Dario93
Dario93 - Sapiens Sapiens - 1330 Punti
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Raga ho bisogno l'analisi del testo della seguente poesia di Umberto Saba

La capra

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato,era legata.
Sazia d'erba,bagnata
dalla pioggia,belava.

Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi,prima
per celia,poi perchè il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

PS: in particolare mi servirebbero le figure retoriche.
Grazie in anticipo
valebella
valebella - Genius - 4711 Punti
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METRO: versi liberi raggruppati in tre strofe di lunghezza diseguale.

In questa breve poesia Saba esprime in modo oggettivo, cioè senza erompere in lamenti e gridi suscitati da dolorose vicende private, la propria pessimistica concezione della vita, che ricorda sia il pessimismo cosmico leopardiano sia il montaliano "male di vivere".
Lo spunto alla meditazione sul dolore e sul male è infatti offerto da una capra solitaria, colta in un momento di disagio ("sazia" sì, ma "legata" e "bagnata dalla pioggia";), alla quale il poeta si sente vicino perché accomunato ad essa, come a tutti gli altri esseri viventi, da un'identica ed eterna legge di dolore. Perciò la risposta del poeta (dapprima scherzosa) a "quell'uguale belato" non sembra più ridicola o buffa (come al primo verso), ma profondamente seria e partecipe.
Nella strofa finale, dopo il progressivo allargamento d'orizzonte dall'animale all'umano, la dimensione del dolore si estende all'universale. E l'anafora finale lega in modo indissolubile i due termini "male " "vita", con una considerazione che può dirsi ancor più pessimistica di quella espressa da Leopardi nel Canto notturno: "a me la vita è male" (v. 104).

Analizziamo ora, in dettaglio, la lirica.
v. 1 "Ho parlato a una capra": inizio forzato ed insieme naturalissimo. In effetti parlare a una capra è un'azione a dir poco insolita; eppure la semplicità e l'immediatezza dell'enunciato fa sembrare il fatto del tutto ovvio. Per questo il lettore è, insieme, attratto e incuriosito, sorpreso e divertito.
v. 2 "uguale": sempre uguale a se stesso, cioè uniforme e monotono.
v. 3 "fraterno": simile, affine.
v. 4 "celia": scherzo.
v. 5 "il dolore... non varia": il dolore è uguale per tutte le creature (è indubbiamente l'affermazione centrale della poesia.
v. 6 "sentiva": sentivo (come al v. 12).
v. 7 "viso semita": il muso della capra, incorniciato dalla barbetta, ricorda al poeta i tratti tipici di un volto ebraico. La critica ritiene che qui Saba alluda alla condizione di sofferenza e persecuzione degli ebrei; ma il poeta ha negato questa allusione, sostenendo che si tratta di "un verso prevalentemente visivo... Un colpo di pollice impresso nella creta per modellare una figura".
v. 8 "querelarsi": lamentarsi.
v. 9 "ogni... vita": la ripresa anaforica serve ad accomunare i termini "male" e "vita" (nel senso di "essere vivente";), sottolineando la sconsolata visione dell'esistenza espressa dal poeta.


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