brenini92
brenini92 - Sapiens Sapiens - 1610 Punti
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mi date qualke passo dell'opera d Vittorio Alfieri Antigone??? urgente è x dmn...
Francy1982
Francy1982 - Mito - 119085 Punti
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[url=http://209.85.135.104/search?q=cache:eDLaE3nzYBEJ:digilander.libero.it/rossfnc/Antigone.html+antigone+alfieri+passi&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it]Qui[/url] trovi il testo integrale, di seguito ti ho riportato alcuni passi

ATTO PRIMO, SCENA SECONDA:
Antigone: La reggia è quieta e la notte oscura: occorre che vada... E che? Mi batte il cuore? E che orme malferme! Tremo. Perché questo terrore? Sto per compiere forse un delitto?... o temo la morte? Ah! Temo solo di non compiere l’impresa. O Polinice, fratello mio, finora pianto invano...E’ passato il tempo di piangere; è tempo d’agire: ad onta di Creonte avrai oggi da me le esequie estreme, o avrai la mia vita. Notte, tu dovresti regnare eterna in questa terra indegna di ogni luce! Ammantati del tuo più denso ed orrido velo per favorire l’alto mio disegno. Sottraimi allo sguardo vigile delle sue guardie; io spero in te. A voi Dei, se non avete giurato d’impedire che venga portata a termine quest’opera pietosa, io chiedo solo quel poco di vita che basta ad eseguirla! Devo andare. L’impresa è santa e mi spinge forte l’amore fraterno...Ma chi m’insegue? Ohimè! sono tradita! E’ una donna! Chi sei tu? Rispondi.

ATTO PRIMO, SCENA TERZA:

Argia: Sono io, Argia; la vedova infelice del tuo fratello più caro.
Antigone: Ohimè! ...Che ascolto?...
Argia: Unica mia speranza e sostegno, sorella amata, ti abbraccio . Appena ti ho sentita mi pareva di udire Polinice : la tua voce ha messo ardore al mio cuore tremante ed ho osato mostrarmi... felice me!.. ti trovo.. lascia che io dia libero sfogo sul tuo seno al mio pianto trattenuto...
Antigone: Oh! Come tremo! Tu, figlia di Adrasto, in Tebe? In questi luoghi in mano del feroce Creonte? ... Oh! Visita inaspettata! Cara... e dolorosa!
Argia: Mi accogli così nella reggia in cui speri di avermi per compagna?
Antigone: Cara a me sei, più che sorella...Polinice ne sapeva qualcosa... solo il tuo volto mi era ignoto... ma già conoscevo i tuoi modi, il tuo cuore e il tuo amore grande per lui. Ti amo quanto lui, ma non avrei mai voluto vederti in Tebe... Mille funesti pericoli hai qui intorno!.
Argia: Il mio Polinice è estinto , e vuoi che io tremi? Che posso perdere ormai , che mi resta? Abbracciarti, e morire.

ATTO SECONDO, SCENA PRIMA:

Creonte, Emone
Creonte: Vedi alfine tuo padre sul trono di Tebe con questo scettro, prossima tua dote, eppure tu solo, o figlio, nella mia gioia resti afflitto. Perché i lamenti? Ti affliggi forse per le colpe di Edipo o della sua stirpe?
Emone: Ti sembra un delitto avere pietà di Edipo e dei suoi eredi? Il giorno fatale in cui dovessi salire al trono non sarà per me di augurio tanto lieto da chiudere ogni via al dolore. Tu stesso potresti un giorno piangere pentito per il regno acquistato.
Creonte: Piangerei, se dovessi piangere il lungo tempo che ho obbedito agli infami figli di Edipo, ma se hanno pagato la loro orrenda nascita con più orrenda morte, eterno oblio li ricopra. Appena compiuto il loro destino il sole in Tebe sarà più puro, l’aria più serena e gli Dei torneranno più miti; ora si che possiamo sperare in giorni più lieti.
Emone : Tra le rovine e il sangue dei più stretti congiunti, non c’è altra speranza che il dolore! (ironico) Edipo, un re di Tebe (tale è pur sempre), esule , ramingo e cieco è uno spettacolo nuovo in Grecia. Due fratelli si svenano; fratelli di loro padre e figli di madre incestuosa, a te sorella e suicida... Vedi che orribile mistura di nomi, di morti... e di pianto. Ecco la strada. Ecco gli auspici, grazie ai quali sei salito a regnare. Puoi esserne lieto, padre!
Creonte: (ironico)Solo Edipo ha esposto questa terra alla terribile ira del cielo, standovi, ed era necessario che fosse sgombra di lui. Ma perché non racconti interi i nostri pianti, figlio? (cambiando tono) Ahi scellerato Edipo, che non mi costi tu! Anche la morte di un figlio piango. Tuo fratello maggiore Meneceo, che credette alle stolte frodi e ai vaticini menzogneri di un Tiresia, Meneceo indotto al suicidio per salvare Tebe, ucciso... mentre ancora vive Edipo! Il suo esilio perpetuo è troppo condono ai suoi delitti. Che vada verso altri lidi e la maledizione del cielo lo segua, ovunque muove passi. (al figlio) Il nostro pianto non cambia i fatti. Dimentica il passato e afferra forte la fortuna per i capelli.

ATTO TERZO SCENA PRIMA:
Emone: Ti inganni. In lei , lo giuro, non c’è alcun pensiero per il regno . In te invece nessun altro pensiero attecchisce. Quindi non sai, né puoi sapere per tua esperienza quanto grande è la forza dell’amore e quanto debole freno ne sia la ragione. Non ritenere Antigone a te nemica. Già l’amavo prima, non stava a me cessare d’amarla dopo. Potevo tacere e ho taciuto, né avrei parlato se tu non mi avessi costretto. Cielo! Porgerà il collo alla scure, ed io vederlo? Soffrirlo? Se tu potessi rimirare, con uno sguardo meno superbo e offuscato, il suo nobile cuore, l’alto giudizio, le sue rare e sublimi doti , saresti un padre che l’ammira al pari e più di me. Chi, sotto la crudele tirannia di Eteocle, ardì mostrarsi a Tebe amico di Polinice? Solo lei. Il padre cieco, respinto da tutti, in chi trovò pietà se non in lei? Infine Giocasta, già tua sorella, (dicevi allora "cara";), da chi ebbe conforto al suo dolore immenso di madre afflitta? Quale compagna nel piangere? Quale altra figlia, oltre Antigone? E’ figlia d’Edipo, dici tu! Ma la sua virtù è ampio riparo alla sua... non colpa. Te lo ripeto: il regno non è nei suoi pensieri. Non sperare di vedermi felice a suo danno; lo fosse lei a danno mio! Per lei darei il trono del mondo, nonché di Tebe.

ATTO TERZO SCENA TERZA:
Emone: Lo so. Non posso essere a te (causa di vita), bensì compagno nella morte. Ma i tuoi pietosi affetti non stanno ancora tutti oltre le negre onde dello Stige. Restano in vita, sia pure infelice, Edipo, Argia e il suo bimbo che sembra l’immagine viva di Polinice, a cui tu forse vorresti un giorno che andasse questo trono ,per te inutile. Desisti. Devi solo fingere che ti arrendi alle mie preghiere e che vuoi essere mia sposa, purché si accordi al tuo lungo giusto dolore , un breve sfogo di tempo. Mi fingerò soddisfatto di ciò; otterrò una proroga ad ogni costo da mio padre. Intanto è lecito aspettarsi tutto dal tempo. Non credo proprio che Adrasto voglia abbandonare sua figlia reclusa. A volte il difensore non viene quando si aspetta. Vivi! Non lo chiedo per me. Te lo ridico: io sono deciso a seguirti e non mi prende pietà di me, né devi tu averla per me. Te ne prego a nome del tuo genitore cieco e di Argia. Forse riusciresti a trarre lei fuori di prigione e forse potrebbe rivedere il padre e a lui potresti giovare. Devi sentire per loro quella pietà che per te più non senti. Ti supplico... pieno di pianto amaro mi inchino ai tuoi piedi... ti scongiuro!

ATTO QUINTO, SCENA PRIMA:
Creonte: Così spero di togliere ogni pretesto ai malcontenti. Ho pensato bene : non doveva cambiare che così; così ho salvato tutto , in un tempo. I lamenti del popolo nascono dall’impazienza naturale, ma spesso, si ammantano di pietà. Vera o finta, la pietà della plebe è da temersi sempre, tanto più che se ne fa istigatore mio figlio. Purtroppo è vero! Per ingannare la sua natura mortale, chi regna crede invano, o finge di credere, che il potere del Re sia sovrumano; invece sta nel volere di chi obbedisce. Ma una guida esperta non si lascia sorprendere: Basta un colpo per abbattere gli idoli della folla , la sua forza indomabile e inconsapevole e la speranza nella rivolta. Ma che è questo frastuono? Quel bagliore delle armi? Che vedo..., Emone armato? Contro me? Ben venga; viene in tempo.
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