su argomenti di prestigio…impostazione teologicamente discutibile della preghiera imperiale…”.

Rodomonte: figlio di Alieno e re di Sargel nell’Algeria. Il nome di questo personaggio significa giramondo. Rodomonte possiede doti fisiche sovrumane, è un personaggio iperbolico, e iperbolici sono i suoi gesti, le sue azioni, le sue imprese. Eppure le sue imprese vengono presentate con una certa ironia di sfondo: “Dalla cima del muro spicca un salto, e con tutto il peso che ha addosso d’armi e armatura supera d’un balzo i trenta piedi o giù di lì che separano il muro dall’argine… atterrando leggero come sul tappeto di una palestra, e lasciandosi alle spalle fiamme e scoppi”. Morgana, Alcina e Logistilla: tre sorelle streghe, le prime due cattive, mentre la terza è una maga buona. Governano un’isola al di là delle colonne d’Ercole.

Compaiono molti altri personaggi in qualità di comparse o con ruoli non primari : Cloridano e Medoro, Zerbino e Isabella, Marfisa, guerriera saracena, regina dell’India, l’oste, l’Arcangelo Gabriele, Brandimarte, Agramante e Bireno.

Morgana, Alcina e Logistilla: tre sorelle streghe, le prime due cattive, mentre la terza è una maga buona. Governano un’isola al di là delle colonne d’Ercole.

ILMOVIMENTO:

MONTAGGIO NARRATIVO-I CAMBIAMENTI DI SCENA

tutto per una fuga!-a cosa serve .....la fuga?

La protagonista del canto è Angelica, anzi protagonista è la sua fuga. In realtà la donna non è "attiva" (nel senso che non prende iniziative che muovano l'azione) ma muove l'azione in quanto - fatta oggetto di desiderio - subisce l'iniziativa (ricerca) degli altri. Fin dall'inizio appare chiaramente come il personaggio ariostesco viva soprattutto per un'intensa vita di relazione con gli altri, non ha un'identità fissa e immutabile. Perciò non spiccano individualità nette nel poema ma complicate trame di relazioni. Poema del movimento-Azione-

LE TRASFORMAZIONI

E' un'altra legge interna all'opera, che si delinea chiara fin dall'inizio:

- muta la protagonista, che non ha, come s'è detto, un suo profilo inequivocabile, ma "diventa" secondo le circostanze, ora "donzella spaventata", tenera e fragile, ora astuta e calcolatrice; ora dea della natura, bellissima, serena e placida.

- mutano gli oggetti della ricerca. Rinaldo ,il cavallo, Ferraù,l'elmo. Poi tutti e due la donna. Poi di nuovo cavallo ed elmo. Diversità, dunque, e calcolate simmetrie.

Quello che appare disordine - e lo era nell'Innamorato del Boiardo - qui è ordine nascosto, equilibrio, armonia.

- muta la scenografia. La foresta è orrida e selvaggia prima, poi è oasi di pace.

Viene qui utilizzati un "luogo" (=tropo-topos)(codice narrativo-segno, classici della tradizione letteraria: ) :(dantesca) luogo del Labirinto. La donna poi che fa tutt'uno con la natura è luogo letterario molto ripetuto, dagli stilnovisti in poi.

- mutano le convinzioni, i comportamenti dei personaggi. Esempio lampante è Sacripante: ora delicato cantore della verginità femminile, ora spregiudicato seduttore. Un altro esempio è Angelica stessa: inorridita e senza fiato, astuta e fredda, ipocrita e civetta, bella placida e serena.

Es. Di Topos-codice-luogo- tipico del poema cavalleresco-

Una fontana fatata -bevo e dimentico il mio amore-usata in alternativa da due innamorati -non si incontrano mai- con profondo divertimento del lettore -che già conosce il trucco-oviamente esiste una maga cattiva

La Selva-il Bosco.......il luogo dell'avventura

-L'ATTESA DELUSA......tutto è imprevedibile

Il meccanismo che governa il mutamento non è, però, casuale, ma risponde ad un principio, quello dell'attesa delusa. Le cose cambiano sì, ma...... nel modo meno aspettato, deludono le attese, le speranze e i progetti e le intenzioni sortiscono effetti contrari a quelli voluti. Infatti i cavalieri non trovano quello che cercano e trovano quello che non hanno cercato. Il mondo moderno è imprevedibile- (confronto con Dante)

Ma questo meccanismo apre, svela, un tema cruciale: i parziali e isolati smacchi preludono all'attesa delusa centrale e dominante, da cui scaturisce la follia di Orlando e, a livello non tragico, alludono alla magia del castello di Atlante, luogo delle vanità come la Luna indagata da Astolfo.

LA FIGURA RETORICA DOMINANTE

Naturalmente questa trama ideologica e questo sentimento della vita incidono sullo stile: domina nel canto un segno retorico che, in senso lato, può dirsi OSSIMORO. Cominciando dal titolo,(Orlando+Furioso) proseguendo nella seconda ottava (furore/matto - saggio). Tutto il poema sembra fondarsi sull'ironica, sorridente, giustapposizione di episodi e personaggi fra loro contrastanti, sull'allineamento di situazioni che si smentiscono a vicenda. E' però anche vero che l'ossimoro non distrugge con il suo pluralismo l'autonomia dei singoli elementi. Cioè Angelica "è" l'agnello incalzato dai lupi, ma "è" - anche - utilitaristica femmina che sfrutta la passione di Sacripante ecc.

L'INTERVENTO ironico

Proprio nel mezzo di questi "ossimori" scatta più incisiva la reazione personale, il commento del poeta alla vicenda narrata, sempre improntato a ironico distacco, a contemplazione saggia, divertita e amara di quello che è la vita, ma tuttavia, come standosene un po' "al di fuori".

- Ecco il giudicio uman come spesso erra…: ed entra in campo la lunga metafora dell'errare, verbo tipico dei luoghi cruciali del poema, verbo della follia d'amore e della ricerca della felicità, sempre però delusa.

- Oh gran bontà dei cavallieri...: ed è qui liquidata, senza clamori, la contrapposizione medievale in nome della fede. Qui vige il codice cavalleresco dell'onore, del rispetto che, umanisticamente, scarta ogni "razzismo" ideologico,(il Saraceno) non escludendo anche il ridicolo ..il cavaliere che perde il cavallo

- Forse era ver, ma non però credibile...: qui Ariosto s'insinua per gettare un seme di dubbio e per dirci che, in fondo, Angelica è donna, non dea sovrumana (e la riconduce, perciò, all'umanità e spezza col realismo il pericoloso incanto della favola). Ma c'è di più: "l'azione distruttiva di questo commento si proietta oltre: essa vuole creare fin dall'inizio i presupposti concreti della visione molteplice del poema, un controcanto realistico e demistificante "rispetto alla figura idealizzata è medievale di Orlando.

L'inchiesta (la quête dei romanzi cavallereschi) è il principio dinamico dell'azione: tutti i personaggi sono alla ricerca di qualcuno o di qualcosa. Ma in realtà questo è il significato superficiale, perché i personaggi sono veramente alla ricerca di se stessi: infatti, alla fine della quête arrivano ad una più esatta valutazione di sé e dei propri desideri. La narrativa cavalleresca tradizionale scompigliava disordinatamente le azioni, mentre nel Furioso, due "inchieste" procedono per tutto il poema, e mettono capo ad un acquisto, anche provvisorio, di saggezza; ciò in Orlando e in Ruggero (come pure è il caso del matrimonio per Angelica).

In una visione del mondo così molteplice i personaggi vivono più che per stessi, per le relazioni che stabiliscono tra loro: inutile chiedere ad essi di essere autonomi e disegnati a tutto tondo; così era proprio l'autore che non li voleva; egli voleva figure mobili che di volta in volta incarnassero un aspetto della natura umana sempre varia e mutevole. Perciò nessun personaggio "riassume" il poema.

Questi personaggi non sono rigidi nelle loro psicologie e nei loro affetti (e se lo sono finiscono nella tragedia: Orlando ed Isabella, ad esempio), ma aperti e mutevoli anch'essi, e disponibili alla vita, a cambiare, ad adattarsi (Ferraù, Sacripante, Angelica...). Il risvolto negativo di questa disponibilità è il tradimento. Tra questi due poli oscilla il personaggio ariostesco, alla ricerca di una utopica "misura": aperto al cambiamento, all'adattamento, senza tradire i princìpi. E' un'altra misura dell'uomo rinascimentale.



-IL NARRATORE.- l'ironia

Il narratore non scompare dietro i canti, ma impiega gli esordi (e altri momenti del racconto) per intromettersi nell'opera e giudicare, e commentare, anche alla luce della sua ideale biografia: compaiono, così, nel poema, i fatti contemporanei e la moralità cortigiana (donne, signori ecc.).

Questi esordi (e anche tanti interventi in mezzo al racconto) sono detti con lieve sorriso ironico. Il significato sta in questo: il poeta vuole costantemente ricordare ai lettori che sta raccontando una favola, ma una favola che è similitudine del mondo reale: il lettore non deve prenderla sul serio fino in fondo, perché è una favola, ma guardare, attraverso di essa, il mondo reale.

Giovano a questo proposito anche i continui abbassamenti di tono verso il quotidiano e il contemporaneo e i momenti in cui l'autore finge di non sapere qualcosa del personaggio: è il riportarci alla realtà e alla coscienza della mutevolezza, problematicità, pluralismo della realtà (mai conosciuta veramente da noi).

insomma il Riassunto .....

TRAMA: “ Tema principale del poema è la narrazione di come Orlando divenne, da innamorato sfortunato d’Angelica, matto furioso, e come le armate cristiane, per l’assenza del loro primo campione, rischiò di perdere la Francia, poi ci racconta che - la ragione smarrita dal folle (il recipiente che conteneva il suo senno) fu ritrovata da Astolfo sulla Luna e ricacciata in corpo al legittimo proprietario permettendogli di riprendere il suo posto nei ranghi della cavalleria.

Tema parallelo è quello degli ostacoli che si sovrappongono al compiersi del destino nuziale di Ruggiero e Bradamante, finché il primo non riesce a passare dal campo saraceno a quello franco, a ricevere il battesimo e sposare la seconda.

I due motivi principali si intrecciano in modo alternato alla guerra tra Carlo e Agramante in Francia e in Africa, alle stragi di Rodomonte in Parigi assediata dai Mori, alle discordie nel campo d’Agramante, fino alla resa dei conti tra il fior fiore dei campioni dell’uno e dell’altro campo”.
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